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mercoledì 28 gennaio 2026

847 - L'UOMO PIU' BUGIARDO DEL MONDO


  

Oggi vi presento Louis de Rougemont, l'esploratore che sconfisse i terribili uomini rettile e fece volare i koala, lottò con piovre giganti e scimmie a sei braccia, fu adorato come un dio dagli aborigeni e duellò con un pesce sega a colpi d'ombrello.

Non ci credete? Fate bene. Sono tutte frottole. Eppure alla fine dell'ottocento le mirabolanti gesta di De Rougemont (uno pseudonimo: in realtà era uno svizzero di nome Henri Louis Grin) affascinarono un esercito di lettori.

Anno 1898, il Wide World Magazine, mensile britannico specializzato in “storie vere”, inizia a pubblicare le sue memorie. Più fantastiche dei Viaggi straordinari di Giulio Verne, più folli delle Avventure del barone di Munchausen. Ma il pubblico abbocca. I tempi sono quelli giusti, l’Europa vittoriana ha fame di avventure e scarsa voglia di verifiche.

Così l'avventuriero svizzero incanta lettori e ascoltatori col racconto di 30 anni trascorsi tra l’Australia e l’Oceania, fra esplorazioni scientifiche, popolazioni sconosciute e scoperte sensazionali. Millanta viaggi in isole abitate da ripugnanti uomini-rettile, e incontri con tribù di cannibali, con scimmie a sei braccia, cpn piovre colossali e mostri marini baffuti, e con marsupiali volanti che solcano i cieli dell’outback.

Sostiene di aver scoperto giacimenti di perle e d’oro custoditi da animali mai visti, di aver cavalcato tartarughe giganti per puro divertimento, di aver combattuto a colpi d’ombrello un pesce sega. Diventa perfino re di tribù aborigene che lo considerano un dio, grazie a fuochi d’artificio spacciati per prodigi soprannaturali.

Tutto falso. Tutto raccontato con tale sicurezza da mettere in difficltà studiosi, geografi, lettori colti. Le sue storie, è ampiamente documentato, fanno sensazione e dividono l’opinione pubblica, si accendono discussioni e confutazioni anche sulla stampa.

Esaminato e sottoposto a un fiume di domande dagli eminenti studiosi della Royal Geographical Society e di altre associazioni scientifiche, in un primo tempo riesce a convincerli, tanto che viene invitato a tener lezioni pubbliche. In breve si arricchisce grazie ad “articoli scientifici” pagatissimi e al business che avvia fornendo informazioni sui giacimenti che dice di aver scoperto.

Il gioco va avanti per qualche anno, finché qualcuno più scettico inizia a fare domande stringenti e dettagliate: nomi, distanze, mappe. E l’esploratore messo alle strette si perde. Non sa collocare bene i luoghi sulle mappe, e a nulla valgono le scuse del tipo “non posso dire niente perché ho stretto accordi di riservatezza”.

Smascherato, de Rougemont che fa? Neanche prova a difendersi: semplicemente cambia mestiere. Si reinventa uomo-spettacolo, parte per il Sudafrica e poi per l’Australia, presentandosi senza più pudore come “l’uomo più bugiardo del mondo”. Sul palco dimostra persino di saper cavalcare una tartaruga: l’unica cosa vera fra le mille raccontate. Scrive di lui il *Wide World Magazine*: «La verità è più strana della finzione, ma De Rougemont è più strano di entrambe».

Dietro al successo dell'uomo più bugiardo del mondo c'è una grande intuizione: se una storia è raccontata bene, il pubblico preferisce crederle piuttosto che fare la fatica di verificarla. Un'idea destinata a fare proseliti in molti campi, in primis nella politica: le chiamano fake news, e continuano a funzionare perché, oggi come un secolo fa, per usare una frase alla Barnum, “There’s a sucker born every minute”, ogni minuto nasce un fesso.

giovedì 11 giugno 2020

581 - JACK IL SALTATORE



Sembra impossibile ma…
Molti anni prima di Jack lo squartatore (serial killer autore con certezza di 5 omicidi), Londra per decenni è stata terrorizzata da un altro misterioso criminale noto come Spring-heeled Jack ("Jack dai tacchi a molla"), per il suo singolare modo di fuggire dopo ogni colpo, compiendo senza alcuna rincorsa salti di decine di metri.

La prima apparizione è del settembre 1837; una donna di nome Polly Adams racconta di esser stata attaccata e sfigurata di notte in un parco londinese da un uomo-diavolo con lunghi artigli. La polizia non le crede; nel giro di poche settimane però le denunce si moltiplicano. Tutte parlano di una sorta di demone col volto orrendo e gli occhi fiammeggianti, mantello nero, cappello a cilindro e mani dotate di affilati artigli con i quali deturpa il volto delle vittime. E tutte dicono di averlo visto allontanare a grandi balzi, anche di 30 metri. Passano gli anni e gli attacchi si moltiplicano, Spring-heeled Jack è il terrore della Londra vittoriana, colpisce soprattutto donne e poliziotti; gli investigatori sospettano di un nobile, Henry de La Poer Beresford terzo marchese di Waterford. Alcuni testimoni fra l’altro hanno visto l’iniziale del suo nome, una W dorata, sul mantello di Jack. Ma nel 1859 il marchese muore e gli attacchi del criminale non si interrompono, anzi, inizia anche ad uccidere. La storia andrà avanti per decenni: l’ultima aggressione del demone fiammeggiante è del 1904.

Oggi, dopo tanti anni, il confine fra realtà e leggenda, già tenue, è ancora più sottile, ma  gli storici hanno accertato non solo che il misterioso personaggio è esistito, ma che Lord Waterford ha sicuramente avuto un ruolo importante nella vicenda. Il nobile infatti è sempre presente a Londra durante i primi attacchi di Jack, e fra le altre stravaganze uno dei suoi passatempi giovanili era saltare addosso a passanti inconsapevoli per spaventarli; in passato inoltre il marchese ha vissuto due esperienze umilianti, una con una donna, l’altra con un agente di polizia. Così, secondo gli studiosi, per trasformarsi in demone, avrebbe progettato con l'aiuto di amici esperti in meccanica stivali con tacchi a molla speciali con i quali riesce a fare salti incredibili, e attrezzi da sputafuoco per terrorizzare le vittime. Dopo la sua morte poi sarebbero stati altri (semplici emuli o addirittura una setta) a impersonare Jack.

Del resto il profilo di Waterford non è quello di uno stinco di santo: protagonista fin da ragazzo di risse, scherzi brutali e tremendi vandalismi tanto da meritarsi il soprannome di “mad marquis”, dimostra più volte di disprezzare le donne e ogni tipo di autorità. La sua vita è un lungo elenco di malefatte. La più famosa nel 1837 quando con un gruppo di amici, tutti nobili ubriachi, scatena una delirante notte di guerriglia a Melton Mowbray: dopo aver appeso un sorvegliante al campanile, rovesciato carrozze e vetture, distrutto porte e insegne, devastato la banca e l’ufficio postale, dipingono tutta la città (compresi diversi abitanti e un plotone di gendarmi) con vernice rossa trovata in un magazzino. Processato e condannato, se la cava, come in molte altre occasioni, grazie al blasone e pagando tutte le spese. Morirà ubriaco tentando di saltare da un balcone in sella ad un cavallo.
 

 

 

580 - LO STRATAGEMMA DI HASTEIN




Sembra impossibile ma…
Il grande condottiero vichingo Hastein dopo aver sottomesso grazie a una trovata astuta e sleale l’ennesima città, si arrabbiò tantissimo quando, vantandosi di aver conquistato la capitale del mondo, capì dagli sguardi perplessi degli interlocutori di non essere sbarcato a Roma, ma nella ben più modesta Luni, fra Toscana e Liguria.

