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mercoledì 25 febbraio 2026

865 - IL MONOPATTINO VENUTO DAL FUTURO


  

C’è una fotografia che mostra una donna elegante in abiti di inizio novecento sfrecciare in piedi su un monopattino motorizzato.

Sembra uscita da Instagram, e invece ha più di cent’anni. E il monopattino non è un oggetto anacronistico venuto dal futuro. L'anno è il 1916. Il mezzo si chiama Autoped.

All’inizio del Novecento, mentre New York impara a convivere con automobili rumorose e tram affollati, qualcuno pensa che la città abbia bisogno di un’altra cosa: velocità individuale.

Arthur Hugo Cecil Gibson, ingegnere britannico emigrato negli Stati Uniti, deposita nel 1913 il brevetto di uno strano veicolo: due ruote, pedana, si guida in piedi. Dal 1915 l’Autoped viene prodotto in serie a Long Island City.

Funziona con un motore di 155 cc a benzina montato sopra la ruota davanti. Ha però dotazioni elettriche, come luci e accensione (e secondo alcune fonti ne sarebbe stata realizzata anche una versione a batteria).

Il resto è praticamente identico ai mezzi attuali: ruota anteriore motorizzata, manubrio pieghevole, controllo totale nel piantone: spingi in avanti e parti, tira indietro e freni. Semplice, diretto, urbano.

Venti miglia orarie “sicure”, dicono. Cento miglia con un gallone, promettono le pubblicità. Costa cento dollari (circa 3.000 euro attuali): non poco, ma abbastanza da far sognare. Gli annunci lo trasformano perfino in verbo: autopeding. Come dire: muoversi senza chiedere permesso.

L’Autoped diventa un oggetto di costume. Lo usano impiegati, medici, portalettere. La polizia lo sperimenta. E nelle cronache compaiono anche bande di New York, affascinate da quella pedana che promette fughe rapide nei vicoli.

Nel 1916 il New York Herald racconta la “mania dell’Autoped” con toni da romanzo d’avventura: prima ondeggi, poi voli sull’asfalto. Tra i volti simbolo c’è Florence Norman, suffragista londinese, fotografata mentre attraversa la città in piedi sul suo Autoped: un’immagine che unisce emancipazione, modernità e sfida alle convenzioni.

Nel 1917 il mezzo arriva anche in Europa; a Hyde Park un’attrice lo porta in scena come fosse un numero di varietà. In Germania, tra il 1919 e il 1922, la Krupp ne produce una versione su licenza.

Poi l’Autoped scompare. Troppo avanti, forse. Le biciclette costano meno, le strade non sono pronte. Ma l’idea resta lì, in silenzio, come un messaggio in bottiglia lanciato nel futuro. Perché il mondo lo riscopra bisognerà aspettare un secolo.


lunedì 18 gennaio 2021

740 - "THE LINE", LA CITTA' DEL FUTURO


 

Sembra impossibile ma...

Immaginate di vivere in una metropoli senza strade né auto, costruita su una striscia di terra larga quanto il vostro quartiere e lunga 170 chilometri, con tutti i servizi a 5 minuti da casa vostra, e con trasporti che consentono di andare da un capo all'altro della città (quindi ovunque) in non più di 20 minuti. Fatto? Benvenuti a “The Line”, prossima fermata il futuro. La vedranno i nostri nipoti? Macché, sarà pronta fra 5 anni.

I cantieri apriranno nel primo trimestre del 2021, quindi nei prossimi giorni. Dove siamo? In Arabia Saudita. Ringrazio Valentina Donzella per la segnalazione e vi racconto il nuovo progetto urbanistico annunciato di recente dal principe Mohammad Bin Salman. La città ospiterà un milione di abitanti, sarà composta da una lunga “cintura di comunità iperconnesse” disposte su una linea retta che parte dal Mar Rosso e si sposta verso l'interno in direzione nordest, 170 chilometri che attraversano deserti e montagne, conservando – promettono i progettisti - il 95% della natura.

Facciamo un salto in un punto qualsiasi di The Line, diciamo nell'anno 2030. Tutto intorno solo abitazioni, attività commerciali, uffici e tanto verde: un'immensa zona pedonale senza strade per auto e altri veicoli. Il che significa zero emissioni di anidride carbonica, e aria pulita. “La Linea” è composta da una lunga serie di nuclei residenziali organizzati in modo che le aree verdi e tutti i servizi necessari per la vita quotidiana, (scuole, ospedali, impianti sportivi, strutture ricreative) siano raggiungibili a piedi da chiunque in cinque minuti. Come è possibile questo miracolo? La mappa del progetto svela il segreto: quella che si vede è solo una parte della città, “The Line” è disposta su tre livelli sovrapposti. Sotto il primo, la parte residenziale, c'è ne è un secondo intermedio per le infrastrutture e la logistica. E ancora più in basso un terzo livello accoglie i trasporti: collegamenti ultraveloci per i pendolari, treni ad altissima velocità che consentono qualunque spostamento, anche per chi va da un estremo all'altro della Line, in non più di 20 minuti. Infine come in ogni bel romanzo di fantascienza il compito di governare e monitorare il funzionamento della metropoli, interamente alimentata con energia rinnovabile, è affidato in gran parte all'intelligenza artificiale.

Se pensate che il programma sia fin troppo grandioso e temerario, sappiate che “The Line” è solo il primo mattone di quello che viene definito (Elon Musk permettendo) il "progetto più ambizioso al mondo": la città di Neom, megalopoli che sarà costruita su un'enorme area desertica di 26.500 chilometri quadrati fra il Mar Rosso e il Golfo di Aqaba. Costerà 500 miliardi di dollari e sarà 33 volte più grande di New York City.

 


 

https://www.neom.com/whatistheline/ 

 

 

martedì 23 giugno 2020

682 - UN SALTO NEL FUTURO




Sembra impossibile ma...
C’è un film che se lo vedi oggi è un altro film da quello che uscì nelle sale nel 1991, e non potrà mai più essere lo stesso. “Fino alla fine del mondo” di Wim Wenders è classificato come film di fantascienza. Se lo vedi oggi e non lo hai visto un quarto di secolo fa, ti domandi: “Ma dov’è la fantascienza?”. Semplice. Non c’è più, perché tutto quello che sembrava impossibile nel 1991 e per i 3 o 4 anni successivi, oggi è reale e utilizzato da tutti. Il regista tedesco farcisce la pellicola con una serie di ritrovati tecnologici che al tempo sembravano visioni da un futuro lontano.

