mercoledì 6 novembre 2019

127 - UN FUTURO PER LA PICCOLA REEM




Sembra impossibile ma...
Qualche volta l’impossibile diventa realtà, e dalla rete arriva l’ancora di salvezza che ti permette di ricominciare a vivere in maniera dignitosa. Come è accaduto ad Abdul e a sua figlia Ree, che online hanno incontrato il loro angelo.

Le cose sono andate così. Gissur Simonarson è il nome dell’angelo che viene dal freddo. E’ islandese ma vive in Norvegia. Sulla rete ha incrociato una foto che lo ha colpito come un pugno allo stomaco. Ritraeva Abdul Halim al-Attar, rifugiato siriano di 33 anni, impegnato a vendere penne per le strade di Beirut. Lo sguardo disperato, fra le sue braccia la piccola Reem addormentata.

Il giovane scandinavo non riusciva a togliersi dagli occhi quell’immagine, anche perché dopo averla condivisa, aveva ricevuto centinaia di messaggi di persone che si dichiaravano disposte a dare aiuto. Ma come intervenire? L’obiettivo sembrava impossibile. Poi il senso di impotenza ha lasciato posto alla voglia di agire. Perché non provarci? Il primo passo è stato risalire all’identità dell’uomo. Le strade del web sono infinite, e Gissur è riuscito a dare un nome ai due protagonisti della foto.

L’arma vincente poi è stata una delle buone idee nate online: il crowdfunding. Gissur ha lanciato una campagna per raccogliere fondi ed aiutare Abdul e Reem. La risposta è andata oltre ogni attesa, e la raccolta è arrivata a toccare la bella cifra di 170.000 euro. Soldi che sono stati girati subito a uno stupitissimo Abdul, che dopo la sorpresa iniziale li ha investiti in tre attività: ha aperto un panificio, un negozio di kebab e un ristorante, e ha dato lavoro ad altri 16 rifugiati siriani.

Oggi Abdul e la piccola Reem non vivono più in strada. “Grazie a tutti quelli che ci hanno supportato – scrive sui social l'angelo Gissur – E' bello vedere gente che unendosi riesce a fare la differenza nella vita di un'altra persona”. Una piccola grande storia. Pare uscita da un film di Frank Capra. Ci piace sia nata sul web.




martedì 5 novembre 2019

126 - SCACCO MATTO O KNOCK OUT?




Sembra impossibile ma...
Il chessboxing, sport nato pochi anni fa, sta riscuotendo successo in tutto il mondo. Chi lo pratica si sfida sulla distanza delle 11 riprese. E alterna un round di scacchi a uno di boxe.

L'idea dello scacchipugilato arriva direttamente dal mondo della fantasia: nel 1992 Enki Bilal nel suo graphic novel Freddo Equatore (Froid Équateur) affida a un incontro di pugilato seguito da una sfida a scacchi la vita del protagonista; probabilmente si ispira a un film finlandese dell'anno precdedente, “Uuno Turhapuro - herra Helsingin herra”, dove il protagonista gioca una partita di scacchi alla cieca mentre boxa. Fatto sta che l'artista olandese Iepe Rubingh prende la cosa sul serio, e nel 2001 codifica il nuovo sport con una variante rispetto al libro: non un match dopo l'altro, ma un'alternanza fra le due discipline. Due anni dopo ad Amsterdam si svolge il primo campionato del mondo, organizzato dalla neonata World Chess Boxing Organisation, e vinto dallo stesso Rubingh.

L'incontro inizia con un round di scacchi della durata di 4 minuti, seguito da uno di pugilato di 3 minuti. Tra una ripresa e l'altra c'è un minuto di pausa per consentire ai combattenti di cambiarsi. Ogni contendente ha a disposizione 12 minuti per completare tutte le riprese della partita di scacchi. Passati 4 minuti questa viene interrotta per poi venire ripresa dopo il round di pugilato. Se un combattente non muove durante il suo turno può essere ammonito dall'arbitro e da quel momento ha 10 secondi per effettuare la mossa. L'incontro può terminare per knockout, per scacco matto, per decisione del giudice o per esaurimento dei 12 minuti a disposizione da parte di uno dei due contendenti.

Oggi lo scacchipugilato avviene in luoghi come teatri o discoteche, su ring esagonali, e c'è una divisione in categorie che riprende quella del pugilato dai pesi mosca ai pesi massimi. Durante i round di scacchi il pubblico segue le mosse sui monitor del locale, e un commentatore aiuta a capire ciò che accade. La capitale mondiale è Londra, dove si disputano le più importanti gare, ma la sede della WCBO presieduta da Iepe Rubingh è a Berlino. Il motto della federazione è “La battaglia avviene sul ring, la guerra sulla scacchiera”. E il numero dei praticanti sta aumentando in maniera esponenziale, proprio come i chicchi di riso sulla scacchiera nell'antica leggenda di dantesca memoria.


125 - STREET MUSIC


Sembra impossibile ma...
Uno dei più grandi violinisti del mondo è stato protagonista di un esperimento nel quale per tre quarti d'ora ha suonato come un qualunque musicista di strada in una stazione della metropolitana di fronte a centinaia di passanti. Il risultato? Sconcertante.

Ringrazio l'amico Enzo Scavo per la segnalazione, e vi presento, per chi non lo conoscesse, Joshua David Bell, talento assoluto del violino, che nasce nel 1967 a Bloomington, impara a suonare a 5 anni e a 14 esordisce come solista della Philadelphia Orchestra diretta da Riccardo Muti. Da lì si apre per lui una trionfale carriera concertistica che lo porta ad esibirsi in tutto il mondo, e ne fa una star non solo della musica: Bell infatti partecipa a trasmissioni tv, ha recitato in un film e la rivista People lo ha inserito fra i 50 uomini più belli del mondo. A inizio 2007 il Washington Post chiede al violinista di prender parte a un esperimento per verificare se, in un contesto anomalo, la gente riconosce e soprattutto apprezza il il talento.

Così il 12 gennaio alle 7.51 del mattino Bell, jeans, T-shirt e cappellino da baseball, inizia a suonare come un qualunque suonatore ambulante nell'atrio della stazione L'Enfant Plaza della metropolitana di Washington. Col suo Stradivari del 1713 (valore 4 milioni di dollari) esegue 6 brani (Bach, Schubert, Ponce, Massenet...) in 43 minuti, mentre una telecamera nascosta registra tutto. Di 1.097 persone transitate, solo 7 si fermano brevemente ad ascoltarlo senza alcun entusiasmo, e solo una lo riconosce.

Molti passanti, intervistati subito dopo, dicono di non essersi neanche accorti di lui. Un giovane manager che non ama la musica classica dice di aver dato qualche spicciolo per la prima volta: "Non so perché, ma mi ha fatto sentire in pace". Un bimbo di 3 anni, attratto, convince gridando la madre a fermarsi ad ascoltarlo; e se l'impiegato del vicino coffee shop capisce che chi suona è un professionista ed esce ad ascoltarlo, per molti è solo uno che strimpella. Pochi altri si fermano incuriositi dalle eccezionali capacità dell'esecutore, e la proprietaria di un negozio vicino per la prima volta non chiama la polizia: “Devo ammettere – dice – che è bravino”. E c'è una persona, una sola, che lo riconosce: è una funzionaria del ministero che l'aveva visto in concerto. "E' incredibile – racconta - Joshua Bell suonava e la gente neanche lo guardava, qualcuno gli lanciava una monetina! Monetine! Ho pensato, ma in che città vivo, dove può accadere questo?".

Contati alla fine dell'esperimento, Bell ha tirato su 32,17 dollari da 27 passanti. Tre giorni prima aveva fatto il tutto esaurito alla Symphony Hall di Boston (biglietti a 100 dollari volatilizzati in poche ore) con lo stesso repertorio.


124 - LA MACCHINA DEL TEMPO DI GORSKIJ




Sembra impossibile ma...
Le incredibili foto a colori realizzate da Sergej Prokudin-Gorskij dal 1909 al 1915 nella sua camera oscura viaggiante su un treno sono una macchina del tempo che ci catapulta nel mondo di 100 anni fa.