La straordinaria vicenda guerresca di Hastein, danese probabilmente figlio di Ragnarr Loðbrók, si sviluppa fra l’843, anno in cui attacca il regno Franco, e l’896, quando il suo esercito si disperde nell’Anglia Orientale. In questi anni il capo vichingo, descritto come "feroce, potentemente crudele e selvaggio, ostile, cupo, truculento, oltraggioso, pestifero e inaffidabile, volubile e senza legge" mette a ferro e fuoco con le sue sanguinose scorrerie le coste di mezza Europa e del nord Africa. Uno dei più famosi raid nel Mediterraneo (859-862), condotto con Björn Ragnarsson e 62 navi partite dalla Loira, dopo aver devastato Algeciras, diversi Califfati arabi, le Baleari, Narbona, Nîmes ed Arles, lo vede arrivare davanti a Luni. Che lui, spietato guerriero ma scarsino in geografia, crede essere Roma. “I signori della città – racconta Dudone di Saint Quentin nella sua Historia Normannorum - terrorizzati dal pauroso assalto, la fortificarono con molti uomini armati. Il blasfemo Hastein, giudicando che la città non poteva essere catturata da tutte le armi del mondo, escogitò il più abominevole degli inganni”.

Inviò dei messaggeri che dissero di non essere lì per “saccheggiare la città con la spada, né per caricare bottini nelle nostre barche. Il nostro signore, indebolito e riempito di molto dolore, vuole essere redento da voi attraverso la fonte che dà la salvezza, e diventare cristiano. E se lui dovesse, in questa infermità, cadere in preda alla morte, vorrebbe essere sepolto in questa città”. Così il condottiero, apparentemente debole e malato, viene battezzato, e vichinghi e cristiani festeggiano insieme. Il giorno dopo arriva la notizia che Hastein è morto. Le porte della città si spalancano per il solenne funerale. Hastein è nella bara con tutte le sue armi, come si conviene ad un capo. “Il prelato ordinò che il corpo venisse portato avanti per la sepoltura. Hastein allora saltò giù dalla bara e trasse la spada lampeggiante dal fodero, massacrò il prelato, il conte e il clero che se ne stava in piedi indifeso nella chiesa”. Ed è qui che Hastein scopre di non essere il nuovo re di Roma. Allora sì, che si arrabbia davvero: “I pagani bloccarono le porte del santuario, in modo che nessuno potesse fuggire. Poi la loro frenesia macellò i cristiani indifesi”. Quando le navi vichinghe riprendono il mare, Luni non esiste più.
 
 

 
 
 


579 - IL GEMELLO CARCERATO


 

Sembra impossibile ma…

Un detenuto che stava scontando una lunga pena nel penitenziario di Pietras Gordas in Perù, da dove non era mai fuggito nessuno, ha realizzato una delle più incredibili evasioni della storia sostituendosi al fratello gemello che lo era andato a trovare.

10 gennaio 2017, Giancarlo Delgado, 28 anni, va a trovare il fratello gemello Alexander Jheferson condannato nel 2015 a 16 anni di carcere per violenza sessuale. I due si incontrano nell’area comune, Giancarlo consegna al fratello cibo e lettere di amici, tutto accuratamente controllato all’ingresso, poi lo segue nella cella, dove beve una bibita. E la massiccia dose di sedativi aggiunti a sua insaputa. Il filmato della telecamera della prigione poi mostra Alexander che, indossati i vestiti del fratello, attraversa tranquillo sei posti di controllo. Nessuno controlla il timbro sul braccio che viene fatto ai visitatori, il che per lui vuol dire uscire senza problemi dalla porta principale di Piedras Gordas, e più tardi per il direttore del penitenziario e per diverse guardie il licenziamento in tronco.

Intanto i secondini un po’ preoccupati entrano nella cella e vanno a svegliare quel detenuto che dorme ormai da parecchio tempo. Il povero Giancarlo, intontito dai sedativi, chiede alle guardie dov’è e cosa gli è successo, e alle loro risate racconta di aver bevuto la bibita e di non ricordare più niente, e giura di essere solo un visitatore, ma nessuno gli crede. Solo molte ore dopo le autorità verificano per scrupolo le sue impronte digitali, e scoprono che ha ragione. Problemi finiti per lui? Macché: tutti credono che sia complice del fratello. Arrestato e indagato per aver favorito l’evasione, riuscirà solo dopo parecchio tempo e molte difficoltà a provare la sua innocenza. Alexander intanto è latitante, la polizia gli dà la caccia e sulla sua testa c’è una grossa taglia. Lo arrestano un anno dopo a Callao. Al giudice spiega di aver “sacrificato” il gemello per il grande desiderio di vedere la madre, dopodiché mica poteva rientrare in cella. Giancarlo dal canto suo dice di volere ancora bene ad Alexander, ma visto quello che ha passato gli ci vorrà un po’ per perdonarlo. Andare a trovarlo? Difficile, anche perché dovrebbe salire fino ai 5.000 metri di Challapalca, il gelido carcere di massima sicurezza nel cuore delle Ande dove è rinchiuso.
 

 

 

578 - L'ORRIBILE "AFFARE JAMESON"




Sembra impossibile ma…
Questa è una storia vera. Avete presenti quelli che si fanno un selfie sul luogo di un incidente, in mezzo a gente che agonizza? Niente di nuovo sotto il sole. James Sligo Jameson nasce nel 1856 ad Alloa in Scozia. Erede della Jameson Irish Whiskey, produttori di Whiskey ancora oggi fra i più importanti, nel 1886 si reca in Africa a capo di una missione esplorativa inviata dal re Leopoldo II del Belgio per ampliare gli insediamenti coloniali. La spedizione parte da Zanzibar il 25 febbraio; il giornalista Henry Morton Stanley che la raggiungerà in un secondo tempo parla del pessimo stato di salute della maggior parte dei portatori e degli uomini di servizio, trattati come schiavi e costretti a vivere in condizioni disumane.

Ma questo è niente in confronto a ciò che succederà a Ribakiba, l’attuale Lokandu nel Congo; lasciamolo raccontare all’interprete di Jameson, il siriano Assad Farran, nella testimonianza resa due anni dopo al processo in contumacia all’esploratore, evento che calamita l’attenzione dell’opinione pubblica inglese. “Jameson era curioso sulla pratica del cannibalismo, che riteneve cosa comune tra i nativi. Mi chiese di vedere con i propri occhi un rito in cui una persona veniva mangiata. Pagò sei fazzoletti per acquistare una bambina di 10 anni, che fu poi portata in un villaggio di cannibali. Mi fece riferire che quello era un regalo dell’uomo bianco, e che desiderava vederla mangiata“. Cosa che avverrà subito dopo. Vi risparmio i dettagli, minuziosi e raccapriccianti. Farran racconta poi che lo scozzese disegnò sei tavole per descrivere l’episodio.

