sabato 24 gennaio 2026

843 - LE DOTTORESSE

 


 

Guardate bene questa foto, scattata il 10 ottobre del 1885. Tre giovani donne in abiti tradizionali di diversi Paesi, sedute negli austeri corridoi del WMCP (Women’s Medical College of Pennsylvania).

Non sorridono, ma quello che la macchina coglie è il loro sguardo fermo, deciso, determinato. E di determinazione ne serve tanta in quegli anni per una donna che vuole affermarsi, esprimere la propria personalità, rincorrere i propri sogni in un mondo che discute se il cervello femminile sia adatto allo studio e se una donna possa reggere il peso della conoscenza senza mettere a rischio la maternità.

Eppure queste tre donne, arrivate negli Stati Uniti da mondi diversi e lontanissimi, stanno per laurearsi in medicina: una donna medico, quasi un ossimoro, di più, una bestemmia per l'epoca.

Oggi vi racconto la loro storia, ma prima vale la pena di conoscere quella del WMCP. Lo fondano nel 1850 i quaccheri di Germantown. Già, i quaccheri (la Religious Society of Friends), che incredibilmente sono stati tra i primissimi movimenti religiosi occidentali a credere davvero, nei fatti, nei diritti delle donne.

Non per slogan moderni, ma per una convinzione teologica radicale. Alla base del quaccherismo c’è l’idea della “luce interiore”: ogni essere umano, uomo o donna, possiede una scintilla divina. Se Dio parla a tutti allo stesso modo, non esistono gerarchie spirituali fondate sul genere.

Da qui derivano scelte che, tra Seicento e Ottocento, sono scandalose: le donne possono predicare nelle assemblee quacchere; partecipano alle decisioni comunitarie; gestiscono scuole, opere sociali, ospedali; vengono istruite, perché l’ignoranza è vista come un male morale.

Così non stupisce che il WMCP sia il primo college di medicina femminile al mondo. Una vera anomalia in un’epoca che esclude le donne dalle università, dagli ospedali, dal voto e spesso dal diritto di scegliere il proprio destino.

Proprio per questo, lì cominciano ad arrivare studentesse da tutto il mondo: dall’India, dal Giappone, dal Medio Oriente ottomano. Non per moda, ma per necessità. Nei loro Paesi, studiare medicina è proibito. Ed ecco la storia delle tre ragazze della foto.

Anandibai Gopal Joshi nasce nel 1865. Poco più che ventenne, attraversa gli oceani dall’India coloniale per laurearsi in medicina occidentale. Si iscrive alla WMCP si laurea in medicina prima di compiere 21 anni con una tesi su “Obstetricia tra gli Hindù ariani”. Gli archivi conservano lettere che raccontano la sua determinazione nel contrastare la forte opposizione della sua famiglia. Torna a casa come simbolo vivente di una possibilità nuova, ma la tubercolosi la uccide nel 1887, prima che possa esercitare davvero.

Kei Okami nasce nel 1859 in Giappone. Non è la prima donna medico in assoluto del suo Paese, ma è la prima a ottenere una laurea occidentale. Subito dopo la laurea torna in Giappone e, per quanto ostacolata dal clero e dalle istituzioni conservatrici, lavora come ginecologa, apre una clinica privata. insegna e contribuisce alla formazione infermieristica e alla promozione dell’educazione sanitaria femminile. Muore nel 1941.

Sabat Islambouli, di origine ebraica-curda, nasce nel 1867 in una regione che oggi chiamiamo Siria ma che allora era Impero Ottomano. Dopo la laurea le notizie sulla sua vita sono scarse: risiede a Damasco e poi al Cairo, ma non si sa con precisione dove e come eserciti la professione. Muore anche lei nel 1941.

In quegli stessi anni in cui si laureano le tre ragazze, tra quelle stesse mura il WMCP forma anche la prima dottoressa nativa americana, Susan La Flesche, e accoglie ex schiave afroamericane. Ai primi del novecento le laureate sono centinaia, provenienti da tutti i continenti. E' un vero laboratorio di futuro in un secolo che ha paura del futuro.

La fotografia di Anandibai, Kei e Sabat racconta il momento in cui la medicina smette di essere un privilegio maschile. E lo fa senza proclami, con tre sguardi che sembrano dire: “siamo qui, e ormai è troppo tardi per fermarci”.

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