giovedì 29 gennaio 2026

850 - LE DONNE DI FUORA


  

C’erano mattine, in Sicilia, in cui un bambino si svegliava con i capelli annodati come se qualcuno ci avesse giocato tutta la notte. Erano i trizzi. E quando comparivano, nei paesi dell’interno, la gente rabbrividiva.

Le chiamavano “donne di fuora”, perché non stavano mai davvero “dentro” questo mondo. Il termine donas de fuera compare negli atti inquisitoriali spagnoli riferito specificamente a donne accusate di stregoneria (brujas).

Figure ambigue, sospese: streghe per gli inquisitori, fate capricciose ma benevole, presenze notturne più curiose che malvagie per la gente del popolo. Lo studioso Giuseppe Pitrè le descriveva così: temute, sì, ma anche rispettate. Perché le “donne di fuora” potevano fare male, ma sapevano anche proteggere.

Alcuni studiosi (come Henningsen nella ricerca sulle relazioni inquisitoriali) suggeriscono che i raduni di “donne di fuora” fossero descritti in maniera molto più festosa nei racconti dei testimoni — con banchetti e danze — rispetto alla visione diabolica imposta dagli inquisitori.

I trizzi ‘nni capiddi erano il loro segno più riconoscibile. Nodi ostinati, difficili da sciogliere, che secondo la credenza non andavano forzati: solo chi li aveva fatti avrebbe potuto scioglierli davvero.

Per alcuni erano una carezza magica, un sortilegio benigno lasciato ai neonati. Per altri, soprattutto quando un bambino si ammalava o moriva, diventavano una colpa, un’accusa, una spiegazione facile per l’inesplicabile.

Dal sedicesimo secolo in poi la tolleranza finì. Le donne che conoscevano le erbe, preparavano unguenti, parlavano con la natura, vennero guardate con sospetto. In tutta la Sicilia ci furono processi per stregoneria, in cui alcune donne furono arrestate, torturate e condannate per pratiche magiche e sortilegi, spesso mescolando credenze popolari e interpretazioni ecclesiastiche diaboliche.

Tuttavia, la maggior parte delle condanne non prevedeva la morte sul rogo: la pena capitale era rara in Sicilia rispetto ad altre aree d’Europa, e molte imputate furono condannate all’esilio, alla prigionia o a pene corporali.

La figura delle “donne di fuora” in tempi moderni è stata studiata dagli antropologi. Secondo alcuni avrebbe origini antiche, legate al paganesimo, al culto di Diana o a tradizioni occulte orientali o greche: un’ipotesi comparativa suggerita dagli studiosi per analogie con figure simili in altre tradizioni europee (le Dames Blanches francesi o le Benshees scozzesi, che condividono tratti ambivalenti tra bene e male nei racconti popolari) e nel mito dei dominæ nocturnæ.

E ancora oggi, in certe zone rurali della Sicilia per qualcuno le donne di fuora sono ancora lì. Di certo non se ne sono mai andate del tutto: sopravvivono nei racconti sussurrati la sera, nelle raccomandazioni dette a mezza voce, nelle frasi ammonitrici delle mamme per far star buoni i bambini.

Nessun commento:

Posta un commento

856 - UNA GABBIA PER OTA BENGA

   Nel 1906, a New York, un uomo africano viene chiuso in gabbia con le scimmie allo zoo del Bronx ed esposto al pubblico come anel...