Sembra
impossibile ma…
All’età
di 60 anni Hubert Kriegel ha invertito la rotta di una vita che gli
aveva dato molto, ma non ciò che lui cercava. Ha mollato tutto ed è
partito in sella ad un sidecar, la sua grande passione, ha girato il
mondo ininterrottamente per 13 anni, ed è diventato un mito fra gli
appassionati delle tre ruote.
Kriegel
nasce a Parigi, e nella capitale francese vive fino a 37 anni. Nel
1983 la prima virata, il timone della sua vita lo porta prima a Los
Angeles e 5 anni dopo a New York. Dieci anni come agente immobiliare,
7 alla guida di un night club, 12 in un’azienda di grafica, tre
mogli, tre figlie e le ferie tutte dedicate al sidecar. Nel novembre
del 2005 è a pranzo con un amico, che si felicita con lui: l’ultima
delle sue figlie si è appena diplomata, finalmente sono tutte e tre
sistemate. “E ora? Che farai?” gli domanda l’amico. “Già,
che farò?”. Pensa. Il tempo di finire un couscous, ed ecco la
risposta: “Vendo tutto e salgo sul mio sidecar: i soldi mi
basteranno per almeno 10 anni”. Tre mesi dopo, il 16 febbraio 2005
alle 6:04, Hubert si lascia lo skyline di Manhattan alle spalle,
destinazione Circolo Polare Artico. Seguiranno 13 anni di viaggi e
avventure ininterrotte in 55 Paesi. Di lui parlano gli appassionati
del mezzo a tre ruote di tutto il mondo: col suo sidecar bianco e gli
occhiali rossi diventa una leggenda. Lo fermerà solo un malore
fatale: il 24 gennaio 2018 il suo cuore cede, inizia il suo viaggio
più lungo.
L’amico
Enzo Scavo, che ringrazio per avermi segnalato la storia, lo ha
incontrato. E lo ricorda così: “Mi aspettavo un aitante gigante,
mi trovai invece davanti un uomo di corporatura esile e dai modi miti
e gentili. Passai molto tempo a studiare la sua bianca Ural per cercare
di capire quali geniali modifiche avesse fatto al mezzo per
affrontare le asperità e le dure prove in giro per il mondo, ma
rimasi deluso: niente batterie supplementari, cruscotti avanzati,
elaborazioni al motore. Il giorno seguente lo vidi guidare e capii
che il segreto era lui: il suo sidecar volava sullo sterrato,
sembrava una farfalla che col battito delle ali potesse far a meno
del motore”.

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