giovedì 24 settembre 2026

873 - L'INTERVENTO IMPOSSIBILE DI 2600 ANNI FA

 

La prima operazione di cataratta? 2600 anni fa. Senza anestesia, senza antibiotici, senza microscopio.

Un uomo teneva ferma la testa del paziente e un altro gli infilava un ago nell’occhio. La tradizione attribuisce una delle più antiche descrizioni dell’intervento al medico indiano Sushruta, vissuto intorno al 600 a.C. La prudenza però è obbligatoria: gli studiosi moderni discutono sia la data esatta sia la formazione del testo che porta il suo nome, la Sushruta Samhita, composto e rielaborato nel corso del tempo. Quello che è assolutamente certo è che sia nel mondo indiano che in quello greco-romano al tempo di Cristo si eseguivano già interventi di cataratta.

La tecnica era brutale e geniale insieme. Oggi la chiamiamo couching. Il chirurgo non eliminava il cristallino diventato opaco: introduceva lateralmente nell’occhio una sottile asta e lo spingeva verso il basso, fuori dall’asse della pupilla.

Il paziente rimaneva così senza cristallino e vedeva comunque molto male. Ma chi prima distingueva soltanto luce e ombre poteva tornare a riconoscere forme e persone. Per l’epoca era un miracolo.

Nel I secolo d.C. il romano Aulo Cornelio Celso descrisse l’operazione con impressionante precisione. Il paziente siede in un luogo ben illuminato, rivolto verso la fonte di luce (spesso la stessa luce solare), il chirurgo leggermente più in alto e un assistente gli tiene ferma la testa. L’ago viene introdotto nella parte bianca dell’occhio evitando i vasi sanguigni.

Gli antichi non conoscevano retina, pressione intraoculare e fisiologia della visione come noi. Eppure, attraverso esperienza e osservazione, avevano individuato perfino una zona relativamente favorevole per penetrare nell’occhio.

E l’anestesia? Non esisteva.Dolore, quindi, ma solo nel momento in cui l'ago penetrava, perché l'interno dell'occhio ha scarsa sensibilità al dolore. Per secoli la ricetta fu: restare immobili e respirare profondamente durante la manovra. Ma il vero rischio era un altro: infezioni, emorragie, infiammazioni e perdita definitiva della vista.

La rivoluzione arriva nel Settecento. Jacques Daviel comprende che invece di spostare il cristallino opaco si può estrarlo. Da lì il percorso accelera: antisepsi, anestesia, microscopio, incisioni sempre più piccole.

Nel 1949 Harold Ridley impianta nell’occhio una delle prime lenti artificiali moderne. Nel 1967 Charles Kelman introduce la facoemulsificazione con ultrasuoni, alla base della tecnica usata ai giorni nostri.

Oggi il paziente fissa una luce intensa, il chirurgo lavora al microscopio, il cristallino viene frammentato e aspirato attraverso un’incisione minuscola e al suo posto entra una lente artificiale calcolata su misura. Un'operazione indolore che si esegue in pochi minuti ambulatorialmente.

Dall'ago nell'occhio alla facoemulsificazione, mondi lontanissimi. Ma c'è un dettaglio affascinante che li lega: un principio ottico comune. Oggi come due millenni fa il paziente viene rivolto verso una potente fonte luminosa: un tempo “accecato” dal sole, oggi dal fascio luminoso abbacinante del microscopio, che cancella alla vista (per fortuna) anche tutte le manovre del chirurgo. Duemila anni di storia della medicina in un raggio di luce.

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