Vado a braccio e ricordo il navigatore satellitare, la moto con tre ruote, il videotelefono, il computer interattivo col touchscreen, il localizzatore di persone, l’auto con pilota automatico e i messaggi vocali e altre invenzioni oggi di uso quotidiano. Ora, Wenders non è Giulio Verne, ma, oltre che grande regista, è un figlio di buona donna (chissà se c’è il concetto, in tedesco): sicuramente prima di girare, si è fatto un tour fra le aziende ad alta tecnologia segnandosi i progetti in fase di realizzazione. E mentre noi al cinema pensavamo a come sarebbe migliore il pianeta con tutti quei gadget a facilitarci la vita, il mondo cambiava (in meglio?) grazie a quelle invenzioni. Ricordando un vecchio cartoon di Hanna & Barbera, da Antenati in breve siamo diventati Pronipoti. E non ce ne siamo manco accorti.

E , per restare nel mondo dei cartoons, che dire del manuale delle giovani marmotte? L’infallibile volume forniva ai nipoti di Paperino la risposta giusta a qualsiasi quesito. Che bella invenzione, pensavamo, del resto lo dicono tutti, in America sono 20 anni avanti, e a Paperopoli anche di più. Poi abbiamo smesso di credere alle favole, ma era comunque bello immaginare di sfogliare il manuale per replicare alle “provocazioni” che la prof di matematica chiamava interrogazioni, o per far bella figura con la ragazzina saputella con gli occhiali (il termine nerd non esisteva ancora). Peccato che non esista, peccato che sia irrealizzabile.

Ormai non ci speravamo più, il manuale disneyano era da tempo nel cassetto dei sogni irrealizzabili. Invece ci siamo trovati ad averlo tra le mani, a utilizzarlo ogni giorno, senza rendercene conto. E’ nato nel 2001, si chiama Wikipedia, non è proprio infallibile ma ha una risposta per ogni quesito. A volte capita così, realizzi i tuoi sogni e neanche te ne accorgi. Prossima tappa, la Biblioteca di Babele preconizzata da Borges?




venerdì 12 giugno 2020

600 - DIALOGO FRA CERVELLI




Sembra impossibile ma…
Per la prima volta i cervelli di tre persone hanno comunicato fra loro e hanno scambiato informazioni utilizzando solo attività neurale. Se non è telepatia, ci si avvicina. Si chiama BrainNet, ed è il risultato di una ricerca delle Università di Washington e Carnegie. Ringrazio Giorgio Gronchi per la segnalazione.

"Questo risultato apre le possibilità di future interfaccia cervello-cervello che forniranno una soluzione collettiva ai problemi delle persone usando un social network di cervelli connessi". Così i ricercatori presentano l’esperimento, prima di spiegarlo nel dettaglio. In sostanza tre volontari giocano un tetris semplificato: due di loro, i trasmettitori, osservano il videogioco; Il terzo, il ricevente, non vede la metà inferiore dello schermo e può solo ruotare o meno di 180 gradi il pezzo che sta scendendo. I primi due pensano se girare il pezzo oppure no. Dopo aver scelto la mossa, guardano una delle due lampade con frequenze diverse accese di fronte a loro, provocando nella corteccia cerebrale attività diverse a seconda della lampada guardata.

Le variazioni rilevate dall’elettroencefalogramma (EEG) sono trasmesse in tempo reale al ricevente tramite stimolazione magnetica transcranica (TMS), che stimola i neuroni con deboli campi magnetici; in sostanza i segnali di EEG vengono tradotti in segnali di TMS alla corteccia occipitale della terza persona, che vede queste ultime come lampi di luce nel proprio campo visivo. Questi lampi suggeriscono se il pezzo va ruotato oppure no; sulla base del "suggerimento" il ricevente decide mentalmente se ruotare il pezzo oppure no. La sua decisione mentale viene rilevata dai sensori EEG e poi trasmessa allo schermo dove il pezzo viene girato oppure no. I risultati dell’esperimento col Tetris? Una precisione media intorno all’81%.

E’ il primo passo verso una rete in grado di collegare i cervelli di centinaia o migliaia di persone. Le conseguenze? Una rivoluzione: immaginate di mettere in rete le menti di tutto il mondo per condividere informazioni o scambiarsi idee telepaticamente, senza tastiere né altri supporti. O di poter scaricare i ricordi su una chiavetta usb tramite computer; di registrare i sogni e condividerli con una brain-mail, o di installare nel vostro cervello file con nuove conoscenze. Fantascienza? Nel 2013, il presidente americano Obama ha finanziato un progetto da 100 milioni di dollari per il brain reverse engineering, ovvero la codifica e la trascrizione dei percorsi cerebrali: in parole povere, per “copiare” il cervello.
 
 
 

 
 
 



 

 
 
 

599 - LA MACCHINA DEI SOGNI




Sembra impossibile ma…
I ricercatori del Mit hanno sviluppato un sistema per controllare i sogni. Un dispositivo di facile uso, che in tempi brevi sarà alla portata di tutti, e consentirà, secondo le intenzioni degli studiosi, di stimolare e migliorare la creatività. E forse anche di conoscere più a fondo i nostri reali desideri e la nostra vera personalità.

Il dispositivo messo a punto dal team guidato da Adam Horowitz, e presentato di recente (ringrazio l’amico Giorgio Gronchi per la segnalazione), si chiama Dormio, e consentirà di interfacciarsi con uno specifico stadio del sonno, detto ipnagogia. Si tratta di una vera e propria zona di confine tra sonno e risveglio, quello stato di mezza veglia che ci porta a dormire profondamente in pochi minuti. Durante questa transizione si verificano allucinazioni visive e uditive o microsogni di cui spesso al risveglio non abbiamo memoria. L’esistenza di questa fase è nota da tempo, e tanti grandi pensatori assicurano che attraversando questo stadio hanno vissuto i più intensi scoppi di creatività o chiarezza mentale. Thomas Edison studiò il fenomeno: si assopiva con delle sfere d'acciaio in mano, che cadevano al rilasciarsi dei muscoli. Il rumore gli consentiva di non addormentarsi completamente, così da sperimentare le allucinazioni e le intuizioni tipiche dell'ipnagogia.

