venerdì 6 dicembre 2019

214 - IL GRANDE FETORE




Sembra impossibile ma...
Questa è una storia vera. L'anno 1858 a Londra è ricordato per uno degli eventi che più hanno segnato la storia della città: è l'estate del Grande fetore (Great stink), un insopportabile odore di fogna che ammorba per oltre un mese l'intera capitale.

Da sempre i londinesi gettano le deiezioni solide e liquide e i rifiuti di ogni tipo nel Tamigi, o in pozzi neri che vi finiscono comunque. Già nel 1290 i Carmelitani protestano per i miasmi provenienti dal fiume, “così intensi da coprire l'odore dell'incenso più acre”; nel 1427 si insedia la commissione per le fogne cittadine, che sarà ricordata come simbolo di inefficienza e corruzione. E comunque non è facile cambiare le abitudini dei londinesi, se lo scrittore Samuel Pepys ai primi del 700 annota che la moglie “si è fermata in una via affollata per fare i suoi bisogni, come d'altronde fanno tutti”. Il fiume non solo è il collettore fognario della città, ma anche la fonte di approvvigionamento idrico, e questo causa continue epidemie, in particolare di tifo e di colera. Serve un sistema fognario, e nel 1848 nasce la Metropolitan Commission of Sewers, che inizia a liberare la capitale dai 200.000 pozzi neri.

L'estate del 1858 è insolitamente calda. E già da giugno il volume d'acqua del Tamigi è molto ridotto. Il 2 luglio il fiume non contiene praticamente più acqua, trasporta lentamente solo escrementi in mezzo ai quali galleggiano cadaveri e viscere di animali provenienti dai macelli, scarti industriali e rifiuti di ogni tipo. Chi abita vicino scappa, chi passa lo fa coprendosi il volto coi fazzoletti. Il caldo favorisce la proliferazione dei batteri, la puzza è così intensa da sconvolgere le attività degli organi dello Stato: alla Camera dei Comuni si montano tende imbevute di cloruro di calcio, il Palazzo di Giustizia si sposta a Oxford. Il Tamigi visto dal cancelliere dello Scacchiere Benjamin Disraeli è unapuzzolente pozza stigiana di ineffabile ed insopportabile orrore”.

La crisi si risolve solo quando una forte pioggia spazza via la calura. Ma non tutti i mali vengono per nuocere: nel 1859 Henry Moule inventa il "gabinetto a terra asciutta" adottato in case private, ospedali e campi militari. Il Grande fetore accelera poi i lavori per le fognature: solo 6 anni dopo gli elementi principali entrano in funzione. Nascono anche una serie di insoliti lavori: i Toshers (estirpatori) scavano nelle fogne in cerca di cose di valore, i Mudlarks (allodole del fango) sono bambini che recuperano oggetti nel letame e li vendono per piccole somme, i Nightsoils rimuovono rifiuti umani ed animali per usarli come concime, i Flushermen (dilavatori) sono incaricati di "lavare via" i rifiuti dal nuovo sistema fognario e i Rat-catchers (acchiapparatti) sono assunti per catturare i topi nelle fogne e prevenire la diffusione di malattie: un'insolita task force all'opera per tutto l'800. E il Grande fetore finisce nei libri di storia. 
 
 

 
 

 

giovedì 5 dicembre 2019

213 - IL CINEMA ALLA FINE DEL MONDO




Sembra impossibile ma...
Questa è una storia vera. Vale la pena di raccontarla perché è la storia di un bel sogno, e tanto basta: non importa se finisce male.

Il sogno di Diynn Eadel, imprenditore francese con alle spalle studi di recitazione e piccoli ruoli in teatro e al cinema, ricorda il giardino di arance nel Sahara di Marrakech Express, o se preferite il Fitzcarraldo di Herzog: aprire un grande cinema sotto le stelle nel bel mezzo del deserto, all'estremità della penisola egiziana del Sinai. L'idea nasce a fine anni novanta quando Eadel scopre un anfiteatro naturale ai piedi di una catena montuosa non troppo lontano dalla turistica Sharm El Sheikh. La cornice perfetta per "dimostrare che il turismo può non essere un elemento distruttivo e che il Grande Teatro della Natura può riconciliarci con gli elementi, proiettando grande cinema sotto un cielo pieno di stelle” scrive nella presentazione del progetto. In breve ottiene tutti i permessi necessari (non senza intoppi burocratici e problemi con i funzionari locali) e, tornato a Parigi, trova gli investitori. Progetta uno speciale schermo gigante, poi al Cairo compra un generatore, un proiettore e le 700 poltroncine in legno di un vecchio cinema.

L'inaugurazione del "The Seventh Art Cinema", come lo chiama, è fissata per il 6 ottobre del 2000: una grande festa alla presenza del governatore del Sud Sinai. Dopo il buffet, un narratore arrivato dal Cairo introduce la proiezione, ma all'improvviso salta la luce. Qualcuno ha sabotato il generatore elettrico. Nessun film verrà proiettato quella notte, né qualsiasi altra notte. Nei giorni seguenti la gente del posto diventa ostile, e le autorità cambiano atteggiamento e vietano le proiezioni. Il motivo? Sembra che un potente uomo d'affari di Sharm, preoccupato per l'apertura, abbia pagato la gente prima per rovinare la serata, poi per boicottare il progetto.

Passano 14 anni prima che Kaupo Kikkas, famoso fotografo estone, scopra un'incredibile cinema all'aperto abbandonato nel bel mezzo del nulla del Sinai. Le sue foto surreali fanno il giro del mondo. Si risale a Eadel, che però sceglie la via del silenzio. Oggi il cinema non esiste più: di recente qualcuno, forse proprio per l'attenzione mediatica, ha distrutto tutto lasciando solo una triste distesa di detriti e frantumi di legno. E ai giornali arriva una lettera.

