Sembra impossibile ma...
Nel
cuore dell’africa c’è un piccolo mondo che sembra uscito dalla
fantasia di un John Lennon. “Imagine there's
no countries - it isn't hard to do - nothing to kill or die for - and
no religion, too...”. Si chiama Awra Amba, ci vivono 514 persone.
E' piccolo. Ma c'è.
L'ha
inventato Zumra Nuru. A sentire lui, la sua “Imagine” ha
cominciato a costruirla quando non aveva neanche 4 anni. Gli altri
bimbi giocavano fra le pozzanghere davanti casa, e lui parlava di
pace e di fratellanza, coi familiari che alzavano sconsolati gli
occhi al cielo, “questo è scemo”. Almeno, così la racconta lui.
Non
so se è tutto vero, se Zumra Nuru a 4 anni aveva già iniziato a
sognare e a farsi dire “questo è scemo”. Quello che è certo è
che lui poi il suo sogno l’ha realizzato, lo puoi vedere coi tuoi
occhi imboccando la statale B22 verso il lago Tana, nel nord
dell'Etiopia, e deviando a sinistra quando sei a una settantina di
chilometri da Bahar Dar.
Appena
imbocchi lo sterrato vedi che qualcosa nel paesaggio cambia: è tutto
un po' più ordinato, un po' più pulito. Ed ecco Awra Amba, case
povere ma dignitose, strade non asfaltate ma niente fango, niente
sporcizia.
Zumra
Nuru lo trovi che ti aspetta nella piazzetta del villaggio, seduto
sotto gli alberi. Ti accoglie a braccia aperte, ti chiama fratello.
La prima cosa che ti colpisce è quel buffo copricapo verde pisello.
Anzi no, è la seconda: la prima è lo sguardo buono e profondo con
cui cerca i tuoi occhi. E quel carisma tranquillo che neanche il
buffo copricapo verde riesce a scalfire.
Poi,
con un suo collaboratore, ti porta a visitare il villaggio, ogni
angolo del villaggio. Non servono molte parole: abitazioni semplici
ma ordinate e linde, donne che lavorano ai telai in un capannone
luminoso, uomini che seminano i campi, mucche al pascolo, e poi le
cucine comuni, un piccolissimo ospedale, la casa degli anziani, la
scuola con i bambini. Istruzione, salute, terza età: servizi ai
confini della realtà e oltre per gli standard africani. Tutto
pulito, tutto ordinato, tutto luminoso.
E'
come avere una visione, una Shangri-La che ti appare in un fascio di
luce. Perché a pochi, pochissimi chilometri hai appena lasciato
l’Africa povera e dannata, brutta sporca e maledetta da Dio, con le
sue capanne di legno, di fango e di lamiera arrugginita, con gli
sguardi rassegnati di gente di ogni età che passa giornate una
uguale all'altra fatte di fame, di miseria, di malattie. Awra Amba è
una bolla di sapone nell’acqua sporca.
Una
bolla dove vivono 514 persone. I 514 discepoli di Zumra Nuru, quelli
che in questi anni hanno deciso di sognare con lui. Che di anni ne
aveva 13 quando nel 1960, decise di lasciare la regione dell’Amhara,
dove era nato e cresciuto, e dove la gente guardava, quel bimbo così
strano e così diverso dagli altri, e scuoteva la testa.
Zumra
Nuru cerca gente come lui, gente che condivida le sue idee. Come
quella strana idea che da queste parti e da molte parti nel mondo
suona come una bestemmia: vivere in pace tutti insieme, cristiani e
musulmani, e gente di ogni razza e di ogni religione.
Cinque
anni sulle strade polverose dell’Etiopia e nessun risultato, poi il
ritorno a casa. Non lo accolgono bene, la gente lo evita, i familiari
ormai sono sicuri: è matto. Lui allora riparte, non molla. Finché
alla fine, chissà come, un pugno di disperati disposto a seguirlo lo
trova. Sognare tutti insieme è più facile: si-può-fare! Zumra Nuru
e i suoi discepoli si rimboccano le maniche, e nel 1972 nasce Awra
Amba.
La
voce si sparge, la gente comincia ad arrivare, uomini, donne, le
prime famiglie. Ma quali sono le regole da seguire per vivere ad Awra
Amba? Si contano sulle dita di una mano. Eccole:
1
- Tutti gli individui sono fratelli aldilà di qualunque differenza
sociale o religiosa
2
- Eguaglianza fra uomo e donna
3
- Rispetto dei diritti dei bambini
4
- Sostegno agli anziani e ai più deboli
5
- Lavoro per tutti e cooperazione nel segno della pace e dell’amore.
Detto
così sembra facile.
Non
lo è per niente. Awra Amba negli anni successivi vivrà momenti
difficili, rischierà di essere cancellata. Ti risparmio gli
ostacoli, le trappole, le sfide superate per sopravvivere. Che sono
tante. Quelle se vuoi te le racconta la gente di Awra Amba se li vai
a trovare, ma non ti aspettare rabbia o rancori, te le racconta con
calma, con lo sguardo tranquillo di chi ha passato il temporale e ora
ha trovato il sereno.
Zumra
Nuru mi guarda negli occhi mentre risalgo sul fuoristrada, “ciao
fratello”. Lo vedo rimpicciolire nello specchietto retrovisore col
suo buffo turbante verde, col suo sguardo buono e profondo, con un
sorriso che non è un sorriso, mentre in testa John Lennon mi suona
il suo mantra, “You may say i'm a dreamer...”. Già. Tu puoi dire
che sono un sognatore. Il mondo può dire che sono solo un sognatore.
Ma intanto Awra Amba c’è.