Più o meno questo è il principio del Dormio, la cui ricerca è partita nella convinzione che questo periodo tra veglia e sonno sia fonte di una creatività che poi va perduta nell'oceano del sonno: scendere fino all’ipnagogia e tornare alla coscienza senza andare più a fondo nel sonno, dovrebbe portare grossi benefici al pensiero creativo. Finora Horowitz ha testato il dispositivo su 8 soggetti, con eccellenti risultati. In pratica il volontario indossa una sorta di guanto con sensori di pressione che, come le sfere di Edison, lo avvisano che si sta addormentando fermando la caduta nel sonno profondo; contemporaneamente segnalano il momento giusto in cui intervenire con induzioni vocali (ad esempio, “pensa a un coniglio”), che si inseriscono nel dormiveglia. I risultati? Tutti, anche chi non ricordava di aver udito l’induzione vocale, hanno “visto il coniglio” nello stato di sogno. Insomma, il sistema per il controllo dei sogni è una realtà. Un successivo specifico test ha poi mostrato segnali certi di un aumento della creatività. E siamo solo agli inizi. 
 
 
 

 

598 - CHIMERE


 

Sembra impossibile ma…

I ricercatori della University of California di Davis hanno annunciato a fine 2017 di aver sviluppato in laboratorio embrioni di pecore contenenti cellule umane in cui una cellula su 10.000 è umana. L'anno precedente lo stesso team aveva realizzato un embrione ibrido uomo-maiale. A inizio 2020 un analogo esperimento è stato condotto con i topi.

Le cellule umane nel caso dell'embrione uomo-maiale erano una su 100.000. Per avere la possibilità di ottenere un intero organo serve un rapporto di 1 a 100. L'obiettivo quindi è aumentare la percentuale di cellule umane. Lo scopo della ricerca è di ottenere animali ibridati, detti chimere, per coltivare nel loro corpo organi umani da utilizzare per i trapianti: nel 2016, sottolinea il Guardian che si è occupato della vicenda, nella sola Inghilterra 460 persone in lista per un trapianto sono morte in attesa di organi disponibili. Il buon esito della ricerca, dicono gli scienziati, non solo soddisferebbe ogni richiesta, ma consentirebbe di personalizzare gli organi rendendoli compatibili col sistema immunitario di chi li riceve, e annullando i rischi di rigetto.

Ovini e suini sono stati scelti perché hanno alcuni organi, fra i quali cuore e polmoni, simili ai nostri. Modificando il genoma, gli studiosi hanno già prodotto maiali e pecore senza pancreas; ora, dopo i recenti risultati, la speranza è che cellule umane introdotte in embrioni di questo tipo crescano per sostituire l’organo mancante. Al team è attualmente consentito lasciare che gli embrioni chimerici si sviluppino per 28 giorni, ma per verificare la crescita del pancreas ne servirebbero almeno 70. Certo, non mancano le preoccupazioni, sia dal punto di vista sanitario (i virus all'interno del DNA dell'ospite potrebbero infettare le cellule umane?) che etico (le cellule innestate potrebbero modificare anche il cervello fino ad avere chimere con una mente umana?), ma i ricercatori minimizzano: “Quelle sono state le nostre preoccupazioni fin dal primo momento, e dal punto di vista scientifico sono già totalmente risolte”.

Me lo auguro. E consiglio loro un film e un libro. Il film è The Island di Michael Bay (2005), dove i protagonisti scoprono con orrore di essere cloni da utilizzare come pezzi di ricambio per gli esseri umani: le pecore insomma. Il libro è “L’isola del dottor Moreau” scritto da H.G.Wells nel lontano 1896. Nella speranza che avvertano anche loro quella strana sensazione di forte disagio, di repulsione fisica, che provavo io tanti anni fa nel leggerlo. 
Guarda nei video il trailer del film "The Island", il film completo "L'isola del dottor Moreau" e segui il link per l'abstract della ricerca del 2017.








https://www.nature.com/articles/s41598-017-17805-0 

597 - TELEPATIA




Sembra impossibile ma…
Il giorno in cui le nostre menti saranno libri aperti si avvicina a grandi passi. Dopo la macchina che riproduce immagini pensate (vedi il blog numero 247 del 10 marzo “I fotografi del pensiero”) ecco a distanza di pochi giorni l’ultima invenzione elaborata in America nei laboratori del MIT. E’ AlterEgo, un sistema informatico capace di trascrivere parole soltanto pensate dagli utenti.

I ricercatori del MIT hanno sviluppato un'interfaccia per computer in grado di trascrivere parole verbalizzate internamente ma non dette a voce alta. Funziona così: l’utente indossa un dispositivo che somiglia a una cuffia audio. Una serie di elettrodi raccolgono segnali neuromuscolari, sulla mascella e sul volto, innescati da verbalizzazioni interne. Questi micromovimenti, invisibili per l’occhio umano, sono prodotti dalla nostra voce interna, ovvero ogni volta che pensiamo dicendo parole nella nostra testa. I segnali vengono inviati a un sistema di apprendimento automatico che li decodifica e riproduce la “voce interna”. In sostanza legge (e volendo trascrive) la nostra mente. Qualcosa di molto vicino al concetto di telepatia.

L’obiettivo dei ricercatori era una piattaforma informatica interna capace di fondere l'umano e la macchina fino a diventare un'estensione della nostra stessa cognizione, un potenziamento dell'intelligenza. AlterEgo non è un progetto, ma una realtà, presentata all'Intelligent User Interface di Association for Computing Machinery a Tokyo. Il dispositivo si indossa intorno alla mascella e al mento, e 4 elettrodi sotto l’armatura di plastica bianca entrano in contatto con la pelle e raccolgono i sottili segnali neuromuscolari.

