Sembra impossibile ma…
C’è
un campione di ciclismo che ha collezionato un’incredibile serie
di cadute e incidenti riportando decine di fratture, commozioni
cerebrali e ferite, e un numero infinito di cicatrici e punti di
sutura.
Reggie
McNamara nasce a Grenfell in Australia nel 1887. Figlio di un
allevatore di pecore cresce nella campagna australiana con 13 fra
fratelli e sorelle. A 12 anni un serpente lo morde a un dito e lui se
lo taglia via con un'ascia. Inizia a gareggiare a 14 anni nelle fiere
di paese intorno a Sydney, per iscriversi alle gare caccia i canguri
e vende le loro pelli, e per anni si mantiene con i premi in denaro
delle competizioni.
Nel
1913 un impresario lo nota a una “sei giorni” (gara che diventerà
la sua specialità) a Sydney, e lo porta negli Stati Uniti. Appena
sbarcato, si rompe una gamba nel primo allenamento, poi sposa
l’infermiera che lo ha curato e prende la cittadinanza americana.
Diventerà un vero campione: nel suo palmares 5 record mondiali,
molteplici successi nelle più importanti “sei giorni” in tutto
il mondo (l’ultima a 45 anni), oltre 700 gare vinte su 3000
disputate e l’equivalente di due milioni di dollari guadagnati in
una carriera memorabile. Ma le sue vittorie sono il frutto di un modo
di correre folle e spericolato fino all’incoscienza: sulle ripide
piste di legno non si contano gli incidenti spettacolari e gli
infortuni, che gli valgono il soprannome di “Iron man”.
Quanche
esempio? Al Madison Square Garden nel 1926 Mc Namara cade
rovinosamente durante una volata ad alta velocità, sviene riprende i
sensi e allontana il dottore; “Se le gambe sono a posto, vado”.
Barcollando sale in sella e vince la gara. Scoprirà poi di avere 3
costole rotte. A Melbourne in una “sei giorni” cade e si procura
un profondo taglio. Medicato, riprende a correre ma la ferita si
gonfia. Convince il medico a operarlo lì. Gli viene rimosso un
ascesso grosso come una palla da tennis, e il taglio richiede 12
punti di sutura. Il tutto senza anestetico. Poi riprende la corsa
(siamo al quarto dei 6 giorni) e arriva secondo. In un’altra gara
colleziona oltre 20 cadute.
Quando
lascia le gare, nel 1936, “vanta” 17 fratture della clavicola,
una del naso, una della gamba, una del cranio, 3 della mascella, 5
commozioni cerebrali, 500 punti chirurgici e 47 cicatrici. Morirà di
infarto a Belleville a 83 anni.

Nessun commento:
Posta un commento