Nell'Inghilterra dell'Ottocento un uomo poteva entrare in un mercato con la moglie legata a una cavezza e uscire dopo averla venduta a un altro uomo. Non era legale. Ma è accaduto davvero, centinaia di volte.
Per capire questa storia bisogna dimenticare per un momento il divorzio come lo conosciamo oggi. Fino al 1857, in Inghilterra, ottenere lo scioglimento completo di un matrimonio richiedeva un atto privato del Parlamento. Una procedura lunghissima e costosissima: fra il 1700 e il 1857 ne furono concessi appena 314, tutti a uomini facoltosi.
Così, per chi di soldi non ne aveva molti, nacque una singolare forma di separazione popolare: la “wife sale”, la vendita della moglie. Non aveva alcun valore legale, ma seguiva un rituale preciso. Marito e moglie si presentavano in un mercato, una fiera o una locanda; talvolta la donna portava una cavezza al collo, al braccio o alla vita, come il bestiame. Seguiva una finta asta e passava una piccola somma di denaro.
Ma dietro quell'immagine brutale c'era spesso una realtà più complessa. Gli studi dello storico E. P. Thompson mostrano che, nei casi documentati, il consenso della donna era fondamentale e che molte volte il compratore era già il suo nuovo compagno. Più che una compravendita autentica, dunque, era una cerimonia pubblica con cui una coppia cercava di sancire una separazione che la legge rendeva quasi impossibile.
Per fare un esempio documentato, il 31 agosto 1773 Samuel Whitehouse entrò al Bell Inn di Birmingham e fece registrare nel libro dei pedaggi la vendita della moglie Mary a Thomas Griffiths. Prezzo: uno scellino. Il documento precisava che Griffiths la prendeva «con tutti i suoi difetti» e, dettaglio sorprendente, annotava che tutti gli interessati erano soddisfatti dell'accordo.
La pratica declinò a fine Ottocento, ma non sparì subito. Ancora nel 1913 una donna dichiarò davanti a un tribunale di Leeds che il marito l'aveva ceduta a un collega per una sterlina. Quando Thomas Hardy raccontò una scena simile ne “Il sindaco di Casterbridge”, molti pensarono che avesse esagerato. Invece la realtà, ancora una volta, aveva superato la fantasia.
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