Cari amici in tutto il mondo: ho fatto un sogno incredibile, e ho fatto di tutto per realizzarlo lottando con passione per anni. Ho lavorato con un gruppo di amici e insieme abbiamo osato sognare, abbiamo osato distinguerci e uscire dai sentieri battuti. Ringrazio tutti dal profondo del mio cuore”. Segue la firma: “Diynn Eadel, proprietario e orgoglioso creatore del cosiddetto Cinema alla fine del mondo".

mercoledì 4 dicembre 2019

212 - SOTTO LE STELLE DEL ROCK




Sembra impossibile ma...
La missione New Horizons della Nasa ha portato nel 2015 una sonda a due passi dal lontanissimo Plutone. Alla presentazione dei risultati della missione, il responsabile scientifico Alan Stern ha esordito così: "Prima di entrare nel dettaglio dei dati raccolti, desidero presentarvi uno dei collaboratori del nostro team. Arriva dall'Europa, ha lavorato con noi al progetto, e qualcuno di voi potrebbe conoscerlo". Nel salone pieno di giornalisti è entrato Brian May, chitarrista dei Queen. E astrofisico di livello internazionale.

May nasce a Twickenham nel 1947. Inizia da bambino a suonare il piano, poi passa alla chitarra. Nel 1965 si trasferisce a Londra dove frequenta la facoltà di Fisica e Astronomia all’Imperial College e si laurea con lode in Fisica nel 1968. Intanto suona con una band di ragazzi, gli Smile, che presto cambiano nome; nascono i Queen, con lui ci sono Freddie Mercury e Roger Taylor. E hanno subito successo. Per Brian è il momento delle scelte: “Non ero poi così bravo in Fisica – dirà la rockstar – ma sapevo che sarei potuto essere abbastanza bravo nella musica”. Così lascia la sua tesi di dottorato in Astronomia dell’Infrarosso, e spicca il volo con i Queen. Ma non dimentica l'altra passione: negli anni settanta pubblica due importanti ricerche, e in seguito due libri, “Bang! The Complete History of the Universe” e “The Cosmic Tourist”.

Seguono 30 anni nei quali è impegnato a scrivere la storia del rock coi suoi Queen, diventando uno dei più grandi chitarristi del mondo (il 26º di tutti i tempi secondo la rivista Rolling Stone); poi nel 2006 si riavvicina agli studi, torna nella sua vecchia università e poco più di un anno dopo ottiene il dottorato in astrofisica con una tesi sui "Movimenti della polvere interstellare". La sua fama come ricercatore raggiunge la Nasa, che lo ingaggia nel team che sta seguendo il lungo viaggio di New Horizons. E qui le due anime di Brian May si fondono: mentre il Fisico collabora nell'analisi dei dati che arrivano dallo spazio profondo, il musicista scrive il singolo “New Horizons”, diffuso per la prima volta dal Control Center della Nasa in Maryland nel momento preciso in cui la sonda raggiunge Ultima Thule, il corpo celeste più distante mai esplorato da un oggetto inviato dall'uomo, a 6,4 miliardi di chilometri dalla Terra.

211 - LA LEGGENDA DI EL TRINCHE





Sembra impossibile ma…
Questa è una storia vera. Parla di un calciatore più bravo di Maradona che poteva essere Maradona e ha scelto di non esserlo. Il suo nome sugli almanacchi non lo trovate, ma in tutta l’Argentina si continua a raccontare la leggenda di El Trinche.

Tomas Felipe Carlovich detto El Trinche nasce a Rosario, Argentina, nel 1949. Ultimo di 7 fratelli, figlio di un immigrato slavo, gioca a calcio da sempre. E’ un po’ lento, ma talento e tecnica ne ha da vendere, accarezza la palla. Centrocampista, a fine anni 60 inizia a giocare nel Rosario Central. In 16 anni di carriera cambia 3 squadre, vince 2 campionati ma non tocca mai la massima serie.

Eppure le sue giocate diventano proverbiali. Si inventa il “doppio tunnel” muovendo la palla avanti e poi indietro, e lo esegue a richiesta dei tifosi, che impazziscono per lui. Se la difesa avversaria è troppo chiusa, capita più volte che lui si fermi. Si siede sul pallone, studia una soluzione e riprende a giocare. Una volta, palla al piede, scarta un’intera squadra, 10 giocatori 10, e va in gol.

Ma l’aneddoto clou è quello dell’aprile 1974. L’Argentina gioca l’ultima amichevole premondiale con un team di giocatori nati a Rosario. Dovrebbe essere una sgambata, per i biancazzurri diventa un incubo. El Trinche non gli fa vedere palla: dribbling, tunnel e doppi tunnel, lanci perfetti. A fine primo tempo la nazionale perde per 3-0. Il ct Cap chiede al collega di Rosario di sostituire quell’iradiddio di Carlovich. Così la ripresa la vede dalla panchina.

E allora perché El Trinche non diventa Maradona? Di certo c’entra il carattere orgoglioso, i molti “no” detti e i compromessi mai accettati. Non cerca la gloria né i soldi: gioca per divertirsi e rifiuta fior di ingaggi. Ascoltate le sue parole: “Sono state dette molte cose su di me, tante sono state ingigantite. Dicono che non sono arrivato, ma cosa significa arrivare? Ho fatto ciò che mi piaceva: giocare a pallone, stare con le persone che amo, giocare a carte con gli amici, pescare". Le cose che ha continuato a fare fino a pochi giorni fa. Sabato 8 maggio Tomas è morto in un ospedale della sua Rosario; era lì da un paio di giorni dopo che un gruppo di balordi lo aveva picchiato per rubargli la bicicletta, il suo mezzo di trasporto preferito. Aveva compiuto 74 anni da pochi giorni.

Nel 1993 quando Diego Armando Maradona, in chiusura di carriera arrivò al Newell’s Old Boys di Rosario, rispose ai tifosi che lo accoglievano come il più grande del mondo: "Il migliore non sono io, è un altro che ha già giocato a Rosario. Il suo nome è Tomas Carlovich".






210 - IL DESTINO IN UNA FILASTROCCA SUI GATTI




Sembra impossibile ma...
Il destino può cambiare anche con un gesto insignificante come acquistare un libretto di poesie. Andrew Lloyd Webber ha 25 anni e un brillante passato da talento emergente già alle spalle quando al bookshop dell’aeroporto Kennedy di New York compra “The Old Possum' s Book of Practical Cats” di Thomas Stearns Eliot. Il giovane compositore sta tornando a Londra. Ha appena presentato il suo Jesus Christ Superstar al pubblico degli Stati Uniti, che lo ha accolto senza eccessivo calore.