Prokudin-Gorskij nasce a Funikova Gora nel 1863. Di famiglia nobile, si laurea in ingegneria chimica; fra i suoi insegnanti c'è Dmitrij Mendeleev, l'inventore della tavola periodica degli elementi; appassionato di fotografia che concepisce come mezzo per diffondere l'arte, avrà grande influenza su di lui. Nel 1889 va a Berlino dove collabora con Adolf Miethe, pioniere della fotochimica e della fotografia a colori. Nel 1890 sposa Anna Lavrova, figlia di un industriale membro dell'IRTS (Imperial Russian Technical Society) che raduna il gotha degli scienziati russi, di cui anche lui entra a far parte. Nel 1900 presenta con successo i suoi lavori fotografici all'Expo universale di Parigi. Dal 1902 perfeziona nel suo laboratorio la fotografia a colori con le camere tricromatiche: in sostanza cattura l'immagine con tre fotografie in bianco e nero, prese attraverso tre filtri, uno rosso, uno verde e uno blu. Un successivo filtraggio con i tre colori complementari esattamente sovrapposti ricostituisce i colori sottratti.

Nel 1905 organizza la visione di 70 lastre ottenute con la tripla esposizione; la platea di fotografi e scienziati è entusiasta. Con performance di questo tipo si fa conoscere ovunque, e la sua fama arriva a corte. Così il 3 maggio 1909 tiene una visione privata per la famiglia dello zar. Al quale presenta il suo progetto, un tour per mostrare al mondo “Gli splendori della Russia”. Nicola II gli mette a disposizione un carro ferroviario dotato di camera oscura, un battello a vapore, una barca per navigare sui canali e una specie di trattore per i terreni accidentati, oltre a un lasciapassare per tutto l'impero. Il treno di Prokudin-Gorskij parte nell'estate del 1909 e viaggerà fino al 1915. Dopo la Rivoluzione del 1917, nonostante il favore del nuovo regime per il suo lavoro, lascerà la Russia (e la famiglia) in compagnia della sua assistente Maria Schedrimo. Nel 1922 la coppia si stabilisce a Parigi e apre un laboratorio fotografico tuttora esistente, dove lui lavorerà fino alla morte, nel 1944.

E ora viene il bello. Seguite il link e giudicate voi: benvenuti nell'impero russo del 1909; sì, quel distinto signore col cappello seduto vicino al torrente è proprio lui, Sergey Prokudin-Gorskij.


123 - IL VOLO DI VISNU'




Sembra impossibile ma...
I turisti in cerca di spiagge esotiche che atterrano all'aeroporto internazionale di Ngurah Rai a Bali, durante la discesa si trovano di fronte a un immenso mausoleo di pietra che domina il paesaggio.

Non è un miraggio: si chiama GWK (Garuda Wisnu Kencana) ed è un monumento alto 121 metri (30 più della statua della Libertà) e largo altrettanto, inaugurato di recente. Ci sono voluti 28 anni e 100 milioni di dollari per realizzarlo. Progettato da Nyoman Nuarta, è davvero immenso: l'apertura alare di Garuda supera i 64 metri, il peso complessivo è di 4000 tonnellate; realizzato in rame e ottone è supportato da 21.000 barre d'acciaio tenute insieme da 170.000 bulloni. La statua è stata assemblata utilizzando 754 moduli costruiti a Giava e poi trasportati sul luogo; qui sono stati tagliati in 1.500 pezzi più piccoli in modo da non superare il carico massimo delle gru. Progettata per resistere a tempeste e terremoti, presenta soluzioni architettoniche molto complesse, con giunti speciali ideati per tenere insieme fino a 11 grandi travi d'acciaio che convergono nello stesso punto. La base della statua è un megaedificio che fungerà da museo, galleria di osservazione, auditorium e ristorante. Il monumento è al centro del Parco Culturale Garuda Vishnu Kencana, 60 ettari che circondano la vasta Garuda Plaza, capace di ospitare 7000 persone.

L'opera è ispirata al mito hindu della ricerca di Amrita (l'elisir della vita). Garuda è il divino capostipite della stirpe degli uccelli che accetta di essere cavalcato da Vishnu in cambio dell'elisir. Le autorità religiose dell'isola non sono per niente soddisfatte dell'omaggio, lo trovano un tantino ingombrante e temono che possa disturbare l'equilibrio spirituale dell'isola. Inoltre ritengono inappropriata la sua natura commerciale. Che invece è l'aspetto più interessante per le autorità indonesiane: per loro il volo di Vishnu su Garuda è una nuova attrazione che porterà turisti e soldi.

122 - L'ISOLA DEI BEVITORI





Sembra impossibile ma...
Il Capodanno in Nuova Zelanda si celebra con allegre scampagnate sotto il sole estivo, ma una festa all'aria aperta senza alcolici proprio non si può vedere. Così un gruppo di amici ha deciso di dire no al proibizionismo, e si è costruito un'isola dove brindare in santa pace.

Tairua è una cittadina che sorge alla foce dell'omonimo fiume sulla penisola di Coromandel nel nord della Nuova Zelanda. Da queste parti la gente ci va giù duro con gli alcolici, e negli anni passati per le festività natalizie gruppi di ragazzi ubriachi hanno creato parecchi problemi con comportamenti illegali che hanno portato anche a diversi arresti. Così da qualche anno l'amministrazione locale ha emesso un divieto di consumazione di alcolici in luoghi pubblici dal 23 dicembre al 6 gennaio. Per chi viola il divieto è prevista una multa di 250 dollari o l'arresto. La cosa non è andata giù a un bel po' di gente che proprio non ci si vede a brindare al nuovo anno senza vino, champagne o superalcolici, e tantomeno a rinchiudersi in casa, col caldo che fa, per festeggiare.

Così di prima mattina un gruppo di una decina di amici ha deciso di sfruttare la bassa marea per arrivare nel bel mezzo dell’estuario del Tairua, in uno spazio di mare che, a loro dire, con l'alta marea sarebbe in acque internazionali esenti dal divieto. Qui con sabbia e fango il commando ha costruito un'isoletta, grande abbastanza da contenere un paio di panchine, un tavolo da picnic e una ghiacciaia per cibi e bevande. E' bastata una mezza giornata di lavoro, poi le acque sono tornate a circondare la neonata isola dove il gruppo ha trascorso la serata e la notte di Capodanno mangiando, bevendo (soprattutto) e guardando i fuochi d'artificio lungo la costa. Al mattino poi sono tutti rientrati a casa senza problemi; anzi, con l’apprezzamento delle forze dell’ordine: “Questo è pensiero creativo - ha commentato l’ispettore John Kelly comandante della polizia della regione di Waikato - se avessi saputo prima dell'iniziativa, probabilmente mi sarei unito a loro”.

121 - HAMELIN HORROR STORY




Sembra impossibile ma...
Il pifferaio magico” non è una favola ma una storia vera. Quella che conosciamo noi è la versione scritta nel 1816 dai fratelli Grimm: un suonatore di piffero su richiesta del borgomastro irretisce con la sua musica tutti i ratti e li allontana da Hamelin; la cittadinanza però rifiuta di pagargli il servizio, e lui per vendetta “incanta” 130 bambini del paese, che lo seguono verso le montagne e vengono rinchiusi in una caverna. Se ne salverà solo uno, zoppo, che non è riuscito a star dietro ai compagni. Di tutti gli altri non si saprà più nulla.

Questa la favola. La storia però è molto più antica, una leggenda tedesca dei primi del Trecento basata su un tragico evento accaduto nel 1284 ad Hameln. Già illustrata in una vetrata trecentesca della chiesa di Hameln, andata distrutta ma descritta in diversi documenti, ne parlano poi varie fonti: in un' iscrizione del 1602 trovata nella città della fiaba si legge: “Nell'anno 1284, il 26 di giugno giorno di Giovanni e Paolo, da un pifferaio vestito di ogni colore furono sedotti 130 bambini nati ad Hameln e furono persi nel luogo dell'esecuzione vicino alle colline”.

