Sembra
impossibile ma...
Questa
è una storia vera. Signori, in carrozza: ringrazio Eros Teodori per
la segnalazione e vi faccio salire sull'incredibile sferotreno
ad alta velocità inventato nell'Unione Sovietica di fine anni Venti
dall'ingegner Nikolaj Jarmol’čuk. Si chiama Šaropoezd, o treno
elettrico a scivolamento su sfere, e nel 1929 dopo mesi di inutili
tentativi il giovane ingegnere ottiene il permesso di mostrarne un
modello all’Istituto di ingegneria dei trasporti di Mosca. Il
piccolo vagone si sposta veloce e silenzioso lungo la pista di
scivolamento sul pavimento del laboratorio. E da quel momento cambia
tutto. La prova ha talmente successo che il Partito sposa il
progetto, e decide di realizzarlo subito. Jarmol’čuk è contento,
ma anche perplesso: crede fermamente nel suo progetto, ma al tempo
stesso sottolinea che non è ancora “adulto”, per la
realizzazione servono tempi più lunghi. Non gli danno retta.
Ma
come funziona di preciso lo sferotreno? Intanto è velocissimo:
l'idea è quella di collegare Mosca a Leningrado (650 chilometri) in
2 ore, e a Irkutsk in 30 ore anziché in una settimana. Il sistema è
totalmente nuovo: al posto dei binari un canale di scivolamento dove
i vagoni si muovono su grandi sfere metalliche cave rivestite da uno
strato di gomma; all'interno degli sferoidi potenti motori elettrici
agganciati all’asse azionano la rotazione grazie a una trasmissione
a ingranaggi. Un meccanismo che minimizza l'attrito e consente
stabilità e sicurezza. In breve le riviste di mezzo mondo parlano
dello sferotreno, ne decantano i pregi e i costi (sia di
realizzazione che di gestione) ridottissimi rispetto alle ferrovie.
Nel
1932 esce di fabbrica il primo prototipo: cinque vagoni in scala 1 a
5; la forma affusolata, i finestrini-oblò, la cabina di guida
aerodinamica sono un salto nel futuro. Il collaudo del supertreno
avviene su una pista di sperimentale lunga 3 chilometri vicino alla
stazione Severjanin di Mosca. A bordo sono ammessi due passeggeri per
vagone. Fra questi un giornalista della rivista «Znanie-sila», che
scrive: “Dondolando con dolcezza, senza il fracasso e lo
sferragliamento delle ruote dei treni comuni, lo Šaropoezd copriva
grandi distanze e sulle curve si inclinava con naturalezza mantenendo
l’equilibrio. Le sfere giravano senza alcun rumore portando avanti
il serpente di metallo a un’enorme velocità”. Dopo altre
sperimentazioni nel 1933 inizia la costruzione di una pista per treni
con ruote sferoidali del diametro di 3,70 metri e con una velocità
fino a 300 chilometri orari. I 50 chilometri che dividono Mosca da
Noginsk saranno il primo tratto di una potente rete estesa in tutto
il Paese, mentre il mondo guarda con attenzione e curiosità al
procedere dei lavori, pubblicizzati dalla propaganda del regime. La
prima vera pista di scivolamento dovrebbe esser pronta a fine 1934.
La costruzione invece non sarà neanche iniziata. In breve il
progetto rapidamente come era nato sarà cancellato. Il motivo?
L’idea
di ricostruire migliaia di chilometri di rete ferroviaria non piace a
una parte del Partito vicina agli interessi delle Ferrovie. E' questa
a prendere il sopravvento quando emergono problemi reali: in Russia
(e in Siberia) la neve è una realtà per molti mesi: come liberare i
canali delle piste dal ghiaccio, che può creare anche pericoli?
Inoltre nessuna industria sovietica all’epoca è in grado di
produrre gomme di quasi 4 metri di diametro. Infine dal 1931 sono
entrati in servizio i Tupolev ANT-9, e il trasporto aereo è
diventato un'alternativa competitiva. Difficoltà oggettive che
convincono il Partito a cancellare tutto: lo Šaropoezd non è mai
esistito.
Il
progetto non era ancora “adulto”, come sosteneva Jarmol’čuk.
Che in seguito tenta di riproporlo: l'ultima volta nei primi anni Settanta, quando chiede
udienza a Kosygin. Inutilmente. L'ingegnere muore nel 1978 a 80 anni.
Oggi è ricordato come pioniere dell'alta velocità. E molti elementi
del suo Šaropoezd sono stati adottati sui treni: la pista di
scivolamento per i trasporti su cuscinetti ad aria, il rivestimento
in gomma delle ruote nella metropolitana, i sistemi di frenaggio. E
la forma affusolata dei vagoni, che è quella delle “Frecce” del
terzo millennio.

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