La gente di mare, che è superstiziosa, il nome della Amsterdam lo pronunciava malvolentieri. E non aveva tutti i torti.
Sentite un po'. Anno 1749, la Amsterdam, grande nave della Compagnia Olandese delle Indie Orientali, è appena stata varata. L'equipaggio festeggia, non sa che il veliero proverà inutilmente a partire tre volte, poi troverà tempeste, malattie, morti, un timone spezzato, un ammutinamento per naufragare infine su una spiaggia.
La nave al suo primo viaggio deve aggiungere Batavia, l’attuale Giacarta. Sembra l’inizio di un grande viaggio. Diventa invece una collezione di disgrazie. Il primo tentativo di partenza fallisce per il maltempo. Anche il secondo e il terzo vanno male. Solo l’8 gennaio la nave riesce finalmente a lasciare Texel, con 335 persone a bordo.
Ma la tregua dura pochissimo. Scoppia una violenta epidemia, mai identificata con certezza. Gli uomini muoiono uno dopo l’altro. In alcuni giorni, secondo le fonti, anche cinque alla volta. Poi arriva la tempesta. Per giorni la Amsterdam cerca di avanzare nella Manica. Il mare la respinge, la sbatté e alla fine le fa perdere anche il timone.
Dopo appena due settimane di viaggio, la situazione è disperata: circa 50 uomini sono già morti e altri 40 sono malati o moribondi. Senza timone, la nave è quasi ingovernabile. A quel punto l’equipaggio cede. Gli uomini, esausti e terrorizzati, si ammutinano e pretendono che il capitano Willem Adolff Klump porti la nave a riva.
Klump decide quindi di “spiaggiare” l’Amsterdam: è costretto dai suoi uomini a farlo. E il motivo è molto semplice. Arenare la nave significa certamente perderla, ma continuare a restare in mare vuol dire rischiare di perdere anche tutti quelli che sono ancora vivi.
Il 26 gennaio Klump dirige quindi la Amsterdam verso la spiaggia di Bulverhythe, vicino a Hastings, trasformando il naufragio volontario in una disperata manovra di salvataggio. Una testimonianza dell’epoca racconta che il turbolento arrivo della nave che, nel primo pomeriggio, va dritta ad arenarsi mentre esplode colpi di cannone per chiedere soccorso. A bordo ci sono casse d’argento, monete, vino, tessuti, armi e altre merci destinate all’Asia. Così, appena i superstiti abbandonano lo scafo, arrivano i saccheggiatori.
Poi, un colpo di fortuna (si fa per dire). Il relitto della nave affonda nella sabbia e nel fango, viene inghiottito lentamente, sottratto all'azione distruttiva dell’aria e delle onde. E non va in frantumi, si conserva alla perfezione. Così, secoli dopo, gli archeologi riporteranno alla luce dagli ambienti più periferici e facilmente accessibili bottiglie, ceramiche, tessuti, utensili e perfino vino rimasto sigillato.
Oggi il relitto è ancora a Bulverhythe, ben visibile con la bassa marea. Si ritiene che circa due terzi siano ancora intatti e inesplorati sotto il fango e la sabbia. Qualcuno dice che potrebbe esserci anche un tesoro in monete d'argento. Basterebbe scavare e salire a bordo, ma chissà perché nessuno lo fa.
Alcuni coraggiosi hanno invece costruito una replica della Amsterdam, ormeggiata dal 1991 nel porto di Het Scheepvaartmuseum. Se vi va di visitarla...

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