domenica 14 giugno 2020

607 - IL PRESIDENTE DELL'ISOLA DELLE ROSE




Sembra impossibile ma...
Questa è una storia vera. Cominciamo dalla fine. L'ingegner Giorgio Rosa se ne è andato nel 2017 alla bella età di 92 anni dell’ingegner Giorgio Rosa. Se ci fosse un patrono di tutti quelli che danno vita a sogni impossibili, dovrebbe avere il suo nome.

Il suo sogno si chiamava Insulo de la Rozoj, quattrocento metri quadrati di legno, cemento e acciaio saldamente piantati in mezzo al mare Adriatico, poco più di 11 chilometri al largo di Rimini. Chi ci approda parla esperanto, come moneta usa i Mill ed entra nella Repubblica Esperantista dell’Isola delle Rose. Il primo maggio del 1968 Giorgio Rosa la proclama stato indipendente. Nove mesi dopo due tonnellate di esplosivo la fanno saltare in aria.

Facciamo un passo indietro. Siamo nei primi anni sessanta a Bologna. L’ingegner Rosa si scontra con un mostro chiamato burocrazia. Ancora oggi, mezzo secolo dopo, per gli imprenditori è uno degli ostacoli più duri da affrontare, sabbie mobili che frenano lo sviluppo del Bel Paese. L’ingegnere bolognese decide di aggirarle e costruisce un’isola artificiale 500 metri oltre il confine delle acque territoriali italiane. Dopo 4 anni di lavori l’isola è pronta. Rosa rende pubblica la sua idea con una conferenza stampa il 24 giugno del 1968. Nell’anno delle proteste di studenti e lavoratori di tutta Europa contro il sistema l’”isola della libertà” dove si parla un linguaggio comune nel segno della giustizia e dell’uguaglianza conquista il cuore di migliaia di persone. In poche settimane il tratto di mare fra la costa italiana e l'Isola delle Rose diventa trafficato come il centro di Roma nell’ora di punta.

I giornali scrivono di tutto, l’isola viene raccontata via via come un night tempio del peccato, un casinò, il covo di una banda di contrabbandieri, una base di appoggio per i sommergibili dell’Unione Sovietica. Non c’è niente di vero, ovviamente. Ma allo Stato italiano basta assai meno: l’isola – si dice a Roma – serve a raccogliere proventi turistici senza pagare le tasse. "Mi ritrovai decine di pilotine di capitaneria e carabinieri attorno alla piattaforma – raccontava Rosa –. Una situazione surreale dettata evidentemente dalla paura della libertà che avevo conquistato".

Così 55 giorni dopo la proclamazione dell’indipendenza, l’Italia attua il blocco navale e occupa militarmente l’Insulo de la Rozoj. Il “Governo della Repubblica Esperantista dell'Isola delle Rose" invia un telegramma al Presidente della Repubblica Saragat per lamentare «la violazione della sovranità e la ferita inflitta al turismo locale dall'occupazione militare» senza avere risposta. Saranno gli artificeri della Marina a cancellare la piattaforma dalle mappe nel febbraio del 1969. Per distruggere l’isola dell’ingegnere bolognese servono due tonnellate di esplosivo.

Che però serve a poco contro i sogni e le idee. Anno 2011, conferenza stampa di Peter Thiel, ideatore e cofondatore di PayPal. «Si potrebbero costruire nei mari di mezzo mondo – dice l’imprenditore americano - isole artificiali in acque internazionali. Essendo fuori dalla giurisdizione dei singoli Stati, potrebbero costituirsi come stato sovrano. In tutto dieci milioni di residenti divisi per un massimo di 270 abitanti per isola». Cosa avrà pensato l’ingegner Rosa?”

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