Se qualcuno gli avesse detto che il suo futuro sarebbe stato deciso in buona parte da quel libretto di filastrocche sui gatti che aveva sfogliato per tutto il volo, gli avrebbe dato del pazzo. Eppure l’idea gli venne proprio lassù, a 10.000 metri di altezza sull’Atlantico, fra un tè offerto dalla hostess e un invito ad allacciarsi la cintura di sicurezza. All’arrivo la decisione era presa: le poesiole e i calembour di Eliot, che raccontano storie bislacche di un mondo di gatti, sarebbero diventate un musical.

Prima che quell’intuizione si trasformi in Cats, uno tra i più grandi successi di tutti i tempi nel mondo dello spettacolo, rappresentato per anni e anni e applaudito da centinaia di migliaia di spettatori nei cinque continenti, dovranno passare altri 8 anni. In mezzo ci sono un successo come Evita, e un fiasco totale come Jeeves, spettacolo costruito sul personaggio del maggiordomo dei romanzi di Wodehouse: chiuderà dopo solo tre settimane. Il flop guasta anche i rapporti con Tim Rice, l’amico con cui ha sempre lavorato. Lloyd Webber, come chi cade da cavallo, vuole risalire subito in groppa, e comporre qualcosa che abbia più successo di quanto mai neanche sognato in passato. Rice vuole prendere tempo, ha paura di sbagliare ancora, chiede un progetto che lo convinca pienamente.

Lloyd Webber ripesca la sua vecchia idea e punta tutto su Cats. Rice non ci sta, si tira indietro. E lui va avanti da solo, crede tanto in quel sogno nato sopra le nuvole, a metà strada fra New York e Londra da rischiarci tutto: per produrre il nuovo musical ipoteca perfino la sua splendida residenza e vende la sua collezione di dipinti.

Il resto è storia dello spettacolo. Cats sarà il musical della svolta, Andrew Looyd Webber diventerà il numero uno, per molti anni avrà almeno tre suoi spettacoli a Broadway e altrettanti nel West End. Qualche anno dopo sarà nominato baronetto, con i suoi show vincerà tutti i più importanti premi di teatro, cinema, musica e televisione, e metterà insieme un patrimonio di oltre un miliardo di euro.
 

 
 

 
 

 

209 - L'AUTO SPORCA E' UN'OPERA D'ARTE



Sembra impossibile ma...
A Mosca la carrozzeria di un automobile o di un camion si può trasformare per poche ore o pochi giorni in un piccolo capolavoro. Dipende da quando il proprietario decide di dare una bella pulita al veicolo: bello, effimero e innovativo, il fiore dell’arte cresce dove meno te l’aspetti.

Infatti la dove la mano di ignoti artisti locali traccia sulle nostre vetture più trascurate la classica scritta “lavala”, magari accompagnata da epiteti più o meno ripetibili, l’artista russo Nikita Golubev si esprime realizzando immagini ai limiti dell’impossibile.

Il suo percorso artistico lo porta infatti ad esplorare con eccellente tecnica pittorica i sentieri più avanzati dell’arte visiva, rimuovendo con un paziente lavoro polvere e smog dalle macchine e dai camion. Questi ultimi sono la “tela” perfetta per Golubev, per le grandi dimensioni e perché tradizionalmente più sporchi.

Così sulle fiancate dei tir in sosta l’artista traccia immagini di straordinario realismo, e sotto la sua mano il disegno, prevalentemente ispirato al mondo degli animali, prende vita poco a poco, rimuovendo lo sporco in alcune zone senza toccarne altre.

Date un’occhiate alle impossibili creazioni di questo maestro della street (o meglio, road) art. E se andate a Mosca col tir o in macchina, ricordatevi di tenerla lontana per qualche mese dagli autolavaggi.




208 - UN PARTENONE FATTO DI LIBRI PROIBITI




Sembra impossibile ma…
C’è un altro Partenone, grande come quello di Atene, fatto interamente di libri. E non libri qualunque: solo quelli che nell’anno domini 2017 sono censurati e proibiti in diversi Paesi del mondo.

Se volete toccare con mano il Partenone di carta fate un salto a Kassel, in Germania. E’ lì che l’artista argentina Marta Minujin ha realizzato la sua installazione, 100mila copie di libri vietati imprigionati in una struttura d’acciaio da una enorme pellicola trasparente.

Una passeggiata fra le colonne del Partenone di Kassel ha un gusto tutto particolare, se si pensa che la piazza è quella dove nel 1933 i nazisti bruciarono duemila libri bocciati dal regime. Intanto date un’occhiata al video.




207 - LA SIGNORA IN VERDE




Sembra impossibile ma...
Lei è fatta così: ha gusti ben precisi, e quando decide una cosa, non cambia idea per nessuna ragione al mondo. E da oltre 20 anni si veste completamente e ininterrottamente di verde. Tutto sommato non fa niente di speciale, la sua scelta è alla portata di ognuno di noi. Ma l’impossibile può nascere anche solo dalla perseveranza.

Elizabeth Eaton Rosenthal, conosciuta come Elizabeth sweetheart, o anche “The green lady of Carroll gardens”, è nata 76 anni fa in Nuova Scozia. Da mezzo secolo vive a New York, e la sua scelta forse – lo dice lei stessa – nasce dall’esigenza di mantenere vivo il ricordo della capanna di tronchi in mezzo agli alberi dove è stata allevata dai nonni. Insomma, fra “la casetta in Canadà” e “mi ricordo montagne verdi” Elizabeth, artista e designer abituata ad esprimersi con i colori, si è inventata la monomania che la rende unica e anche piuttosto famosa.

E’ la nonna nell’immediato dopoguerra ad insegnarle a dipingere (e a vestire), prima di studiare Belle arti con Alex Coleville, famoso pittore canadese. Nel 1964 emigra a New York e si presenta all'agenzia di disoccupazione con in mano solo un cuscino disegnato da lei. Con queste “credenziali” ottiene subito un lavoro nel reparto artistico del Garment Center, il più importante centro commerciale del fashion district. Nel 1987 fonda la propria azienda di design, SweetPea Design Studio, ma non abbandona la produzione artistica.

