lunedì 15 giugno 2020

617 - LA RIVOLTA DEGLI ULTRA'



Sembra impossibile ma…
Il fenomeno hooligans non è nato negli stadi calcistici del ventesimo secolo: da quando gli atleti si confrontano di fronte a un pubblico, gruppi di tifosi organizzati pronti a tutto per veder prevalere i propri colori si sfidano sulle gradinate. E a Costantinopoli 1500 anni fa gli scontri violenti fra ultrà si sono trasformati in una vera ecatombe.

Anno 532, Costantinopoli è la capitale dell’Impero Bizantino e Giustiniano è l’imperatore. La gente impazzisce per le corse dei carri all’ippodromo, quei sette giri di pista nei quali si sfidano i migliori cavalieri sono attesi con ansia dai tifosi delle quattro fazioni in cui è divisa la città. Il colore delle vesti e dei finimenti identifica le “squadre”: Verdi, Rossi, Azzurri e Bianchi. La rivalità più forte è quella fra i Verdi e gli Azzurri, che si dividono le vittorie e si scontrano anche fuori dall’ippodromo, divise dalla politica e dalla religione: i Verdi rappresentano il partito aristocratico (i "Contribuenti"), gli Azzurri il partito popolare (i "Miserabili"), che però sostengono l’imperatore e sono i prediletti della moglie Teodora. Le due fazioni, che si distinguono anche per il taglio dei capelli e la foggia degli abiti, vantano amicizie e protezioni, si dividono compensi e incarichi e godono da tempo di una quasi totale impunità. Alla vigilia della gara, prevista per l’11 gennaio, si accendono violenti scontri che causano diverse vittime.

L’imperatore stavolta sceglie la linea dura, fa arrestare i capi ultrà Verdi e Azzurri e ne condanna 7, colpevoli di omicidio, all’impiccagione. E’ il 10 gennaio. Due di loro, un Verde e un Azzurro, si salvano miracolosamente per la rottura del patibolo, fuggono e si rifugiano in un monastero, che viene circondato dai soldati. Le fazioni rivali chiedono insieme clemenza a Giustiniano, ma lui non sente ragioni, li fa stanare e impiccare. La mattina dopo all’ippodromo è il finimondo, Verdi e Azzurri coalizzati guidano la sommossa con fischi e slogan all’ingresso di Giustiniano e Teodora, che scappano e si barricano nel palazzo imperiale.

E’ l’inizio di una rivolta che andrà avanti per 6 giorni, fra scontri, barricate, incendi e saccheggi. Il generale Belisario fa sapere ai capi degli ultrà che in cambio della salvezza andrà all’ippodromo e distribuirà il tesoro imperiale ai rivoltosi. I quali ignorano che nel frattempo alle porte della città è arrivato il generale Narsete reduce dalla guerra persiana. In migliaia vanno all’ippodromo. Gli uomini di Narsete e Belisario li chiudono dentro e ne fanno strage.

Il 18 gennaio dopo 6 giorni di guerriglia urbana si conclude quella che i libri di storia ricorderanno come Rivolta di Nika, dal grido "Nikā, Nikā" ("Vinci! Vinci!") con cui i tifosi incitavano i loro campioni nelle corse di carri. Quando si riaprono le porte dell’ippodromo, il campo di gara è un lago di sangue, sulle gradinate ci sono i resti di 35.000 ultrà vestiti di verde e di azzurro.









Nessun commento:

Posta un commento

871 - L'ESPLORATORE DIMENTICATO

  Il primo uomo ad arrivare in cima al mondo fu un afroamericano dimenticato dalla Storia. Non quello che si prese la gloria. Non quello ch...