Le ricerche storiche hanno appurato che 130 bambini sparirono, ma non si sa cosa successe. L'unica certezza è che la parte iniziale della storia, quella dei ratti, è un'aggiunta del XVI secolo. Il che esclude l'ipotesi già debole della peste (portata appunto dai ratti), visto anche che la grande epidemia arrivò in Germania solo nel 1347. Fra le altre ipotesi, la danza dietro al pifferaio ha fatto pensare a un'epidemia coreutica (ballo di San Vito o “Corea di Sydenham”, come accaduto a Erfurt nel 1237 e a Maastricht nel 1278), coi bimbi portati a morire in montagna per evitare il contagio di tutta la città. La tesi più accreditata è però che la storia sia l'eco di un esodo di massa (le migrazioni di bambini nel XIII secolo sono ampiamente documentate) verso l'est europeo (la caverna dei Grimm conduce in Transilvania) al seguito di un reclutatore (il pifferaio) che li incantò con le sue parole. Ad oggi una risposta non c'è, ma se passate da Hameln in Bassa Sassonia, attenti al divieto di cantare, fare musica o suonare il clacson in Bungelosenstrasse (Strada senza tamburi). Lo prevede un'antichissima legge in segno di rispetto per i bimbi scomparsi.

lunedì 4 novembre 2019

120 - IL VILLAGGIO DEI LUNGHI CAPELLI




Sembra impossibile ma...
C'è un paese in Cina dove tutte le donne, ma proprio tutte, hanno capelli lunghissimi: da un minimo di un metro e 70 a un massimo di due metri e 10. Capigliature folte e sane grazie a un antico segreto.

A Huangluo nella provincia del Guangxi vivono 82 famiglie di etnia Yao Red; il paese è entrato di recente nel Guinness dei primati come il luogo con la maggior lunghezza media dei capelli al mondo. Le donne fanno a gara nel farli crescere, perché si ritiene che quanto più saranno lunghi, tanto più la loro vita sarà fortunata. Fino a pochi anni fa era consentito solo al marito e ai figli guardarle coi capelli sciolti. Per coprirli usavano una sciarpa blu che toglievano solo quando andavano al fiume a lavarli; e il marito poteva guardare la moglie coi capelli sciolti solo il giorno delle nozze. Se a qualcuno capitava di vedere per sbaglio una ragazza senza sciarpa blu, era costretto a trascorrere tre anni con lei e la sua famiglia.

Solo nel 1987 sono state abbandonate queste tradizioni vecchie di secoli. Ma ancora oggi il taglio dei capelli avviene una sola volta nella vita, a 16 anni; la nonna della ragazza trasforma poi i capelli tagliati in un copricapo. Verrà donato al marito, che lo restituirà alla moglie il giorno delle nozze; sarà parte integrante dell'acconciatura insieme ai capelli che cadono ogni giorno, raccolti anche questi e riuniti in una sorta di parrucca. Se la donna ha i capelli avvolti intorno alla testa, vuol dire che è sposata, ma non ha figli; se vi ha aggiunto un piccolo nastro vuol dire che è sposata con figli; se li copre con un fazzoletto vuol dire che è alla ricerca di un marito.

Ma la lunghezza non è l'unica cosa che si nota, nei capelli delle donne di Huangluo: colpisce infatti l'aspetto sano, forte e brillante e il colore nerissimo fino alle età più avanzate. Il segreto è lo shampoo naturale, a base di acqua nel quale è fermentato il riso, che ogni ragazza usa settimanalmente per tutta la vita. E nel paese non si vede un solo capello bianco, neanche fra le ottantenni.

119 - IL GRANDE CONIGLIO




Sembra impossibile ma...
Annette e Darius vanno in pensione: dopo 7 anni di vita da star, sempre in giro per il mondo fra interviste, servizi fotografici e apparizioni in tv e locali, si ritirano a vita privata. Lei è stata tanti anni fa una delle prime modelle glam del Regno Unito, e negli ultimi tempi ha rinverdito i successi del padsato grazie a lui, il coniglio più grande del mondo: un metro e 30 di lunghezza, 23 chili di peso.

Annette ha 66 anni, Darius 8, e tutti e due hanno un gran bisogno di vivere una vita meno stressante senza le telecamere e i flash dei fotografi. Si ritireranno dunque nella casa di Stoulton, nel Worcestershire, alla ricerca della serenità perduta da quando il mondo ha scoperto l'esistenza del coniglione. Che comunque ha due figli, Jeff e Grace, che promettono di superare la sua taglia in tempi brevi e di strappargli il suo Guinness World Record.

Il coniglio fiammingo gigante è una razza di coniglio domestico, la più grande della specie. Comunemente allevati per la pelliccia e la carne, sono particolarmente docili e amichevoli, e in tutto il nord Europa sono cresciuti come animali domestici e da compagnia. Darius, anche se ha le stesse dimensioni di un bimbo di 5 anni, non fa eccezione: quando non è in giro per il mondo vive nel giardino sul retro della casa di Annette con i suoi figli (in tutto sono 7), tutti dei veri giganti; è molto tranquillo e passa la giornata a giocare coi bambini, che lo adorano, e, come nei peggiori film Disney, con il suo grande amico, un Boxer di nome Kay, il cane di Annette; giocando e saltando, non sta fermo un attimo. Il che gli permette di bruciare un po' di calorie; già, perché l'altra sua passione è mangiare: il maxiconiglio si fa fuori 4000 carote, 120 cavoli e altrettante mele e 730 ciotole piene di cibo preparato per conigli. A nulla sono valsi i tentativi di metterlo a dieta, e tradotto in termini economici solo per lui Annette tira fuori diverse centinaia di sterline al mese. Non sappiamo quanto prende di pensione una ex modella, ma se Darius non si regola, lo aspetta un futuro in qualche reality.

118 - LA DIGA CHE RALLENTA LA ROTAZIONE DELLA TERRA




Sembra impossibile ma...
La diga delle Tre gole completata 10 anni fa sul Fiume Azzurro, ha cambiato il volto del pianeta. E ne ha anche rallentato la rotazione, rendendo un pochino più lunghe le nostre giornate.

Lungo le sponde dello Yangtze, il “grande padre delle acque”, sono state scritte le pagine più importanti della storia e della civiltà cinese. I lavori per realizzare l'immenso sbarramento sono iniziati nel 1992 e sono andati avanti per più di 15 anni. La diga costruita nella provincia di Hubei è la seconda più grande al mondo (dopo Itaipú, fra Paraguay e Brasile) e serve una centrale idroelettrica da primato. Le cifre fanno paura: con 22,5 gigawatt di capacità e 98,8 terawattora generati ogni anno è l'impianto energetico più potente al mondo. La diga è alta 185 metri, lunga 2.310 e dà origine a un lago con una superficie di oltre mille chilometri quadrati, lungo più di 600 km e con una capacità di 39 miliardi di metricubi d'acqua. La centrale elettrica è dotata di 32 enormi turbine Francis che ogni 80 ore di funzionamento perdono per consunzione 25 chili di acciaio. La produzione copre il 3% dell'energia elettrica consumata in Cina.

Fin dal principio il progetto è stato contestato dalle associazioni ambientaliste. Ecco, in soldoni, i pro e i contro: valutate voi. Aspetti positivi: la diga contiene il rischio di inondazioni nel sud del Paese e rende navigabile l'alto corso del fiume; il trasporto merci avviene su grandi chiatte sul lago, meno inquinanti dei camion; l'energia elettrica prodotta sostituisce altri carburanti (31 milioni di tonnellate l'anno solo di carbone) con le conseguenti emissioni di polveri assai più inquinanti. Aspetti negativi: per creare il bacino sono stati sommersi 1300 siti archeologici, 3 città, 140 paesi e 1352 villaggi; sono stati trasferiti 2 milioni di abitanti e altrettanti lo saranno entro il 2023; molte specie animali e vegetali sono scomparse per la distruzione del loro habitat; 5.000 aree a valle del bacino sono monitorate per i rischi di frane e crolli causati dall'erosione per la mancanza dei sedimenti trasportati dal Fiume Azzurro. E, non ultimo, il fatto che le Tre gole erano il posto più suggestivo e più ricco di storia del corso del fiume. Infine gli scienziati della Nasa hanno calcolato che lo spostamento delle acque contenute nel bacino (39 miliardi di tonnellate) ha rallentato la velocità di rotazione della Terra, e quindi ha allungato le nostre giornate di 0,06 microsecondi. E' poco, ok, ma nessuno glielo aveva chiesto.