Il computer esterno può anche rispondere utilizzando un altoparlante a conduzione ossea che riproduce il suono nell'orecchio senza necessità di auricolari. AlterEgo già oggi ha una precisione di trascrizione del 92%, contro il 95% del servizio di trascrizione vocale di Google. Oltre a “dettare” i pensieri, riconosce i numeri e, ad esempio, gioca a scacchi. In tempi non lunghi si potrà interfacciare con sistemi come Siri di Apple o Alexa di Amazon, controllandoli col pensiero. Queste sono solo alcune delle principali potenzialità. Per anticipare le possibili applicazioni, servirebbe un libro. Per i rischi, non basta la Treccani.
Se volete saperne di più, ecco il link al sito di Alter ego: 


596 - I FOTOGRAFI DEL PENSIERO




Sembra impossibile ma…
Un’equipe di studiosi giapponesi ha sviluppato un metodo per ricostruire da una scansione cerebrale le immagini che una persona sta pensando. Pronti per un tuffo nella fantascienza? Gli studi della Kyoto University in Giappone sono recenti. Il team ha sviluppato un algoritmo in grado di cogliere le immagini direttamente dal cervello di una persona. I risultati non sono ancora perfetti, ma le figure ottenute col nuovo metodo chiamato "ricostruzione dell'immagine profonda", sono riconoscibili, tanto che l'immagine decodificata da un valutatore umano neutro corrisponde il 99% delle volte all’originale.

Abbiamo studiato metodi per ricreare un'immagine che una persona sta osservando, registrando l'attività cerebrale della persona” ha detto il neuroscienziato Yukiyasu Kamitani. “Abbiamo utilizzato la tecnologia fMRI (risonanza magnetica funzionale) per raccogliere dati sull'attività cerebrale dai soggetti mentre osservavano immagini della vita reale, e di forme e lettere geometriche. Questi dati grezzi sono stati quindi filtrati attraverso una rete neurale profonda in modo da avere un processo di decodifica più simile a quello che accade nel cervello umano quando percepisce qualcosa”. Gli studiosi hanno poi tentato di decodificare le onde cerebrali da soggetti che stavano solo immaginando le stesse serie di immagini, richiamandole dalla memoria. I risultati sono stati assai meno chiari, in quanto è difficile ricordare esattamente i dettagli più fini di un'immagine. Che è stata comunque riconosciuta l’83% delle volte.

Le possibili applicazioni della scoperta sono da brivido: dai ricordi trasformati in foto o video, alla possibilità di leggere ciò che una persona sta pensando, fino allo sviluppo di interfacce cervello-macchina che consentono agli utenti di comunicare semplicemente pensando un pensiero: in sintesi, con la telepatia. Intanto, ecco il filmato con i risultati ottenuti dal team giapponese.


595 - ASCENSORE PER LE STELLE




Sembra impossibile ma…
Nel giro di pochi anni, diciamo una trentina, un ascensore ci porterà nello spazio. Già me l’immagino la scena: le porte che si chiudono, “Lei a che piano va?”. “Al capolinea, la stazione spaziale”. “Ah, allora io scendo prima…”. E via, una settimana a fischiettare, guardarsi la punta delle scarpe, rileggere le istruzioni per la portata massima. Che in assenza di gravità sono tutta un’altra cosa.

Torniamo al presente. La compagnia giapponese Obayashi ha annunciato la costruzione di un ascensore spaziale entro il 2050. La struttura trasporterà persone e merci verso una stazione spaziale (già progettata) distante quasi 100.000 chilometri dalla Terra. I passeggeri troveranno posto su una serie di cabine con motore magnetico agganciate ad un cavo lungo 96.000 km, costituito da nanotubi di carbonio (il materiale più leggero e più resistente mai realizzato, centinaia di volte più robusto dell’acciaio). La struttura potrà trasportare complessivamente carichi fino a 100 tonnellate.

Un capo del cavo sarà connesso a un porto galleggiante di 400 metri di diametro sulla superficie terrestre, l’altro capo nello spazio a 96.000 chilometri dalla Terra sarà attaccato ad un contrappeso di 13.000 tonnellate, che stabilizzerà l’impianto. Lungo il percorso sono previste varie fermate: un porto di bassa orbita terrestre, una stazione orbitale geostazionaria, un porto per i voli sulla Luna e uno per Marte con adeguati centri di gravità, e un porto per voli di esplorazione del sistema solare.

I lavori inizieranno nel 2025, con l’installazione di un primo cavo che poi verrà rinforzato 510 volte, salendo in successione per 18 anni. Poi le strutture saranno trasportate e costruite nel giro di un anno. A cose fatte, per salire da Base Terra alla stazione spaziale servirà meno di una settimana. Se vi interessa, oltre alle missioni di studio, ricerca e lavoro sono già previste escursioni per turisti.



venerdì 17 aprile 2020

444 - UNA PAROLACCIA CI SALVERA'




Sembra impossibile ma…
Per distinguere un essere umano da una Ai (intelligenza artificiale), insomma da un robot, basta una parola. Anzi, una parolaccia. Lo dice una recente ricerca del dipartimento Brain and Cognitive Sciences del Mit. Grazie a Giorgio Gronchi per la segnalazione.

Nel film Blade Runner gli investigatori per scovare i replicanti usano il test Voigt-Kampff: un interrogatorio condotto con un oculare puntato sull'occhio valuta gli stati emotivi. Il replicante di fronte a determinate domande, non controlla le emozioni poiché non ha le esperienze di vita vissuta degli umani, e viene tradito dalle dilatazioni e contrazioni della pupilla. Nel mondo reale fin dal 1950 il matematico Turing ha elaborato un test per stabilire quando i computer raggiungeranno la nostra capacità di pensiero. I più recenti progressi nel settore Ai rendono però sempre più difficile capire se quello con cui si sta dialogando è o no un essere umano.