E’ in questi anni che decide di trasformare la sua passione per il verde in una scelta di vita: così da allora non solo indossa sempre e solo abiti, calzature e accessori verdi, ma tinge anche i capelli dello stesso colore, e arreda e decora la sua casa in tutte le tonalità di verde. Elizabeth è sposata dal 1957 con Robert Rosenthal, artista anche lui, e i due hanno un figlio, Sam, di professione mentalista.

Per me – dice l’ormai anziana signora - l verde è il colore più allegro e positivo, e mi aiuta ad affrontare i problemi quotidiani. Ormai non riesco neanche ad immaginarmi con un colore diverso. Ma non pensate che sia un’ossessione: è successo tutto naturalmente, non ho pianificato nulla. Certo, mi piace vedere la gente che si incuriosisce e si diverte. I bambini poi sono i più entusiasti”. Un entusiasmo condiviso anche dal marito: “È bello andare in giro con lei, tutti la salutano, i bambini corrono da lei e i turisti la fermano in strada per farsi una foto insieme”.

martedì 3 dicembre 2019

206 - LE STREGHE DELLA NOTTE




Sembra impossibile ma...
Questa è una storia vera, anche se difficilmente ne troverete traccia sui libri di Storia adottati nelle scuole occidentali.
 
Anno 1941, l'avanzata delle truppe tedesche in Russia sembra inarrestabile. Marina Raskova, pioniera dell'aviazione e membro del Soviet supremo, dopo ripetute e insistenti richieste ottiene da Stalin il permesso di formare un reggimento di aviatrici. In breve seleziona centinaia di donne tra piloti, meccanici e personale logistico, tutte fra i 20 e i 30 anni, tutte volontarie e quasi tutte studentesse; molte sono lì per vendicare i familiari uccisi dai nazisti. L'addestramento è breve ma molto duro: 14 ore al giorno. Nascono così tre reggimenti di aviazione femminile: il 586 IAP da caccia, il 587 BAP da bombardamento diurno e infine il 588 NBAP, che diventeranno le "Streghe della Notte". Lo stato maggiore non sembra contare molto sulle squadriglie rosa, e le affida antiquati biplani Polikarpov Po-2 in legno e tela che prima della guerra venivano utilizzati per irrorare i campi. Manovrabili ma lentissimi, a bordo non hanno radio, radar, strumenti di puntamento né paracadute, e sono armati con due bombe a caduta per un peso massimo di 100 chili: si naviga al gelo, grazie a bussola, mappa e cronometro. Eppure in breve queste donne - che volano solo di notte, colpiscono all'improvviso e sfuggono ai ben più veloci aerei della Luftwaffe - diventano l'incubo dei nazisti. Sono loro, terrorizzati, a darle il soprannome: Nachthexen, Streghe della notte.
 
In tutto sono 40 equipaggi, ognuno con due componenti. Ogni notte compiono almeno 10 voli a corto raggio (l'autonomia è limitata), arrivate nei pressi dell’obiettivo spengono i motori dei loro aerei e planano silenziose. Cambiano tattica di continuo: volano a pochi metri dal suolo, oppure arrivano da alta quota scendendo poi in picchiata col motore al minimo per non farsi sentire; spesso in formazione di tre, due fanno da esca per i proiettori da ricerca, la terza piomba sul bersaglio nell'oscurità. Dal 1942 al 1945 le aviatrici eseguono oltre 23.000 missioni e sganciano 3000 tonnellate di bombe, alcune effettuano più di 1000 raid; 31 di loro (fra cui Marina Raskova) muoiono in combattimento. Alla fine della guerra il 588º reggimento è l’unità più decorata dell’Aviazione Sovietica, e le Streghe della notte diventano una leggenda.
 
Irina Rakobolskaja, una delle sopravvissute, raccontava qualche anno fa: “Io e la mia navigatrice Ilenina ci giurammo che a fine guerra ci saremmo incontrate ogni anno il 2 maggio a mezzogiorno al giardino di fronte al Teatro Bolshoi. Così è stato, e a noi due una alla volta si sono unite tutte le altre”. Così, se a mezzogiorno del 2 maggio capitate davanti al Bolshoi, ci troverete un gruppo di persone di tutte le età: sono i figli e i nipoti delle Streghe della notte.


 
 

 
 
 
 

 

205 - MR ZIONA, TUTTO CASA E FAMIGLIA




Sembra impossibile ma...
Questa è una storia vera. Tre mogli, cinquanta figli maschi e altrettante femmine, e un’altra ventina di figli avuti da svariate concubine. Sì, vi ricordate bene, è il palmares di Priamo, re di Troia. Leggenda? Forse. Cifre impossibili? No, si può fare. Chiedetelo al signor Ziona, un indiano di 74 anni. Che (finora) ha collezionato 39 mogli e 94 figli, che sommati a 33 nipoti e 14 cognate fanno una famiglia di 180 persone, cifra tonda.

Siamo in India nel villaggio di Baktawng, al confine fra la vecchia Birmania e il Bangladesh. Ziona è il leader della setta cristiana Chana Pawl, creata dal padre nel 1942. La setta pratica la poligamia e gli adepti sono liberi di avere quanti mogli vogliono. Cacciati subito dopo la fondazione dai villaggi d’origine per il “disordine morale” che causavano, si sono riuniti tutti a Baktawng intorno al loro capo spirituale. I membri della setta oggi sono circa duemila. Ziona si è sposato la prima volta a 17 anni con Zathiangi, più grande di lui di tre anni. il padre glielo diceva, “fatti una famiglia…” e lui lo ha accontentato: oggi di mogli ne ha 39. L’ultima conquista, Siamthangi, ha 35 anni. Delle altre, 22 sono quarantenni. Nel momento di massimo vigore, in un anno ne ha impalmate dieci.

