Sembra
impossibile ma...
Questa
è una storia vera.
Quelli
che hanno la forza di non arrendersi. Quelli che quando le cose
girano al peggio si rimboccano le maniche. Quelli che trovano la
forza di risalire un attimo prima di toccare il fondo. Quelli come
gli abitanti di Succiso, un piccolo borgo dell’Appennino
tosco-emiliano che appena 25 anni fa sembrava destinato a sparire
dalle carte geografiche, e oggi è il primo paese cooperativa in
Italia, studiato da ricercatori di mezzo mondo che vogliono capire i
motivi di un’irresistibile ascesa e replicare il modello inventato
e realizzato dai 65 abitanti di questa sorta di kibbutz di montagna.
La
storia comincia nel 1990, quando per mancanza di clienti chiusero
contemporaneamente il bar e il negozio di alimentari, lo “spaccio”
del paese: i giovani se ne erano andati, e quando nel fine settimana
tornavano su, a mille metri di quota a respirare aria buona, si
portavano dietro le provviste comprate in città. Il borgo ormai
spopolato stava per tirare giù la saracinesca, come gli ultimi due
locali pubblici.
All’epoca
Dario Torri, attuale presidente della Cooperativa Valle dei
Cavalieri, aveva 27 anni. Insieme a nove amici si guardò intorno. E
disse no. Anche se sembrava impossibile in quel momento far risorgere
un paese fantasma, bisognava almeno tentare di salvare quel mondo
dove erano nati e cresciuti, che stava per scomparire. E’ nata così
la prima cooperativa
di comunità.
«E’ vero – dice Torri _ in qualche modo somiglia a un kibbutz,
anche qui l’associazione è volontaria e la proprietà è comune».
Grazie a un primo investimento dei soci, seguito nel tempo da
contributi provinciali, regionali ed europei, la macchina si è
rimessa in moto: riaperti il bar e la rivendita di alimentari, la
cooperativa ha avviato un’azienda agricola acquistando 240 pecore
che vivono libere nei 22 ettari di verde destinati a pascolo intorno
al paese.. L’azienda produce pecorino e ricotta.
Col
tempo la cooperativa ha aperto un ristorante e un agriturismo che
oggi accoglie 14mila ospiti l’anno. Grazie a queste ed altre
attività (ad esempio la collaborazione col Parco Nazionale
dell’Appennino Tosco Emiliano per organizzare passeggiate per i
turisti, o l’organizzazione di escursioni e laboratori
naturalistici per studenti) i Cavalieri fatturano circa 700 mila euro
l’anno “Lo abbiamo fatto perché
amiamo la nostra terra
– conclude Torri - non volevamo vederla abbandonata. Ora d’estate
arriviamo ad avere anche 600 abitanti. Sì, anche se all’inizio ci
prendevano per matti, il paese è tornato a vivere”.

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