Così il Mit ha messo a punto un test di Turing semplificato che stabilisce dalla scelta di una sola parola chi o cosa abbiamo di fronte. Quello che stupisce è l’esito, ovvero il termine risultato più efficace: “cacca” e simili. Già, a quanto pare parlare di deiezioni corporee è il modo più rapido e certo per assicurarsi di non dialogare con un computer. I dettagli della ricerca sono illustrati in un recente articolo pubblicato sul Journal of Experimental Social Psychology. Molto in sintesi, nell’esperimento si immaginava che essere umano e computer dovessero entrambi cercare di passare per uomini scegliendo un’unica parola. In una prima fase oltre mille persone hanno partecipato al test, scegliendo la parola. I ricercatori hanno quindi selezionato le 10 parole apparse con più frequenza, e le hanno appaiate in tutte le combinazioni possibili. Hanno poi chiesto ad altre 2.400 persone di decidere quale, per ogni coppia, fosse la parola più plausibile come scelta di un essere umano. Ha vinto la parola “cacca” (e simili), ritenuta più umana della seconda classificata, “amore” (e simili) nel 69% dei casi. Insomma, la differenza fra uomo e robot è solo una questione di... cacca.




https://www.bbc.com/future/article/20181120-what-single-word-defines-who-you-are 

venerdì 6 marzo 2020

374 - LE SORPRESE DEL PACMAN BUS




Sembra impossibile ma…
In Cina è stato presentato il TEB-1 o “Transit Elevated Bus”, un rivoluzionario megabus rialzato ideato per scavalcare il traffico passando letteralmente sopra i veicoli incolonnati sulla strada. Un vero e proprio catamarano dell’asfalto che viaggia su rotaie poste ai lati della carreggiata, “inghiotte” come il videogioco Pacman i veicoli che viaggiano nella parte centrale della strada ed effettua le sue fermate su banchine sopraelevate rispetto al piano stradale.

Il TEB-1 è stato progettato dall’ingegner Bai Zhi Ming, che per realizzarlo ha creato la Technology Development Company. Il prototipo è stato presentato a Pechino nel 2010, poi sono stati effettuati i primi test su strada nella città portuale di Qinhuangdao, dove sono stati realizzati 300 metri di binari. Anche all’esposizione tecnologica Beijing International High-Tech il TEB-1 ha effettuato un breve tragitto dimostrativo; il successo ottenuto ha attirato l’interesse di municipalità cinesi come Nanyang, Shenyang, Zhoukou e Tientsin, e dei governi di Francia, Brasile, India e Indonesia. Il Pacman Bus è lungo 22 metri, largo 7,6 e alto quasi 5, ogni vagone porta 300 passeggeri e se ne possono allineare fino a 4 per un totale di 1.200. Può viaggiare sulle principali arterie delle città, a condizione che i percorsi siano tendenzialmente rettilinei. I tratti riservati al TEB-1 devono poi essere vietati ai veicoli più alti, come camion e furgoni. E’ alimentato da energia solare, con i pannelli sul tetto del bus, e i costi sono un quinto di quelli necessari per costruire un ramo di metropolitana. Vi piace l’idea? Peccato.

Perché il TEB-1, si è scoperto da pochissimo, è una truffa. E la polizia ha arrestato l’ingegner Bai Zhi Ming e 31 suoi collaboratori. I sospetti sono nati quando un gruppo di esperti del settore ha rilevato come il prototipo fosse assai grossolano, e alcuni giornali hanno fatto rilevare che il Pacman Bus, una volta in attività, avrebbe creato enormi problemi al traffico di qualunque città. Subito dopo è emerso che la società aveva problemi finanziari. Le indagini hanno appurato che ETB-1 era un progetto fantasma, destinato a non essere mai realizzato. Il vero business è la piattaforma di prestiti e finanziamenti grazie alla quale gli ideatori hanno raccolto un miliardo e 300 milioni di dollari dai privati che hanno investito sul progetto. Soldi che difficilmente potranno essere restituiti ai truffati. E il Bus del futuro? A ricordare la geniale invenzione sono rimasti 300 metri di binari che a Qinghuangdao finora nessuno ha rimosso.


sabato 22 febbraio 2020

340 - IL FOGLIO CHE GENERA IL FREDDO




Sembra impossibile ma...
Un team di ricercatori del Colorado ha scoperto un materiale che consente di raffreddare gli ambienti domestici senza utilizzare in alcun modo energia elettrica. La temperatura si abbassa grazie ad un processo fisico basato sulla riflessione della luce.

Istruzioni per l’uso: compri un sottilissimo foglio, più fine della carta di alluminio che si usa in cucina, e ci rivesti il tetto di casa. Poi getti nella spazzatura il vecchio condizionatore che ti ha fatto impazzire per estati intere fra rumore, condensa e guasti vari. E ti godi il fresco anche in piena estate. Ah, dimenticavo, senza consumare un filo di corrente elettrica. E a un prezzo assai contenuto: 25 euro bastano a refrigerare una casa di 100 metriquadri. Impossibile, vero? Invece è tutto vero. Si tratta di una nuova scoperta, e non ci sarà che da aspettare di vederla commercializzata.

Più o meno funziona così: alcuni materiali assorbono la luce, altri la riflettono. Gli scienziati hanno studiato materiali formati da strati con proprietà diverse. Così hanno creato un foglio sottilissimo realizzato con il layer trasparente di un polimero (il polimetilpentene) che contiene all'interno microscopiche sfere di vetro. A coprire il tutto, un sottile strato di argento altamente riflettente. Quando il nuovo materiale viene colpito dalla luce, l'argento e le sfere di vetro la riflettono quasi completamente indietro. Al di sotto del materiale si crea così una zona di ombra che determina una temperatura minore anche di 10°C rispetto all’ambiente circostante. Il raffreddamento così prodotto è pari a quello che si ottiene utilizzando l'energia elettrica prodotta da un pannello solare in funzione per 72 ore.

I costi di produzione del nuovo materiale non superano i 25 centesimi al metroquadro, e le applicazioni possibili vanno ben oltre il refrigerio domestico. Dalle centrali elettriche alle fabbriche che necessitano di sistemi di raffreddamento, il nuovo ritrovato che non inquina e non consuma energia potrebbe diventare a breve di uso comune. E come spesso accade ciò che letto al presente è impossibile, declinato al futuro prossimo diventa normale.

giovedì 20 febbraio 2020

337 - IL SALVAEROPLANI




Sembra impossibile ma...
Un ingegnere ucraino ha di recente inventato un apparato per il salvataggio dei passeggeri in caso di incidente aereo: una cabina staccabile che una volta espulsa plana a terra o in mare grazie a un sistema di paracadute e tubi gonfiabili.

