sabato 8 agosto 2020

715 - L'ASSEDIO HEAVY METAL

 Sembra impossibile ma...

L'Operazione Nifty Package (Pacchetto elegante) è stata il clou di uno dei più strani assedi della storia, con le truppe americane che per una settimana “spararono” musica heavy metal ad altissimo volume per far uscire l'ex presidente di Panama Manuel Noriega dalla nunziatura apostolica dove si era rifugiato. Grazie a Eros Teodori per la segnalazione.

Nel 1989 Noriega è alla fine della sua parabola al vertice del Paese centroamericano. Leader militare, presidente e dittatore di Panama, Cara de piña, Faccia d'ananas come lo chiamano, supportato per anni da governo americano e Cia, da 3 anni si è messo nei guai litigando proprio coi suoi sostenitori, tanto da essere accusato di commercio di droga e diventare il nemico pubblico numero uno. Così in dicembre George Bush decide di invadere Panama e catturare l'ex amico dipinto ormai come un tiranno e un criminale.

Al quinto giorno di invasione Noriega scappa, e dove si rifugia? Nella sede della nunziatura apostolica, l'ambasciata del Vaticano, ospitata in una villa coloniale sull'elegante lungomare di Punta Paetilla. Secondo la versione ufficiale il nunzio, monsignor Josè Laboa, si assunse personalmente la responsabilità di ospitarlo per mettere fine agli scontri armati ed evitare la guerra civile. Di certo l'ex dittatore vuole una cosa sola: avere salva la vita. Nelle ore successive davanti al cancello della villa iniziano le trattative tra il nunzio e il generale Thurman che ha guidato l'invasione, mentre il quartiere più lussuoso della città, chiuso da rotoli di filo spinato, diventa un campo di battaglia: soldati americani ovunque, cingolati nelle strade, elicotteri che sorvolano la villa e atterrano nel campo di calcio dietro il giardino. E qui scatta l'operazione Nifty Package: Dj in divisa sparano per mezzo di potentissimi altoparlanti musica rock ad altissimo volume 24 ore al giorno (“I fought the law” con il punk rock dei Clash la hit più gettonata), mentre i motori dei mezzi militari rombano di continuo, e il fuoco e fumo dei campi vicini incendiati rendono l'aria irrespirabile: guerra psicologica per stanare Noriega.

Che invece alla pelle ci tiene, e resiste. Dopo una settimana chi non ce la fa più è monsignor Laboa, che va all' ambasciata americana e spiega che il rock tiene sveglio lui, ma non l'ex leader. La trattativa si trasferisce ai piani più alti, sull'asse Washington – Vaticano. Il cui ruolo reale ancora oggi resta poco chiaro: si sa solo che da Piazza San Pietro arrivò la conferma che nel rispetto del diritto di asilo delle sedi diplomatiche l'ex dittatore era stato accolto in nunziatura come rifugiato politico. Un po' come nel Medioevo, quando i fuggitivi trovavano rifugio fra le mura di una chiesa. Fatto sta che il 3 gennaio, 10 giorni dopo l'inizio dell'assedio, la nunziatura annuncia che Noriega ha deciso di lasciare di sua spontanea volontà la sede della rappresentanza pontificia e di presentarsi al comando della forze armate statunitensi. Faccia d'ananas ha avuto salva la vita.

Nel 1992 Noriega viene processato a Miami e condannato per spaccio di droga, riciclaggio ed estorsione a 40 anni di carcere, poi ridotti a 30. Nel 1999 il governo di Panama, che l'ha giudicato in contumacia colpevole di omicidio, ne chiede l'estradizione; nel 2007 viene estradato sì, ma in Francia, dove ha un'altra condanna pendente a 10 anni. Quattro anni dopo viene finalmente estradato a Panama, ma qui ottiene gli arresti domiciliari per motivi di salute: lo operano per un tumore benigno, ma le complicazioni gli sono fatali. Manuel Noriega muore nel 2017 a 83 anni di morte naturale.

Guarda il video che ricostruisce l'Operazione Nifty package e ascolta “I fought the law” dei Clash, la canzone “sparata” contro Noriega.

                         
 

                                 


venerdì 7 agosto 2020

714 - IL MANOSCRITTO IMPOSSIBILE

           

 
Sembra impossibile ma...

Seicento anni fa qualcuno ha scritto un libro usando una lingua sconosciuta: l'alfabeto non si avvicina a nessuno di quelli noti, ci sono decine di disegni di piante mai viste e diagrammi con nozioni astronomiche e astrologiche misteriose. Grazie alla segnalazione di Andrea Zitani vi racconto la storia del libro impossibile.

Il manoscritto Voynich è conservato nella Biblioteca Beinecke dell'Università di Yale, negli Stati Uniti. Scritto a mano su pergamena di vitello, è formato da 116 fogli divisi in 20 fascicoli; molte pagine, più grandi delle altre, sono ripiegate. Il tutto è corredato da numerose illustrazioni a colori. E' il 1912 quando il mercante di libri Wilfrid Voynich (da cui il nome) acquista l'antico codice dal collegio gesuita di Villa Mondragone, vicino a Frascati. All'interno trova una lettera datata 1665 con la quale Johannes Marcus Marci, medico di Rodolfo II di Boemia, invia il libro a Roma perché sia decifrato. Marci sostiene di aver ereditato il testo a suo dire duecentesco da un alchimista che l'aveva avuto dall'imperatore Rodolfo II che a sua volta l'aveva comprato per una grossa somma (600 ducati). Non si contano gli illustri studiosi che da decenni tentano di decifrarlo, elaborando le teorie più svariate; e più volte, anche in tempi recentissimi, hanno annunciato di esserci riusciti. Ogni volta però le loro conclusioni sono state confutate, e ancora oggi il mistero sull'idioma usato e sulla natura stessa del libro è fitto.

Ma cosa contiene il manoscritto? La sezione I è dedicata alla botanica con 113 disegni di piante sconosciute; la sezione II mostra 25 diagrammi che richiamano stelle e pianeti e anche segni zodiacali; nella sezione III si vedono diverse figure femminili nude spesso immerse fino al ginocchio nel liquido scuro contenuto in strane vasche intercomunicanti; segue un foglio ripiegato 6 volte con 9 medaglioni con stelle e strane immagini che richiamano corolle di petali e fasci di tubi; le immagini della sezione IV raffigurano ampolle e fiale simili a quelle delle antiche farmacie. Nell'ultima sezione (per molti un indice), si vedono solo righe e stelline. Il libro infine non è completo: risultano mancare 14 fogli.

