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- IL MIGLIOR AMICO DEL CANE
Sembra
impossibile ma...
I
parigini a inizio 800 portavano i bambini in Rue Saint-Honorè per
seguire il bizzarro cerimoniale che si ripeteva ogni sera alla stessa
ora: il passaggio di un corteo di carrozze condotte da cocchieri in
livrea; a bordo, sdraiati su cuscini di seta, decine di cani vestiti
con abiti di lusso diretti al parco per i bisognini quotidiani. Una
delle follie per cui era noto Francis Henry Egerton, conte di
Bridgewater.
Egerton
nasce a Londra nel 1756; educato a Eton e Oxford, alla morte del
fratello nel 1823 eredita il titolo e un'enorme fortuna, e lascia
l'Inghilterra per Parigi, città che aveva sempre detto di detestare.
Qui acquista un lussuoso hotel al 335 di rue Saint-Honoré e ne fa la
sua dimora. Dove passerà il resto della vita in compagnia di un gran
numero di cani; niente di strano, se non fosse che una dozzina di
questi sono suoi ospiti fissi a tavola. Cene sontuose con gli animali
sistemati su sedie appositamente costruite, vestiti con abiti alla
moda cuciti su misura e stivali di pelle fatti a mano alle zampe,
ognuno col suo tovagliolo al collo e un servo alle spalle pronto a
soddisfare ogni desiderio, e a servire il cibo su piatti d'argento.
“Durante il pasto – annota il conte - si comportano con decenza e
decoro da far invidia a un gruppo di gentiluomini". E la volta
che due dei suoi preferiti sgarrano, si arrabbia davvero: "Li ho
trattati come gentiluomini e si sono comportati come mascalzoni”.
Poi chiama il sarto, gli fa cucire due abiti da valletto e li esilia
per otto giorni nelle stanze dei servitori. Per il resto, la villa è
sempre affollata da decine di cani di ogni razza, che passano la
giornata distesi su tappeti di velluto e divani damascati, serviti e
riveriti.
Fra
le altre stranezze del conte, la passione per le calzature: ne
indossa un paio diverso ogni giorno dell'anno, e conserva quelle
usate allineate in una stanza, senza farle ripulire: dice che l'anno
successivo nel rimettere lo stesso paio, saprà da fango e polvere
che tempo faceva quel giorno. Ama la caccia, e assolda un intero team
di cacciatori d'oltremanica con tanto di cani e volpi inglesi, con i
quali organizza partite di caccia in miniatura nel parco di casa.
Spara anche a conigli e pernici, ma siccome ci vede poco, i primi
sono legati, le seconde hanno le ali recise. Ama la letteratura, e
acquista libri a ogni prezzo. Alla sua morte nel 1829 lascia a musei
e biblioteche il suo enorme patrimonio; ai valletti va una livrea
nuova, alla famiglia e agli amati cani neanche un osso.

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