mercoledì 18 febbraio 2026

864 - NINO BIBBIA, SENZA FRENI FINO ALL'ORO


  

Nessuno se l’aspettava, e lui meno di tutti. Quando Nino Bibbia tagliò il traguardo sulla pista ghiacciata di St. Moritz, nel 1948, l’Italia vinse la prima medaglia d'oro ai Giochi olimpici invernali.

Uno sport sconosciuto ai più, lo skeleton. Si scende a testa in avanti, con il viso a pochi centimetri dal ghiaccio, affidando la vita a due lame d’acciaio e a una scelta irrevocabile: non frenare. Uno sport nato per gioco, per sfida, per incoscienza.

È l'inverno del 1884 quando, a St. Moritz, alcuni ufficiali britannici in vacanza inventano un modo nuovo di scendere dalle piste ghiacciate. Prendono una slitta, la rendono essenziale, scheletrica, si buttano giù pancia a terra, guidando con il corpo.

Niente sterzo, niente freni. Solo istinto. La Cresta Run, una pista naturale, diventa il loro laboratorio e il loro azzardo. Non è ancora uno sport: è una scommessa tra gentiluomini che vogliono dominare il ghiaccio guardandolo negli occhi.

Nel 1948, ai Giochi Olimpici Invernali di St. Moritz, lo skeleton torna in gara dopo vent’anni di silenzio. Favoriti: svizzeri e britannici, padroni di casa sulla leggendaria Cresta Run, diventata una pista vera. Gli italiani? Comparse.

Tra di loro c'è Nino Bibbia. Arriva da Bianzone, in Valtellina, montagna vera, neve vera. E' cresciuto su pendii dove l’equilibrio non è una virtù ma una necessità.

Durante la guerra è partigiano: non un comandante, ma uno di quelli che si muovono, attraversano, collegano. Lo skeleton non l’ha imparato nei club: lo ha imparato scappando.

Attorno a lui, col tempo, si è creato il mito: passaggi clandestini, notti senza luna, traffici sussurrati. È leggenda consapevole, più che verbale d’archivio, ma racconta le radici di una vittoria

Il giorno della gara il freddo è feroce. Bibbia si lancia a testa in avanti, non guida lo skeleton: lo asseconda. Non combatte la pista, la legge. Scende come si scende da una montagna quando indietro non puoi tornare. Il corpo basso, il viso vicino al ghiaccio, ogni curva sentita prima ancora che vista. Istinto puro, memoria muscolare, sopravvivenza.

Quando taglia il traguardo, il cronometro dice oro olimpico. Primo e unico titolo italiano nello skeleton. Mai più ripetuto. Sul podio, raccontano, Bibbia non esulta. Sembra quasi stupito. Come se quella corsa non fosse una gara, ma l’ultima discesa di una lunga fuga iniziata anni prima, tra i boschi, la neve e la paura vera.

Non è un vero atleta, non si è allenato per mesi. Ma certe discipline non si imparano: si riconoscono. E lo skeleton, in fondo, è questo: l’arte antica di continuare a scendere quando hai imparato che il coraggio significa incontrare la paura, caricarsela sulle spalle e vincerla.

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