117 - L'ULTIMA CORSA ALL'ORO




Sembra impossibile ma...
Un gigantesco asteroide che si muove fra le orbite di Marte e di Giove è composto da una quantità tale di metalli preziosi che se fossero portati sulla Terra l'economia mondiale rischierebbe il collasso totale. E la Nasa conta di raggiungerlo entro il 2026.

Si chiama Psyche 16 , è uno dei più grandi asteroidi della Fascia principale, misura circa 250 chilometri di diametro ed è conosciuto già dal 1852 grazie all'astronomo italiano Annibale De Gasparis, ma solo di recente è stato valutato il suo enorme potenziale economico. Il corpo celeste è costituito per la maggior parte da metalli solidi: oro, platino, nichel e ferro in quantità così elevate da far impallidire qualunque giacimento terrestre. La missione Discovery della Nasa partirà nell'estate del 2022 e dovrebbe raggiungere Psyche 16 nel 2026. Il suo scopo? L'asteroide, spiegano gli scienziati, è il risultato di violente collisioni tra pianeti quando il sistema solare si stava formando, e potrebbe dirci molte cose sulla struttura del nucleo terrestre. Avete capito bene: l'agenzia spaziale americana giura che l'operazione avrà solo scopi scientifici, e non prevede nessuno sfruttamento minerario.

Che sia vero o no, anche se le intenzioni americane fossero di candore francescano, la corsa all'oro dello spazio è già partita. E se Psyche 16 può diventare la nuova California, nella fascia degli asteroidi ci sono altre opportunità di estrazione molto più vicine alla Terra. Perfino la nostra luna contiene oro, platino e metalli rari. Fantascienza? No: dal 2015, infatti, è legale possedere uno o più asteroidi, ed esistono già delle compagnie minerarie spaziali che scrutano il cielo in cerca di ricchezze. Due di queste, Deep Space Industries e Planetary Resources, hanno nel mirino l’asteroide UW158, grande il doppio della Torre di Londra, con un valore stimato di 5,7 trilioni di dollari. Gli esperti sostengono che dovranno passare ancora 50 anni prima di vedere una redditizia attività estrattiva nello spazio, ma ad accelerare i tempi potrebbe essere la necessità di primeggiare in una gara che vede già oggi Stati Uniti, Cina e Giappone in pole position, e il piccolo Lussemburgo che ha già registrato 10 società minerarie spaziali.

116 - IL SALVATORE DELLE MADRI




Sembra impossibile ma...
La geniale intuizione di un medico ungherese salvò migliaia di puerpere, ma la comunità scientifica la bocciò e screditò i suoi inconfutabili risultati; lui impazzì, e le donne ripresero a morire.

Ignác Semmelweis nasce nel 1818 a Buda quinto di nove figli di un droghiere. Con una laurea presa alla famosa Scuola Medica Viennese entra in clinica di ostetricia. Una terribile malattia, la febbre puerperale, in quegli anni decima letteralmente le puerpere ricoverate negli ospedali. Sulle cause vengono fatte le ipotesi più fantasiose, senza esito; Semmelweis è ossessionato da queste morti così frequenti, e pratica centinaia di autopsie sui cadaveri delle donne per capire i motivi. Finché si rende conto di un dato di fatto: in un altro padiglione dell'ospedale gestito non da medici ma da ostetriche la mortalità per febbre puerperale è 10 volte più bassa. Perché? Ed ecco l'intuizione: la malattia viene trasmessa dal contatto che i medici del reparto hanno prima con i cadaveri delle donne cui praticano autopsia, poi con le partorienti visitate in corsia. Una teoria sconvolgente per i tempi, ai confini con la magia.

Se è così, la soluzione è semplice: lavarsi le mani (con soluzione di cloruro di calce) prima di operare, curare l'igiene e cambiare spesso le lenzuola delle partorienti. Il medico dispone queste misure, e il tasso di mortalità cala drasticamente: nel 1846 su 4.000 ricoverate 459 (l'11%) muoiono di febbre puerperale. Nel 1848 sono l'1%. Dati strepitosi a conforto della sua teoria. Che però gli attirano gelosie e invidie. Il suo direttore, che lo ha sempre detestato, coglie anzi l'occasione e lo licenzia per aver emanato disposizioni offensive per il personale, come l'obbligo di lavarsi le mani. Tra i suoi più accaniti oppositori c'è Rudolf Virchow, il padre dell'istologia moderna; ma è tutta la comunità scientifica che gli si rivolta contro: Semmelweis è un ciarlatano. Deriso e screditato, torna in Ungheria; la rabbia si trasforma in mania di persecuzione, finisce anche in manicomio. Muore nel 1865 per infezione setticemica contratta durante un intervento chirurgico, l'ultima beffarda conferma della bontà della sua teoria. Ferdinand von Hebra. uno dei pochi amici rimastigli, lo ricorda così: "Quando qualcuno scriverà la storia degli errori umani ne troverà pochi più gravi di quello commesso dalla scienza nei confronti di Semmelweis". La dimostrazione della contaminazione batterica sarà data da Pasteur solo 40 anni dopo, nel frattempo le morti per setticemia non si conteranno.

115 - LA PARATA PIU' BELLA




Sembra impossibile ma...
Questa è una storia vera. A metà anni ottanta oltre al Malgioglio cantautore destinato a diventare opinionista di successo, ce n'era un altro, conosciuto da tutti noi collezionisti degli album Panini soprattutto per quel nome strano: Astutillo. Non era Zoff e nemmeno Bordon, ma un buon portiere di serie A.

Nel 1980 Malgioglio apre a Piacenza una palestra per la rieducazione motoria dei bambini cerebrolesi dove, con la moglie, impegna tutto il suo tempo libero. Lo fa quasi in segreto perché il mondo del calcio non ama che un professionista si distragga con altre attività. Con qualche bella eccezione: come Liedholm e Eriksson, due allenatori che dall’83 all’85 alla Roma convincono il presidente Viola a mettere a disposizione delle attività di Malgioglio la palestra di Trigoria. O come più tardi all'Inter Jurgen Klinsmann che a fine allenamento gli chiede dove va sempre di fretta, scopre il suo impegno sociale, va a Piacenza a vedere con i suoi occhi quello che fa e dopo un pomeriggio coi bambini cerebrolesi commosso, senza dire una parola stacca un assegno da 70 milioni.

Ma il regalo più bello glielo fa Trapattoni. Lasciamo raccontare a Malgioglio: "Nell'86 passai alla Lazio, in serie B. Fu una stagione tormentata in cui vissi l'episodio più triste della mia carriera. La squadra stentava, i tifosi mi criticavano per il mio impegno fuori dal campo, insultavano la mia famiglia. In casa col Vicenza perdemmo 4 a 3 e il pubblico si scatenò. Fischi a ogni mio intervento, fino a quando comparve uno striscione in curva: 'Tornatene dai tuoi mostri'. Mi sfilai la maglia, la calpestai, ci sputai sopra e la tirai ai tifosi. Sono un uomo anch'io. La società chiese la mia radiazione. Dello striscione invece non parlò nessuno. Avevo deciso di smettere quando arrivò la telefonata di Trapattoni: 'Non è giusto che uno come te lasci il calcio' mi disse. Firmai in bianco e restai all'Inter 5 anni, vincendo lo scudetto in nerazzurro, quello dei record. E con gli ingaggi rinnovai la palestra con attrezzature all'avanguardia”.

domenica 3 novembre 2019

114 - ALICE DIETRO LE QUINTE




Sembra impossibile ma...
Se capitate a Lindhurst, paesino della New Forest, nel sud dell'Inghilterra, fate un salto nel cimitero della chiesa di San Michele e cercate la tomba di mrs Reginald Hargreaves. Quello è il nome da sposata: lì riposa Alice Liddell, nata nel 1852, morta nel 1934. Per tutto il mondo solo Alice: sì, quella del paese delle meraviglie.