Jameson, che è ancora in Africa, muore prima della sentenza. Nel 1890 il New York Times pubblica una sua lettera postuma che la moglie dice di aver ricevuto. E che a suo dire lo giustifica. Nella lettera l’esploratore conferma gli eventi, ma li descrive come se non fossero stati sotto il suo controllo. “Non volevo credere al cannibalismo, ma un mercante di schiavi mi chiese 6 fazzoletti per dimostrarmi il contrario. Pensavo che l'intera faccenda fosse un trucco che la tribù voleva giocarmi, e volevo vedere come andava a finire. Poi è successo tutto troppo in fretta, e non mi restò che assistere alla cerimonia. La cosa più straordinaria - conclude con la freddezza di un entomologo - è che la ragazza non ha mai emesso un suono, né ha lottato. Quando sono tornato a casa ho fatto alcuni schizzi della scena ancora fresca nella mia memoria”. Come detto, Jameson dopo una serie di disavventure e l’insuccesso della sua missione, morirà il 17 agosto 1888 a Bangala, l’attuale Makanza sul fiume Congo, per una malattia tropicale, ed è sepolto su un’isola di fronte al villaggio. Sarà solo un caso, ma da quelle parti 11 anni più tardi Joseph Conrad ambienterà il suo “Cuore di tenebra”.
 
 

 
 
 

 

577 - UN BRANDY ALLA SALUTE DEL RE




Sembra impossibile ma…
Qualche volta, raramente, certe brutte storie si chiudono con eventi che fanno pensare all’intervento di una giustizia divina. O se preferite agli esiti di maledizioni e malauguri ben indirizzati.

Carlo II di Navarra nasce a Evreux nel 1332. Nel 1349 alla morte della madre Giovanna sale al trono di Navarra; si considera però il legittimo erede del trono di Francia, quindi la sua principale attività è complottare contro il re Giovanni II. Che nel 1351 per limitare i pericoli, gli promette in moglie la figlia Giovanna di Valois, che ha 8 anni. Il matrimonio si celebra l’anno dopo, ma le illusioni di tranquillità del re durano poco. Il genero infatti continua a cospirare, e nel tentativo di rovesciare il trono si allea con i nemici della Francia: l’Inghilterra in primis, ma anche Castiglia e Aragona.

Quando Giovanni II viene catturato dagli inglesi e sul trono sale il giovanissimo delfino, Carlo II gioca tutte le sue carte, e fra intrighi e tradimenti acquisisce notevole potere in Francia. E si segnala per una serie di efferati eccidi. Il più tragico è quello del 1858, quando reprime nel sangue una rivolta contadina facendo uccidere più di 20.000 persone. “Le sue carneficine vanno ben oltre i limiti della giustizia e della ragione“, scrive di lui Diego Ramirez de Avalos de la Piscina. I sudditi lo odiano profondamente, lo maledicono e gli augurano una morte atroce. Saranno esauditi.

Il primo gennaio 1387 a Pamplona Carlo non sta bene, soffre di forti dolori agli arti, ha la febbre, è debole. Per rinvigorirlo i medici gli prescrivono impacchi di alcol su tutto il corpo. Decidono così di avvolgerlo completamente con teli impregnati di brandy, un bendaggio stretto che dovrebbe favorire la circolazione. Le pezze vengono abbondantemente bagnate col brandy, poi un servitore viene incaricato del bendaggio. Al termine dell’operazione il valletto deve recidere l’ultimo lembo di stoffa. Anziché tagliarlo con le forbici o un coltello, pensa bene di usare la fiamma di una candela. E’ un attimo: il re diventa una torcia umana. Muore bruciato vivo fra atroci sofferenze. La notizia si sparge in un baleno nel regno. La giustizia divina? Le maledizioni? Non importa. La gente festeggia. Non è dato di sapere che fine abbia fatto il valletto. E forse è meglio così.
 
 

 



domenica 7 giugno 2020

541 - GENIAL KILLER


 

Sembra impossibile ma…

Questa è una storia vera. La storia di un uomo dai molteplici talenti: medico, avvocato, maestro di scuola, fotografo, antropologo, inventore, designer, filologo. E, a tempo perso, efferato criminale.

Edward Rulloff nasce nel 1820 a Saint John in Canada. Figlio di immigrati tedeschi, a 18 anni è il brillante apprendista di uno studio legale dove però viene sorpreso a rubare. Finisce in carcere. Esce dopo due anni e si stabilisce a Ithaca negli Stati Uniti, dove trova lavoro come insegnante. Sposa la giovanissima Harriet e ha una figlia, Priscilla. Inizia ad esercitare come medico. Marito geloso e possessivo, accusa la moglie di tradirlo. Nell’estate del 1844 la donna e la bambina spariscono. I vicini lo vedono su un carro, con a bordo un baule e due sacchi, diretto verso il lago Cayuga. Accusato di omicidio Rulloff scappa, ma lo arrestano a Cleveland. Processato, si difende da solo. I corpi non si trovano. Lo condannano a 10 anni per rapimento.

In carcere studia incessantemente, insegna agli altri detenuti e scrive un importante trattato sull’evoluzione del linguaggio. Quando esce, lo arrestano di nuovo: lo aspetta un altro processo. Decide di fuggire di prigione, circuisce la moglie di una guardia ed evade col suo aiuto e con quello del figlio Albert, cui ha fatto da maestro. Dopo una lunga e avventurosa fuga, si ferma in Pennsylvania e a Meadville sotto falso nome diventa imprenditore. Grazie alla sua erudizione ottiene anche una cattedra al Jefferson College. Quando Albert gli scrive che lui e la madre stanno morendo di fame, per aiutarli rapina una gioielleria. Lo arrestano e lo rispediscono in carcere. Dopo pochi mesi lo liberano per mancanza di prove.

Si trasferisce a New York con Albert e la madre, e divide il suo tempo fra le attività di filologo e di ladro. Di nuovo arrestato, finisce a Sing Sing dove conosce William Dexter. Dopo 2 anni esce, e con lui e Albert crea una banda. Dopo vari colpi, la rapina a un magazzino di Binghampton finisce in tragedia: Rulloff uccide una guardia, Albert e Dexter annegano nella fuga. Lo catturano la mattina dopo, lui nega tutto, stanno per rilasciarlo quando un giudice lo riconosce: “Tu sei Rulloff, nel 1844 hai assassinato tua moglie e tua figlia”.

I giornali ricostruiscono la storia del “genial killer”, il processo diventa un evento mediatico. Il verdetto è scontato: colpevole di omicidio. L’opinione pubblica si divide: c’è chi pensa sia un peccato sprecare un intelletto del genere sulla forca. Rulloff confessa solo di aver ucciso la moglie, nega tutto il resto. Sarà impiccato il 18 maggio 1871. Il suo cervello è ancora oggi in mostra alla Cornell University di Ithaca: con 1673 cm3 è il secondo più grande mai registrato.



540 - L'INVENTORE DELL'ISOLA DEI FAMOSI




Sembra impossibile ma…
Questa è una storia vera. La storia di un genio della truffa. Gregor MacGregor nasce a Edimburgo nel 1786. Figlio di un capitano di Marina, nel 1803 si arruola nella Royal Navy. Nel 1805 si sposa con Mary Bowater, che muore pochi mesi dopo. Lui lascia la Scozia e serve negli eserciti spagnolo e portoghese, quindi nel 1811 va in Venezuela e partecipa col grado di colonnello alla liberazione del Paese. Nel 1820 torna a Londra e si presenta all’alta società come Cacicco (sovrano) del Principato di Poyais, piccolo stato indipendente nella baia di Honduras: 32400 km² di terra fertile e incontaminata abitata da pochi coloni britannici e numerosi nativi, tutti di indole assai pacifica. Un paradiso in terra, da lui civilizzato e retto attraverso un governo democratico e un piccolo esercito. In breve MacGregor, personaggio pittoresco dai modi signorili e la parlantina sciolta, diventa il beniamino dei salotti inglesi, dove si presenta in alta uniforme con la seconda moglie, la creola Josefa, e racconta ammiratissimo le sue mirabolanti imprese.

