venerdì 6 febbraio 2026

858 - UN PASSO OLTRE LA SOGLIA


  

Ricordate quel vecchio film degli anni novanta, “Flatliners” dove un gruppo di studenti di medicina conduce esperimenti clandestini per studiare cosa succede dopo la morte?

Al cinema l'esperimento finisce malissimo. Nella realtà le cose sono andate meglio. Già, perché a Londra, 13 volontari hanno fatto qualcosa di simile: non hanno fermato il cuore, ma hanno spento per pochi minuti le coordinate ordinarie della coscienza, per provare il brivido di chi ha sbirciato oltre il confine.

Sono “morti” per qualche istante. Non davvero, ma abbastanza da poter tornare indietro per raccontare immagini, sensazioni, visioni. E hanno scoperto che assomigliano in modo inquietante a quelle di chi dopo esser stato dichiarato clinicamente morto, è invece sopravvissuto.

Le cose sono andate così: laboratori dell’Imperial College London, l'esperimento (i cui risultati saranno pubblicati nel 2018 col titolo “DMT Models the Near-Death Experience”) è organizzato dal gruppo che studia gli effetti delle sostanze psichedeliche sulla mente.

Ai partecipanti viene somministrata per via endovenosa la DMT, dimetiltriptammina: una molecola potentissima, capace di scardinare in pochi minuti le coordinate ordinarie della coscienza. In un’altra sessione, indistinguibile per ritualità ma non per effetti, ricevono un placebo. Poi raccontano. E gli studiosi misurano.

Per capire quanto ciò che hanno vissuto somigli a un’esperienza di pre-morte – le celebri NDE, (Near Death Experiences) - i ricercatori usano una scala standardizzata, la Greyson Scale, un questionario che indaga sensazioni come il distacco dal corpo, la pace profonda, la percezione di entrare in un “altro luogo”.

Il risultato è sorprendente: tutti (e solo) i volontari sotto DMT superano la soglia che definisce un’esperienza “di tipo NDE”. Parlano di quiete assoluta, di un io che si sfila dal corpo come un abito lasciato sulla sedia, di un passaggio – spesso descritto come un tunnel – verso un reame in cui tempo e spazio non obbediscono più alle leggi comuni. Non è il paradiso delle religioni, ma in qualche modo gli assomiglia.

C’è però una differenza sottile, quasi filosofica. Chi ha davvero rischiato la morte racconta spesso di un “punto di non ritorno”. Chi assume DMT no: sa, in fondo, che tornerà indietro. È una morte senza addio. Comunque un indizio di “vita oltre la vita?”. Forse. O forse no. La risposta, se c'è, vola nel vento.

Perché c'è l'altra ’ipotesi, quella più inquietante, maneggiata con cautela dagli scienziati: la DMT è presente anche nel nostro organismo, in quantità minime. Che abbia un ruolo nei momenti estremi della vita è una possibilità, anche se non provata. Ma l’idea che il cervello, sull’orlo dell’abisso possa regalarsi un ultimo racconto per attutire lo shock è troppo potente per non farci tremare.

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