Perché il capolavoro di Lewis Carroll, forse il più fantastico di tutti i libri, ha solide radici nella realtà. Cominciamo dall'autore: scrittore, matematico e fotografo, il suo vero nome è Charles Lutwidge Dodgson, ma con un gioco di parole basato su una traduzione in latino nel 1856 Charles si trasforma in Carroll e Lutwidge in Lewis.
 
Lo scrittore insegna matematica al Christ Church College di Oxford; il preside è Henry Liddell, e lui inizia a frequentare la famiglia. E si invaghisce (pare in modo del tutto platonico, almeno così speriamo tutti) della piccola Alice, che ha 10 anni. Nell'estate del 1862 durante una gita in barca sul Tamigi inizia a raccontare una storia ad Alice e alle sue due sorelle; in seguito le bambine chiederanno infinite repliche, e lui aggiungerà particolari. Due anni dopo per Natale regala ad Alice un manoscritto che lui stesso ha illustrato. Si chiama "Alice's Adventures Underground"; per la pubblicazione e il nome definitivo bisognerà aspettare ancora un anno, passando per “Alice's Elfland” e “Alice Among the Fairies”.

Molti riferimenti del romanzo, che sembrano nonsense, hanno invece senso per Alice e le sue sorelle: ad esempio il tutor artistico delle bambine diventa il "vecchio grongo che viene una volta alla settimana", e tanti personaggi assurdi, luoghi ed esperienze per le bimbe identificano fatti e persone reali. Loro stesse e l'autore entrano nella storia come gli uccelli sulla barca: Carroll è il Dodo, dal nome Dodgson che essendo lui balbuziente, pronuncia "Do-do-dodgson". Nell’ultimo capitolo di “Attraverso lo specchio” ancora un omaggio ad Alice: un acrostico in cui le prime lettere di ogni riga formano il nome Alice Liddell. Il Cappellaio Matto nasce invece dal modo di dire inglese “mad as a hatter“, un luogo comune nato perché all'epoca i fabbricanti di cappelli impazzivano davvero: era il mercurio con cui lavoravano il feltro ad avvelenarli lentamente e a portarli alla follia.

Alice Liddell conserverà per tutta la vita un ricordo affettuoso di Carroll; nel 1928 l'originale del libro la salverà dalla miseria: rimasta vedova, a 76 anni lo venderà infatti per 15.400 sterline. Manterrà invece fino alla fine, nel 1934, un vasto archivio di articoli, immagini e gadget sul personaggio da lei ispirato.

113 - LE PIETRE SCOLPITE TRE MILIARDI DI ANNI FA




Sembra impossibile ma
In Sudafrica sono stati raccolti una serie di oggetti tondeggianti apparentemente decorati e lavorati dall'uomo. Niente di strano, se non fosse che gli studiosi hanno accertato che la forma sferica e levigata e le incisioni risalgono a tre miliardi di anni fa.

Le sfere di Klerksdorp sono piccoli oggetti di forma tondeggiante raccolti dai minatori a Ottosdal in Sudafrica da depositi di pirofillite che risalgono a 3 miliardi di anni fa. Di colore da rossastro a marrone, hanno un diametro tra 0,5 e 10 cm. E sono più o meno appiattite. Le incisioni e le scanalature ben definite e parallele fanno pensare ad una lavorazione umana. Intorno a quest'ipotesi si sono confrontati nel tempo scrittori e giornalisti alternativi, e molti libri (le pagine web non si contano) arrivano a una conclusione fantascientifica: questi inesplicabili manufatti possono esser stati fabbricati solo da esseri intelligenti. E sono la prova dell'esistenza di antichissime civiltà perdute, o del passaggio di alieni in epoche remotissime sul nostro pianeta. Da queste pagine sono nate una serie di leggende metropolitane che hanno fatto il giro del mondo: gli oggetti sono sfere perfette; sono composti da una lega di nichel e acciaio di una durezza record, che non esiste sulla Terra; ruotano lentamente da soli nelle vetrine del Museo di Klerksdorp; la Nasa li ha esaminati e li trovati perfettamente bilanciati.

Tutte ipotesi affascinanti, che le successive, approfondite analisi effettuate dai geologi hanno dimostrato avere un piccolo difetto: sono totalmente false. I risultati degli scienziati concordano: le sfere di Klerksdorp non sono manufatti, ma il risultato di processi naturali; analisi di diffrazione petrografica e a raggi X hanno rilevato che sono costituiti da limonite, un minerale che può comporsi in proporzioni variabili di goethite, ematite e idrossidi di ferro e che si sarebbe formato in sedimenti vulcanici e ceneri tre miliardi di anni fa, e i solchi e le scanalature presenti sono compatibili con un processo naturale di consolidamento noto, per quanto molto raro.

112 - HO SCRITTO HAMAD SULLA SABBIA




Sembra impossibile ma...
Fra il 2007 e il 2009 su un'isola del Golfo Persico è apparsa lettera dopo lettera un'enorme scritta, ben visibile dallo spazio: HAMAD. Poi nel 2012 ha iniziato a scomparire e oggi non ne resta traccia.

Hamad bin Hamdan al Nahyan, sceicco miliardario membro della famiglia al potere di Abu Dhabi, ha fatto incidere il suo nome sulla superficie sabbiosa di una delle sue isole: Futaisi. Ogni lettera ha la dimensione di un chilometro; l'insieme forma una rete di canali scavati nella sabbia, corsi d'acqua nei quali defluisce la marea e sui quali lo sceicco è stato visto navigare bordo dei suoi yacht. Sebbene l'arabo sia la lingua ufficiale degli Emirati, il nome è in caratteri latini e in maiuscolo. Secondo alcuni il motivo sarebbe di rendere la scritta leggibile da più persone, per altri il fatto che le lettere arabe, mancando di linee rette, non avrebbe facilitato la costruzione dei canali. Le immagini satellitari mostrano però che a un certo punto nel 2012 la scritta ha iniziato a sparire, e oggi non esiste più. Una recente visita all'isola di Futaisi ha rivelato solo una distesa di sabbia piatta: soltanto la base della H, l'entrata principale delle acque, è ancora al suo posto, tutti i canali sono stati riempiti. Il motivo è un mistero: non si sa perché lo sceicco abbia intrapreso il bizzarro progetto, né perché l'abbia poi frettolosamente cancellato. Ad Abu Dhabi nessuno ne vuol parlare, a cominciare dall'ingegnere che ha gestito l'operazione: “Mi hanno assunto per fare un lavoro – dice - non per fare domande al riguardo”. Fra le possibili spiegazioni, l'ipotesi che l'opera non si adattasse all'immagine moderna di Abu Dhabi, che per il 2030 ha avviato a suon di miliardi un grande piano di sviluppo urbanistico, sociale e artistico destinato a farne un punto di riferimento culturale nel mondo.

Al povero Hamad non resterà che consolarsi con gli altri suoi giocattoli: il Dodge Power Wagon, il più grande camion del mondo (64 volte l'originale) con appartamento all'interno; la Jeep Willys grande quanto un edificio di tre piani; il museo in un'enorme piramide nel deserto con centinaia di auto di grossa cilindrata; le 7 Mercedes 500 SEL di 7 colori diversi che regalò alla moglie e che gli valsero il soprannome di “sceicco dell’arcobaleno”.

111 - YOU MAY SAY I'M A DREAMER




Sembra impossibile ma...
C'è una città dove uomini e donne di ogni nazione, di ogni credo, di ogni tendenza politica possono vivere in pace ed in armonia. Già, sembra uscita dalla fantasia di John Lennon, invece è realtà.

