Non c’era vento né pioggia né tormenta di neve che potesse fermare Mary Fields, né banditi o animali selvaggi che le facessero paura.
Alta, massiccia, vestita a modo suo, con la pistola sotto il grembiule e il sigaro fra i denti, attraversava le strade innevate del Montana con lo stesso passo con cui da bambina aveva portato ceste di cotone nei campi dei padroni in Tennessee: deciso, indomito, irriducibile.
Mary nasce schiava nei primi anni Trenta dell’Ottocento, in Tennessee. Di quegli anni parla poco. Dopo l’abolizione, seguE il destino di molti: un lavoro come domestica, poi spostamenti da uno Stato all’altro, fino all’Ohio, dove conosce le suore di Toledo e si affeziona a una di loro, madre Amadeus Dunne. Quando la religiosa si ammala in Montana, Mary molla tutto per restarle accanto. Non tornerà più indietro.
E' lì, a Cascade, che in un primo momento tenta la ristorazione, ma è un disastro. Troppo generosa, dice la gente. Troppo diretta, troppo sé stessa. Ma è anche lì che, a oltre sessant’anni, vince la gara per il posto da postina.
Devi attaccare sei cavalli al carro più veloce degli altri? Lei lo fa. Devi portare la posta attraverso bufere e sentieri infestati da lupi? Mary non manca un giorno. Le danno il soprannome di “Stagecoach Mary”, la diligenza vivente. L’unica donna autorizzata a entrare nei saloon di Cascade, per decreto speciale del sindaco.
C’è chi racconta che una volta abbia steso un collega con un solo pugno per una questione d’onore. Nessuno smentirà mai. D’altronde, come potevi smentire Mary? Dopo la pensione, lava panni per vivere, ma continua a portare regali ai bambini, a sedersi tra le prime file alle partite di baseball, ad avere l’ultima parola nei bar.
A Cascade, dove tutti sanno il giorno del suo compleanno e lo festeggiano chiudendo le scuole, Mary è una leggenda vivente, una presenza che si può vedere avanzare tra le betulle col sacco della posta in spalla e un fucile Winchester in mano. Perché Mary con le lettere consegna un messaggio di forza e resistenza, in un Paese che ancora fatica a immaginare una donna nera libera, figuriamoci armata e rispettata.
“Stagecoach Mary” muore nel 1914. Il giornale locale le dedica un necrologio affettuoso: “Se ne è andata una figura familiare, conosciuta da tutti e ammirata da molti”. Sicuramente dalla gente di Cascade che ha conosciuto una donna nata schiava capace di conquistare il rispetto di tutti e difendere la sua libertà. Anche nel Montana di fine ottocento. Armata, con un sigaro in bocca e la neve fino alle ginocchia.

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