La maggior parte degli studiosi fino a poco tempo fa riteneva valida una teoria supportata da diversi riscontri storici: il manoscritto sarebbe opera dell'astrologo Edward Kelley e del filosofo John Dee, passati alla storia anche per la loro poco specchiata onestà. Lo avrebbero ideato e scritto loro per truffare Rodolfo II (non nuovo a disavventure del genere) spacciandolo per opera di Ruggero Bacone, e l'imperatore avrebbe versato ai due i 600 ducati di cui parla la lettera. Poi, nel 2011, la datazione con la tecnica del carbonio-14 delle pergamene ha stabilito con certezza che queste risalgono a un periodo fra il 1404 e il 1438. E Kelley e Dee sono vissuti invece a fine Cinquecento. Non può quindi essere opera loro. Ah, dimenticavo, c'è un ultimo enigma: una delle poche piante riconoscibili con certezza nella sezione botanica è un girasole comune. Che è arrivato in Europa con la scoperta dell’America, quindi dopo il 1492. Come è possibile che oltre mezzo secolo prima un'ignota mano lo abbia disegnato sul Codice Voynich?

Guarda nei video i documentari sul misterioso libro e segui il ink per  sfogliare il manoscritto sul sito dell'università di Yale. 

 

                           
 

 

 

                           

 

https://brbl-dl.library.yale.edu/pdfgen/exportPDF.php?bibid=2002046&solrid=3519597 

 


giovedì 6 agosto 2020

713 - LE FOLLI NOTTI DELL'OMO VESPA


Sembra impossibile ma...

Questa è una storia vera. Ringrazio Alessandro Querin per la segnalazione e vi porto nello strano mondo dell'Omo vespa.

Trieste, 7 marzo 1932. Il quotidiano locale pubblica un insolito articolo: “Nelle prime ore di stamane mentre usciva dal bar Procuratie di piazza Goldoni ove aveva lavorato nel corso della nottata, la barista Maria Forza di 56 anni si accorse che un individuo la pedinava. Impressionata, affrettò il passo ma l’individuo la raggiunse in via Carducci, e la colpì al fianco sinistro con un oggetto appuntito, producendole una leggera ferita superficiale. Quindi si diede alla fuga”. E' il primo colpo dell'Omo vespa.

Il primo di una lunga serie che il “Piccolo” racconterà nei giorni seguenti con rilevanza crescente: decine di ragazze vengono “ferite da un tizio avvolto in un mantello scurissimo che armato di punteruolo non esita ad infliggere ai posteriori di queste povere fanciulle un bel punturone”. E quando gli audaci blitz notturni del misterioso antesignano dei supereroi finiscono sul Corriere della Sera, il caso diventa di rilievo nazionale. In breve in città si diffonde la psicosi dell’Omo vespa, come la gente lo ribattezza. E nelle notti di inizio primavera per le ventose strade della città si scatena una caccia all'uomo degna di quella raccontata da Woody Allen nel suo “Ombre e nebbia”: forze di polizia ma anche gente qualunque e una task force di vigilantes composta da cittadini ed ex poliziotti reclutati personalmente dal Podestà, che setacciano anche i vasti sotterranei della città, all'epoca rifugio di una corte dei miracoli di ladri, sbandati e contrabbandieri. Intanto in un paio di occasioni gruppetti di giovani sorpresi a punzecchiare per scherzi di sapore goliardico il lato B di malcapitate ragazze, rischiano il linciaggio.

A fine marzo Giacomo Ziuch, un fabbro noto come “Giacomin el capobanda del casin”, si presenta in Comune e al “Piccolo” per illustrare la sua scoperta: il paraspunte, uno stampo di lamiera zincata a forma di sedere per proteggere le natiche dal fatidico pungiglione. E a inizio aprile a contattare la redazione con una lettera anonima è l'Omo vespa in persona. Dice di essere "un fustigatore della pubblica immoralità", e che le sue punture sono "la giusta punizione divina, per mano umana, nei confronti delle giovani scostumate” che girano con gonne corte e abiti scollacciati.

Poi, due mesi dopo il primo attacco, le incursioni notturne del moralizzatore terminano all'improvviso come erano iniziate. Ha cessato l'attività, è fuggito o è stato preso dalla polizia che per evitare clamori di piazza ha tenuto nascosto l'arresto? C'è chi dice fosse un frate francescano, chi un gesuita. L'unica certezza è che dell'Omo vespa non si saprà più niente. Il giornalista del Piccolo che ha seguito la vicenda è Flaminio Cavedali, che è anche autore di canzoni dialettali. E compone “L’Omo Vespa”, che diventerà nella versione folk-rock del cantautore Lorenzo Pilat una delle più famose hit popolari triestine, rivisitata addirittura da Marilyn Manson.

Guarda il video con la storia dell'Omo vespa e ascolta la canzone popolare di Lorenzo Pilat.


                                   

mercoledì 5 agosto 2020

712 - TUTTI I COLORI DEL MONDO


Sembra impossibile ma...

Certe sensazioni si possono solo immaginare: cosa prova una persona che ha sempre visto il mondo in bianco e nero quando scopre i colori? Per farcene un'idea seguiamo Jonathan Jones, un ragazzo di 12 anni di Cottonwood nel Minnesota. Ringrazio Norberto Colella per la segnalazione, e vi racconto la storia di Jonathan che, affetto da daltonismo, grazie a un paio di occhiali speciali ha visto i colori per la prima volta.

Entriamo nell'aula della Lakeview High School; è qui a fine 2019 che uno dei docenti, il professor Scott Hanson, scopre che il ragazzo è daltonico. Proprio come lui. L'insegnante però già da tempo conosce l'esistenza di speciali lenti che permettono (in alcuni casi, non in tutti, perché esistono vari tipi di daltonismo) di correggere il problema. Così Hanson organizza una lezione speciale: invita i familiari del ragazzo con in testa la madre Carole e realizza per i suoi allievi uno straordinario esperimento “dal vivo”.

Sotto lo sguardo attento dei compagni di classe Jonathan, un po' titubante, inforca gli occhiali speciali e... dopo qualche attimo di sorpresa comincia a piangere: quello che vede è troppo bello. Sì, per lui i filtri delle lenti funzionano alla perfezione. Non era scontato, perché esistono varie forme di discromatopsia, e solo alcune sono suscettibili di miglioramento. I vari strumenti disponibili, dalle app per smartphone realizzate di recente alle operazioni chirurgiche, a volte correggono in parte il difetto, raramente sono risolutive. Ma con quelle lenti Jonathan scopre l'arcobaleno.

