domenica 4 ottobre 2026

882 - LA FISICA DI MPEMBA


 

Erasto Mpemba, studente tredicenne della Magamba Secondary School, in Tanzania, mise nel congelatore una miscela bollente. E si rese conto che incredibilmente, la sua miscela gelò prima di quelle che i compagni avevano messe nel congelatore già fredde.

Anno 1963, nella scuola secondaria è in corso... un esperimento di fisica? No, un’attività scolastica di cucina. Gli studenti hanno preparato una miscela per fare il gelato facendo bollire latte e zucchero. Devono aspettare che si raffreddi, ma lo spazio è poco ed Erasto teme che gli altri occupino tutti i ripiani. Così inserisce il recipiente ancora bollente. Quando torna, la sua miscela si è solidificata mentre quelle messe dentro già fredde dei compagni sono ancora molli.

Lo racconta al professore. Lui gli dice che non è possibile, sicuramente si è sbagliato. I compagni lo deridono. Nasce anche un modo di prenderlo in giro: quando qualcosa si comporta al contrario del previsto, la chiamano «fisica di Mpemba». Erasto però ha visto con i suoi occhi, e non si arrende. Inizia a fare prove.

Qualche tempo dopo Denis Osborne, docente di fisica all’University College di Dar es Salaam, visita la scuola. Davanti a tutti, il ragazzo gli pone la domanda assurda: perché, in certe condizioni, l’acqua calda congela prima di quella fredda? Tutti ridono. Osborne no. Tornato in laboratorio, ripete l’esperimento e vede che il ragazzo ha ragione. Nel 1969 i due firmano insieme un articolo scientifico intitolato semplicemente «Cool?».

Oggi il fenomeno è conosciuto come effetto Mpemba. Non accade sempre: dipende dai recipienti, dalle temperature, dall’evaporazione, dai movimenti dell’acqua e dal modo in cui nasce il ghiaccio. Sull'onda degli studi avviati sul fenomeno, i ricercatori scoprono anche che Aristotele aveva descritto un paradosso simile più di duemila anni prima nella sua Meteorologica.

E la spiegazione scientifica? Il congelamento è un fenomeno più complesso di quanto si pensi, e implica molti parametri. In questi anni sono state proposte molte teorie per questo comportamento controintuitivo, ma ad oggi non è ancora stata trovata una spiegazione soddisfacente.

Intanto quel termine che i ragazzi della scuola tanzaniana avevano coniato per deridere il loro compagno di classe, la «fisica di Mpemba», è entrato a pieno titolo nei libri di fisica di tutto il mondo, per indicare quel fenomeno che la scienza ufficiale negava, ma che un ragazzino di 13 anni ha dimostrato, credendo semplicemente a ciò che aveva osservato.




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