martedì 3 febbraio 2026

854 - L'UOMO CHE CAVALCAVA I CAIMANI


  

L'importante è distinguersi dagli altri noiosi country gentlemen dello Yorkshire. Per questo Charles Waterton porta i capelli cortissimi, a spazzola, quanto tutti li portano lunghi e ondulati. E si impegna a fare altre cosette insolite.

Tipo cavalcare un caimano, scalare a mani nude torri e minareti, farsi mordere dai pipistrelli-vampiro e testare su se stesso sostanze velenosissime, all'ombra di un'incrollabile fiducia nel fato. Una vita in equilibrio precario fra scienza ed eccentricità.

Waterton nasce nel 1782 a Walton Hall, nello Yorkshire, gentiluomo di campagna senza titolo ma con vaste proprietà, e cresce con una convinzione semplice e pericolosa: la natura non va osservata da lontano, ma affrontata corpo a corpo.

Nel 1804 parte per la Guyana britannica, ufficialmente per questioni di famiglia, in realtà per saziare una fame di avventura che non conosce stagioni. Nella foresta tropicale studia animali, annota comportamenti, sperimenta su se stesso gli effetti di sostanze micidiali come il curaro, che poi farà conoscere in Europa raccontandone anche con rigore le reazioni che scatena e smontando leggende.

Tutto per un insaziabile gusto della sfida, che gli guadagna una fama leggendaria: per dimostrare che certe paure sono più grandi della realtà, insegue pipistrelli vampiro sperando di farsi mordere per studiarne le conseguenze (all'inizio senza successo, pare lo evitassero), e salta sul dorso di un caimano e lo cavalca davanti agli astanti sbalorditi. Per pochi istanti, confesserà: “quanti mi sono bastati per decidere che una volta è più che sufficiente”.

Rientrato in Europa, Waterton non cambia passo, ma solo metodi. Scala torri e campanili senza alcun ausilio, e spesso per sperimentare la “navigazione dell'atmosfera” si lancia nel vuoto su improvvisate strutture di salvataggio, uscendone sempre illeso.

A Roma scala la Basilica di San Pietro fino al parafulmine, dimenticando i guanti sulla cima della cupola. Papa Pio VII, più sgomento che divertito, lo obbliga a risalire per recuperarli, poi indignato gli nega l'udienza richiesta.

Negli anni maturi trasforma Walton Hall in un santuario ante litteram della biodiversità, circondandolo con un muro per proteggere gli animali e combattendo l’inquinamento industriale quando ancora nessuno ne parla.

Parallelamente diventa un maestro della tassidermia, non per ingannare la scienza ma per provocarla: i suoi assemblaggi satirici, raccolti nel feroce *The English reformation zoologically demonstrated*, prendono in giro politica e religione con rospi, uccelli, lucertole e scimmie cuciti in forme caricaturali.

Muore nel 1865. A 83 anni, dopo innumerevoli sfide, la buona sorte lo abbandona: una caduta gli toglie subito la parola e dopo qualche settimana la vita. Una vita bizzarra, percorsa controcorrente, con la certezza che per capire davvero la scienza, bisogna avere il coraggio di arrampicarsi molto in alto. Cercando di non dimenticare i guanti.

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