Non servono strade a Masuleh. Qui basta salire sul tetto e poi passare di casa in casa per attraversare l'intero paese in orizzontale e in verticale.
Perché in questo villaggio incastonato sui monti dell’Iran settentrionale il cortile di una casa è il tetto di quella sotto. Un passo avanti e attraversi il giardino di qualcun altro. Un altro passo e la copertura diventa strada, piazza, passaggio pubblico. Una rete fitta di passaggi di tetto in tetto che connette tuto il paese.
Masuleh nasce nel Medioevo, più o meno mille anni fa, sulle pendici umide e nebbiose del Gilan. Non per bellezza, ma per necessità. La montagna imponeva ordine, e l’uomo ha risposto con un’architettura geniale: edifici a gradoni, incastrati nel pendio, senza un solo centimetro sprecato. Le automobili? Impensabili. Qui comandano scale, terrazze, piedi e fiato corto.
Le case sono costruite con ciò che la montagna concede: pietra, legno, terra. All’esterno dominano pareti color ocra, rivestite di argilla gialla. Non è una scelta estetica: nella nebbia fitta che avvolge spesso il villaggio, quel colore rende le case visibili. I balconi in legno, affacciati sulla valle boscosa, si riempiono di fiori: un’esplosione di colori contro il grigio del cielo.
Le abitazioni si appoggiano alla roccia, letteralmente. Il retro è inglobato nella montagna, che diventa muro, sostegno, alleata silenziosa. L’orientamento privilegia il sole, cercato con ostinazione in un clima capriccioso. È un equilibrio antico, raffinato, costruito senza architetti celebri ma con secoli di esperienza.
Per questo nell'antico borgo iraniano l’architettura non si guarda: si attraversa. Cammini sui tetti e, senza accorgertene, stai attraversando la storia e la vita quotidiana della gente di Masuleh.

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