venerdì 23 gennaio 2026

842 - PSICANALISI E DISCHI VOLANTI


  

Il 14 dicembre del 1954, nel deserto dell’Arizona, Wilhelm Reich, celebre psicoanalista, allievo di Freud, punta uno strano marchingegno artigianale verso il cielo: obiettivo, combattere gli Ufo.

La bizzarra macchina, fatta di tubi metallici collegati all’acqua di un fiume, serve nelle sue intenzioni a manipolare l’energia invisibile che governa la vita, il clima e persino l’universo. Quella sera lo scienziato scrive per la prima volta di aver combattuto una battaglia interplanetaria contro un oggetto volante non identificato.

Reich non è un visionario qualunque. Medico, psicoanalista, allievo della Vienna freudiana, negli anni Trenta individua e dà un nome all’energia invisibile che, secondo lui, permea la vita e il cosmo: l'orgone.

Azzurra, pulsante, vitale. E' l'energia sessuale repressa che ognuno dovrebbe liberare per risolvere le tensioni psicofisiche: troppa, e stai bene. Bloccata, e ti ammali. Per trattenerla costruisce gli accumulatori di orgone: scatole di legno e metallo in cui sedersi come in una cabina dell’anima.

Nel 1941 coinvolge perfino Albert Einstein: il fisico misura, osserva e conclude che non c’è nessuna nuova energia, solo normali fenomeni termici. Lui non accetta il verdetto. E' l’inizio di una frattura col mondo.

Reich, sempre più isolato, sposta lo sguardo verso il cielo, e individua il Dor (Deadly Orgone), una forma letale di orgone, associata a siccità, desertificazione, depressione vitale.

Sono gli anni Cinquanta, e le segnalazioni di Ufo si moltiplicano. Lo scienziato fa due più due: i veicoli extraterrestri esistono, e funzionano con l’orgone, ma per produrlo emettono Dor, avvelenando l’ambiente terrestre. Sono gli alieni con questa energia letale a causare la desertificazione della Terra.

Così inizia la sua guerra personale agli Ufo combattuta a colpi di cloudbuster, il macchinario di sua invenzione che ripulisce il cielo dal Dor, e ne racconta le vicende in “Contact with Space”.

Le sue attività fanno discutere, e finiscono per richiamare l'attenzione delle autorità americane che gli vietano di vendere i suoi accumulatori e altro materiale terapeutico. Reich rifiuta di piegarsi.

Lo processano e lo assolvono dalle accuse, ma lo condannano per oltraggio alla corte: due anni senza condizionale. I suoi libri vengono distrutti, gli apparecchi smantellati: una scena da America maccartista, con il fuoco al posto del dialogo.

Nel marzo del 1957 Reich entra nei penitenziario federale di Lewisburg, in Pennsylvania. Chiede una sola cosa: di poter continuare a scrivere e lavorare in carcere. Glielo negano.

Morirà in cella pochi mesi dopo, il 3 novembre 1957, ufficialmente per insufficienza cardiaca, a 60 anni, pochi giorni prima dell’udienza che doveva riaprire il suo caso.


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