Un maggiore dell’aeronautica americana cavalca l'atomica urlando e agitando il cappello da cowboy mentre la bomba precipita inesorabile verso il bersaglio.
Sì, è il finale del Dottor Stranamore, il film del 1964 dove Stanley Kubrick racconta l'inizio della fine: una farsa tragica con telefoni impazziti che squillano, generali paranoici, equivoci tragicamente paradossali. Sessant’anni dopo, la realtà è (forse) meno grottesca ma non meno inquietante.
Accanto al presidente degli Stati Uniti Donald Trump oggi non c’è un bottone rosso da pigiare, bensì una borsa nera. Si chiama “nuclear football”, e rappresenta una verità essenziale e spaventosa: la “sole authority”, l’autorità esclusiva del presidente di ordinare l’uso delle armi nucleari.
Ufficialmente è la “presidential emergency satchel”, la “cartella d’emergenza del presidente”. La valigetta è portata da un ufficiale, il “presidential military aide”, che segue il presidente come un’ombra ed è inquadrato nel White house military office.
Ma cosa contiene la borsa? Dentro non ci sono chiavi né codici da digitare. È un kit di procedure e comunicazioni. Secondo la descrizione più citata, c’è un libro nero con opzioni di risposta a una crisi nucleare, scenari e conseguenze. Un secondo volume elenca i luoghi sicuri per il trasferimento del presidente. Ci sono poi un fascicolo di poche pagine che spiega come attivare il sistema nazionale di allerta, capace di interrompere radio e televisione, e un telefono satellitare o altro dispositivo per comunicazioni sicure. Niente di più.
E i segretissimi codici personali? Quelli non stanno nella borsa. Stanno addosso al presidente, su una schedina chiamata familiarmente “biscuit”. Servono a autenticarlo: a dimostrare che l’ordine viene davvero da lui (e si racconta che in passato più di un presidente – Carter, Reagan, Clinton – lo abbia perso). L’altra estremità della linea è il National Military Command Center, il centro che riceve l’ordine e lo traduce in procedure operative.
Ma il punto più agghiacciante è un altro. Un tempo si pensava che esistesse un co-firmatario obbligatorio che validava la decisione del presidente. Non è così: oggi si sa con certezza che il presidente può sì consultare generali e consiglieri, ma non deve chiedere il permesso a nessuno. È la “sole authority”. I controlli esistono dopo, nei passaggi tecnici di esecuzione; non prima, nella decisione politica.
Kubrick chiude il suo film con gelido sarcasmo: il mondo esplode accompagnato dalla dolce voce di Vera Lynn che canta “We’ll Meet Again”. La realtà non ha colonna sonora, né un filo di ironia: solo una borsa nera che affida ad un solo uomo, che oggi si chiama Donald Trump, le chiavi dell'apocalisse.

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