sabato 3 ottobre 2026

881 - IL PROCESSO AL PAPA MORTO DA NOVE MESI


 

Nell’anno 897 un Papa fece dissotterrare il corpo di un altro Papa, lo vestì con i paramenti pontifici, lo collocò su un seggio e lo sottopose a un processo.

Papa Formoso ha guidato la Chiesa dal 891 al 896, in un’epoca in cui il papato è coinvolto nelle lotte fra le famiglie che si contendono Roma e il titolo imperiale.

Nove mesi dopo la sua morte, il nuovo pontefice Stefano VI ordina che il cadavere sia prelevato dalla tomba e portato davanti a un sinodo convocato a Roma. Il processo si svolge nella basilica di San Giovanni in Laterano.

Formoso viene rivestito con gli abiti papali e collocato su un seggio davanti al tribunale ecclesiastico. Seduto accanto al corpo, un diacono incaricato risponde alle accuse in nome del morto.

Stefano VI si rivolge direttamente al cadavere. Lo accusa di aver abbandonato illegalmente la sede episcopale di Porto per diventare vescovo di Roma, di aver ignorato una precedente scomunica e violato un giuramento con il quale si era impegnato a non ricoprire più incarichi ecclesiastici. Il verdetto, manco a dirlo, è di colpevolezza.

Tutti gli atti e le ordinazioni compiuti da Formoso durante il pontificato vengono annullati. Il corpo viene spogliato dei paramenti papali e rivestito come un uomo comune. Gli vengono recise le tre dita della mano destra usate per impartire le benedizioni. Poi lo seppelliscono in un cimitero destinato agli stranieri. Ma neppure questo basta: pochi giorni dopo lo dissotterrano e gettano la salma nel Tevere.

Di lì a pochi mesi il destino cambia le carte in tavola. Stefano VI viene deposto, rinchiuso in carcere e strangolato. Il corpo di Formoso, recuperato chissà in che modo dal fiume, viene invece restituito alla basilica di San Pietro. Un nuovo sinodo annulla il processo e riabilita il pontefice defunto. E a conti fatti, l'ultimo appello lo vince lui.




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venerdì 2 ottobre 2026

880 - IL MERCATO DELLE MOGLI


 

Nell'Inghilterra dell'Ottocento un uomo poteva entrare in un mercato con la moglie legata a una cavezza e uscire dopo averla venduta a un altro uomo. Non era legale. Ma è accaduto davvero, centinaia di volte.

Per capire questa storia bisogna dimenticare per un momento il divorzio come lo conosciamo oggi. Fino al 1857, in Inghilterra, ottenere lo scioglimento completo di un matrimonio richiedeva un atto privato del Parlamento. Una procedura lunghissima e costosissima: fra il 1700 e il 1857 ne furono concessi appena 314, tutti a uomini facoltosi.

Così, per chi di soldi non ne aveva molti, nacque una singolare forma di separazione popolare: la “wife sale”, la vendita della moglie. Non aveva alcun valore legale, ma seguiva un rituale preciso. Marito e moglie si presentavano in un mercato, una fiera o una locanda; talvolta la donna portava una cavezza al collo, al braccio o alla vita, come il bestiame. Seguiva una finta asta e passava una piccola somma di denaro.

Ma dietro quell'immagine brutale c'era spesso una realtà più complessa. Gli studi dello storico E. P. Thompson mostrano che, nei casi documentati, il consenso della donna era fondamentale e che molte volte il compratore era già il suo nuovo compagno. Più che una compravendita autentica, dunque, era una cerimonia pubblica con cui una coppia cercava di sancire una separazione che la legge rendeva quasi impossibile.

Per fare un esempio documentato, il 31 agosto 1773 Samuel Whitehouse entrò al Bell Inn di Birmingham e fece registrare nel libro dei pedaggi la vendita della moglie Mary a Thomas Griffiths. Prezzo: uno scellino. Il documento precisava che Griffiths la prendeva «con tutti i suoi difetti» e, dettaglio sorprendente, annotava che tutti gli interessati erano soddisfatti dell'accordo.

La pratica declinò a fine Ottocento, ma non sparì subito. Ancora nel 1913 una donna dichiarò davanti a un tribunale di Leeds che il marito l'aveva ceduta a un collega per una sterlina. Quando Thomas Hardy raccontò una scena simile ne “Il sindaco di Casterbridge”, molti pensarono che avesse esagerato. Invece la realtà, ancora una volta, aveva superato la fantasia.




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giovedì 1 ottobre 2026

879 - QUATTORDICI MESI ALLA DERIVA

 

José Salvador Alvarenga uscì in mare per pescare; l'idea era quella di rientrare il giorno successivo. Tornò 438 giorni più tardi, dopo avere attraversato quasi tutto il Pacifico su una barca senza vela e senza motore.

E' la mattina del 17 novembre 2012 quando Josè parte dalla costa del Chiapas, in Messico, insieme al giovane Ezequiel Córdoba. I due sono a bordo di una piccola imbarcazione aperta in vetroresina, lunga circa sette metri, qualche attrezzo e provviste sufficienti per una breve battuta di pesca.

Poi arriva la tempesta. Il motore si guasta, la radio smette di funzionare e il vento trascinò la barca lontano dalla costa. I soccorsi la cercano, ma nell’immensità dell’oceano quella minuscola macchia bianca scompare.

Alvarenga e Córdoba sopravvivono catturando pesci, tartarughe e uccelli marini. Raccolgono l’acqua piovana in ogni recipiente disponibile. Quando non piove, la sete diventa il nemico peggiore.

Poi Córdoba si ammala e smette progressivamente di mangiare. Di lì a poco muore. Alvarenga rimane solo: senza carte, senza strumenti, senza conoscere la propria posizione. Per non perdere completamente il senso del tempo, osserva le fasi della Luna. Intanto la corrente continua a spingere la barca verso occidente.

Il 30 gennaio 2014 Alvarenga vede apparire finalmente sulla linea dell'orizzonte una striscia di terra con degli alberi. Non è un miraggio. Si gettòain acqua, raggiunge a nuoto un isolotto dell’atollo di Ebon, nelle Isole Marshall, e crolla sulla spiaggia. Due abitanti trovano l’uomo scalzo, coperto da una barba enorme. Parla soltanto spagnolo e indica disperatamente la bocca per chiedere acqua.

Quando ricomincia a parlare, racconta la sua storia, che sembra incredibile a tutti. Ma le autorità confermano il giorno della sua partenza e identificano l’imbarcazione. Successivamente, modelli oceanografici mostreranno che venti e correnti avrebbero potuto davvero trasportare una barca alla deriva dal Messico fino alle Marshall nei tempi raccontati.

Si, Alvarenga ha attraversato il Pacifico, e lo ha fatto senza governare un'imbarcazione. E' stato il Pacifico a portare lui. Per 438 giorni è andato alla deriva senza una rotta, e un giorno dopo l'altro si è dato un solo obiettivo: arrivare vivo fino alla sera.




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881 - IL PROCESSO AL PAPA MORTO DA NOVE MESI

  Nell’anno 897 un Papa fece dissotterrare il corpo di un altro Papa, lo vestì con i paramenti pontifici, lo collocò su un seggio e ...