Si chiama Auroville. Se volete visitarla (o metterci su casa), dovete far rotta sull'India, nel Tamil Nadu, vicino a Puducherry. Qui nel 1968 la francese Mirra Alfassa nota con il nome di Mère ("la Madre") ha fondato una comunità pacifica, anarchica, basata sulla visione del filosofo Sri Aurobindo e pianificata dall'architetto Roger Anger per 50.000 abitanti; una città pensata per essere libera da sofferenza e rabbia, dove non c'è un governo e non si usano i soldi. Il 28 febbraio 1968 i rappresentanti di 124 nazioni si riunirono in una zona desertica del Tamil Nadu (oggi una rigogliosa area verde); ognuno aveva con se una manciata di terra del proprio Paese, e la depositò in un'urna al centro di un'enorme sfera dorata: il Matrimandir, luogo di meditazione che è poi diventato il centro della città. Mezzo secolo dopo, finanziata dal governo indiano e da altri enti (fra i quali l'Unesco che l'ha riconosciuta Patrimonio dell'Umanità) e da donazioni private, Auroville è ancora lì.

Ma come si vive nella città ideale? Spiritualismo induista, marxismo, comunitarismo gandhiano, e anarchismo sono i principi su cui si fonda la comunità: la proprietà è collettiva, ogni attività è basata sul volontariato, tutti sono tenuti a lavorare almeno 5 ore al giorno; nell'Assemblea dei residenti tutti esprimono pareri o avanzano proposte. Poche regole e nessuna sanzione per punire chi non le rispetta: tutto è basato su un sistema di fiducia reciproca. Nella comunità oggi vivono persone di ogni età e ceto sociale provenienti da 50 diversi Paesi; autosufficiente a livello energetico, si basa sull’agricoltura biologica e dà molta importanza al riciclaggio, le scuole sono gratuite e senza voti e ogni cittadino è libero di professare il proprio credo. La città è divisa in 4 zone: industriale, internazionale, culturale e residenziale, circondate da una Green belt di foreste che fa da barricata dal mondo esterno. Turisti e visitatori però sono i benvenuti: per quelli che decidono di fermarsi, c'è un Entry Group che valuta le richieste; se ammessi dovranno superare un anno di prova senza mai lasciare Auroville. Poi saranno cittadini della città dei sogni.


110 - UNA DENTRO L'ALTRA





Sembra impossibile ma...
Qualche settimana fa in Colombia è nata una bambina che portava nell'addome la propria sorella gemella, cresciuta lì dentro nel corso della gravidanza. Ringrazio Enrico Spagnoli per la segnalazione.

Si tratta di un caso rarissimo, noto come “fetus in fetu”, che rispetto ad analoghi eventi del passato è stato prima identificato e poi seguito dai medici che sono riusciti così a tutelare la salute della madre e della bambina formata correttamente. La gravidanza è stata seguita passo dopo passo dal dottor Miguel Parra-Saavedra, ginecologo di fama internazionale, lo stesso che dopo un’ecografia aveva capito che all’interno del feto in formazione si stava sviluppando un altro feto, con un proprio cordone ombelicale collegato all’intestino della gemella più grande e meglio formata.

Il 22 febbraio Parra-Saavedra ha deciso di sottoporre la madre, alla trentasettesima settimana di gravidanza, a un taglio cesareo, per evitare che il feto più piccolo crescendo ancora danneggiasse gli organi interni della gemella più grande, che pesava ormai 3 chilogrammi. Così è venuta al mondo la piccola Itzamara, che è stata immediatamente operata per rimuovere il feto che aveva al suo interno, lungo 5 centimetri, con testa e arti formati, ma privo di cuore e di cervello. Itzamara ha superato l’operazione e sta bene.

In letteratura scientifica ci sono riferimenti al fenomeno del “fetus in fetu” a partire dai primi dell’Ottocento. Negli ultimi anni altri casi sono stati segnalati in India, Singapore e Indonesia. Nel 2015 una donna inglese di 45 anni fu operata per quella che sembrava essere una cisti ovarica. Risultò invece che si trattava dei resti di un feto malformato che dopo essersi sviluppato durante la gravidanza della madre, era rimasto per decenni all'interno della sua gemella.

109 - IL PAESE FATTO DI PANE




Sembra impossibile ma...
In Sicilia c'è un paese che una volta l'anno ricostruisce il centro storico con mura, archi, cupole e porte. Tutte fatte di pane.

Tra le più suggestive tradizioni che accompagnano i riti della Settimana Santa siciliana, c'è l'allestimento degli Archi di Pane a San Biagio Platani, borgo contadino dell’entroterra agrigentino. Nei secoli scorsi le città dell'isola per accogliere sovrani e nobiltà dopo importanti vittorie erigevano porte e archi di trionfo. San Biagio, paese piccolo (mille abitanti) e povero non poteva permettersi opere di marmo. Così nacque l'idea di usare canne, rami di salice e agave per le strutture portanti, il pane come cemento e tutto ciò che offre la natura (cereali, datteri, asparagi, alloro, rosmarino e ancora pane lavorato ad arte) come decorazioni. Quando poi, a inizio 700, la gente non fu più costretta a manifestazioni di benvenuto per le autorità, la tradizione rimase assumendo un significato religioso.

La preparazione inizia qualche mese prima, ogni anno viene cambiata l’estetica del corso; resta invariata invece la struttura architettonica, con l’entrata dall'arco che si apre sul viale principale che rappresenta la facciata di una chiesa, il viale la navata, e l’arco opposto all’entrata l’abside. Il paese è diviso in due confraternite, Madunnara e Signurara, l'obiettivo è inventare nuove decorazioni, originali ricche e fastose per accogliere il Cristo risorto e Maria. Ogni confraternita allestisce una metà del corso e i lavori, che impegnano tutto il paese, si concludono la notte del sabato santo. Gli Archi di Pasqua sono ufficialmente pronti la mattina di Pasqua. Portali, cupole e campanili resteranno esposti nelle settimane seguenti, poi i più belli saranno conservati al Museo degli Archi.

Qualcosa di simile succede nella lontana Mitchell, cittadina del South Dakota, dove ogni anno a fine agosto viene riedificato un grande edificio pubblico, il Corn Palace, e le architetture di altri edifici del centro. Solo che qui invece del pane usano il granturco.

sabato 2 novembre 2019

108 - L'ULTIMA INVENZIONE DI TESLA




Sembra impossibile ma...
Il grande inventore Nikola Tesla negli ultimi anni di vita era ridotto in povertà, e per pagare la camera d'albergo dove viveva lasciò in garanzia una grossa scatola contenente un invenzione di cui aveva annunciato da tempo la realizzazione: il raggio della morte.

Tesla nasce a Smiljia nell'attuale Croazia nel 1856. Per raccontare anche sommariamente l'enorme contributo dato alla scienza di quello che è ricordato come "l'uomo che inventò il ventesimo secolo" non basta un'enciclopedia. Date un'occhiata a wikipedia per farvi un'idea. E con le sue stranezze e bizzarrie si può riempire un libro. Riguardo alle invenzioni, Tesla ho ottenuto 280 brevetti, con applicazioni di capitale importanza sui fronti più diversi, dalla corrente alternata alla radioattività, dalla trasmissione radio ai primi esperimenti sul wireless, fino a una lunga serie di progetti che ancora oggi sono classificati fantascienza. Se lo studioso è un genio, l'uomo è tanto eccentrico da essere considerato una sorta di scienziato pazzo. Fin da bambino mostra una memoria prodigiosa e riesce fare calcoli avanzati.