Tutte false, così come una sua invenzione è lo stato di Poyais. Nasce così la prima, drammatica “Isola dei famosi”. MacGregor infatti dopo aver aperto una sorta di ambasciata di Poyais nell’Essex, dove vive nel lusso, “accetta” di portare sulla sua isola un certo numero di coloni e investitori, cui vende a prezzi stracciati i diritti su vasti appezzamenti di terreno. Nel 1822 pubblica anche una guida di Poyais, 350 pagine scritte da un fantomatico capitano Strangeways (!), che esalta i rapidi guadagni realizzabili sfruttando le eccezionali risorse del territorio, già dotato di infrastrutture e ricchissimo di miniere di oro e di argento. Inoltre, conclude il libro, sull’isola non esiste il pericolo di malattie tropicali. In breve imprenditori, banchieri, dottori, avvocati e ricchi commercianti fanno la fila per salire sulle prime due navi in partenza per i Caraibi. E quasi tutti cambiano ogni loro sterlina con dollari di Poyais, cartastraccia stampata da MacGregor.

Due navi con 240 aspiranti pionieri partono dai porti inglesi. All’arrivo, trovata a fatica una rada dove attraccare, scendono sull’isola. Che non è un paradiso, ma un inferno: non c’è alcuna colonia, solo le rovine di un insediamento del secolo precedente in mezzo a una giungla selvaggia, abitata da pochi nativi ostili e da un paio di eremiti americani. Abbandonati lì dalle due navi, i “naufraghi” guidati da Hector Hall, che avrebbe dovuto essere il governatore, costruiscono rudimentali rifugi. Sono disperati, litigano tra loro, in molti si rifiutano di cooperare, poi le malattie tropicali fanno le prime vittime. Solo tre mesi dopo la Mexigan Eagle, una nave di passaggio, li raccoglie per caso: all’arrivo nell’Honduras Britannico il governatore li informa che non esiste alcun luogo chiamato Poyais. Molti di loro, assai provati, moriranno in ospedale. Altri tornano a casa senza una sterlina. Su 240 coloni partiti, solo 60 sbarcheranno a Londra. Da dove partirà subito una flottiglia di vascelli per richiamare indietro cinque navi cariche di coloni dirette a Poyais e partite nel frattempo.

A Londra i giornali pubblicano la storia, ma nonostante tutto buona parte dei sopravvissuti si rifiuta di credere che dietro la truffa ci sia MacGregor, anzi lo difendono a spada tratta. Lui nel frattempo è partito per Parigi, dribblando ogni problema. E in Francia pochi mesi dopo ripropone la medesima truffa con tutta una serie di ingegnosi varianti: Poyais ad esempio diventa una Repubblica, di cui lui è Capo di Stato. Ha già rastrellato i soldi dei facoltosi clienti quando i funzionari francesi si accorgono delle numerose richieste di passaporto per una nazione di cui non hanno mai sentito parlare e requisiscono il vascello in partenza da Le Havre. Segue un processo in cui tutti i complici vengono condannati e incarcerati. MacGregor no, viene assolto e rilasciato. Torna in Inghilterra, dove le acque si sono calmate. E continua a vendere in varie città terreni Poyaisiani: non organizza più spedizioni, si limita a fuggire coi soldi in tasca. Nel 1839 si trasferisce in Venezuela dove chiede e ottiene una consistente pensione per i servigi prestati. Muore a Caracas nel 1845.

In fondo è la storia di un uomo sfortunato: fosse nato 150 anni dopo oggi sarebbe il premier perfetto, un grande Capo di Stato. Di qualunque Stato.



539 - IL GRANDE DITTATORE




Sembra impossibile ma…
Questa è una storia vera. La storia di Saparmurat Niyazov, presidente del Turkmenistan dal 1991 al 2006, che ha gestito il potere con un filino di culto della personalità: diciamo che al confronto Caligola, il Re Sole e Hitler sono tre monaci di clausura.

Niyazov nasce ad Aşqabat in Turkmenistan nel 1940. Appena vinte le elezioni (unico partito, unica scheda) si autonomina Türkmenbaşy (padre di tutti i turkmeni) ed eroe del Turkmenistan. Fra i primi atti del suo mandato, rinomina ovunque scuole, aeroporti, piazze e perfino città e montagne col suo nome o con i suoi appellativi. Ecco alcune fra le tante “innovazioni” portate al Paese nei 15 anni di governo: cambia il nome dei giorni della settimana e dei mesi dell'anno, sostituendoli con quello dell’adorata madre (che dovrà essere utilizzato anche per indicare il pane) e dei parenti. Fa edificare centinaia di statue dorate sue (quella sull’Arco della neutralità ruota in modo da essere sempre esposta al sole) e di sua madre, mentre i suoi ritratti sono esposti ovunque, negli edifici pubblici e nelle piazze. Introduce l’alfabeto turkmeno, una via di mezzo fra latino e cirillico. Vieta il balletto e l’opera perché “non necessari”. Niente barba o capelli lunghi per i giovani, niente trucco per chi lavora in televisione e niente dentista per preservare la salute dei denti: piuttosto l’indicazione è di rosicchiare molte ossa. Nel 2004 ritira tutte le patenti guida, restituite previo superamento di un test sulla moralità. Nel 2005 chiude tutti gli ospedali fuori dalla capitale: ci si cura solo ad Asqabat. Vieta i videogiochi e le autoradio. E la presenza di cani (che detesta) nella capitale. Fa costruire un palazzo del ghiaccio nel deserto.

Ma la ciliegina sulla torta è il Ruhnama, il libro che Niyazov ha scritto per spiegare il senso della vita e dettare regole etiche e religiose al suo popolo. Il libro, dichiarato sacro, è obbligatorio negli uffici pubblici e nelle scuole, dove è materia di studio fino alla laurea. Ogni cittadino lo deve leggere almeno una volta, chi lo rilegge per tre volte va in paradiso. E’ assimilato alla Bibbia e al Corano, e chi rifiuta di adottarlo in moschee e luoghi di culto finisce in carcere. Studenti, medici e dipendenti pubblici devono saper citare a memoria il Ruhnama. Letture solenni e cerimonie legate al libro, cui è dedicato un enorme monumento meccanico che ogni sera alle 8 si anima per uno spettacolo di luci e giochi d’acqua, sono all’ordine del giorno. Niyazov muore il 21 dicembre 2006. Gli succede Kurbanguly Berdymukhammedov. Che sta lentamente cancellando il culto del “padre dei Turkmeni”. Il Ruhnama non è più obbligatorio, e le letture pubbliche sono state abolite. Ora è possibile scegliere fra diverse opere di vario argomento. Tutte scritte dal più eclettico Berdymukhammedov, oggi rieletto per il terzo mandato con il 97,69% dei voti.
Guarda il video con la spettacolare apertura del monumento al Ruhnama.


giovedì 14 maggio 2020

505 - IL BANDITO DEL CLISTERE



Sembra impossibile ma…
Questa è una storia vera. La storia di Michael Hubert Kenyon, impiegato modello americano che per 9 anni, fra il 1966 e il 1975, ha rapinato una lunga serie di donne di tutte le età. E dopo essersi fatto consegnare soldi e gioielli, ha praticato con la forza alla maggior parte di loro un clistere d’acqua calda. Ringrazio Silvia Rosellini per avermi segnalato la storia.