Il professore, dopo avergli asciugato le lacrime, gli mostra la tavola periodica degli elementi chimici che, guarda un po', sono raggruppati per colore. Mamma Carole non sta nella pelle per la felicità, e dopo aver acquistato gli occhiali speciali - costo 350 dollari - avvia una raccolta fondi su GoFundMe per comprare occhiali per altri bambini daltonici, e in pochi giorni raggiunge 29.000 dollari. Anche perché il fratello di Jonathan che ha ripreso tutta la lezione, ha poi postato il video su Twitter, dove in breve è diventato virale. Un consiglio: prendetevi due minuti e guardatelo anche voi; il momento in cui Jonathan scopre i colori del mondo non si può raccontare a parole.





giovedì 9 luglio 2020

711 - LA DOTTORESSA TROTULA




Sembra impossibile ma...
La prima donna medico di una certa fama fu la salernitana Trotula de Ruggiero. Cancellata per secoli dalla storia e relegata nella leggenda, troverà il suo posto nei libri di storia della medicina solo negli ultimi decenni, e non senza voci discordi. Ringrazio Giusi Voza per la segnalazione, e vi porto nella Salerno dell'XI secolo.

Dove intorno al 1050 opera la giovane Trotula, della nobile famiglia normanna De Ruggiero, famosa per aver donato a Roberto il Guiscardo i fondi per costruire il Duomo. Cosa che, oltre al far parte della nobiltà cittadina, le spiana la strada per intraprendere studi superiori di medicina. Non si tratta però di un caso unico, perché il signore della città è l'ultimo principe longobardo Gisulfo II, e la prestigiosa Scuola Medica di Salerno, centro di cultura non controllato dalla Chiesa, è espressione delle tradizioni longobarde che vedono la donna condividere con l'uomo responsabilità politiche, religiose e militari. La Scuola medica dunque non preclude alle donne né l'accesso né la possibilità di divenire Magistra. Così Trotula è la più nota tra le mulieres Salernitanae, la cerchia di studiose che esercita la pratica medica, insegna e produce libri: di molti ci è pervenuto solo il nome, di alcuni anche il testo. Tra le “dottoresse” di cui ci è giunta notizia Sichelgaita (seconda moglie di Roberto il Guiscardo), Rebecca Guarna, Costanza Calenda, Mercuriade, Abella Salernitana.

Tornando a Trotula, la medicina è un vizio di famiglia: medico è il marito Giovanni Plateario, così come i due figli, Giovanni il giovane e Matteo, ricordati tutti come i Magistri Platearii. La donna, ritenuta un luminare in ginecologia ed ostetricia, studia metodi per rendere il parto meno doloroso e per il controllo delle nascite, e rimedi per l'infertilità (la prima a ricercarne le cause anche negli uomini, il che per l'epoca è un'eresia). A lei sono attribuiti il trattato “De passionibus mulierum ante in et post partum”, oltre 60 capitoli con consigli per tutte le età delle donne, e il “De Ornatu Mulierum”, che rivela i segreti di pozioni e decotti per la bellezza e l'igiene femminile, con l’analisi e il trattamento di 96 piante per ottenere 63 ricette per rimedi cosmetici e medicinali. Fra questi, l'antenato del detergente intimo antibatterico con petali di rosa e lavande con bicarbonato. I suoi obiettivi dichiarati sono migliorare gli standard di vita femminili e promuovere la cura dell’igiene. I suoi insegnamenti nella Scuola Medica infine sono inclusi nel “De agritudinum curatione” che raccoglie le lezioni dei 7 Maestri più illustri.

Dopo la sua morte le cose cambiano, l'affermarsi di una visione più maschilista anche in culture di tradizione aperta porta a rileggere il ruolo della donna. Dalla storia della medicina scompare o viene relegata a ruoli marginali, la figura di Trotula sfuma lentamente nella leggenda; e gli studiosi ne mettono in dubbio la storicità, fino a negare la paternità dei suoi libri, e ad attribuirli ad altri autori.

Solo a fine Ottocento la sua esistenza viene di nuovo riconosciuta; del resto i riferimenti storici e le citazioni di Trotula sono numerosi, dal “Dit de l'Herberie” del poeta satirico Rutebeuf ai "Racconti di Canterbury" di Chaucer, fino alla Historia Ecclesiastica di Orderico Vitale che accenna alla “coltissima matrona” che nel 1059 a Salerno dialogò col più famoso medico normanno dell'epoca, Rodolfo Malacorona, unica studiosa a possedere una cultura tale da poter discutere di medicina da pari a pari con lui.
Guarda nei video la storia di Trotula raccontata dall'autrice di uno dei libri scritti su di lei, e una lezione sulla dottoressa salernitana tenuta al festival del Medioevo.





martedì 7 luglio 2020

710 - LO SPADONE DI GRUTTE PIER




Sembra impossibile ma...
Questa è una storia vera. Ringrazio l'amico Gei Gi per la segnalazione. Pier Gerlofs Donia nasce nel 1480 a Kimswerd in Frisia. Discendente di un antico capo frisone, all'inizio è un uomo tranquillo che coltiva la terra nella sua fattoria, ma i compaesani lo conoscono già come Grutte Pier, il grande Pier, per la sua corporatura: le cronache parlano di un gigante alto 7 piedi (2,13 metri) con una forza fisica eccezionale. Si sposa giovanissimo e ha due figli, e nel caos di guerre e guerricciole che si susseguono nella regione, riesce ad evitare di servire militarmente una delle fazioni in lotta.

Finché nel 1515 il suo villaggio viene saccheggiato da una banda di mercenari Schieringers, partigiani del dominio asburgico sui Paesi Bassi. La sua fattoria viene bruciata, sua moglie violentata e uccisa. A lui non resta che la vendetta: così si allea col duca di Gheldria, principale oppositore di Filippo il Bello e di suo figlio Carlo V d'Asburgo e costituisce una banda armata, gli "Arumer Zwarte Hoop" (la Banda nera di Arum). E siccome il suo esercito non può competere col nemico a terra, sceglie di diventare un pirata. Il suo regno è lo Zuiderzee, il grande golfo (oggi chiuso da una diga) a nordest di Amsterdam. Qui costruisce la sua leggenda.

In breve il gigate diventa un simbolo della guerriglia frisone: quando i nemici lo vedono lanciarsi all'attacco armato del suo Biedenhänder (un enorme spadone a due mani) fuggono terrorizzati. In pochi mesi Pier affonda 132 navi nemiche, 28 delle quali nello stesso giorno, in una sola battaglia, e si guadagna il soprannome di "Croce degli Olandesi". Nel 1517 si impadronisce della città di Medemblik, la rade al suolo e massacra gli abitanti, colpevoli di aver collaborato con le armate olandesi. Lo stesso farà con i castelli di Nieuwburg e di Middelbourg e con la città di Asperen.

Gli olandesi reagiscono affidando una flotta nuova di zecca ad Anthonius van den Houte, nominato "ammiraglio del Zuiderzee", che all'inizio ottiene qualche successo, ma nel 1518 Grutte Pier lo sconfigge ripetutamente a Hoorn e a Hindeloopen catturando 11 navi. Più volte ferito in battaglia, nel 1519 lascia la guerra e si ritira nella sua casa nella città di Sneek. Muore nel suo letto l'anno successivo, a 40 anni, e viene sepolto nella chiesa di Martinikerk. Il suo luogotenente Wijerd porta avanti la lotta, ma sul ponte della nave non c'è più il gigante, e lui dopo diverse sconfitte viene catturato e decapitato nel 1523.