Vladimir Tatarenko ha impiegato 5 anni per ideare un concept potenzialmente rivoluzionario, una di quelle idee che quando le vedi dici “ma come si è fatto a non pensarci prima?”. In caso di avaria, non importa se in volo, in decollo o in atterraggio, al pilota basta premere un bottone, proprio come per i seggiolini eiettabili dei jet, per azionare il meccanismo che espelle la fusoliera coi passeggeri (e perfino i bagagli, nella stiva sotto la cabina). L'apertura di grossi paracadute rallenta poi la discesa, e poco prima di toccare terra entrano in azione i palloni gonfiabili, che in caso di ammaraggio galleggiano. La cabina passeggeri, per quanto saldamente agganciata al telaio dell'aereo, sarebbe così isolata da tutte le zone sensibili: ali, motori, reattori, cabina di pilotaggio: per adesso è solo un progetto, ma il rischio che resti tale è consistente.

Le critiche, più o meno interessate, non hanno tardato ad arrivare. Vediamole. Una volta sganciata, la cabina non è direzionabile, e potrebbe finire ovunque, schiantarsi sui palazzi di una città o contro una parete rocciosa; se l'aereo esplode o è colpito da un missile il sistema è inutile; la cabina rimovibile potrebbe compromettere l'integrità strutturale dell'aereo (ma Tatarenko assicura che i suoi calcoli escludono questa ipotesi); i piloti non si potrebbero comunque salvare. Ma il problema vero è un altro: i costi. Si tratta di costruire e collaudare una nuova concezione di trasporto aereo. Le compagnie aeree già spendono tra 100 e 350 milioni per la sicurezza delle aeromobili, senza contare la manutenzione annuale, e non sono motivate a sostituire una flotta “affidabile” con un concetto tutto da testare. E poi – dicono - negli ultimi 20 anni ci sono stati “solo” 90 incidenti aerei con più di 50 vittime, i morti in totale sono stati 10.443 con una media di 522 l'anno (e nel 2019 i passeggeri sono stati oltre 4 miliardi e mezzo). Se si considera che ogni anno le vittime degli incidenti stradali sono 1.350.000, ecco che – concludono i detrattori – il progetto sarà anche bello, ma il rapporto fra costi e benefici lo rende inutile. Ecco perché con ogni probabilità non se ne farà di niente. Anche se il 95% delle persone intervistate in un questionario non solo lo apprezza, ma si dice disposto a pagare un biglietto più caro per vederlo realizzato.

 

venerdì 7 febbraio 2020

312 - QUESTO NON E' UN GIORNALISTA




Sembra impossibile ma...
In Cina è stato presentato in questi giorni l'Ai Anchors, il presentatore digitale che legge le notizie del telegiornale grazie all'intelligenza artificiale. Ricordate “Questa non è una pipa”, il celebre dipinto di Magritte con l'immagine di una pipa? Ecco, questo non è un giornalista, è l'immagine di un giornalista.

L'agenzia di stampa cinese Xinhua ha sviluppato con la compagnia di motori di ricerca Sogou.com l'anchorman digitale che conduce il telegiornale: un'immagine maschile con voce, espressioni e azioni di una persona reale. "Lui", dicono gli inventori, impara da solo dai video trasmessi in diretta e può leggere i testi con la stessa naturalezza di un'anchorman professionale. Il conduttore anglofono, completo di giacca e cravatta, è modellato su un giornalista reale di Xinhua, Zhang Zhao. "Lavorerò instancabilmente per tenervi informati man mano che i testi verranno digitati nel mio sistema senza interruzioni" dice nel video introduttivo.

Xinhua non ha svelato i dettagli sulla tecnologia usata per creare l'intelligenza artificiale e simulare voce, espressioni facciali e gesti. Si sa solo che la base è umana, per cui cronisti e conduttori tg filmati, sui quali viene sovrapposta un animazione della bocca e del volto per trasformare parole e espressioni. L'intelligenza artificiale sarebbe più rapida nel leggere le notizie rispetto alla tradizionale CGI (immagini generate dal computer). Il reporting automatico è da tempo una realtà: Associated Press ad esempio utilizza sofisticati algoritmi informatici per scrivere migliaia di storie automatizzate all'anno. Programmi software avanzati analizzano le fonti (rapporti su retribuzioni societarie, punteggi del baseball...) e trasformano i dati in frasi comprensibili. Gli AI Anchors però – sottolineano gli ideatori – sono qualcosa di diverso: “possono lavorare 24 ore al giorno sul sito web e su varie piattaforme di social media, riducendo i costi di produzione dei notiziari e migliorando l'efficienza".

La gamma di espressioni facciali per ora è limitata e la voce risulta ancora artificiale, ma la ricerca continua e i miglioramenti sono rapidi: in tempi brevi sarà impossibile distinguere le IA dai giornalisti tv in carne e ossa. Il che, chissà perché, mi fa correre un brivido lungo la schiena. Vuoi vedere che ci troveremo a rimpiangere Bruno Vespa? Intanto, vi mostro il primo tg artificiale della storia.


sabato 14 dicembre 2019

232 - TRENI CON LE ALI




Sembra impossibile ma...
In Svizzera è stato realizzato un progetto destinato a rivoluzionare i trasporti: un passeggero potrebbe salire su una capsula in una stazione degli autobus, addormentarsi e svegliarsi in un'altra città dall'altra parte del pianeta, dopo un viaggio su strada, ferrovia e per via aerea durante il quale non ha mai lasciato il suo posto.

Si chiama Clip-Air, ed è un concetto innovativo sviluppato dall'Istituto Politecnico Federale di Losanna sotto la guida del professor Claudio Leonardi. L'idea è quella di un aereo modulare con una grande ala volante capace di trasportare capsule mobili e intercambiabili con passeggeri o merci. Attaccate sotto l'ala, le capsule sostituiscono la fusoliera dell'aeroplano, ma senza motori, cabina di pilotaggio, carburante e carrello di atterraggio. Un paio di lunghe gambe metalliche infatti sporgono da ciascun lato dell'ala volante, mantengono la cellula alta sopra il terreno e contengono il meccanismo delle ruote di atterraggio; l'altezza è tale da consentire che le capsule vengano appese dal ventre dell'aereo, un po' come accade per gli aerei da guerra che trasportano bombe e missili. Ogni aereo potrà portare tre moduli da 150 passeggeri ciascuno a una velocità analoga a quella dei normali voli di linea.