I Chana vivono in un palazzo di quattro piani con più di cento stanze, all’interno c’è anche una pensione per accogliere i visitatori che arrivano da tutto il mondo. La famiglia è autosufficiente, gli uomini lavorano i campi, allevano il bestiame e fanno piccoli e grandi lavori di carpenteria e falegnameria. Le mogli cucinano, le figlie fanno tutti gli altri lavori di casa. C’è anche una scuola per i figli, e il fratello di Ziona è l’insegnante. Il governo lascia fare, anche perché la famiglia non percepisce alcun contributo assistenziale.

Il capofamiglia ha una camera da letto matrimoniale al piano terra e le sue mogli dormono con lui a turno, secondo un preciso calendario. Le più giovani vivono vicino alla sua camera e sette o otto di queste provvedono a ogni sua esigenza durante il giorno. Le più anziane sono sistemate in un grande dormitorio al primo piano. Tutte sostengono che non esistono rivalità.

La prima moglie, Zathiangi, conduce tutte le faccende domestiche e organizza ogni attività con disciplina militare, seguita da tutte le altre secondo una struttura gerarchica. La sveglia in casa Chana suona alle 5,50, durante la giornata ci sono diversi momenti di preghiera comune in una grande sala dove vengono consumati anche i pasti. La cena viene servita dalle 16 alle 18 in ordine di età, Per l'alimentazione giornaliera servono in media cento chili di riso, 60 di patate e 40 polli. Alle 21 luci spente e tutti a letto. Sennò babbo Ziona si arrabbia.

204 - JACKIE IL BABBUINO COI GRADI




Sembra impossibile ma…
Questa è una storia vera. Il protagonista è Jackie, soldato sudafricano che per tre anni combatte nell’inferno della Grande Guerra, perde un braccio in battaglia e torna a casa con una medaglia al valor militare e la promozione a caporale in tasca. Una storia come tantissime altre. E allora? Allora il caporale Jackie, soldato modello promosso e decorato sul campo, è un babbuino.

La storia comincia al distretto militare di Potchefstroom, 120 chilometri a ovest di Johannesburg. Siamo nell’agosto del 1915, in Europa infuria la guerra e il venticinquenne Albert Marr di Pretoria si presenta per arruolarsi volontario. A condizione di poter portare con sé Jackie, la sua inseparabile scimmia. C’è bisogno di uomini per il fronte: abili e arruolati, terzo reggimento di fanteria del Transvaal.

Jackie riceve uniforme e razioni di cibo come qualunque soldato. E’ la mascotte del reggimento. E impara in fretta un sacco di cose: obbedisce agli ordini, fa il saluto militare ai superiori, mangia con la forchetta, accende le sigarette ai compagni. E soprattutto grazie al suo udito e all’olfatto è il primo a segnalare l’arrivo del nemico.

A Senussi in Egitto nel febbraio del 1916 Albert, ferito a una spalla, viene protetto da Jackie fino all’arrivo dei barellieri. Seguono tre anni nelle trincee delle Fiandre. Nell’aprile del 1918 a Passchendale in Belgio il reggimento viene annientato da un bombardamento. Albert si ripara in una buca e vede la scimmia ammassare pietre intorno a lui nel tentativo di fare barriera. Poi sviene.

I soccorritori trovano il soldato privo di sensi, e il babbuino, con un braccio tranciato dalle schegge, che continua ad ammassare pietre. I due finiscono in ospedale. Qui Jackie viene promosso caporale e decorato. A guerra finita, saranno protagonisti di una tournée in Inghilterra per raccogliere fondi per i soldati feriti. Jackie è famoso come una star. Poi si ritireranno nella fattoria di Pretoria. Il 22 maggio del 1921 il caporale Jackie, reduce della Grande Guerra, lascerà questa Terra.

203 - IL MIRACOLO OLANDESE




Sembra impossibile ma...
L’Olanda, che dista dall’Italia appena 900 chilometri, assai meno della distanza Milano-Reggio Calabria, è considerato un Paese ai primissimi posti nel mondo come qualità della vita. Circola su Facebook un post che ha sollevato parecchie discussioni. “Perché l'Olanda – vi si legge - è una delle nazioni migliori del mondo?. Ecco alcuni fatti che la rendono una nazione incredibile”.

Cliccando si apre un filmato che illustra i seguenti punti: l’Olanda è l'unico paese senza cani randagi, non ce ne sono grazie alle severe leggi contro gli abusi sugli animali. L’Olanda ospita la prima pista ciclabile a energia solare del mondo. E’ lunga per ora solo 70 metri e genera 70 kW ore per metroquadro l'anno. La pista ciclabile collega Krommenie e Wormerveer, due sobborghi di Amsterdam, è percorsa ogni giorno da 2mila ciclisti, ed è costituita da uno strato traslucido di vetro temperato che copre file di celle solari in silicio cristallino. Un’idea straordinaria che trasforma il manto stradale in una fonte di energia pulita e rinnovabile che in futuro potrebbe alimentare le auto elettriche. E a proposito di mobilità sostenibile, ci sono punti di ricarica per auto elettriche ogni 50 metri. Del resto dal 2013 il governo ha stanziato centinaia di milioni per incentivare il passaggio all'elettrico. Le auto a benzina e diesel saranno infatti presto vietate: il governo punta a bandirne la vendita entro il 2025. Già oggi c'è una cittadina, Giethoorn, in cui nessuno guida macchine e dove praticamente non esistono strade. Ci sono in tutti i Paesi Bassi 6000 attraversamenti sopra strade e autostrade per gli animali che vivono nella foresta: un’ iniziativa che salva la fauna locale e previene moltissimi incidenti. Last but not least, le carceri vengono chiuse per mancanza di prigionieri: dal 2009 ad oggi sono state chiuse 19 prigioni.

Un quadro lontano da quello che siamo abituati a vivere ogni giorno come un Van Gogh da un Teomondo Scrofalo. Le reazioni sono state tante e diverse, a volte isteriche come spesso accade su Facebook. Non entro nel merito. Dico solo che il “miracolo olandese” che ad oggi ci sembra impossibile, è lì dietro l’angolo a mostrarci che l’impossibile può diventare realtà. Averne consapevolezza è già un punto di partenza.