Nel 1791 a Leeuwarden vengono ritrovati sopra un portico due spadoni; il più grande secondo gli storici è il Biedenhänder di Grutte Pier. Misura 2,15 metri di altezza e pesa 6,6 chili. Oggi è esposto nel Museo della Frisia di Leeuwarden, mentre un enorme elmo è conservato nel municipio di Sneek. Fra storia e leggenda, di Grutte Pier si racconta che era così forte da piegare una moneta con il pollice e l'indice, che avrebbe ucciso con un solo colpo di spadone 5 sicari che cercavano di assassinarlo, che tirava lui stesso l'aratro per coltivare le sue terre, e che più volte i suoi armati lo abbiano visto sollevare un cavallo al di sopra della sua testa.
Guarda il video con la storia di Grutte Pier e il museo con la sua spada e il monumento a lui dedicato.






martedì 30 giugno 2020

709 - ROCCIA CON VISTA




Sembra impossibile ma...
I turisti in cerca di emozioni facili e immagini forti da riportare a casa hanno scoperto il Kjeragbolten, una roccia incastonata in un crepaccio e sospesa su un abisso profondo mille metri.

Siamo sul monte Kjerag, che si affaccia sul Lysefjorden. nella contea di Rogaland, in Norvegia. La roccia, un deposito glaciale di 5 metricubi, è accessibile praticamente a tutti, senza attrezzature da arrampicata. La prima vista toglie il fiato: sospesa sul fiordo con in mezzo 984 metri di vuoto; non a caso è molto popolare anche fra gli appassionati di “base jumping”. La pietra è lì da sempre, incastrata alla perfezione, ed è assolutamente stabile. I rischi per chi sale sopra sono altri: vertigini, folate di vento, un piede fuori posto. E in effetti non sono mancate le morti accidentali, anche grazie alle performance di esaltati che si esibiscono in salti mortali e acrobazie varie. Per il visitatore cauto le cose sono meno difficili di quello che sembrano: la roccia dimostra una stabilità inaspettata, la superficie è più ampia di quanto ci si possa aspettare e le pareti laterali danno un senso di protezione. Il Kjeragbolten si raggiunge da Stavanger: si risale la strada tortuosa per Lyseboth, e si prosegue con una camminata di 10 chilometri su un facile sentiero.

A pochi chilometri di distanza c'è il Preikestolen, o roccia del pulpito, un'imponente piattaforma di osservazione molto apprezzata dai turisti (ogni anno ne arrivano più di 200.000) che offre un panorama fantastico sul Lysefjord. Si tratta di una falesia di granito alta 604 metri che termina a strapiombo sul fiordo, proprio di fronte al Kjeragbolten, non lontano dal villaggio di Forsand. Lo straordinario tour panoramico si completa con il Trolltunga 10 chilometri a est del Sørfjorden: un belvedere roccioso che sporge dalla montagna affacciata sul lago Ringedalsvatnet. Lo stretto spuntone di roccia si allunga su uno strapiombo di 700 metri; qui i turisti si fanno fotografare, spesso in gruppo, mentre saltano in modo solo apparentemente pericoloso vicino al bordo. Un tris di indimenticabili scenari distanti meno di un’ora l’uno dall’altro.





708 - L'ISOLA DELLE QUERCE




Sembra impossibile ma...
Oltre 400 gigantesche querce secolari si allineano all'ingresso di quella che un tempo fu una ricca piantagione su un'isola della Georgia. E disegnano uno dei viali alberati più belli del mondo.

Siamo sull'isola di St Simons, sulla costa atlantica, a un centinaio di chilometri da Savannah, in Georgia. Qui a metà Ottocento sorgeva la Retreat Plantation. Avete presente il colonnato bianco di Tara, la villa di “Via col vento”? Ecco, qualcosa del genere, anche perché il periodo e la regione sono le stesse. La piantagione al tempo era nota per la qualità superiore del suo cotone, e per i vasti e profumatissimi giardini fioriti. Si diceva che gli aromi emanati dai giardini di Retreat Plantation fossero così intensi che i marinai in navigazione verso l'isola potevano sentire l'odore dei fiori molto prima di raggiungere la costa. Sono passati più di 150 anni da quando fu realizzato il nuovo ingresso per le carrozze alla tenuta; in quell'occasione Anne Page King, la Scarlett O'Hara di Retreat Plantation, fece piantare ai bordi dell'ampio viale di accesso oltre 400 querce. Nacque così la Live Oak Avenue. Del resto St. Simons era sede di una fiorente industria del legname, e le querce tagliate sull'isola furono usate per costruire diverse navi e, nel 1874, anche per la struttura del Ponte di Brooklyn.

Oggi Live Oak Avenue attrae turisti da tutto il mondo, e il fantastico viale sembra un grande tunnel verde, con i rami che si intrecciano alti sulle teste dei visitatori. La piantagione non esiste più, e al suo posto c'è il lussureggiante Sea Island Golf Club. I visitatori possono seguire il percorso del Viale delle Querce guidando verso il lodge del club, il cui ingresso è però riservato ai soci. Giunti davanti al cancello d'ingresso, devono fare marcia indietro, sempre all'ombra della tettoia naturale offerta dagli alberi secolari. Una toccata e fuga, ok, ma gratuita e aperta tutto il giorno, tutti i giorni. Quanto basta per riportare a casa una splendida foto del Live Oak Avenue.



707 - LE SABBIE CHE CANTANO




Sembra impossibile ma...
Ci sono diverse spiagge nel mondo dove, lasciando scorrere lentamente la sabbia tra le dita o semplicemente camminandoci sopra, si sente chiaramente una sorta di musica, con tonalità che vanno dal basso profondo all'acuto. Sono le sabbie che cantano.

Il nome viene dal gaelico Camas Sgiotaig, perché la più famosa di queste spiagge è quella dell'isola di Eigg, di fronte alla costa occidentale della Scozia. I motivi di questo strano fenomeno fino a poco tempo fa erano un mistero, che oggi le indagini scientifiche hanno risolto. La sabbia di queste spiagge è composta da granelli di quarzo levigato, ogni granello è circondato da una sacca d'aria e l'attrito produce una vibrazione che crea note musicali variabili a seconda del livello d'umidità dell'aria e della pressione applicata. Questo però accade solo quando si sommano diverse condizioni: i granelli devono essere rotondi e di diametro compreso tra 0,1 e 0,5 millimetri, la sabbia deve contenere silice e deve essere ad una certa umidità. Un equilibrio precario, come conferma il fatto che con l'inquinamento alcune spiagge canterine sono diventate silenti. Fenomeno simile ma meno raro è quello delle "sabbie tuonanti" nel deserto; il meccanismo è lo stesso, il suono però è simile a un cupo rombo di tuono. Lo si può sentire in 35 località nei deserti di tutto il mondo, dalla California alla Cina, dal Galles al Sinai.