L'obiettivo è quello di rivoluzionare i trasporti così come i container di spedizione, una delle invenzioni più dirompenti del secolo scorso, hanno fatto col commercio globale: il trasferimento continuo dal camion alla nave al treno merci e il fatto che container possa essere utilizzato ancora e ancora, hanno ridotto drasticamente il costo della spedizione a lunga distanza. Proprio come i container, le capsule Clip-Air possono essere facilmente trasferite su camion e treni: autonome, delle dimensioni di un vagone ferroviario (lunghe circa 30 metri e pesanti 30 tonnellate), aprirebbero possibilità non solo per il trasporto merci ma anche per il settore passeggeri. Oltre a tagliare i tempi di attesa e le code infatti limiterebbero i ritardi e gli overbooking, con gli operatori che potrebbero proporre itinerari multimodali che iniziano o finiscono ben oltre l'aeroporto.

I ricercatori hanno avviato contatti con l'industria aerospaziale, consapevoli comunque che saranno necessarie ulteriori ricerche e test per convalidare un concetto che sembra assai valido; e forse proprio per questo, e perché andrà a toccare interessi forti e consolidati, c'è il rischio che non se ne faccia di niente.






mercoledì 20 novembre 2019

170 - LA BIBLIOTECA DEL FUTURO




Sembra impossibile ma...
Sta nascendo una biblioteca destinata a lettori che fra un secolo avranno accesso a bestseller scritti da autori che oggi ancora non sono nati. Chiaro no? Se non lo è, continuate a leggere.

Si chiama Future Library il progetto che mira a raccogliere opere originali, una ogni anno a partire dal 2014, di famosi scrittori che accettano di mettere un loro inedito in una capsula del tempo, che sarà aperta solo nel 2114. Nel frattempo i lavori rimarranno inediti, e nessuno potrà leggerli. Ma non finisce qui: sempre nel 2014 sono stati piantati mille alberi nella foresta norvegese di Nordmarka. Fra 95 anni dei 100 manoscritti saranno stampate 3000 copie usando solo carta ricavata da quegli alberi. L'ideatrice del progetto di land art concettuale è l’artista scozzese Katie Paterson, supportata dalla città di Oslo. La biblioteca più segreta del mondo sarà conservata nella Deichman Library, la nuova biblioteca pubblica in fase di completamento a Bjørvika. Qui sta per aprire i battenti la "Silent room", la capsula del tempo costruita usando il legno degli alberi originali abbattuti per far posto alla nuova foresta, che si scorge in lontananza dalle finestre della sala. Le opere saranno esposte e visibili a due persone per volta, ma non disponibili per la lettura.

Gli elaborati possono essere di qualunque lunghezza o genere, è richiesta solo la completa originalità. Ogni anno in autunno viene annunciato l'autore selezionato, e in primavera nella foresta si svolge la cerimonia pubblica di consegna del testo. Finora sono finite nella Silent room opere di Margaret Atwood (Scribbler Moon), David Mitchell (From Me Flows What You Call Time), Sjón (Come My Brow Brushes On The Tunics Of Angels), Elif Shafak (The Last Taboo); quella di Han Kang sarà presentata in primavera. Anche Umberto Eco era stato selezionato e invitato, ma non ha fatto in tempo a presentare il suo lavoro. E' possibile che nel 2114 i libri siano supporti superati, ed è probabile che i lettori abbiano bisogno di una traduzione per i testi più vecchi, perché il linguaggio si sarà notevolmente modificato. Quello che è sicuro invece è che molti degli scrittori non vedranno la realizzazione del progetto, mentre molti dei famosi autori del futuro oggi non sono ancora nati.

lunedì 4 novembre 2019

117 - L'ULTIMA CORSA ALL'ORO




Sembra impossibile ma...
Un gigantesco asteroide che si muove fra le orbite di Marte e di Giove è composto da una quantità tale di metalli preziosi che se fossero portati sulla Terra l'economia mondiale rischierebbe il collasso totale. E la Nasa conta di raggiungerlo entro il 2026.

Si chiama Psyche 16 , è uno dei più grandi asteroidi della Fascia principale, misura circa 250 chilometri di diametro ed è conosciuto già dal 1852 grazie all'astronomo italiano Annibale De Gasparis, ma solo di recente è stato valutato il suo enorme potenziale economico. Il corpo celeste è costituito per la maggior parte da metalli solidi: oro, platino, nichel e ferro in quantità così elevate da far impallidire qualunque giacimento terrestre. La missione Discovery della Nasa partirà nell'estate del 2022 e dovrebbe raggiungere Psyche 16 nel 2026. Il suo scopo? L'asteroide, spiegano gli scienziati, è il risultato di violente collisioni tra pianeti quando il sistema solare si stava formando, e potrebbe dirci molte cose sulla struttura del nucleo terrestre. Avete capito bene: l'agenzia spaziale americana giura che l'operazione avrà solo scopi scientifici, e non prevede nessuno sfruttamento minerario.

Che sia vero o no, anche se le intenzioni americane fossero di candore francescano, la corsa all'oro dello spazio è già partita. E se Psyche 16 può diventare la nuova California, nella fascia degli asteroidi ci sono altre opportunità di estrazione molto più vicine alla Terra. Perfino la nostra luna contiene oro, platino e metalli rari. Fantascienza? No: dal 2015, infatti, è legale possedere uno o più asteroidi, ed esistono già delle compagnie minerarie spaziali che scrutano il cielo in cerca di ricchezze. Due di queste, Deep Space Industries e Planetary Resources, hanno nel mirino l’asteroide UW158, grande il doppio della Torre di Londra, con un valore stimato di 5,7 trilioni di dollari. Gli esperti sostengono che dovranno passare ancora 50 anni prima di vedere una redditizia attività estrattiva nello spazio, ma ad accelerare i tempi potrebbe essere la necessità di primeggiare in una gara che vede già oggi Stati Uniti, Cina e Giappone in pole position, e il piccolo Lussemburgo che ha già registrato 10 società minerarie spaziali.

mercoledì 23 ottobre 2019

74 - DISCESA FINALE




Sembra impossibile ma...
Un ingegnere lituano ha realizzato il progetto di un sistema di montagne russe sulle quali i passeggeri, aspiranti suicidi o condannati alla pena capitale, muoiono con “eleganza ed euforia”.