Fra i molti post di risposta ce n’è uno che mi ha colpito. Lo ha scritto una signora olandese. A me è piaciuto molto. Eccolo. “Essendo Olandese naturalmente mi piace questo messaggio. Infatti si vive bene in Olanda e mi rendo conto di essere grazievole per il fatto di essere stata e cresciuta in questo piccolo Paese. Comunque da noi c'è un proverbio che dice: alla lontananza l'erba sembra sempre più verde. E magari vale questo anche per voi Italiani. Olanda è bella, gli olandesi sono simpatici ma questo vale anche per Italia e voi Italiani! Vedrete che anche da voi, molto prima che credete, cambieranno le cose ugualmente. Una nazione più grande ha bisogno di più tempo. Coraggio ragazzi!”.

202 - QUELLA SAGOMA DEL BOTTICELLI


 Sembra impossibile ma...
Il Botticelli, genio della pittura rinascimentale, era una sorta di Roberto Benigni dell'epoca, sempre pronto alla battuta e alla burla. Lo conferma la storiella scoperta di recente celata in una sua opera .

Il vero nome dell'artista era Sandro Filipepi, Botticelli era il soprannome del fratello Giovanni, che lui ereditò. Il primo a parlare della sua vena goliardica fu il Vasari che lo definì “una persona molto piacevole e faceta, e sempre baie e piacevolezze si facevano in bottega sua, dove continuamente tenne a imparare infiniti giovani, i quali molte giostre e uccellamenti usavano farsi l’un l’altro”. Sempre il Vasari racconta dello scherzo che fece a un altro pittore, il Biagio, che stava per vendere un dipinto; Botticelli concordò con l'acquirente una beffa ai danni dell’autore. Durante la notte ritagliò alcuni cappucci rossi simili a quelli indossati dai Consiglieri della Signoria, e li incollò sulla testa degli angeli dipinti. Biagio quasi svenne quando vide l'opera così ridotta, ma il compratore lo ricoprì di elogi, e lui in un'atmosfera surreale decise di tacere per concludere l’affare. In seguito Botticelli rimosse i cappucci, e con il cliente e i garzoni fece credere al povero Biagio, in puro stile “Amici miei”, di esser stato vittima di un’allucinazione.

Nei suoi “Detti piacevoli” Poliziano narra invece della risposta che dette a messer Thomaso Soderini che lo invitava a prender moglie: Botticelli rispose che aveva sognato di sposarsi, ma era rimasto così spaventato che “andai tutta notte a spasso per Firenze come un pazzo, per non havere cagione di raddormentarmi”, al che messer Thomaso capì che “non era terreno per porvi vigna”. Del resto l'artista fu oggetto di diverse lettere anonime scritte da cittadini che lo denunciavano per il reato di sodomia.

Questi sono esempi tratti dalle cronache dell'epoca, ma la conferma del suo carattere burlone è arrivata di recente quando su una delle sue opere più importanti sono state scoperte frasi scherzose. Nell'affresco “Sant’Agostino nello studio”, dipinto nel 1480 nella Chiesa di Santa Lucia d’Ognissanti, osservando lo scaffale dietro la testa del Santo, si vede un libro di geometria aperto. Qui si legge una filastrocca: ”Dov’è fra Martino? E’ scaphato. E dov’è andato? E’ andato fuor dela Porta al Prato”. Secondo gli studiosi, sarebbe rivolta a un frate che, scoperto dopo una scappatella, si sarebbe poi dato alla fuga fuori dalle vicine mura, o al priore del convento che non pagava i conti, compreso quello dello stesso pittore.



201 - LUCY IN THE SKY




Sembra impossibile ma...
Lucy porta dentro di sé il più grande tesoro mai immaginato da mente umana, un diamante grande come tutta l’Europa.

Il 13 febbraio del 2004 i ricercatori dell’Università di Harvard annunciano la scoperta di Lucy. Lei era lassù da sempre, solo che era passata inosservata per milioni di anni. Con il suo impossibile segreto: roba che se lo avesse saputo Zio Paperone avrebbe armato subito un’astronave per agganciarla e rimorchiarla dalle parti del suo deposito. Per non parlare dei Beatles…

Confusi? Andiamo con ordine. E torniamo indietro a quel 13 febbraio del 2004 quando i ricercatori dell'Università di Harvard convocano una conferenza stampa per annunciare che gli ultimi studi con apparecchiature d’avanguardia hanno confermato le precedenti previsioni teoriche: la stella BPM 37093, una nana bianca della costellazione del Centauro, a 50 anni luce dalla Terra, è composta da carbonio cristallino. Come dire, è un immenso diamante. O meglio, il nucleo collassato della stella contiene un diamante del peso di 2×1024 tonnellate, con un diametro di 4.000 chilometri.

Il materiale stellare si è modificato nel tempo, un’infinita serie di reazioni termonucleari lo ha consumato, e le "ceneri" lasciate da questo processo sono composte da carbonio sottoposto a pressioni enormi. In una parola, sono diventate un diamante. A quanto pare, stessa sorte toccherebbe al nostro Sole, fra qualche miliardo di anni. E i Beatles, che c’entrano? La risposta la danno gli autori della scoperta. Sono loro che hanno ribattezzato Lucy la stella. Lucy in the sky with diamonds…

lunedì 2 dicembre 2019

200 - TUTTI PAZZI PER IL GAOKAO




Sembra impossibile ma...
Per alcuni giorni nel mese di giugno tutta la Cina si ferma per il Gaokao, l'esame più difficile del mondo.

Sono circa 10 milioni i diciottenni che ogni anno devono affrontare la temutissima prova di ammissione alle università. In totale i posti disponibili sono 6 milioni e mezzo, ma solo per un ragazzo su 50 mila si avvererà il sogno di entrare in uno dei migliori, ambitissimi atenei del Paese. Il Gaokao (“Esame alto”) è incredibilmente impegnativo, prevede una serie di prove (tutte scritte e a risposta chiusa) di 3 ore l'una nell'arco di 2 giorni. Il contenuto è unico in tutta la Cina: 3 test uguali per tutti (cinese, matematica, inglese) più altri 3 a seconda se il candidato sceglie l’area umanistica (storia, politica e geografia) o scientifica (fisica, chimica e biologia).