Tornando alle spiagge, se la più famosa è nella Baia di Laig sull'Isola di Eigg, le sabbie cantano più o meno nitidamente in diverse altre località: 33 solo nelle isole britanniche, poi a Babadejuka vicino a Rio de Janeiro, nella Taylor Valley in Antartide, a Souris sull'isola Prince Edward in Canada, a Singing Beach nel Massachussets. In Giappone le sabbie cantano lontano dal mare: sono i resti di antiche spiagge, e i nomi parlano da soli (baia del Flauto, cala dell'Arpa). E dalle nostre parti? Beh, fate un salto a Cala Violina nella Maremma grossetana, una tra le più belle spiagge d’Italia. La sabbia è chiara e granulosa, e quando “canta” il suono ricorda le corde di un violino.

Un'ultima curiosità: secondo alcuni studiosi le sabbie che cantano, un tempo molto meno rare di oggi, avrebbero dato origine al mito delle sirene: attratti dai misteriosi suoni gli antichi naviganti che abitualmente bordeggiavano sottocosta sarebbero finiti dritti sugli scogli “per seguir virtute e canoscenza”. 



 

706 - PADRE IN AFFITTO




Sembra impossibile ma...
Una madre single da oltre 10 anni paga un attore per fingersi il padre di sua figlia. La storia inizia una ventina di anni fa quando Asako, una giovane giapponese, si separa dal marito che scompare dalla sua vita e da quella della piccola Megumi, la figlia appena nata. La bambina cresce senza un padre, e sviluppa un senso di colpa perché collega l'abbandono alla sua nascita. La situazione peggiora quando, a 10 anni, i compagni di classe la prendono in giro perché non ha un papà; tanto che si chiude in se stessa e rifiuta di andare a scuola. La madre disperata cerca una soluzione: "devo trovare un uomo gentile, un padre ideale che la faccia sentire meglio". Ed ecco l'idea: qualcuno le ha parlato di agenzie di noleggio che ti affittano un attore per recitare un ruolo nella vita reale, di solito per un incontro o per tempi molto brevi. Gli aspiranti sono 5, Asako li seleziona e sceglie Takashi. “L'ho trovato gentile e dolce – dice – e ho seguito il mio istinto." Takashi è esperto, ha interpretato fidanzati, uomini d'affari, amici, è stato lo sposo in 5 falsi matrimoni. Si prepara per il ruolo guardando film di Hollywood come Little Miss Sunshine o The Descendants.

Asako incontra Takashi molte volte e gli spiega il tipo di padre che vuole per Megumi. Poi passa all'azione: dice alla bambina che suo padre si è risposato, vive con la nuova famiglia ma dopo anni si è messo in contatto e vuole conoscerla. Megumi è scioccata, ma accetta di vederlo. L'incontro con Takashi, che si fa chiamare Yamada, avviene più di 10 anni fa. E per l'attore inizia la recita più lunga, che va ancora avanti. "La bambina mi ha chiesto perché non ero andato a trovarla prima, ho sentito un forte risentimento, poi è scoppiata a piangere”. Da quel primo incontro, “padre e figlia” si vedono diverse volte al mese, Megumi è diventata più allegra ed estroversa.

Qualche tempo fa Asako ha proposto a Takashi di sposarla davvero: “Parliamo molto, ridiamo, è gentile; ed è stato nelle nostre vite per così tanto tempo...”. Ma lui ha scosso la testa: “Questo è solo il mio lavoro, ed è già molto complicato”. Così l'insolito menage va avanti, con Asako che paga 90 euro a incontro. “Meguro ormai ha passato i 20 anni, vorrei che lui l'accompagnasse all'altare, e che facesse il nonno quando avrà un figlio. La cosa peggiore che può succedere è che lei scopra tutto. Sarebbe un dolore tremendo”.





705 - UN TANTO AL CHILO




Sembra impossibile ma...
Un'importante azienda cinese ha fissato un insolito premio di risultato per i suoi dipendenti. Chiunque riesce a dimagrire si aggiudica una ricompensa in denaro: 15 euro per ogni chilo perso.

Per quanto strano possa sembrare, la Cina di oggi è una lontana parente di quella che solo pochi anni fa era alle prese con problemi di sussistenza, e con le condizioni di vita più agiate sono arrivati anche i problemi legati al benessere diffuso: il tasso di obesità sta raggiungendo proporzioni preoccupanti, e anche le patologie collegate all'eccesso di peso sono in crescita vertiginosa. Si stima che un bambino cinese su 4 entro il 2030 sarà a rischio obesità, mentre gli adulti stanno scoprendo diete e palestre.

Wang Xuebao, direttore della Xian Jingtian Investment Consulting, società di consulenza sugli investimenti che ha sede a Xian nello Shaanxi si è reso conto che stava mettendo su pancetta, cosa comune a gran parte dei suoi collaboratori. La vita sedentaria sempre davanti a un computer, stava minacciando la loro salute, e i permessi per malattia aumentavano giorno per giorno. Così ha deciso di incentivare i dipendenti a prendersi cura della propria forma fisica. “Ero veramente preoccupato – ha detto – perché sia io che loro stiamo sempre seduti in ufficio, nessuno fa più movimento, e siamo un po' tutti in sovrappeso. Così mi è venuta questa idea: soldi in cambio di chili, ogni mese tutti sulla bilancia e chi dimostra di aver perso almeno tre chili guadagna 15 euro al chilo. Il mio obiettivo è di sviluppare una cultura più salutista e creare una competizione che non può fare che bene a tutti noi”.

L’iniziativa sta funzionando ottimamente, in pochi mesi più di metà dei dipendenti ha perso peso, Hanno iniziato a mangiare più sano e ad andare in palestra in ogni ritaglio di tempo. Il premio più grosso finora se lo è aggiudicato Zhou Wei, una giovane impiegata che in due mesi ha perso 20 chili e si è messa in tasca 2.000 yuan ovvero 300 euro. Tutti i giorni va in palestra e ha radicalmente cambiato la sua dieta. Wang sborsa volentieri i soldi promessi, anche perché la produttività è migliorata, ma ha solo un piccolo rimpianto: non è riuscito a guadagnare un solo euro di bonus, perché non ha perso neanche un etto. Per lui, che di soldi ne ha tanti, non sono un incentivo sufficiente.



704 - TUTTI I LIBRI DEL MONDO




Sembra impossibile ma...
Sir Thomas Phillipps ha messo insieme la più grande collezione di libri che un uomo abbia mai creato; e l'ha dispersa perché non andasse in mano all'odiatissimo genero James Orchard Halliwell.

