Vi è mai capitato, quando tra le pareti di casa vostra ci siete solo voi, di avvertire nel silenzio la sensazione inquietante di non essere soli?
La storia che vi racconto si svolge a Fukuoka, in Giappone, nel 2008. In un appartamento pulito ed ordinato della periferia un uomo – di cui non è stato diffuso il nome – conduce una vita regolare. Vive da solo, il lavoro lo impegna molto e passa l'intera giornata fuori da casa, ma ogni sera rientra stanco fra le mura domestiche.
Una routine scandita da orari precisi e fatta di rituali sempre uguali. Finché un giorno cominciano una serie di impercettibili anomalie: il riso che diminuisce, uno yogurt che sparisce dal frigo, piccoli oggetti fuori posto, la bottiglia dell’acqua sulla mensola diversa da quella dove era sicuro di averla lasciata.
Nulla di clamoroso. Solo anomalie minime, quotidiane. Le prime volte l'uomo si accusa di distrazione. Forse ricorda male. Forse mangia senza farci caso. Ma il dubbio in breve diventa un tarlo.
Così un giorno decide di installare alcune telecamere interne. L'idea non è quella di smascherare un ladro, ma di liberarsi di una sensazione inquietante: quella di non essere solo. Alla sera, al ritorno dal lavoro, l'uomo fa partire il video. Con il cuore in gola, segue le riprese di tutte le stanze, in cerca di qualcosa di insolito.
E ad un tratto, eccolo. Un’anta dell’oshiire – l’armadio a muro dove si ripongono i futon – si apre lentamente. E ne esce una figura minuta, circospetta. Si muove lentamente, ma si vede che conosce la casa. Si dirige verso il frigo, lo apre, mangia poco cibo, richiude con cura, poi si trascina di nuovo su per l’armadio.
Sarà la polizia ad aprire le ante dell' oshiire. Dentro gli agenti stupiti trovano un minuscolo nascondiglio: un materassino, bottiglie d’acqua, abiti piegati. E una donna.
Si chiama Tatsuko Horikawa, 58 anni, senza fissa dimora. Racconta di essere entrata un giorno, tanto tempo fa, trovando la porta chiusa male. Gli agenti la arrestano con l’accusa di violazione di domicilio, e la portano via.
Si scoprirà che viveva lì da un anno. Per dodici lunghi mesi il padrone di casa ha condiviso l’aria, il silenzio, i passi notturni, la sua intimità con un’ombra. Senza accorgersene.
Incredibile, certo. Ma stanotte, prima di andare a letto, fermatevi un istante a riflettere: gli scricchiolii che attribuite al legno, le piccole cose fuori posto, il cibo che finisce troppo in fretta. Siete proprio sicuri che siano frutto della vostra immaginazione?

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