La pressione psicologica è enorme, perché l'accesso alle migliori università determinerà la carriera e la vita futura dei ragazzi. Insomma, il Gaokao è visto come la prova chiave per aggiudicarsi un posto migliore nella società e non c'è da stupirsi se fin dalle elementari è l’incubo di tutti gli studenti, nonché la causa quasi esclusiva (93%) dei suicidi di adolescenti. Nelle settimane che precedono il test ogni impegno che non sia di studio è cancellato, i genitori, se possono, lasciano il lavoro per supportare i figli, preparare i pasti ed evitargli qualsiasi impegno che potrebbe distrarli. Ma è tutto il Paese che vive il Gaokao come un evento: nei 3 giorni clou le fabbriche e i cantieri chiudono, le auto non possono suonare il clacson, i lavori stradali sono interrotti e quelli rumorosi sono proibiti anche negli uffici, il traffico viene deviato per evitare ritardi all’esame, la polizia sorveglia che non ci siano disturbi.

Per insegnanti e autorità poi scoprire chi copia o imbroglia in qualunque modo è un'ossessione: nei giorni delle prove gli studenti non possono uscire dalla scuola, che è sorvegliata dalle forze dell’ordine, agli ingressi passano il metal detector e dallo scorso anno per controllarli sono usati anche i droni. E chi copia o aiuta a copiare rischia di finire in prigione con una pena fino a 7 anni.

L’ammissione è su graduatoria, ma un punteggio anche molto alto può non bastare: gli studenti infatti prima dell'esame indicano l'ordine dei 3 atenei preferiti ma il numero di posti disponibili per ogni istituto è limitato. Se nessuna delle 3 scelte è possibile si viene retrocessi a corsi di secondo piano. Il risultato arriva simultaneamente in tutto il Paese dopo un mese, e per gli ammessi finalmente iniziano lunghi festeggiamenti con amici e parenti.
 
 

 
 
 

 
 

 

domenica 1 dicembre 2019

199 - TRE SOGNI AMERICANI E UNA SCATOLA DEL TEMPO




Sembra impossibile ma...
Nel Sud Dakota a poche miglia l'uno dall'altro si sono realizzati tre sogni impossibile. Sogni americani, quindi nel segno della grandezza. E come a volte capita, uno tira l’altro.

Il primo è il più famoso: Mount Rushmore National Memorial sul massiccio delle Black Hills, nel Sud Dakota. Il 3 marzo del 1925 il Congresso degli Stati Uniti approvò la legge che ne autorizzava la costruzione. Bisognava essere pazzi o giù di lì per sognare di trasformare un’intera parete rocciosa della montagna in un’enorme scultura, alta 20 metri. Lo scultore Gutzon Borglum, personaggio per molti versi controverso, non si sa quanto fosse pazzo, ma determinato ed egocentrico come pochi sì. Così riuscì ad ottenere il via libera per rimodellare la montagna con i volti di quattro presidenti americani, George Washington, Thomas Jefferson, Theodore Roosevelt e Abraham Lincoln. La scultura fu iniziata nel 1927, vi lavorarono 400 operai, e dopo la morte di Borglum nel 1941 fu completata dal figlio Lincoln.

Oggi il monte Rushmore è un’importante meta turistica, frequentata da scolaresche e da schiere di famiglie americane che dopo un picnic nei boschi della zona visitano le “exibitions” del National monument, seguendo il padre. Che si trasforma all’istante in docente di storia americana, nonché miniera di aneddoti su “the sage” George e “honest” Abe. Personalmente non ho un gran ricordo del Memorial: sì, la grandeur colpisce, ma le architetture da mausoleo danno al tutto un’aria assai cimiteriale.

Ma il monte Rushmore nasconde un sogno (e un segreto) dentro il sogno: la camera del tempo. Borglum aveva progettato di realizzare una vasta stanza dove inserire una teca con i documenti importanti della storia americana; i lavori furono quasi completati all’interno della testa di Lincoln, ma con la morte dello scultore furono sospesi. Per essere poi ripresi nel 1998 quando fu realizzata una camera di sicurezza in titanio contenente una serie di pannelli in smalto porcellanato che raccontano la storia americana: (Dichiarazione di Indipendenza, Costituzione, Bill of Rights) e una biografia di Borglum. Il tutto nascosto e sigillato nella stanza segreta costruita dallo scultore. Lo scopo? Raccontare la storia degli Stati Uniti alle future generazioni, magari ad un’altra civiltà che fra migliaia di anni riaprirà la stanza segreta.

Per due sogni che si sono realizzati, un terzo nato dalla stessa idea, forse il più bello, che aspetta di essere completato. A una ventina di miglia dal Monte Rushmore, percorrendo la Statale 16, dal verde dei boschi si vede spuntare un picco roccioso in parte lavorato, e nella parte alta si riconosce un’enorme profilo. E’ il Crazy Horse Memorial, il monumento a Cavallo Pazzo, ovvero la storia vista dai nativi americani, gli “indiani” protagonisti di mille film western. Il sogno è quello di realizzare la più grande scultura nella roccia mai costruita, alta 172 metri (contro i 18 di Lincoln & c.) e larga 195.

L’idea è di uno scultore di Boston, Korczak Ziolkowski, assistente di Borglum nei lavori sul Rushmore. I nativi la videro come un modo di onorare il capo dei Sioux, e soprattutto come una risposta alla provocazione dei “visi pallidi” che avevano eretto il loro monumento in territorio sacro indiano, e nel 1946, dopo 7 anni di trattative, dettero il via libera. I lavori iniziarono due anni dopo alla presenza di una decina di anziani reduci della battaglia di Little Big Horn. Ziolkowski lavorò gratuitamente al progetto, che pretese essere no-profit. I lavori proseguirono tra mille ostacoli e numerosi incidenti, e fino ai suoi ultimi giorni, nel 1982, continuò a costruire il suo sogno impossibile. Portato poi avanti dalla moglie con l’obiettivo di completare l’opera nel 2000.