Phillips, erudito e bibliofilo, nasce a Manchester nel 1792. Per tutta la vita rincorrerà un sogno impossibile: possedere una copia di tutti i libri esistenti al mondo. Giovanissimo, comincia a raccogliere libri e manoscritti in tutta Europa. Per anni acquista interi stock nei negozi di libri, riceve cataloghi di rivenditori, ne compra interi elenchi e fa comprare dai suoi agenti interi lotti all'asta superando spesso l'accesa rivalità del British Museum. Nel tempo mette insieme un'incredibile collezione di oltre 100.000 volumi: 40.000 stampati, 60.000 manoscritti e incunaboli rari di altissimo valore.

Phillips ha tre figlie, e nel 1842 un suo collaboratore, lo studioso shakesperiano James Orchard Halliwell, ha una relazione con Harriett, la maggiore, e ne chiede la mano. Il padre però è contrario, e di fronte al suo rifiuto la coppia fugge e si sposa contro la sua volontà. Phillips non li perdonerà mai, e il suo odio per il genero crescerà anno dopo anno. Lo accuserà di essere un ladro di libri, di aver rubato la sua copia del 1603 dell'Amleto per venderla al British Museum e di aver distrutto un gran numero di volumi antichi, ritagliando le pagine per attaccarle nei suoi album. Il timore che alla sua morte Halliwell erediti la sua casa di Middle Hill, piena fino al soffitto di libri, con i pavimenti che cedono sotto il peso di tonnellate di carta, lo spingono a traslocare ogni sua proprietà. Il trasloco avviene nel 1863: per trasferire l'immensa biblioteca utilizza 160 uomini, 105 carri e 230 cavalli che per 8 mesi fanno su e giù fra la vecchia e la nuova residenza, mentre lui controlla la costruzione delle scaffalature passando a cavallo da una stanza all'altra.

Poco prima di morire, nel 1872, Phillips tenta di lasciare la sua collezione al British Museum, e al premier Disraeli detta le sue condizioni: nessun libraio o estraneo deve riorganizzarli, nessun cattolico consultarli, e soprattutto suo genero James Halliwell non ci deve mettere piede, mai. La trattativa fallisce anche per i pessimi rapporti col museo, e l'Inghilterra perde l'immenso patrimonio. La collezione viene smembrata e venduta a blocchi, inestimabili tesori vanno smarriti. Ci vorranno più di 100 anni per venderla tutta; l'ultimo lotto va all'asta da Christie's nel 2006. 



703 - MAMMA MIA!




Sembra impossibile ma...
Nel 1994 una donna ha partorito una coppia di gemelli; poi nel 1996 ha avuto un parto trigemino, e nel 1998 i gemelli erano 4. Nei 19 anni successivi ha avuto altri 35 figli. Oggi ha 42 anni e 44 figli.

Mariam Nabatanzi nasce nel 1978 a Kabimbiri, in Uganda. A 12 anni sopravvive ad un tentativo di omicidio da parte della matrigna che le mette del vetro tritato nel cibo e uccide così 4 dei suoi fratelli. Subito dopo è costretta a sposare un conoscente di 28 anni più anziano, un violento che trova ogni pretesto per picchiarla e abusa di lei per punirla. Sarà l'unico uomo della sua vita, il padre di tutti i suoi figli. Che un paio di anni fa la abbandona e la lascia sola a portare avanti la famiglia. Ovvero i 38 figli sopravvissuti dei 44 nati.

Fra il 1994 e il 2016 infatti Mariam ha dato alla luce 8 bambini “singoli”, 6 coppie di gemelli, 4 serie di trigemini e 3 serie di quadrigemini. La maggior parte vive ancora con lei, il più grande ha 25 anni, il più piccolo 2. I medici studiano il caso e arrivano alla conclusione che la donna rilascia più uova in un ciclo, e la sua
predisposizione genetica all’iperovulazione aumenta notevolmente la possibilità di avere parti multipli. Per lei fra l'altro l'accumulo di uova non fecondate potrebbe essere letale, e quando ha provato a usare contraccettivi si è ammalata ed è andata in coma per un mese. A risolvere i suoi problemi di fertilità ci pensa a fine 2016 un medico: “Mi ha detto di aver tagliato il mio utero dall'interno – spiega Mariam – e non potrò più avere figli”. Così oggi lei è single, e mantiene la famiglia facendo diversi lavori: raccoglie e vende erbe curative, intreccia e acconcia i capelli, prepara decorazioni per i matrimoni. Coi soldi guadagnati compra ogni giorno 10 chili di farina di mais, 4 di zucchero e 3 saponette. Di recente un crowdfunding ha raccolto quasi 8.000 sterline per lei. Che ha ringraziato dicendo: “Dio è stato buono con me, i miei figli non sono mai rimasti un giorno senza un pasto".

Mariam oggi è la donna vivente più fertile del mondo. Ma il primato assoluto spetta a Valentina Vassilyeva, una contadina di Suja in Russia. Tra il 1707 e il 1765 portò avanti 16 gravidanze gemellari, 7 trigemine e 4 quadrigemine per un totale di 27 travagli. In tutto con il marito Fëdor Vasil’ev mise al mondo 69 figli, 67 dei quali raggiunsero l’età adulta. 



 

702 - PIOVONO PESCI




Sembra impossibile ma…
Ogni tanto da qualche parte del mondo piovono pesci, molluschi e altri animali marini e qualche volta con la grandine vengono giù anche rane, merli e piccioni. Eventi che si registrano sempre più spesso, secondo molti studiosi a causa dei cambiamenti climatici.

L’ultima volta è capitato di recente nella città costiera di Qingdao, in Cina (ringrazio l’amico Enrico Spagnoli per la segnalazione). L'amministrazione locale ha confermato l’evento e ha pubblicato le immagini dell’incredibile pioggia. Qui sono stati polpi e molluschi a cadere dal cielo in gran quantità dopo esser stati risucchiati dall'oceano da una tromba marina. Il violentissimo tornado, col vento che ha raggiunto velocità da record, ha aspirato dal mare l’acqua con tutti gli animali e li ha trasportati per miglia prima di rilasciarli sulle strade della città, dove la gente stupita si è trovata a ripararsi dalla caduta di polpi, crostacei e stelle marine. Gran parte delle immagini pubblicate sul web però sono fake, a partire dalle più famose, con una strada letteralmente coperta di grossi pesci: in realtà si trattava di un tir carico di pesce che si era rovesciato.