Le sue molte e inusuali insofferenze e fobie sono i sintomi di un disturbo ossessivo-compulsivo. Ossessionato dal numero 3, gira attorno a un palazzo 3 volte prima di entrarvi, pretende camere d'albergo col numero divisibile per 3, 18 tovaglioli al ristorante e 18 asciugamani in albergo. Ha una paura morbosa dei germi, porta i guanti, non dà la mano e cura maniacalmente l'igiene; dorme 2 ore per notte, evita le donne e non pratica sesso: sostiene che la castità è utile alle sue doti intellettive; al ristorante seleziona tavoli in disparte, mangia sempre da solo e si nutre esclusivamente di latte, pane, miele, frutta e succhi vegetali calcolando la massa cubica del cibo e i movimenti della mascella necessari per masticarlo. E' infastidito, lui alto 188 cm per 64 kg, dalle persone sovrappeso e le evita, detesta poi i gioielli, specie le perle, ed è affascinato dai piccioni, che nutre a Central Park e ospita nella sua stanza d'albergo. Diventa milionario ma dona tutti i suoi diritti d'autore e di proprietà industriale, incurante della ricchezza materiale. Così finisce in miseria ed è costretto a vendere il suo laboratorio per pagare il conto al Waldorf-Astoria: 20.000 dollari, una cifra enorme.

Si sposta al Governor Clinton Hotel; non ha soldi ma l'albergo accetta in garanzia una scatola. Dentro, rivela lui, c'è la sua ultima invenzione, la più inquietante: il Teleforce, o raggio della morte. Ci lavora da anni, la deve vendere al dipartimento della Difesa. Nel gennaio del 1943 a 86 anni Tesla muore nella sua stanza per un attacco cardiaco. Pochi giorni dopo l'FBI scorta uno scienziato del MIT all'albergo; è lui che apre con tutte le cautele la scatola. Dentro trovano solo vecchi attrezzi di laboratorio, roba senza alcun valore.

107 - EDIPO A STELLE E STRISCE




Sembra impossibile ma...
Patricia Ann Spann, 46 anni, è finita in carcere quando la polizia ha scoperto che la ragazza con cui si era da poco sposata era sua figlia. Successive indagini hanno appurato che la donna aveva alle spalle due matrimoni: il primo col padre dei suoi figli, finito con un divorzio; il secondo nel 2010. Con un altro suo figlio.

Lo so, non è una storia facile da ricostruire. E neanche da digerire. Eppure è vera. Inizia una trentina d'anni fa a Lawton, Contea di Comanche, in Oklahoma. Quando dal matrimonio fra Patricia e Cody nasce Jody; seguono Misty e Cody Jr, il più piccolo. Dopo poco per qualche motivo le viene tolta la custodia dei figli, che vengono legalmente adottati dalla nonna paterna. Quando Jody diventa maggiorenne ai tre ragazzi viene detta la verità su quella madre che non c'è, e loro la vogliono conoscere. L'incontro avviene nel 2008. Non chiedetemi come o perché (né con quali sotterfugi), ma pochi mesi dopo Patricia e Jody si sposano. Dopo 15 mesi, su richiesta del ragazzo, il matrimonio viene dichiarato nullo perché contratto con un discendente diretto: lei afferma che era servito a tirarlo fuori dall'esercito, ed evita l'accusa di incesto.

Passano gli anni, e nel 2014 lo Stato dell'Oklahoma legalizza il matrimonio omosessuale. E il 25 marzo del 2016 a Duncan, 30 chilometri da Lawton, a convolare a nozze sono Patricia, 43 anni, che si presenta col cognome da nubile, e Misty Spann, 25 anni. La coppia va a vivere in paese, è tranquilla e molto riservata. Ma in agosto riceve la visita di un ispettore dei Servizi Sociali, forse allertato da qualche vicino. E scopre che le due sono madre e figlia; loro non negano, Patricia pare stupita: “E' tutto legale – dice - il mio nome era stato cancellato dal certificato di nascita di Misty”. Interviene la polizia, e spicca un mandato d’arresto a carico di entrambe con l’accusa di incesto. Rischiano 10 anni di prigione. Le due si dichiarano colpevoli, ma Misty accusa la madre: “Mi aveva assicurato che era tutto regolare...”.

Patricia viene condannata a due anni di prigione e 8 anni di libertà vigilata, attualmente è in carcere. Misty a 2 anni di libertà vigilata. Il terzo figlio, Cody Jr, assolve i fratelli e punta il dito sulla madre: “E' una predatrice che ci ha manipolati tutti. Basta dire che ha cercato di avviare una relazione inappropriata anche con me, ma io l'ho rifiutata”.


106 - LA LEGGE DELLA VEDOVA CHING



Sembra impossibile ma...
Il pirata più potente, temerario e crudele della storia... è stata una donna: la vedova Ching. La sua storia è un romanzo di avventure.

Canton, anno 1801, i pirati della Red Flag Fleet durante una delle tante razzie nei porti del Mar Cinese rapiscono Shi Yang, una prostituta di 26 anni che lavora in un bordello galleggiante. Il comandante assoluto della flotta, Cheng Ho, si innamora della donna a prima vista e la sposa. Per 6 anni i due condividono una vita fatta di continue scorrerie, finché lui muore durante un tifone in Vietnam. Da allora lei si farà chiamare Ching Shih, “la vedova di Cheng”. La lotta per succedergli al comando è cruenta, e la donna si allea col ventunenne Cheung Po Tsai, figlio adottivo del marito. Che dopo averlo fatto prigioniero a 15 anni, ne aveva fatto il suo amante. Lo stesso fa la vedova: i due diventano amanti e poche settimane dopo si sposano. E' la mossa vincente: il nuovo marito si tira indietro, e lei prende le redini della Red Flag Fleet. Che sotto il suo comando diventa la più grande flotta pirata della storia. Arriverà a contare su oltre mille giunche con a bordo fra 40 e 80.000 uomini.

Per governarla, emana un codice di leggi severissime, e le fa applicare rigorosamente. Chi disubbidisce agli ordini viene decapitato sul posto, il bottino delle razzie va per il 20% a chi l'ha procurato, il resto viene versato in un fondo comune. Per chi nasconde un bottino la prima volta c'è la fustigazione, poi la pena di morte, che spetta anche a chi ruba dal fondo comune o danneggia i cittadini che riforniscono i pirati. Per altre violazioni le pene vanno dalla messa ai ferri fino allo squartamento. Per le prigioniere ci sono regole speciali: le donne catturate vengono rilasciate se brutte, per le belle viene chiesto un riscatto. Se un pirata lo desidera ne può sposare una, ma poi dovrà esserle fedele. Vietato, pena la testa, violentare le prigioniere, e vietati i rapporti anche consenzienti.

La Red Flag Fleet, sotto il comando di Ching Shih, combatte senza mai una sconfitta con le Marine imperiali cinese, britannica e portoghese. Dopo tre anni di scorrerie, la vedova Ching accetta l'offerta di amnistia per lei e per tutti i suoi pirati e nel 1810, a 35 anni, si ritira a vita privata. Per i suoi crimini non subirà mai nessuna punizione, anzi, il governo cinese la insignisce di un titolo nobiliare e le permette di tenersi tutte le ricchezze razziate, con le quali apre una casa da gioco che gestirà fino alla morte, a 69 anni, nel 1844. Su di lei sono stati scritti diversi libri, e al cinema compare fra l'altro nei Pirati dei Caraibi (la potente Mistress Ching) ed è la protagonista di “Cantando dietro i paraventi” di Ermanno Olmi.

105 - NELLE MANI DELL'INFERMIERE




Sembra impossibile ma...
In questi giorni è stato condannato all'ergastolo uno dei serial killer più letali della storia. Non si sa di preciso quante persone abbia ucciso. Secondo il magistrato che lo ha giudicato il numero delle sue vittime "supera l'immaginazione umana". Ringrazio Luigi Garlaschelli che mi ha segnalato l'incredibile storia di Niels Högel.