Julijonas Urbonas concepisce “Euthanasia Coaster” a Londra nel 2010. Un po' ingegnere, un po' artista, studia ogni minimo dettaglio di un'opera di natura ambigua: provocazione artistica sì, ma pronta all'uso se solo qualcuno decidesse di realizzarla. L'ispirazione gliel'ha data il presidente di una celebre azienda costruttrice di grandi attrazioni da luna park: “La montagna russa definitiva? - diceva - Invii 24 persone e tutti tornano morti. E questo potrebbe essere fatto, lo sai". Così nel 2011 il concept viene presentato con successo alla Science Gallery di Dublino nella mostra Human+ che illustra il futuro dell'umanità e della tecnologia in relazione ai problemi creati dal continuo aumento dell'aspettativa di vita, e in seguito viene esposta in mezza Europa.

Ma mettiamoci nei panni del passeggero che decide di fare un ultimo giro di giostra. Le più grandi montagne russe mai viste (il punto più alto è a oltre 500 metri) si scorgono da molto lontano, e per motivi di privacy le hanno realizzate in un luogo isolato. All'arrivo, espletate le pratiche burocratiche, sali sul tuo vagoncino, allacci la cintura e le apparecchiature per il monitoraggio cerebrale. Il vagone inizia a salire lento, ci mette due minuti a fare il mezzo chilometro in verticale. Hai tutto il tempo per ripensare alla tua decisione, e alla vita passata. Anche in cima non ti metteranno fretta, puoi cambiare idea fino all'ultimo; del resto sei te che schiacci il pulsante di partenza. A meno che tu non sia un condannato a morte: allora no. Un clic, e vai giù in picchiata: 360 chilometri orari in pochi secondi, vertigini, vista appannata, confusione e un inatteso senso di euforia; seguono 7 giri della morte (è il caso di dirlo) con un'accelerazione di 10·g: il sangue va verso le estremità del corpo, il cervello resta senza ossigeno. Nessun dolore fisico, l'ipossia cerebrale ti uccide con dolcezza. E assai prima del settimo giro non ci sei più, come conferma il sistema di monitoraggio. Al termine del rettilineo finale sul carrello c'è solo un corpo senza vita. Per fortuna l'Euthanasia coaster non è mai stata realizzata. Finora.


mercoledì 16 ottobre 2019

61 - L'UOMO CHE VOLA SULLA MANICA




Sembra impossibile ma...
Franky Zapata ha inventato il Flyboard, una tavola a turboreazione, l'ha perfezionata e ha attraversato la Manica volando (quasi) come Superman.

Zapata nasce a Marsiglia nel 1978. Inizia con lo sci d'acqua all'età di 16 anni, poi passa al jet-ski: nel 1999 vince il primo titolo europeo, nel 2007 il primo mondiale. Dopo il 2011 tutti i suoi sforzi si concentrano sullo sviluppo e la produzione della sua invenzione: il Flyboard, un dispositivo alimentato da 5 motori a microgetto in grado di trasportare il pilota per voli di diversi minuti in piedi su una piattaforma. In equilibrio come su uno snowboard Zapata manovra la tavola con un joystick, con i minuscoli turboreattori che la spingono fino a 190 chilometri l'ora; unico problema, l'autonomia limitata del serbatoio, che il pilota porta sulle spalle. All'inizio le autorità vietano più volte i voli con “quel trabiccolo”, ma dopo varie prove di affidabilità Franky ottiene l'ok. E decide di tentare la traversata della Manica 110 anni esatti dopo l’exploit di Blériot, primo aviatore a volare in Inghilterra.

Il 25 luglio del 2019 a Sangatte nel Pas de Calais, da dove partì Bleriot, Zapata spicca il volo; pochi minuti dopo scende su una piattaforma per fare rifornimento, ma atterra male e finisce rovinosamente in acqua; non si fa niente ed è assai deluso. Ma ancora più deciso: “riproverò presto”. E il 4 agosto alle 8,16 è di nuovo a Sangatte. Questa volta la fermata di rifornimento non crea grossi problemi; poi “ad un certo punto - racconta Zapata – mi bruciavano le gambe, ma quando ho visto avvicinarsi la costa inglese non ho più pensato al dolore”. Così il Flyboard atterra alle 8,38 a St Margaret's Bay dopo aver percorso 35 chilometri in 22 minuti a una velocità di crociera di 160 chilometri orari e a un'altitudine media di 20 metri (con un picco di 70). Neanche il tempo di festeggiare che il trasvolatore annuncia la prossima sfida: volare sopra le nuvole, a 2000 metri.



venerdì 11 ottobre 2019

37 - IL MANUALE DELLE MERAVIGLIE




Sembra impossibile ma...
Il futuro diventa presente, e noi neanche ce ne accorgiamo. Dedicato alla generazione dei nativi digitali.

Chi ha passato gli “anta” da bambino aveva un sogno: il manuale delle giovani marmotte. Che invidia per i tre paperotti, sempre pronti a superare ogni difficoltà grazie all’infallibile manuale che forniva la risposta giusta a qualsiasi quesito. Che bella invenzione, pensavamo, del resto lo dicono tutti, in America sono 20 anni avanti, e a Paperopoli anche di più. Poi abbiamo smesso di credere alle favole, ma era comunque bello immaginare di sfogliare il manuale per replicare alle “provocazioni” che la prof di matematica chiamava interrogazioni, o per far bella figura con la ragazzina saputella con gli occhiali (il termine nerd non esisteva ancora). Peccato che non esista, peccato che sia irrealizzabile.

Ormai non ci speravamo più, il manuale disneyano era da tempo nel cassetto dei sogni irrealizzabili. Invece ci siamo trovati ad averlo tra le mani, a utilizzarlo ogni giorno, senza rendercene conto. E’ nato nel 2001, si chiama Wikipedia, non è proprio infallibile ma ha una risposta per ogni quesito. A volte capita così, realizzi i tuoi sogni e neanche te ne accorgi.

Prossima tappa, un immenso database universale, una Biblioteca di Babele di architettura quasi divina come quella preconizzata da Borges. Impossibile? 
Guarda il video e sfoglia il primo Manuale delle giovani marmotte
 

 

871 - L'ESPLORATORE DIMENTICATO

  Il primo uomo ad arrivare in cima al mondo fu un afroamericano dimenticato dalla Storia. Non quello che si prese la gloria. Non quello ch...