Kenyon nasce a Elgin nell’Illinois nel 1944. Quando nel 1967 si laurea alla University of Illinois at Urbana-Champaign ha già compiuto la sua prima aggressione ai danni di due sorelle adolescenti. Con la laurea in tasca abbandona l’Illinois, e in quel periodo di aggressioni che si concludono con la bizzarra pretesa parlano i quotidiani di diverse cittadine americane. Tanto che la gente ci scherza sopra e l’espressione “enema bandit” (il bandito del clistere) negli Stati Uniti, diventa un ironico modo di dire comune. Nel maggio 1972 Kenyon rientra in Illinois e trova lavoro come impiegato al Dipartimento delle Entrate di Lincolnwood.

In tutto lo Stato riprendono le rapine: nella contea di Cook le vittime sono 3 hostess, nella contea di Urbana 4 donne a una sola delle quali pratica il clistere. La sua carriera criminale si conclude nel dicembre 1975, quando la polizia associa il suo nome a una serie di rapine avvenute nelle periferie di Chicago. Lui si presenta in questura, si proclama innocente ma durante l'interrogatorio parla più volte con ammirazione del "bandito del clistere". L’inchiesta che segue lo porta in tribunale. Lui confessa di essere l’autore di numerosi colpi “con clistere”, ma quest’ultimo non è previsto come reato da nessuna legge americana, anche perché non ci sono precedenti. Così il giudice lo condanna a 12 anni di carcere per le 6 aggressioni con rapina accertate. Nel 1981 Kenyon torna in libertà sulla parola.

La vicenda del “bandito del clistere” ha ispirato il brano jazz ”Salute to the Enema Bandit” di Henry Threadgill, il film porno “Water Power”, il romanzo “The odd woman” e un celebre brano di Frank Zappa, “The Illinois enema bandit”. Come dire, non tutto il male... Se volete scambiarci due chiacchiere il link vi porta al suo indirizzo facebook.



504 - CUORI DI TENEBRA




Sembra impossibile ma…
L’allucinante tragedia della follia raccontata in “M – Il mostro di Dusseldorf”, capolavoro del cinema girato nel 1931 da Fritz Lang, è basata non su una ma su due storie vere, ancora più sconvolgenti. Peter Lorre (nella parte bassa della foto) interpreta il mostro, personaggio che si ispira agli efferati crimini di Fritz Haarmann , il “macellaio di Hannover” e di Peter Kurten, il “vampiro di Dusseldorf” (nella parte alta della foto). Nel film una città tedesca è sconvolta da un maniaco che ha adescato e ucciso 8 bambine. Nella realtà…

Fritz Haarmann nasce ad Hannover nel 1879. Dal 1919 al 1924, uccide con certezza almeno 24 minorenni, vagabondi o prostituti: li adesca nell’atrio della stazione, li porta nel proprio appartamento, li violenta e li uccide mordendoli alla gola. I ragazzini lo seguono perché lui li minaccia di portarli in questura; il killer infatti è un regolare informatore della polizia che chiude tutti e due gli occhi sulle sue tresche di pedofilo. Quando però lo trovano mentre scarica le ossa nel fiume Leine, sono costretti ad arrestarlo. Lui confessa e racconta con fredda crudeltà ogni dettaglio dei delitti. Il processo diventa un evento mediatico, ne parla tutta la Germania. Si sparge anche la voce che l’assassino vendesse la carne delle sue vittime al mercato nero spacciandola per maiale. Condannato a 24 pene di morte, Haarmann sarà decapitato il 15 aprile 1925.

Peter Kürten nasce a Mülheim nel 1883. Uccide con forbici o coltelli almeno 30 fra uomini, donne e bambini. La prima vittima è un ragazzino: Kürten finge di annegare, l’altro cerca di salvarlo e lui lo affoga. Ha 9 anni. La sua infanzia è un inferno. L’unico amico è un accalappiacani che gli insegna a torturare e ad avere rapporti sessuali con gli animali. In età adulta uccide le sue vittime di ogni età dopo averle stuprate, gli taglia la gola e ne beve il sangue. Fra il 1929 e il 1930 gli omicidi sono più di 30. Quando si accorge che la polizia è sulle sue tracce, organizza egli stesso la cattura: si fa denunciare dalla moglie (già, è anche sposato) per farle incassare i soldi della taglia. I giudici lo condannano alla decapitazione. La sentenza viene eseguita il 2 luglio 1931. L’ultima domanda la rivolge al boia: «Una volta tagliata la testa, sarò ancora in grado di sentire il suono del mio sangue uscire dal ceppo del collo? Sarebbe il piacere di tutti i piaceri». Un’ultima nota: se il racconto vi è sembrato un po’ splatter, una breve ricerca sul web vi confermerà che vi ho risparmiato almeno il 90% di abominevoli dettagli e terribili misfatti fra quelli compiuti dai due mostri che ispirarono Fritz Lang.
 
 

 
 

 

503 - MAD JACK, UNA VITA SPERICOLATA




Sembra impossibile ma...
Questa è una storia vera: allacciate le cinture, vi presento Mad Jack. Che nasce nel 1796 a Halston Hall nel Galles. Il suo vero nome è John Mytton. Di famiglia nobile, perde il padre a 2 anni ed eredità una fortuna calcolabile in 30 milioni dei nostri euro.

Curriculum scolastico: a Westminster strangola un professore fino a farlo svenire. Espulso. A Harrow bastona due insegnanti. Cacciato. Prova coi docenti privati, ma li sottopone a continue beffe e vessazioni. Non ne troverà più dopo averne calpestato uno col cavallo. Con questi titoli, sarà accolto all’università di Cambridge. E poi espulso per aver nascosto in camera 2000 bottiglie di Porto e per aver ucciso il miglior cavallo delle scuderie facendogli bere a forza 8 bottiglie di Champagne. Fine degli studi.

Vita pubblica. Militare in Cavalleria, reggimento Yeomanry: cacciato per gioco d'azzardo e frode. Settimo reggimento Ussari, bandito perchè organizza match clandestini di uomini e di cani. Rangers di Oswestry: espulso perché per scommessa entra a cavallo nel municipio e salta dal balcone nella vetrata di un ristorante. Promosso maggiore e congedato nel 1822. Si dà alla politica. Foraggia gli elettori con cifre pari a un milione di euro e entra in Parlamento coi Tories. Alla prima seduta dopo mezz’ora si annoia. E si dimette. Si ripresenterà anni dopo con i Wings.

Vita privata. sposa Harriet Jones che muore due anni dopo. Sposa Caroline Giffard che fugge 10 anni dopo. Nel 1831 offre 500 sterline l’anno a Susan, una bella ventenne, per stare con lui. Lo accompagnerà fino alla morte. Tiene 2.000 cani, i preferiti li nutre a bistecche e Champagne, per le feste li veste con la livrea. I più feroci li addestra alla lotta e lui stesso ama combattere a mani nude contro i cani: uccide un mastino a morsi e un bulldog a testate. Ha un guardaroba di 700 paia di stivali, 1.000 cappelli 3.000 camicie ma va a caccia completamente nudo con qualsiasi tempo. Corre a rotta di collo per le strade di campagna col calesse e ama cappottarsi, fare incidenti, rischiare la vita. Si presenta a un veglione cavalcando un orso che semina il panico e morde i presenti. Queste follie di Mad Jack sono tutte documentate. E sono solo una minima parte. In 15 anni sperpera l’enorme patrimonio di famiglia. Nel 1831 va in Francia con Susan per sfuggire ai creditori. Malato, alcolizzato, sofferente di delirium tremens, torna in patria e finisce in prigione per debiti. Muore nel 1834. Ha solo 38 anni. Lascia un numero imprecisato di figli. E’ sepolto a Halston Hall. Dove si racconta non sia difficile vedere il suo fantasma che si aggira (ovviamente) inquieto nelle sale del palazzo e nel parco, seguito da una muta di cani.









