Non voleva più dormire. Perché, diceva, appena mi addormenterò “quella cosa” tornerà a prendermi.
Questa è una storia incredibile ma vera. Inizia alla fine degli anni Settanta, a Los Angeles, in una famiglia di rifugiati cambogiani fuggiti ai Khmer rossi, quando il figlio comincia a rifiutare il sonno.
Dice che appena chiude gli occhi “qualcosa” lo insegue. Non un incubo qualunque: una presenza che gli si siede sul petto, lo paralizza, lo soffoca. Così resta sveglio per giorni, le luci accese, il cuore in allarme. I genitori pensano a un trauma, allo stress, ai fantasmi della fuga.
Poi non ce la fa più, una notte cede. Si addormenta. E le urla squarciano la casa. Quando i genitori entrano in camera, il ragazzo è già morto.
Ma la cosa ancora più incredibile è che non si tratta di un caso isolato.Tra il 1977 e il 1981 decine di giovani uomini del Sud-Est asiatico – molti hmong e laotiani, alcuni cambogiani – muoiono nel sonno negli Stati Uniti.
Il fenomeno viene studiato dal CDC (Centers for Disease Control and Prevention) gli danno anche un nome: SUNDS, Sudden Unexpected Nocturnal Death Syndrome.
Nelle comunità orientali si da' una spiegazione antica, si parla sommessamente del “dab tsog”, uno spirito notturno che si posa sul petto e toglie il respiro.
La scienza, anni dopo, ipotizzerà aritmie fatali, oggi associate anche alla sindrome di Brugada, forse aggravate dallo stress e dalla privazione del sonno.
Intanto, in California, un giovane regista legge quegli articoli sul Los Angeles Times. Si chiama Wes Craven. E da quei ragazzi terrorizzati all’idea di addormentarsi nasce – racconterà il regista anni più tardi - un uomo con il cappello e le lame alle dita: Freddy Krueger. E da quel giorno, con “Nightmare”, il sonno non sarà più lo stesso.

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