sabato 31 gennaio 2026

852 - LA SOLITUDINE DEL GENIO


  

A 18 mesi è in grado di leggere il Boston Globe, a 8 anni parla diverse lingue, dal latino al greco, dal francese, al russo, dal tedesco all'armeno, a 11 anni entra ad Harvard.

I numeri leggendari sul suo QI non sono verificabili, ma di certo se esistesse una classifica delle capacità intellettive il nome di William James Sidis starebbe in cima.

Nato a Boston nel 1898, figlio di Boris Sidis, un noto psichiatra e di Sarah Mandelbaum un medico. Il metodo educativo del bambino prodigio (spinta forte verso il successo, pressione per i risultati, esposizione mediatica) non sembra dei migliori.

Comunque è grazie a quello (o nonostante quello) che le cronache raccontano un’infanzia vertiginosa: lingue antiche e moderne assimilate con naturalezza, una lingua inventata (il Vendergood), manoscritti e libri scritti mentre i coetanei imparano a fare le aste. A 11 anni varca i cancelli di Harvard; a 16 si laurea “cum laude”,

Nel mezzo, una scena da romanzo: una lezione sulla quarta dimensione tenuta davanti ai più illustri professori e accademici, con la calma e la sicurezza di chi ha imparato da sempre a non avere rivali.

A 17 anni inizia a insegnare matematica alla Rice University.Ma non è sereno (non lo sarà mai), sente che quella non è la sua strada, che le sue idee non sono allineate. E nel 1919 Sidis è uno dei protagonisti del Primo Maggio di Boston: cortei, scontri, repressione. Viene arrestato non per violenza, ma proprio per le sue idee considerate sovversive.

Condannato, evita il carcere grazie all’intervento del padre, ma il prezzo è alto: tra il 1919 e il 1921 trascorre due anni di isolamento sotto controllo in un sanatorio. È la frattura. Sidis decide di uscire dal fascio dei riflettori, sceglie l’invisibilità.

Continua a scrivere un libro dopo l'altro, ma pubblica sotto pseudonimo, insegna e studia ai margini, esplora territori eccentrici: dalla cosmologia ai sistemi di trasporto urbano. In “The Animate and the Inanimate” immagina universi che vanno contro la freccia del tempo. Si trova anche costretto a difendere la propria privacy in tribunale, quando un settimanale lo deride: una battaglia silenziosa per il diritto all’oblio.

William James Sidis muore il 17 luglio 1944, a 46 anni, per emorragia cerebrale. Resta il rimpianto di aver perduto così giovane una mente eccezionale. E una domanda che punge: cosa avrebbe potuto creare “il ragazzo più intelligente della Terra”, come lo chiamavano i giornali, se la società, invece di esibirlo e poi isolarlo, lo avesse sostenuto davvero?


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