lunedì 15 giugno 2020

616 - IRON MAN


 

 Sembra impossibile ma…

C’è un campione di ciclismo che ha collezionato un’incredibile serie di cadute e incidenti riportando decine di fratture, commozioni cerebrali e ferite, e un numero infinito di cicatrici e punti di sutura.

Reggie McNamara nasce a Grenfell in Australia nel 1887. Figlio di un allevatore di pecore cresce nella campagna australiana con 13 fra fratelli e sorelle. A 12 anni un serpente lo morde a un dito e lui se lo taglia via con un'ascia. Inizia a gareggiare a 14 anni nelle fiere di paese intorno a Sydney, per iscriversi alle gare caccia i canguri e vende le loro pelli, e per anni si mantiene con i premi in denaro delle competizioni.

Nel 1913 un impresario lo nota a una “sei giorni” (gara che diventerà la sua specialità) a Sydney, e lo porta negli Stati Uniti. Appena sbarcato, si rompe una gamba nel primo allenamento, poi sposa l’infermiera che lo ha curato e prende la cittadinanza americana. Diventerà un vero campione: nel suo palmares 5 record mondiali, molteplici successi nelle più importanti “sei giorni” in tutto il mondo (l’ultima a 45 anni), oltre 700 gare vinte su 3000 disputate e l’equivalente di due milioni di dollari guadagnati in una carriera memorabile. Ma le sue vittorie sono il frutto di un modo di correre folle e spericolato fino all’incoscienza: sulle ripide piste di legno non si contano gli incidenti spettacolari e gli infortuni, che gli valgono il soprannome di “Iron man”.

Quanche esempio? Al Madison Square Garden nel 1926 Mc Namara cade rovinosamente durante una volata ad alta velocità, sviene riprende i sensi e allontana il dottore; “Se le gambe sono a posto, vado”. Barcollando sale in sella e vince la gara. Scoprirà poi di avere 3 costole rotte. A Melbourne in una “sei giorni” cade e si procura un profondo taglio. Medicato, riprende a correre ma la ferita si gonfia. Convince il medico a operarlo lì. Gli viene rimosso un ascesso grosso come una palla da tennis, e il taglio richiede 12 punti di sutura. Il tutto senza anestetico. Poi riprende la corsa (siamo al quarto dei 6 giorni) e arriva secondo. In un’altra gara colleziona oltre 20 cadute.

Quando lascia le gare, nel 1936, “vanta” 17 fratture della clavicola, una del naso, una della gamba, una del cranio, 3 della mascella, 5 commozioni cerebrali, 500 punti chirurgici e 47 cicatrici. Morirà di infarto a Belleville a 83 anni.
 
 

 
 

 

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