domenica 29 marzo 2020

427 - LE SCARPE DI "BIG NOSE" GEORGE




Sembra impossibile ma...
Questa è una storia vera e (siete avvisati) un po' macabra. George Parrot nasce a Montbelìard, in Francia, nel 1834. Intorno ai 40 anni lo ritroviamo, non mi chiedete come né perché, nel vecchio West, dove si fa una certa fama come rapinatore e ladro di bestiame. Fama in parte dovuta a un dettaglio che lo rende riconoscibile: il naso di notevoli dimensioni, che gli vale il soprannome di “Big nose” (nasone) George. Come fuorilegge non è un granché, e diversi “colpi” finiscono male; nel 1878 ad esempio i sorveglianti della Union Pacific lo beccano a Rawlins nel Wyoming mentre sta danneggiando la rotaia per far deragliare un treno e derubare poi i passeggeri. Inseguito da un drappello di uomini della legge, insieme alla sua banda organizza un'imboscata nella quale vengono uccisi due sceriffi. Così si ritrova sulla testa una taglia di 20.000 dollari. Seguono due anni di fughe, e gli sarebbe andata anche bene se in un saloon di Miles City nel Montana dopo un bicchiere di troppo non si fosse vantato delle sue imprese di fronte ad agenti in incognito.

Arrestato ai primi del 1881, sfugge per miracolo grazie alla scorta che lo accompagna a un tentativo di linciaggio sul treno che lo porta a Rawlins per il processo. Dove comunque viene condannato a morte. Cerca di fuggire dalla prigione, ma il tentativo è maldestro: il carceriere, colpito alla testa con una sbarra, si riprende e con l'aiuto della moglie lo riporta in cella. Ma quando la gente di Rawlins vede uscire il guardiano ferito e insanguinato, esplode la violenza. In 200 lo tirano fuori dalla cella e improvvisano un patibolo: lo impiccano a un palo del telegrafo. Per due volte la corda si rompe; il terzo tentativo, che gli strappa anche le orecchie, è quello buono.

Poichè nessuno reclama il corpo del bandito, lo prendono in custodia due medici locali, Thomas Maghee e John Osborne. La moglie di Maghee era diventata pazza e violenta dopo una caduta da cavallo, e lui vuole studiare il cervello di Parrot alla ricerca di eventuali anomalie. A Osborne invece non interessa il cervello. Dopo aver modellato una maschera mortuaria sul viso di George, scuoia le cosce e il petto e invia la pelle a una conceria di Denver con le istruzioni per trasformarla in un paio di scarpe eleganti e una borsa medica. Anni dopo, eletto Governatore dello Stato del Wyoming nelle liste dei Democratici, indosserà quelle scarpe al ballo inaugurale del suo incarico. Con la calotta del cranio invece farà un posacenere. Gli esperimenti sul corpo di Parrot, fatto a pezzi e conservato in soluzione salina in una botte, continuano per un anno, poi i resti vengono sepolti nel cortile di Maghee. Saranno ritrovati solo nel 1951. Tutti gli oggetti legati alla storia di Big Nose George sono oggi in mostra al Carbon County Museum di Rawlins.

domenica 22 marzo 2020

410 - L'UOMO CHE HA VENDUTO LA TORRE EIFFEL




Sembra impossibile ma…
Questa è una storia vera. Il protagonista è Victor Lustig, anche se questo non è che uno dei tanti pseudonimi con i quali si è fatto conoscere. La sua vera identità è un mistero. Nato in Boemia nel 1890, racconta di essere figlio di un borgomastro, ma da alcuni scritti pare che i genitori fossero contadini poverissimi e che fin da bambino sia stato costretto ad arrangiarsi per sopravvivere. E Lustig si arrangia benino: per 20 anni sarà un protagonista del jet-set internazionale, elegante e ricercato. Soprattutto dalla polizia, che lo conosce come il più grande fra gli artisti della truffa.

Pronto di spirito, intelligente, apparentemente colto, parla in maniera fluente inglese, francese, tedesco, italiano e ceco. A 19 anni è a Parigi, si iscrive all’università ma si afferma come eccezionale giocatore di carte, di cui conosce ogni trucco, e di biliardo. Una rissa per motivi di donne gli procura una vistosa cicatrice allo zigomo. Negli anni prima della grande guerra gira tutta l’Europa, e mette a segno le prime truffe. Si specializza poi nel raggirare i passeggeri dei grandi transatlantici che fanno la spola fra Europa e Africa, presentandosi con accento esotico come conte Victor Lustig. Nel 1920 sbarca in America e mette a segno un’ingegnosa truffa ai danni di una banca in Missouri. Arrestato, evade e torna in Europa. Nel 1925 è a Parigi.

Corre voce che il governo voglia far demolire la Torre Eiffel, che è in cattive condizioni. Lustig prende alloggio al prestigioso Hotel de Crillon, si spaccia per ministro e convoca in gran segreto i 5 più grossi commercianti di rottami di ferro del Paese. Fra questi sceglie la sua vittima, e gli assegna l’appalto, chiedendogli anche una mazzetta. Incassa l’equivalente di un milione di euro odierni, e scappa a Vienna. Il povero acquirente scopre la truffa solo quando si presenta al ministero per reclamare la “sua” Torre. Poi, per non restare implicato in un affare già poco pulito, neanche denuncia la truffa. Che Lustig ripete pochi mesi dopo. Anche la nuova vendita si realizza, ma all’ultimo momento qualcosa va storto.

Per sfuggire all’arresto il truffatore torna in America dove con diversi pseudonimi mette a segno vari colpi. Fra le vittime del boemo, anche il famigerato Al Capone. La truffa più clamorosa è quello della Rumanian Box, un macchinario che consentirebbe di duplicare banconote da mille dollari producendo denaro autentico. L’Fbi però gli dà una caccia sempre più serrata, e nel 1935 dopo varie rocambolesche fughe lo cattura a New York. Dopo una nuova evasione, ripreso e condannato a 20 anni di carcere, viene spedito ad Alcatraz. Morirà per una polmonite nel 1947. Sul suo certificato di morte, non si sa se per errore o per una forma di ironico rispetto, sotto la voce "professione" c’è scritto "venditore".

giovedì 19 marzo 2020

397 - IL PIU' BRUTTO DEI CAVALIERI




Sembra impossibile ma…
Questa è una storia vera. La storia di un uomo che ha fatto della sua bruttezza un punto di forza. Bertrand Du Guesclin nasce a Motte de Broons, vicino a Dinan, nel 1320 da una famiglia della piccola nobiltà bretone. E’ il primo di 10 figli, e la madre, la bellissima Jeanne de Malemains, lo respinge non appena lo vede. Arriverà a negare di averlo dato alla luce. Motivo: il neonato è estremamente brutto, piccolo, sgraziato e “nero come un cinghiale”. Crescendo (non molto) peggiorerà. Il padre lo tollera ma certo non lo ama, l’intera famiglia si vergogna di lui. Che diventa un adolescente terribile: rozzo nei modi, molto basso, tarchiato, con una forza sorprendente, combattivo fino alla brutalità.

A 17 anni Bertrand partecipa senza autorizzazione ad un torneo, e vince diversi scontri; il padre, forse per liberarsene, gli dà il permesso di dedicarsi alla carriera delle armi: cavaliere, categoria che nell’immaginario collettivo è sinonimo di bellezza. Lui si distingue subito per altre doti: coraggio, astuzia e ferocia. Sono i primi mesi della guerra dei cent’anni, Du Guesclin infila un successo dopo l’altro. Diventa una leggenda vivente, “il mastino nero”, temuto dai nemici e ammirato dai suoi uomini: un cocktail di temerarietà e buon senso che compensa l’aspetto fisico e i modi grezzi. E gli frutta feudi e titoli, fino alla nomina a Connestabile di Francia, sino ad allora riservata alla più alta aristocrazia.