Il fenomeno però è reale, è segnalato fin dall'antichità, e ha coinvolto diversi animali. Già nel primo secolo Plinio il Vecchio scrive di tempeste di rane e pesci. Nel 1794 i soldati francesi di stanza a Lalain, vicino a Lille, riferiscono di rospi che cadono dal cielo durante la pioggia battente. Nel 1876 nel Kentucky cadono dal cielo brandelli di carne. Le analisi accertano che si tratta di carne di cervo. Nel 1915, una gigantesca nube riversa rane su Gibilterra. Nel 1976 a San Luis Opisbo in California, merli e piccioni piovono dal cielo per due giorni. Ancora pioggia di rane nel 1981 a Nauplia in Grecia, e poi nel 2005 in Serbia. Nel 2008 grossi pesci cadono su un villaggio del Kerala, in India. Nel 2010 centinaia di esemplari di pesce persico bombardano i 650 abitanti di Lajamanu in Australia. Nel 2014 in Sri Lanka, gli abitanti di un villaggio hanno banchettato con 50 chili di pesce caduto dal cielo. Nel 2017 a Tampico in Messico una delle piogge più abbondanti, e a maggio 2018 Oroville in California ha sperimentato la pioggia di centinaia di carpe.


A Yoro, in Honduras, la pioggia di sardine è addirittura una tradizione: ogni anno tra maggio e luglio si aspetta il "raccolto" del cielo. La gente celebra la Sagra del pesce piovuto, che prevede il rituale della grande nube scura, fulmini e tuoni ricreati, e infine, la tempesta che porta la pioggia miracolosa di sardine, raccolte, cucinate e mangiate. Il filmato non è bellissimo, ma le immagini sono quelle vere di Qingdao.



701 - IL MOSTRO DEL TORRENTE




Sembra impossibile ma…
Se fate il bagno in un torrente di montagna del Giappone vi può capitare di andare a sbattere su un animale lungo un metro e mezzo e grosso come un cinghiale. Vi diranno che è un Ōsanshōuo, ma non vi preoccupate, è solo una salamandra.

Quella giapponese è, con la cugina cinese, la più grande del mondo della sua specie. L’Andrias japonicus, questo il nome scientifico, è protagonista di storie e leggende medievali; in base ad una di queste, è chiamata “la creatura delle due metà” (hanzaki). Ma più comunemente è nota come “il pesce gigante del pepe” (ōsanshōuo appunto), perché se minacciata, secerne ed emette una sostanza dall'aspetto lattiginoso con un forte odore di zenzero. Le più grandi arrivano a un metro e mezzo di lunghezza, ma le antiche storie trasformano il placido anfibio in un pericoloso mostro grosso come un autobus. Il suo aspetto alieno ne fa, nel racconto di chi la incontra, uno “Yōkai”, una creatura “dell’altra parte” giunta nel mondo degli umani con intenzioni, il più delle volte, cattive.

In realtà la salamandra giapponese è un animale acquatico e notturno, assai timido e schivo, tra i pochi rappresentanti rimasti della famiglia preistorica dei Cryptobranchidae, gli anfibi più imponenti apparsi sul pianeta. La prima volta è stata studiata nel 1820 dal medico olandese Philipp Franz von Siebold, che ne catturò un esemplare nei pressi di Nagasaki e lo spedì a Leida.

Oggi sappiamo che vive solo in torrenti con acque limpide e fredde, ha una vista molto scarsa e si affida ai noduli sensitivi che ha sulla fronte per individuare i movimenti nell'acqua. Si nutre di insetti, rane e pesci, ed essendo priva di competitori naturali, è una specie longeva: un esemplare vissuto al Natura Artis Magistra, nei Paesi Bassi, raggiunse i 52 anni. Per accoppiarsi e deporre le uova (le più grandi tra quelle degli anfibi) risale i corsi d'acqua sino alle montagne. In passato era oggetto di pesca e ricercata come cibo; oggi la sua pesca è vietata, e l’inquinamento delle acque e la costruzione delle dighe ne minaccia la sopravvivenza.



lunedì 29 giugno 2020

700 - IL BOSCO DELLE GALLINE




Sembra impossibile ma...
C'è un bosco alle porte della Valtellina dove le galline vivono libere fra gli alberi e producono uova così buone da essere l'oggetto del desiderio di tanti chef stellati. Ma (per loro) averle non è facile.

Giugno 2013, a Morbegno in provincia di Sondrio Massimo Rapella e la moglie Elisabetta, educatori professionali intorno ai quaranta, decidono di chiudere la casa famiglia per minori che gestiscono da tempo, e di combattere la crisi realizzando il loro sogno: l'Uovo di selva. I due vivono con i tre figli Maria, Stefano e Davide nella valle del Bitto di Albaredo dove, a 600 metri di altitudine, hanno una casa di campagna e due ettari di bosco di castagni. Da sempre c'è anche un piccolo pollaio, e Massimo nota che le 4 galline di famiglia
preferiscono razzolare nel bosco invece che sul prato. Così nasce l'idea: i Rapella decidono di lanciarsi nell'allevamento di galline, con i loro risparmi ne comprano 500 e le lasciano libere di muoversi tra gli alberi e le piante del sottobosco. Nasce l'azienda agricola “La Gramola”, e il suo apprezzatissimo prodotto: l'Uovo di selva.

In meno di 6 anni nel bosco la popolazione avicola passa da 4 a oltre 2000 galline, che ogni giorno, sole pioggia o neve, razzolano schiamazzando fra gli alberi. Nel sottobosco si nutrono di insetti, radici, erba e scelgono dove deporre le uova, a terra o sugli alberi, spesso nelle ceppaie. Quando trovano un buon posto, ci tornano. Poi la sera vengono ricondotte al pollaio, al sicuro dai predatori: tassi, volpi e poiane. Oggi le galline della Gramola depongono 1.300 uova al giorno. Chi le assaggia ne rimane conquistato: non sono mai uguali l’una all’altra, cambiano con il sottobosco dove sono deposte e con il clima. Sono leggere e digeribili, il tuorlo è tanto consistente da poter essere impanato e fritto senza romperlo, l'albume può esser montato a 3 volte il volume di un uovo normale.

Una volta raccolte, vengono consegnate entro 24 ore agli acquirenti, senza intermediari: niente negozi, solo privati e gruppi d'acquisto solidale. E ristoranti, una trentina, da grandi chef a modeste trattorie. “Usano le mie uova in modo diverso – dice Massimo – e poi l’uovo è democratico, non d’élite. Me le richiedono da mezza Europa, compresi diversi 3 stelle Michelin, ma mica gliele spedisco, non avrebbe senso: se le vogliono vengono a prenderle qui”. Il prezzo? 70 centesimi l'una, per lo chef stellato come per la casalinga.



699 - LE PIETRE CHE CAMMINANO




Sembra impossibile ma...
Nella Death Valley in California c'è una piana desertica dove grosse pietre pesanti fino a 300 chili si spostano per molte decine di metri lasciando una scia sul terreno, e cambiano anche direzione. Per secoli al misterioso fenomeno sono state date le più fantastiche spiegazioni, e solo di recente la scienza ha risolto l'enigma.

