Nel 1972 alcuni scienziati scoprirono in Africa qualcosa di impossibile: i resti di un reattore nucleare vecchio di quasi due miliardi di anni.
Tutto comincia in Francia, durante un controllo sull’uranio estratto nella miniera di Oklo, in Gabon. Qualcosa non torna: nei campioni manca una piccola parte di uranio-235, l’isotopo che permette di alimentare una reazione nucleare a catena. Le analisi vengono ripetute. L’anomalia rimane.
Seguendo quella minuscola differenza, i ricercatori arrivano a una conclusione che a prima vista è ai confini della realtà: qualcuno ha già “bruciato” il combustibile. Le proporzioni degli elementi presenti nelle rocce conservano le tracce di antichissime reazioni di fissione.
Quasi due miliardi di anni prima, nel giacimento si erano concentrate quantità sufficienti di uranio. All’epoca la percentuale naturale di uranio-235 era più alta di oggi: il suo decadimento radioattivo non l’aveva ancora ridotta ai livelli attuali. Poi nelle rocce era penetrata l’acqua.
Una reazione nucleare trasforma il nucleo, il minuscolo centro di un atomo. Qui avviene la “fissione”: un nucleo di uranio si spezza, liberando energia sotto forma di calore e piccole particelle, i neutroni. Questi possono colpire e spezzare altri nuclei, che liberano altri neutroni: come una fila di domino, la reazione diventa una catena. L’acqua rallenta i neutroni liberati dalla fissione, permettendo loro di spezzare altri nuclei. Ogni nucleo spezzato libera energia e nuovi neutroni. La reazione si alimenta da sola.
Gli studi nella miniera hanno identificato diverse zone nelle quali il fenomeno si era ripetuto. Sotto quello che sarebbe diventato il Gabon, un deposito minerale si è trasformato in un reattore. Senza tecnici, senza cemento, senza una sala comandi: sono bastate rocce, uranio e acqua.
Quando nel dicembre 1942 Fermi accese il primo reattore costruito dall’uomo, quello creato dalla natura in una miniera africana era spento da quasi due miliardi di anni. Credevamo di inaugurare il futuro, avevamo solo ripercorso una traccia del passato.
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