sabato 13 giugno 2020

603 - L'IMPERATORE DEGLI STATI UNITI




Sembra impossibile ma...
Questa è una storia vera. Un uomo si sveglia un mattino e decide di essere imperatore. La sua città gli consente di ritenersi tale, e lui vive e muore da imperatore. Una storia vera che pare un saggio pirandelliano sull'essere e l'apparire, sui confini fra ragione e follia.

Joshua Abraham Norton nasce a Londra nel 1819. Di famiglia benestante, cresce in Sudafrica e a 30 anni emigra a San Francisco. I soldi non gli mancano, ma nel 1853 si rovina a causa di un investimento sbagliato. Per 3 anni conduce una battaglia giudiziaria per riavere i suoi soldi poi, sconfitto e deluso sparisce da San Francisco. Quando ritorna, nel 1859, è uno dei tanti barboni che sopravvivono nei vicoli della città imprecando contro le leggi inique e i politici corrotti. Finché un giorno decide di scendere in campo: il 17 settembre del 1859 scrive una lettera ai giornali: “A perentoria richiesta e desiderio di una larga maggioranza di questi Stati Uniti, io, Joshua Norton, dichiaro e proclamo me stesso Imperatore di questi Stati Uniti; e in virtù dell'autorità in tal modo acquisita, con la presente ordino ai rappresentati dei diversi Stati dell'unione di riunirsi in assemblea presso il Music Hall di questa città, il primo febbraio, e lì procedere alla modifica delle leggi esistenti al fine di correggere i mali sotto i quali questa nazione si trova ad operare, e in tal modo ripristinare la fiducia, sia in patria che all'estero, nell'esistenza della nostra stabilità e integrità”.

L'unico a pubblicarla, per fare due risate, è il San Francisco Bullettin. E la gente ride, e quando incontra Norton I per strada, con la sua uniforme blu e le decorazioni dorate, gli si rivolge con ironica deferenza; lui non si risparmia, dispensa consigli e pareri. E si dedica giorno e notte alle sue funzioni di governo, ispeziona luoghi di lavoro, sorveglia strutture pubbliche, stampa anche note di credito imperiali da 50 centesimi, che spende nei molti negozi e ristoranti che le accettano in pagamento. San Francisco lo asseconda con affetto, e Norton I resterà “sua eccellenza” per il resto della vita. I poliziotti fanno il saluto all'imperatore ogni volta che lo incontrano, e chi lo conosce (fra questi Mark Twain) non lo descrive come un pazzo, ma come un uomo colto e davvero convinto del proprio ruolo di sovrano.

Negli anni emette una serie di proclami, oggi conservati al Museo di storia della città: nel 1859 ordina al Congresso di sciogliersi. Motivo? “Ci è evidente che si abusa del suffragio universale; che la frode e la corruzione impediscono l'espressione giusta e corretta della pubblica opinione; che si verifica costantemente un'aperta violazione delle leggi a causa di folle, partiti, fazioni e dell'indebita influenza politica delle sette”. Nel 1860 dichiara sciolta la Repubblica in favore della monarchia assoluta. Nel 1862 licenzia Abraham Lincoln, e nel 1868 ordina l'arresto del suo successore Andrew Johnson, e lo condanna a pulire i suoi stivali. Joshua Norton muore nel 1880. Al corteo funebre partecipano oltre 30.000 persone. La grande lapide sulla sua tomba lo ricorda come “Norton I, imperatore degli Stati Uniti e protettore del Messico".
 
 

 
 
 
 

 
 
 

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