La Valle della Morte è veramente un mondo a parte, uno dei luoghi più affascinanti del pianeta, e fra le tante meraviglie che attraggono i turisti c'è la Racetrack Playa, un pianoro piatto come una pista di pattinaggio e lungo quasi 5 chilometri, punteggiato da centinaia di rocce: le sliding rocks (o sailing stones). L'ecosistema della Playa è in realtà molto particolare: si tratta infatti della superficie di un lago asciutto che quando piove si riempie di acqua piovana; spesso la spianata è battuta dai venti, che durante le tempeste invernali raggiungono i 145 km/h. Di notte poi la temperatura scende spesso sotto lo zero, e l'acqua, diventa ghiaccio. Nelle stagioni calde invece è una tavola desertica arsa dal sole. Le scie lasciate dai massi sono molto evidenti e diverse fra loro, alcune corte, altre lunghe fino a 300 metri, alcune dritte, altre ricurve, altre ancora a zig zag. E hanno alimentato per anni leggende di ogni tipo, finché un team di scienziati è riuscito a filmare i massi proprio mentre si spostavano.

E' il 2011 quando un gruppo di geologi fissa unità GPS attivate dal movimento su 15 pietre, che poi saranno monitorate utilizzando anche telecamere time-lapse. Per due anni non succede niente, poi nel dicembre 2013 le rocce si muovono. A mezzogiorno di una giornata di sole dopo una notte molto fredda, il lago è coperto da 7 centimetri d'acqua, ghiacciata in superficie; il ghiaccio inizia a incrinarsi, poi inizia l'incredibile danza: poggiate su sottili lastre di ghiaccio si spostano come su pannelli fluttuanti spinti dal vento su uno strato di acqua e fango, dove imprimono le scie. Ed è il vento a determinare velocità e traiettorie. I ricercatori le vedono camminare a lungo, alcune per 16 minuti; una percorre 224 metri.

Scoprono così che il fenomeno richiede diverse circostanze concomitanti: lo strato d'acqua piovana deve poter ghiacciare ma essere abbastanza basso da lasciare le rocce scoperte, il ghiaccio deve essere spesso da 3 a 6 millimetri in modo da potersi rompere col sole, ma abbastanza da far da zattera alla roccia. E il vento forte serve solo per l'impulso iniziale, poi basta una leggera brezza a far fluttuare le pietre su sottili lastre di ghiaccio.



 

698 - IL TUNNEL DELL'AMORE




Sembra impossibile ma...
Se pensi all'Ucraina difficilmente ti vengono in mente immagini poetiche e scorci idilliaci. Eppure se fai un salto a Klevan, in Volinia ci trovi uno dei luoghi più romantici del mondo.

Klevan è un'antica cittadina di 7000 abitanti che sorge 400 chilometri a ovest da Kiev (e da Chernobyl), nel bel mezzo di una sconfinata e anonima pianura. Qui puoi visitare i resti di un castello del 1475, la Chiesa dell’Annunziata del Seicento, quella della Natività del Settecento. E un incredibile Tunnel dell'amore: un lungo corridoio ricoperto dalla vegetazione che crea un'atmosfera surreale e fiabesca: archi verdi, pareti verdi, pavimento verde, un capolavoro della natura che va avanti per quasi 5 chilometri. Percorrerlo a piedi è possibile con un minimo di attenzione, perché ogni tanto, a bassa velocità, passa qualche treno carico di tronchi di betulla.

Il Tunnel dell'amore è una sezione della ferrovia industriale che parte dalla stazione di Klevan e raggiunge Orzhivt. E il paradosso è che la suggestiva architettura naturale, nasce in un contesto paramilitare. La linea infatti a un certo punto si sdoppia: la parte che oggi è sommersa dal verde fu realizzata negli anni della guerra fredda per raggiungere una base militare segreta nascosta nella foresta, e gli alberi e la folta vegetazione che corre lungo i binari furono piantati per nasconderla. Poi, negli anni, è stata la natura a trasformare un luogo di guerra in un luogo d’amore. Qui oggi si riuniscono a migliaia gli innamorati, e mentre si baciano esprimono un desiderio, perché la leggenda vuole che se il legame fra i due è sincero, il desiderio sarà esaudito.

Il tunnel dell'amore va bene per tutte le stagioni: in estate la vegetazione rigogliosa lo ricopre di verde intenso, in autunno si tinge di rosso, marrone e giallo, in inverno il ghiaccio lo trasforma in una magica galleria bianca, in primavera ha i mille colori dei fiori.





697 - L'ACQUA E IL VINO




Sembra impossibile ma...
Duemila anni dopo il miracolo delle nozze di Cana un'azienda vinicola spagnola concede il bis e trasforma l'acqua in vino.

L'ultima novità nel mondo dell’enologia arriva dalla Galizia, si chiama Vida Gallaecia ed è la prima acqua aromatizzata al vino, una bevanda che permette di assaporare il gusto del vino, sia rosso che bianco, senza i problemi normalmente legati al consumo di bevande alcoliche. Infatti la Vida Gallaecia ha pochissime calorie, quindi si può bere senza il rischio di ingrassare, e soprattutto il contenuto di alcol è pari a zero: insomma, si potrà alzare il gomito senza ubriacarsi. Il sapore, assicura chi l'ha assaggiata, è straordinariamente simile a quello di un buon vino, e regala al palato sensazioni inedite. Le varietà di uva utilizzate per aromatizzare la Vida Gallaecia sono due fra le più pregiate della prioduzione iberica, la Mencia e il Godello, l’una per il rosso l’altra per il bianco. Il nuovo prodotto nasce da una collaborazione durata due anni tra la Bodega Líquido Gallaecia e i ricercatori del Consejo Superior de Investigaciones Científicas.

Ma come si ottiene la Vida Gallaecia? In che modo e con quali prodotti l'acqua viene aromatizzata? La formula viene mantenuta rigorosamente segreta. Di sicuro si sa solo che una componente importante sono i flavanoli dell'uva, e i residui del processo di vinificazione. I flavanoli – spiega Carmen Martìnez, biologa e ricercatrice - sono benefici per la salute, e hanno effetti positivi per il diabete, oltre ad essere antiossidanti, cardioprotettivi e antibatterici“. Il mercato più promettente per il nuovo prodotto sembra essere quello giapponese, sempre pronto a sperimentare le novità, mentre una compagnia aerea sembra abbia acquisito i diritti per distribuire l’acqua aromatizzata sui voli, e negli Stati Uniti c'è grande interesse per la Vida Gallaecia. Un po' meno in Paesi come la Francia e l'Italia, dove il vino buono non è solo una bevanda, ma è storia, cultura, fascino romantico: un amore scritto nel Dna. 


871 - L'ESPLORATORE DIMENTICATO

  Il primo uomo ad arrivare in cima al mondo fu un afroamericano dimenticato dalla Storia. Non quello che si prese la gloria. Non quello ch...