Guardate bene questa foto, scattata il 10 ottobre del 1885. Tre giovani donne in
abiti tradizionali di diversi Paesi, sedute negli austeri corridoi
del WMCP (Women’s Medical College of Pennsylvania).
Non
sorridono, ma quello che la macchina coglie è il loro sguardo fermo,
deciso, determinato. E di determinazione ne serve tanta in quegli
anni per una donna che vuole affermarsi, esprimere la propria
personalità, rincorrere i propri sogni in un mondo che discute se il
cervello femminile sia adatto allo studio e se una donna possa
reggere il peso della conoscenza senza mettere a rischio la
maternità.
Eppure
queste tre donne, arrivate negli Stati Uniti da mondi diversi e
lontanissimi, stanno per laurearsi in medicina: una donna medico,
quasi un ossimoro, di più, una bestemmia per l'epoca.
Oggi
vi racconto la loro storia, ma prima vale la pena di conoscere quella
del WMCP. Lo fondano nel 1850 i quaccheri di Germantown. Già, i
quaccheri (la Religious Society of Friends), che incredibilmente sono
stati tra i primissimi movimenti religiosi occidentali a credere
davvero, nei fatti, nei diritti delle donne.
Non
per slogan moderni, ma per una convinzione teologica radicale. Alla
base del quaccherismo c’è l’idea della “luce interiore”:
ogni essere umano, uomo o donna, possiede una scintilla divina. Se
Dio parla a tutti allo stesso modo, non esistono gerarchie spirituali
fondate sul genere.
Da
qui derivano scelte che, tra Seicento e Ottocento, sono scandalose:
le donne possono predicare nelle assemblee quacchere; partecipano
alle decisioni comunitarie; gestiscono scuole, opere sociali,
ospedali; vengono istruite, perché l’ignoranza è vista come un
male morale.
Così
non stupisce che il WMCP sia il primo college di medicina femminile
al mondo. Una vera anomalia in un’epoca che esclude le donne dalle
università, dagli ospedali, dal voto e spesso dal diritto di
scegliere il proprio destino.
Proprio
per questo, lì cominciano ad arrivare studentesse da tutto il mondo:
dall’India, dal Giappone, dal Medio Oriente ottomano. Non per moda,
ma per necessità. Nei loro Paesi, studiare medicina è proibito. Ed
ecco la storia delle tre ragazze della foto.
Anandibai
Gopal Joshi nasce nel 1865. Poco più che ventenne, attraversa gli
oceani dall’India coloniale per laurearsi in medicina occidentale.
Si iscrive alla WMCP si laurea in medicina prima di compiere 21 anni
con una tesi su “Obstetricia tra gli Hindù ariani”. Gli archivi
conservano lettere che raccontano la sua determinazione nel
contrastare la forte opposizione della sua famiglia. Torna a casa
come simbolo vivente di una possibilità nuova, ma la tubercolosi la
uccide nel 1887, prima che possa esercitare davvero.
Kei
Okami nasce nel 1859 in Giappone. Non è la prima donna medico in
assoluto del suo Paese, ma è la prima a ottenere una laurea
occidentale. Subito dopo la laurea torna in Giappone e, per quanto
ostacolata dal clero e dalle istituzioni conservatrici, lavora come
ginecologa, apre una clinica privata. insegna e contribuisce alla
formazione infermieristica e alla promozione dell’educazione
sanitaria femminile. Muore nel 1941.
Sabat
Islambouli, di origine ebraica-curda, nasce nel 1867 in una regione
che oggi chiamiamo Siria ma che allora era Impero Ottomano. Dopo la
laurea le notizie sulla sua vita sono scarse: risiede a Damasco e poi
al Cairo, ma non si sa con precisione dove e come eserciti la
professione. Muore anche lei nel 1941.
In
quegli stessi anni in cui si laureano le tre ragazze, tra quelle
stesse mura il WMCP forma anche la prima dottoressa nativa americana,
Susan La Flesche, e accoglie ex schiave afroamericane. Ai primi del
novecento le laureate sono centinaia, provenienti da tutti i
continenti. E' un vero laboratorio di futuro in un secolo che ha
paura del futuro.
La
fotografia di Anandibai, Kei e Sabat racconta il momento in cui la
medicina smette di essere un privilegio maschile. E lo fa senza
proclami, con tre sguardi che sembrano dire: “siamo qui, e ormai è
troppo tardi per fermarci”.