Sembra
impossibile ma...
Questa
è una storia vera. Cominciamo dalla fine. L'ingegner Giorgio Rosa se
ne è andato nel 2017 alla bella età di 92 anni dell’ingegner
Giorgio Rosa. Se ci fosse un patrono di tutti quelli che danno vita a
sogni impossibili, dovrebbe avere il suo nome.
Il
suo sogno si chiamava Insulo de la Rozoj, quattrocento metri quadrati
di legno, cemento e acciaio saldamente piantati in mezzo al mare
Adriatico, poco più di 11 chilometri al largo di Rimini. Chi ci
approda parla esperanto, come moneta usa i Mill ed entra nella
Repubblica Esperantista dell’Isola delle Rose. Il primo maggio del
1968 Giorgio Rosa la proclama stato indipendente. Nove mesi dopo due
tonnellate di esplosivo la fanno saltare in aria.
Facciamo
un passo indietro. Siamo nei primi anni sessanta a Bologna.
L’ingegner Rosa si scontra con un mostro chiamato burocrazia.
Ancora oggi, mezzo secolo dopo, per gli imprenditori è uno degli
ostacoli più duri da affrontare, sabbie mobili che frenano lo
sviluppo del Bel Paese. L’ingegnere bolognese decide di aggirarle e
costruisce un’isola artificiale 500 metri oltre il confine delle
acque territoriali italiane. Dopo 4 anni di lavori l’isola è
pronta. Rosa rende pubblica la sua idea con una conferenza stampa il
24 giugno del 1968. Nell’anno delle proteste di studenti e
lavoratori di tutta Europa contro il sistema l’”isola della
libertà” dove si parla un linguaggio comune nel segno della
giustizia e dell’uguaglianza conquista il cuore di migliaia di
persone. In poche settimane il tratto di mare fra la costa italiana e
l'Isola delle Rose diventa trafficato come il centro di Roma nell’ora
di punta.
I
giornali scrivono di tutto, l’isola viene raccontata via via come
un night tempio del peccato, un casinò, il covo di una banda di
contrabbandieri, una base di appoggio per i sommergibili dell’Unione
Sovietica. Non c’è niente di vero, ovviamente. Ma allo Stato
italiano basta assai meno: l’isola – si dice a Roma – serve a
raccogliere proventi turistici senza pagare le tasse. "Mi
ritrovai decine di pilotine di capitaneria e carabinieri attorno alla
piattaforma – raccontava Rosa –. Una situazione surreale dettata
evidentemente dalla paura della libertà che avevo conquistato".
Così
55 giorni dopo la proclamazione dell’indipendenza, l’Italia attua
il blocco navale e occupa militarmente l’Insulo de la Rozoj. Il
“Governo della Repubblica Esperantista dell'Isola delle Rose"
invia un telegramma al Presidente della Repubblica Saragat per
lamentare «la violazione della sovranità e la ferita inflitta al
turismo locale dall'occupazione militare» senza avere risposta.
Saranno gli artificeri della Marina a cancellare la piattaforma dalle
mappe nel febbraio del 1969. Per distruggere l’isola dell’ingegnere
bolognese servono due tonnellate di esplosivo.
Che
però serve a poco contro i sogni e le idee. Anno
2011, conferenza stampa di Peter Thiel, ideatore e cofondatore di
PayPal. «Si
potrebbero costruire nei mari di mezzo mondo – dice l’imprenditore
americano - isole artificiali in acque internazionali. Essendo fuori
dalla giurisdizione dei singoli Stati, potrebbero costituirsi come
stato sovrano. In tutto dieci milioni di residenti divisi per un
massimo di 270 abitanti per isola».
Cosa avrà pensato l’ingegner Rosa?”

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