Per impedire che il sale passasse da una regione all’altra senza pagare il dazio, gli inglesi costruirono in India una linea doganale lunga migliaia di chilometri, fatta di siepi spinose, ma anche di fossati e muri. E la sorvegliarono con un piccolo esercito.
Nell’Ottocento il sale prodotto in alcune zone indiane è tassato più pesantemente che altrove. La soluzione escogitata dall’amministrazione britannica è tracciare una barriera interna: chi porta sale oltre quella linea deve pagare. Nel 1869, secondo un intervento ufficiale al Parlamento indiano, la frontiera doganale supera le 2.700 miglia, richiede circa 16.000 uomini e costa oltre 200.000 sterline l’anno.
Non è una siepe uniforme e ininterrotta per tutta la sua lunghezza: il confine cambia forma secondo il terreno e comprende tratti vegetali, muri e fossati. Ma le spine ci sono sempre, e sono abbastanza fitte da diventare una barriera vera. Un memorandum riservato del 1873, scritto dal commissario delle dogane, descrive un tratto di 1.200 miglia presidiato da 8.578 funzionari e soldati. Serve a fermare il sale prodotto negli Stati principeschi prima che entri nei territori britannici senza pagare.
Il documento contiene anche una frase sorprendente: il commissario definisce quella barriera un espediente «semi-barbaro», costoso e difficile da abolire, perché il sale proviene da territori che gli inglesi non governano direttamente. La linea scompare nel 1879, la siepe viene abbattuta quando il governo uniforma il dazio nelle diverse regioni. Il sale, però, continua a essere tassato.
Nessuno per anni ne parla più, e la muraglia di rovi viene quasi dimenticata. La sua esistenza però è ampiamente documentata, e alcuni tratti sono anche sopravvissuti: una ricerca sul campo nel 2018 ne ha individuato uno ancora ben riconoscibile nella zona di Palighar.
📌 Ti piacciono le storie incredibili ma vere? Iscriviti gratuitamente alla newsletter LE MILLE E UNA STORIA.
📚 Vuoi leggerne altre 399? Scopri il mio libro STORIE STRAORDINARIE.

Nessun commento:
Posta un commento