C’è una fotografia che mostra una donna elegante in abiti di inizio novecento sfrecciare in piedi su un monopattino motorizzato.
Sembra uscita da Instagram, e invece ha più di cent’anni. E il monopattino non è un oggetto anacronistico venuto dal futuro. L'anno è il 1916. Il mezzo si chiama Autoped.
All’inizio del Novecento, mentre New York impara a convivere con automobili rumorose e tram affollati, qualcuno pensa che la città abbia bisogno di un’altra cosa: velocità individuale.
Arthur Hugo Cecil Gibson, ingegnere britannico emigrato negli Stati Uniti, deposita nel 1913 il brevetto di uno strano veicolo: due ruote, pedana, si guida in piedi. Dal 1915 l’Autoped viene prodotto in serie a Long Island City.
Funziona con un motore di 155 cc a benzina montato sopra la ruota davanti. Ha però dotazioni elettriche, come luci e accensione (e secondo alcune fonti ne sarebbe stata realizzata anche una versione a batteria).
Il resto è praticamente identico ai mezzi attuali: ruota anteriore motorizzata, manubrio pieghevole, controllo totale nel piantone: spingi in avanti e parti, tira indietro e freni. Semplice, diretto, urbano.
Venti miglia orarie “sicure”, dicono. Cento miglia con un gallone, promettono le pubblicità. Costa cento dollari (circa 3.000 euro attuali): non poco, ma abbastanza da far sognare. Gli annunci lo trasformano perfino in verbo: autopeding. Come dire: muoversi senza chiedere permesso.
L’Autoped diventa un oggetto di costume. Lo usano impiegati, medici, portalettere. La polizia lo sperimenta. E nelle cronache compaiono anche bande di New York, affascinate da quella pedana che promette fughe rapide nei vicoli.
Nel 1916 il New York Herald racconta la “mania dell’Autoped” con toni da romanzo d’avventura: prima ondeggi, poi voli sull’asfalto. Tra i volti simbolo c’è Florence Norman, suffragista londinese, fotografata mentre attraversa la città in piedi sul suo Autoped: un’immagine che unisce emancipazione, modernità e sfida alle convenzioni.
Nel 1917 il mezzo arriva anche in Europa; a Hyde Park un’attrice lo porta in scena come fosse un numero di varietà. In Germania, tra il 1919 e il 1922, la Krupp ne produce una versione su licenza.
Poi l’Autoped scompare. Troppo avanti, forse. Le biciclette costano meno, le strade non sono pronte. Ma l’idea resta lì, in silenzio, come un messaggio in bottiglia lanciato nel futuro. Perché il mondo lo riscopra bisognerà aspettare un secolo.

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