Nel 1360 sposa Tiphaine di Bellère, giovane bretone dell'alta nobiltà, bella e molto colta nelle lettere e nelle scienze. Gli opposti si attraggono, e il matrimonio va bene, anche se la guerra tiene quasi sempre il cavaliere lontano da casa, con gran dispiacere (pare) della moglie. Bertrand morirà il 13 luglio 1380 all’assedio di Châteauneuf-de-Randon per una dissenteria causata dall’ingestione di una bevanda gelata. Avrà l’onore di esser sepolto nell'abbazia di Saint-Denis, accanto ai Re di Francia. Sulla tomba, il suo motto: "Il coraggio dona ciò che la bellezza rifiuta”.
 
 

 

 

 

martedì 3 marzo 2020

360 - EUGENIA E LE SUE MOGLI




Sembra impossibile ma…
Questa è una storia vera. La storia di una donna che si è sposata, ha avuto una figlia, poi per 30 anni si è finta uomo ingannando tutti, si è risposata altre due volte con altrettante donne e ha ucciso una delle mogli che aveva scoperta il suo segreto.

Eugenia Falleni nasce a Livorno il 25 luglio 1875. Nel 1877 la famiglia emigra in Nuova Zelanda. Suo padre è un pescatore dal carattere terribile. Giovanissima si sposa con un cugino. Ma la vita della moglie non fa per lei, che fin da ragazzina si è vestita da maschio e ha fatto lavori di fatica. Così fugge da casa ed inizia a farsi chiamare Eugene, al maschile. A Sydney in Australia, si imbarca su un peschereccio. Una sera a veglia con i marinai si tradisce. Il capitano prima la violenta, poi la licenzia e la scarica nel primo porto. Siamo nel 1898, Eugenia ha 23 anni. E scopre di essere incinta. Quando nasce la figlia, Josephine, la affida a una donna italiana. La va a trovare ogni tanto e si fa chiamare nonna.

Eugenia si rifà una vita. E diventa Harry Leo Crawford, di origini scozzesi. Cambia vari lavori, poi conosce Annie Birkett, una bella cameriera vedova con un figlio di 13 anni. Il 19 febbraio 1913 i due si sposano. Le cose vanno bene finché 4 anni dopo una vicina rivela ad Annie che Harry in realtà è una donna. Ora, non mi chiedete come ha fatto la moglie a non accorgersene prima. Cronache e documenti dell’epoca di questo dettaglio non parlano. E del resto questo è il blog dell’impossibile.

E’ il primo ottobre del 1917. Il confronto fra i due è drammatico: lei lo vuol lasciare. Litigano. Lui va nel panico, la colpisce con una pietra. Quando vede che è morta perde la testa, brucia il cadavere e sotterra i resti. Al figlio e ai parenti dice che è fuggita con un altro uomo. Cambiata città, Harry-Eugenia sembra averla fatta franca, e nel 1919 conosce la cinquantenne Lizzie Allison. E la sposa.

Nel frattempo però il figlio di Annie, aiutato da una zia, riesce a far aprire un’inchiesta. Il corpo viene ritrovato. Il 5 luglio 1920 Harry viene arrestato. I poliziotti scoprono con sorpresa che è una donna. Lei ha una sola preoccupazione: sua moglie Lizzie: “Lei non lo immagina neanche. Non diteglielo, non lo deve sapere”. Segue il processo, che fa scalpore, e la condanna a morte, commutata poi in ergastolo. Nel 1931 la rilasciano per buona condotta. Morirà vicino a Sydney dopo aver gestito per 7 anni una pensione con una nuova identità: mrs (o mr?) Jean Ford.



giovedì 13 febbraio 2020

323 - ALZATI E CAMMINA




Sembra impossibile ma…
Questa è una storia vera. Mubarakabad è un villaggio del Punjab Pakistano a pochi chilometri dal confine con l’India. La nostra storia comincia 5 anni fa. Gli abitanti, terrorizzati dalle pratiche di magia nera, chiedono l’aiuto di Muhammad Sabir, un “pir”, ovvero una sorta di santone asceta che, a quanto si dice, fa miracoli. Lui chiede in dono uccelli e cani al locale negozio di animali, poi li sacrifica pubblicamente, spruzza il loro sangue sui presenti e gli dice di cospargerlo anche all'ingresso delle loro case per essere protetti dal male. Il malocchio, a quanto pare, sparisce, e Sabir diventa molto popolare, raccoglie numerosi seguaci e per 5 anni protegge il paese facendo anche – raccontano – diversi miracoli.

Per la seconda parte della nostra storia, lasciamo la parola al verbale steso dalla polizia della città di Saddar. “Muhammad Sabir, un pir di Mubarakabad noto per la capacità di compiere miracoli, martedì scorso ha annunciato che avrebbe resuscitato un uomo morto”. Non un morto qualunque però: l’uomo doveva essere sposato con figli, e doveva decidere liberamente di affidargli la sua vita. “Sabir - si legge ancora nel referto della polizia – dice che il quarantenne Muhammad Niaz, operaio a giornata e padre di sei figli, si è offerto volontario. Mercoledì Niaz è stato posto su un tavolo in piazza con le mani e le gambe legate. Sabir, circondato da un folto pubblico, gli ha tagliato la gola. Poi ha pronunciato alcune parole per riportarlo in vita. Quando ha realizzato che il miracolo non avveniva, ha cercato di fuggire, ma gli abitanti del villaggio lo hanno fermato e consegnato alla polizia. Il corpo della vittima sarà sottoposto ad autopsia e consegnato alla famiglia per la sepoltura”.

Samina Niaz, sorella della vittima, intervistata dai giornali locali, non si è mostrata addolorata: “Perché dovrei piangere? Muhammad si è sacrificato per il suo capo spirituale, so che ora è in paradiso e che sarà premiato per i suoi servizi e per la sua fede. Piuttosto – ha aggiunto - sono arrabbiata con la polizia: mio fratello si è offerto volontario per il miracolo, non è giusto che il pir finisca in prigione.

giovedì 6 febbraio 2020

300 - IL BUON SOVRANO




Sembra impossibile ma...
Leopoldo II, re del Belgio dal 1865 al 1909, autore del genocidio di un popolo e di crimini fra i più infamanti della storia, riuscì in vita a passare per un filantropo, e a cancellare gran parte delle prove dei suoi misfatti. Così sui libri di storia non appare come un Attila o un Hitler, anche se ha causato la morte di 10 milioni di persone.

Nel 1876 Leopoldo regna già da 11 anni, quando fonda la Società internazionale per l'esplorazione e la civilizzazione del Congo, una compagnia privata con finti scopi scientifici e filantropici, e ingaggia il famoso esploratore Henry Stanley per creare una colonia nel bacino idrografico del fiume Congo, un'area 76 volte più grande del Belgio; che nel 1885 diventa lo Stato Libero del Congo. Il re però non lo annette al suo Paese, ma lo controlla come un dominio personale nel nome della diffusione della civiltà e del progresso. Che per lui ha soprattutto un nome: caucciù. La resina raccolta nelle foreste è all'epoca una materia prima strategica, ma i costi per la raccolta sono alti. E lui risolve il problema: tutti gli africani (che ironicamente chiama “cittadini”) sono obbligati a raccogliere il caucciù senza alcun compenso. Per chi si rifiuta, o consegna quantità minori di quelle richieste, c'è la mutilazione: gli viene tagliata una mano o un piede; alle donne, le mammelle. Omicidi, spedizioni punitive e distruzioni di interi villaggi sono all'ordine del giorno. A fare il lavoro sporco ci pensano 2.000 agenti bianchi, tutti delinquenti di ogni tipo reclutati in patria; ognuno comanda un piccolo esercito di mercenari (16.000 in tutto) e di nativi armati.

