sabato 13 giugno 2020

604 - IL MIGLIOR AMICO DEL CANE




461 - IL MIGLIOR AMICO DEL CANE

Sembra impossibile ma...
I parigini a inizio 800 portavano i bambini in Rue Saint-Honorè per seguire il bizzarro cerimoniale che si ripeteva ogni sera alla stessa ora: il passaggio di un corteo di carrozze condotte da cocchieri in livrea; a bordo, sdraiati su cuscini di seta, decine di cani vestiti con abiti di lusso diretti al parco per i bisognini quotidiani. Una delle follie per cui era noto Francis Henry Egerton, conte di Bridgewater.

Egerton nasce a Londra nel 1756; educato a Eton e Oxford, alla morte del fratello nel 1823 eredita il titolo e un'enorme fortuna, e lascia l'Inghilterra per Parigi, città che aveva sempre detto di detestare. Qui acquista un lussuoso hotel al 335 di rue Saint-Honoré e ne fa la sua dimora. Dove passerà il resto della vita in compagnia di un gran numero di cani; niente di strano, se non fosse che una dozzina di questi sono suoi ospiti fissi a tavola. Cene sontuose con gli animali sistemati su sedie appositamente costruite, vestiti con abiti alla moda cuciti su misura e stivali di pelle fatti a mano alle zampe, ognuno col suo tovagliolo al collo e un servo alle spalle pronto a soddisfare ogni desiderio, e a servire il cibo su piatti d'argento. “Durante il pasto – annota il conte - si comportano con decenza e decoro da far invidia a un gruppo di gentiluomini". E la volta che due dei suoi preferiti sgarrano, si arrabbia davvero: "Li ho trattati come gentiluomini e si sono comportati come mascalzoni”. Poi chiama il sarto, gli fa cucire due abiti da valletto e li esilia per otto giorni nelle stanze dei servitori. Per il resto, la villa è sempre affollata da decine di cani di ogni razza, che passano la giornata distesi su tappeti di velluto e divani damascati, serviti e riveriti.

Fra le altre stranezze del conte, la passione per le calzature: ne indossa un paio diverso ogni giorno dell'anno, e conserva quelle usate allineate in una stanza, senza farle ripulire: dice che l'anno successivo nel rimettere lo stesso paio, saprà da fango e polvere che tempo faceva quel giorno. Ama la caccia, e assolda un intero team di cacciatori d'oltremanica con tanto di cani e volpi inglesi, con i quali organizza partite di caccia in miniatura nel parco di casa. Spara anche a conigli e pernici, ma siccome ci vede poco, i primi sono legati, le seconde hanno le ali recise. Ama la letteratura, e acquista libri a ogni prezzo. Alla sua morte nel 1829 lascia a musei e biblioteche il suo enorme patrimonio; ai valletti va una livrea nuova, alla famiglia e agli amati cani neanche un osso.
 

 
 

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