Mary Moran viveva in Georgia, e fin da quando era bambina cantava una canzone. Le parole però non le capiva. Le aveva imparate da sua madre, che le aveva apprese a sua volta dalle donne della famiglia.
Quelle sillabe attraversarono generazioni, finché qualcuno scoprì che conducevano a un villaggio dall’altra parte dell’Atlantico. Una scoperta casuale, e un percorso lungo e tortuoso che ha permesso a Mary di ritrovare le sue radici. Le cose sono andate così.
Primi anni Trenta, il linguista Lorenzo Dow Turner registra Amelia Dawley, madre di Mary, a Harris Neck, sulla costa della Georgia. Lei appartiene alla comunità Gullah Geechee, discendente di africani deportati in schiavitù. Amelia fra le altre cose canta una canzone, ma al linguista confessa che ne ignora il significato.
Turner fa ascoltare la registrazione agli studenti africani che incontra negli Stati Uniti, cercando di identificarne la lingua. Fra loro c’è Solomon Caulker, originario della Sierra Leone, che riconosce l'idioma: è il mende.
Decenni dopo, l’antropologo Joseph Opala, l’etnomusicologa Cynthia Schmidt e il linguista Tazieff Koroma recuperano il canto, e decidono di cercarne le tracce in Africa. Una parola caratteristica di un dialetto li aiuta a restringere il territorio da esplorare.
Nel 1990, a Senehun Ngola, nell’interno della Sierra Leone, Schmidt incontra Baindu Jabati. La donna conosce un canto dalle parole straordinariamente simili. Anche lei lo ha imparato dalla nonna: accompagnava una cerimonia funebre. In America invece era diventato una filastrocca per bambini. Su entrambe le sponde, le donne avevano continuato a trasmetterlo.
I ricercatori rintracciano Mary, che ricorda ancora il canto imparato dalla madre Amelia. E la convincono a seguirli in Africa. La guerra civile in Sierra Leone ritarda l’incontro. Finalmente, nel 1997, Mary raggiunge il villaggio, incontra Baindu, e canta quella canzone insieme a lei. La scena è documentata nel film “The Language You Cry In”.
Il nome dell’antenata che aveva portato quelle parole in America rimane sconosciuto. Grazie a quella canzone che per generazioni le donne della sua famiglia avevano custodito anche senza comprenderne il significato, Mary Moran ha ritrovato un legame con la sua terra e le sue tradizioni.
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