Nel Libero Stato del Congo è il terrore. In 23 anni muore quasi metà della popolazione, 10 milioni su 25. Vittime dirette della violenza o della fame per la distruzione punitiva dei raccolti e dei villaggi. Ai primi del novecento un pugno di eroici giornalisti, esploratori e missionari scopre come stanno le cose. Le immagini dell'orrore arrivano in Europa e nel 1906 Leopoldo è costretto a inviare una commissione d'inchiesta. Che torna sconvolta dalle atrocità scoperte. Nel 1908 il re, prima di cedere la sua colonia personale al governo del Belgio, fa bruciare i suoi archivi. Ci vogliono 8 giorni. “Regalerò ai belgi il mio Congo – dice - ma non hanno diritto di sapere ciò che vi ho fatto». Misteriosamente scompaiono anche i testimoni scomodi. Leopoldo II morirà l'anno dopo. Il Kaiser Guglielmo II di Germania, che pure non era Gandhi, di lui ebbe a dire: "Era un uomo completamente cattivo".

mercoledì 22 gennaio 2020

278 - L'IRRIDUCIBILE BRONSON



Sembra impossibile ma…
Questa è una storia vera. Michael Gordon Peterson nasce a Luton in Inghilterra nel 1952 in una famiglia della media borghesia. Diserta la scuola, e a 13 anni è già noto alla polizia per reati minori. Fisico massiccio, in gioventù la sera fa il pugile “a nocche nude” per le strade del quartiere e di giorno cerca lavoro: ne trova molti, ma li perde tutti perché ogni volta picchia il titolare. Nel 1971 si sposa con Irene e subito dopo nasce un figlio. Nel 1974 entra in carcere: 7 anni per rapina a mano armata. E cambia ufficialmente nome: sarà Charles Bronson, il prigioniero più violento a memoria d’uomo.

Protagonista di continue e furiose risse con gli altri detenuti e con le guardie carcerarie, sarà trasferito da un carcere all’altro: ad oggi è stato spostato 120 volte. E con i continui aumenti di pena, i 7 anni diventano ergastolo. Ringrazio Simonluca Cavallini per la segnalazione e vi accompagno in una carrellata di malefatte: sono solo le più eclatanti, il 10% del totale. Allacciate le cinture.

La maggior parte del tempo lo passa in cella di isolamento, ma quando esce combatte una vera guerra personale. Attacca altri detenuti, spesso senza provocazione, e più volte è lui ad essere pestato selvaggiamente; distrugge un laboratorio dopo un alterco con un secondino; riduce in fin di vita un compagno di cella con una brocca di vetro, pugnala due guardie, avvelena il prigioniero nella cella accanto e finisce in una struttura psichiatrica; qui scava un tunnel per evadere ma un degente informa le guardie: lui lo scopre e lo massacra di botte. Relegato sull’isola di Wight procura gravissime lesioni a un prigioniero con un barattolo di marmellata, poi tenta il suicidio e attacca un secondino. Di nuovo in manicomio, strangola con una cravatta un assassino maniaco sessuale.

Nel 1982 inizia una lunga serie di proteste nelle carceri dove è detenuto. Sale sul tetto e strappa le tegole, oppure si barrica e devasta cucine e servizi; causa così danni per centinaia di migliaia di sterline. Per la terza volta in manicomio, pugnala con una bottiglia di salsa un paziente che gli aveva fatto avances sessuali. Negli anni riuscirà a mandare all’ospedale anche diversi direttori di carceri. Con uno di questi nel 2014 partecipa a una trasmissione tv: gli salta addosso in diretta e lo picchia a sangue. In più occasioni prende come ostaggi dipendenti civili, avvocati, medici e psicologi dettando folli condizioni per il rilascio. (una bambola gonfiabile, un elicottero e una tazza di tè…). Una volta minaccia di mangiarsi gli ostaggi, due dirottatori iracheni che non avevano risposto al suo saluto. Nel 1999, a Woodhill viene allestita per lui una speciale unità carceraria per ridurre i rischi per il personale e i detenuti.

Dopo aver divorziato, si risposa due volte con donne che lo vanno a trovare in carcere. In cella scrive diversi libri, fra i quali un bestseller sul fitness in spazi ristretti di cui è fanatico (fa 2.500 flessioni al giorno), e dipinge quadri coi quali vince numerosi premi. Di se stesso dice: "Sono un bravo ragazzo, ma a volte perdo la ragione e mi innervosisco; la rabbia però non mi rende cattivo, solo confuso".
 
 

 
 
 
 

 
 
 

 
 

giovedì 16 gennaio 2020

262 - MANGIAFEGATO JOHNSON




Sembra impossibile ma…
Questa è una storia vera. Se siete di stomaco delicato, fermatevi qui. Perché è vero che vi porto nel far west senza legge, violento e feroce. Ma lui, “Mangiafegato Johnson”, ha esagerato un tantino.

John Garrison Jeremiah Johnson nasce nel 1824 a Little York, nel New Jersey. Nel 1846 si arruola in Marina; dopo aver picchiato a sangue un ufficiale diserta e fugge verso il west. A Alder Gulch nel Montana dìventa cercatore d’oro e si fa chiamare solo John Johnson. In seguito farà il taglialegna, il trapper e altri lavori più o meno leciti. Difficile non notarlo, per i suoi due metri di altezza, per i 120 chili di muscoli, e per i frequenti accessi d’ira e di furore.

Nel 1847 sposa un’indiana Flathead. Poco dopo la moglie è uccisa dai Crow, una tribù nemica. Non l’avessero mai fatto. Johnson apre la caccia al Crow. La sua vendetta andrà avanti per 25 anni. E sarà terribile. Secondo lo storico Andrew Southerland "Egli uccise e scotennò più di 300 indiani Crow. E di ognuno di loro divorò il fegato". Da qui il soprannome. Quello di Johnson è uno spregio: i Crow infatti credono che senza il fegato non si va nei verdi pascoli.

Mangiafegato” diventa il terrore degli indiani. Nel 1863, catturato dai Blackfeet, sta per essere venduto ai Crow. Ma evade dopo aver sbranato i legacci di cuoio coi denti. Ucciso l’indiano di guardia, con un coltellaccio gli taglia una gamba. La porta con sé e se ne nutre durante la lunga fuga nella neve: 300 chilometri fino alla baracca di un amico. Si arruola poi nell’esercito dell’Unione, dove combatte da valoroso. C’è tempo anche per far pace con i Crow, che diventano “fratelli di sangue”. Ma nelle guerre indiane “Dapiek Absaroka”, l’assassino dei Crow, come è noto fra gli indiani, farà strage di Sioux e Blackfeet. Negli anni ottanta è sceriffo a Red Lodge, nel Montana. Morirà nel 1900 in un ospizio di veterani di guerra.

Sulla sua vita è stato modellato il personaggio protagonista del film western “Corvo rosso non avrai il mio scalpo”. Per interpretarlo il regista Sidney Pollack scelse il volto angelico di Robert Redford.

871 - L'ESPLORATORE DIMENTICATO

  Il primo uomo ad arrivare in cima al mondo fu un afroamericano dimenticato dalla Storia. Non quello che si prese la gloria. Non quello ch...