Tedesco di Wilhelmshaven, Högel, 43 anni, è un infermiere; dal 1999 al 2005 lavora nelle cliniche di Oldenburg e Delmenhorst. Nel 2005 lo sorprendono a iniettare a un paziente dosi molto elevate di un farmaco usato contro le aritmie cardiache e lo condannano a 7 anni e mezzo di carcere per tentato omicidio. Nel 2008 una donna sospetta che sia responsabile della morte della madre, avvenuta 4 anni prima. Si avvia un'inchiesta, il cadavere viene riesumato, e da lì comincia un'escalation allucinante: l'ex infermiere viene condannato all'ergastolo per l'omicidio di 6 pazienti: lui confessa di averne uccisi altri 30; a inizio 2017 nuove indagini lo scoprono responsabile di almeno 90 decessi, e pochi mesi dopo il pubblico ministero lo rinvia a giudizio per la morte di 106 persone; nell'ottobre 2018 l'imputato ammette l'uccisione di 100 pazienti; nel maggio 2019 si concretizza l'ipotesi che negli anni di lavoro abbia assassinato non meno di 332 ricoverati nei reparti di rianimazione delle due cliniche: malati di tutte le età, dai 34 ai 96 anni, selezionati a caso, e uccisi sempre con la stessa modalità: un'iniezione letale. Durante le indagini vengono riesumati e sottoposti ad autopsia più di 130 corpi, ma il numero esatto degli omicidi non si saprà mai, perché molte vittime erano state cremate. Il numero di morti ammesso dal serial killer non è stato rivelato, ma in molti casi non è stato in grado di ricordare, pur non negando la possibilità di essere responsabile. Alla domanda sul perché, Högel ha risposto che il suo scopo era provocare crisi cardiache per poi dare prova ai colleghi delle sue capacità di rianimatore.

Il 6 giugno 2019 si è chiuso definitivamente il processo a Niels Högel. Il tribunale di Oldenburg ha condannato l'ex infermiere all'ergastolo per l'omicidio di 85 pazienti che erano stati affidati alle sue cure.

104 - LE MASCHERE DELLA SPERANZA




Sembra impossibile ma...
Una scultrice americana sacrificò il successo artistico per mettere il suo talento al servizio di persone che soffrivano, e realizzò sui volti deturpati dei soldati le sue opere più belle. Ringrazio l'amico Fabio Bellini per la segnalazione, e vi racconto la storia di Anna Coleman.

Anna nasce a Filadelfia nel 1878, innamorata dell'Europa studia arte a Parigi e a Roma; nel 1905 si sposa col medico Maunard Ladd e rientra a Boston dove prosegue gi studi e si segnala fra le protagoniste dell'ambiente artistico americano; il suo nome compare fra i fondatori nel 1914 di The Guild of Boston Artists e nei cartelloni delle più importanti esposizioni in tutti gli States. Le sue opere sono contese da committenti privati e pubblici (i suoi Triton Babies sono ancora sulla fontana del più importante parco di Boston), scrive anche due romanzi di successo e due opere teatrali. Si specializza in ritratti: Bette Davis ed Eleonora Duse se ne fanno fare uno (fra gli unici tre mai accettati dall'attrice). Scoppia la guerra e a fine 1917 segue il marito medico della Croce Rossa a Toul, in Francia. Qui scopre su una rivista il lavoro di Francis Derwent Wood, che al London General Hospital ha aperto il Dipartimento maschere per visi sfigurati. E la sua vita cambia per sempre.

La guerra di trincea rimanda a casa ragazzi devastati dalle bombe e dai gas, spesso con il volto orribilmente deturpato; la chirurgia plastica non esiste, e i reduci appaiono come veri mostri, oggetto nella migliore delle ipotesi di commiserazione. Così la Coleman si inventa le maschere-ritratto, e apre il suo studio con 4 assistenti a Parigi, nel Quartiere latino. Lo realizza luminoso e accogliente, pieno di fiori e sculture, un’oasi di tranquillità per i soldati, accolti e seguiti con amore, delicatezza e allegria. Anna studia il volto sfigurato, lo confronta con fotografie di prima della guerra: l'obiettivo è ricreare una fisionomia più possibile simile a come era in precedenza; così fa un calco di plastilina e da questo ricava una maschera in rame zincato, sottilissima ma resistente. Poi la colora con la tonalità che più si avvicina alla pelle del paziente, aggiunge dettagli come baffi e sopracciglia e i sottilissimi lacci per tenerla su; ogni pezzo richiede un mese di lavorazione. Alla fine i soldati si guardano allo specchio, e piangono: ora possono tornare a vivere. Nel 1936 la Coleman torna a Boston col marito, la sua missione è compiuta. Riceverà la Legion d'Onore dallo Stato francese prima di morire nel 1939. In tutto ha realizzato 185 protesi. Nessuna ci è pervenuta: tutti i suoi assistiti si sono fatti seppellire con la maschera.

venerdì 1 novembre 2019

103 - IL CAPO INDIANO CHE CONQUISTO' L'ITALIA FASCISTA




Sembra impossibile ma...
Questa è una storia vera. Giugno 1924, nel porto di Trieste sbarca White Elk, per gli italiani Cervo Bianco, principe degli Irochesi e capo di una tribù di trentamila indiani d'America. La Lega delle Nazioni lo ha inviato in missione in Europa per propugnare la causa dei pellerossa. Viene da Nizza dove le due contesse italo-austriache Kevenhuller, Amalia la madre di 60 anni e Antonia la figlia di 26 hanno deciso di finanziare la sua causa; lui peraltro ha promesso che restituirà ogni lira con le immense ricchezze che possiede in America. Inizia così un tour negli alberghi e nelle dimore più lussuose.

Prima tappa, Venezia. Lo attende una grande folla, incuriosita dai giornali; e lui non delude: si affaccia dal balcone della sua stanza al Danieli e lancia manciate di banconote sulla gente che lo acclama. Poi incontra i vertici del Partito Fascista e chiede ai fratelli in camicia nera di schierarsi col suo popolo oppresso; in cambio dona generose somme al Partito. Il copione si ripete in tutta Italia, con accoglienze da capo di Stato, e ovunque elargisce soldi a piene mani.In un ristorante fiorentino i clienti lo acclamano, poi qualcuno gli chiede di pagare il conto, lui non batte ciglio e paga per tutti. In ogni città Cervo Bianco lancia i suoi appelli davanti a folle plaudenti e poi dà spettacolo con canti e danze delle sue terre. Proclamato “fascista ad honorem”, il 28 ottobre è invitato a pronunciare un discorso ufficiale per celebrare la Marcia su Roma. Il primo indiano d'America fascista si esibisce per i più importanti gerarchi, e (pare) per Mussolini; i due non si incontrano solo per un disguido, e Papa Pio XI gli invia due foto autografe.

Poi crolla tutto. A Torino finisce in ospedale: ha la sifilide. L'erede delle Kevenhuller scopre che il suo patrimonio è azzerato e lo denuncia. Col foglio di via, ripara in Svizzera, dove lo rintraccia la contessa Antonia, sua amante (come la madre). Ha scoperto la verità. Lui non è White Elk, ma Edgar A. Laplante, cantante e ballerino di Pawtucket, Usa, figlio di un muratore e (forse) di una nativa americana. Dopo gli esordi con una compagnia di teatranti, con la moglie Berta gira gli States vendendo un intruglio miracoloso a base di olio di serpente e intasca abusivamente fondi per la Croce Rossa. Poi mette su uno one man show di canti e musiche indiane truccato da capo degli irochesi, col quale viene in Europa. Quando la troupe rientra in America, lui decide di restare, ma non ha più gli abiti di scena. Così acquista alla Galerie Lafayette di Parigi il costume da indiano che poi userà in Italia. Dopo varie vicende a Nizza incontra le contesse. Nei sei mesi successivi le alleggerisce dell'equivalente di un milione di euro.

Denunciato anche da Antonia, Laplante finisce prima per un anno in manicomio a Mendrisio come “bugiardo patologico dalla personalità istrionica”, poi, estradato in Italia, si fa 5 anni di carcere per truffa. Alle Nuove di Torino non ha neppure i soldi per un maglione, glielo comprano i carcerati con una colletta. Quando esce torna negli States, dove muore a Phoenix nel 1944.

872 - IL CAPPELLO SULLE VENTITRE'

    Un uomo cammina per strada, il cielo è arrossato dal sole che inizia a tramontare. Che ore sono? Le 23,30. Siamo in Italia, non...