Le cose non sono andate così, il memorial è ancora lontano dall’essere completato. Ma se percorri la statale 16 nel Sud Dakota vedi il profilo di Cavallo Pazzo che ti osserva severo dall’alto di un’enorme roccia. E chissà quell’immagine a quali nuovi sogni darà vita.

198 - LA GROTTA SENZA TEMPO




Sembra impossibile ma…
C’è una grotta incantata decorata con quasi cinque milioni di conchiglie di cui non si sa praticamente niente. Non si sa chi l’ha costruita né perché, ed è un mistero anche il quando. Eppure è stata esaminata da studiosi illustri come quelli dell’English Heritage. Ma ogni tentativo di datazione è andato a vuoto.

Siamo a Margate, cittadina di 57.000 abitanti nel Kent, sulla punta della penisola inglese di Thanet, che chiude a est il canale della Manica. E’ il 1835 quando un bambino scopre per caso l’ingresso nascosto di una caverna. I primi visitatori non credono ai propri occhi: le pareti sono interamente coperte da mosaici fatti di conchiglie di ogni tipo e colore. La chiamano Shell Grotto.

Quasi due secoli di studi non hanno risolto il mistero. Oggi si sa che per ricoprire i 190 metriquadrati di pareti sono state utilizzate 4 milioni e 600.000 conchiglie. Il percorso visitabile, conduce attraverso stretti cunicoli a 20 metri di profondità in una vasta sala con tetto a cupola. I mosaici raffigurano disegni arcani, che richiamano l’Oriente o l’antico Egitto, e mescolano riferimenti a alberi della vita, simboli fallici, richiami religiosi, colonne, altari.

Nel tempo si è parlato del rifugio di una setta, del culto dei Templari, di una loggia massonica, dell’opera di qualche aristocratico appassionato di esoterismo. Le condizioni della grotta, che rendono impossibile ogni datazione scientifica, hanno poi lasciato via libera alle interpretazioni più ardite: un osservatorio astronomico preistorico, una base costruita dai Fenici, un tempio di cabalisti, l’edificio funerario di una civiltà scomparsa 10.000 anni fa.

Teorie che alimentano, col fascino del mistero, il richiamo della Shell Grotto. In attesa di inserirla nel prossimo tour oltremanica, eccovi un primo assaggio della grotta senza tempo.


197 - ALIENI E POLVERE DI STELLE




Sembra impossibile ma…
Un’immensa megastruttura artificiale di origine aliena ruota intorno a Tabby, una stella a 1500 anni luce da noi. Anzi, no, notizia delle ultime ore: è solo una sterminata coltre di polvere compatta che ogni 700 giorni passa davanti alla stella. La scoperta pubblicata sul The Astrophisical Journal risolve (ma attenti, solo in parte…) il più grande mistero astronomico degli ultimi anni.

Peccato, l’ipotesi extraterrestre fino a ieri era una delle più accreditate anche fra parecchi scienziati. Ma non è detta l’ultima parola. La storia è questa: settembre 2015, Tabetha “Tabby” Boyajian, ricercatrice di Yale, scopre grazie al telescopio Kepler che la stella KIC 8462852 nella costellazione del Cigno mostra periodicamente una serie di fluttuazioni di luce assolutamente anomale che le fanno perdere fino al 22% di luminosità.

Insomma, qualcosa passa davanti alla stella. Ma cosa? Oggetti di forma irregolare. Successive osservazioni portano a scartare tutte le ipotesi plausibili: esopianeti (troppo netta la variazione di luce), sciami di comete, esplosioni stellari, pianeti nascosti, ammassi di asteroidi. Terminato il possibile, si inizia a pensare seriamente all’impossibile, per quanto improbabile: un’enorme struttura aliena costruita per imprigionare l’energia della stella.

E ora ecco la soluzione che ci riporta sulla Terra. Forse. I ricercatori dell’Università dell’Arizona scoprono un diverso oscuramento fra la luce infrarossa e quella ultravioletta. Tradotto: niente struttura solida, ma frammenti microscopici: una massa di polvere. La nuova scoperta non risolve però tutti i misteri:

L’ipotesi delle polveri non spiega infatti un certo tipo di oscillazioni luminose, né il fatto che le masse oscuranti abbiano un moto non regolare né definito, come ci si aspetterebbe da elementi orbitanti intorno a un corpo celeste. Insomma, per chi sta con gli alieni, la partita sul campo di Tabby non è ancora terminata.

196 - IL FUTURO DIETRO AL VELO





Sembra impossibile ma...
Dall'Arabia Saudita arriva un grido che pare uno slogan degli anni più caldi del femminismo: "Dio, liberaci dagli uomini". Il Paese arabo è forse più arretrato del mondo sul piano dei diritti delle donne, anche se se ne parla meno di altri per motivi politico-economici. Di certo è uno dei Paesi dove a oggi l’idea di una qualche forma di protesta di stampo “femminista” è pura fantascienza. Impossibile, appunto.

"Dio, liberaci dagli uomini" è il ritornello di una canzone. A comporla e cantarla è stato un uomo, Majed Al Esa. Che si è servito della voce di un coro di donne per incidere la sua Ossessioni ("Hwages"), con tanto di videoclip diventato virale con 2 milioni e mezzo di visualizzazioni. 

Le protagoniste rispettano legge e tradizione in quanto velate di nero, ma cantano, ballano, saltano su skateboard, giocano a basket, vanno al lunapark e una sale addirittura su una minimoto infrangendo il divieto di guida per le donne saudite.

Il video ha scatenato feroci polemiche in patria, gli integralisti anche sui social lo hanno giudicato blasfemo. Ma intanto Majed Al Esa ha dimostrato che ciò che fino a ieri era impossibile, oggi è una realtà.

 

195 - UMBERTO E IL SUO GEMELLO




Sembra impossibile ma…
Questa è una storia vera. A raccontarmela è stato l’amico Alfonso Bartolacci, grande mentalista e cultore di “strange stories”. Luglio 1900, a Monza. Re Umberto I si ferma a mangiare in una locanda di periferia. E quando arriva il ristoratore, è come se si guardasse allo specchio. Una somiglianza incredibile. Lo stupore del sovrano aumenta quando scopre che l’oste è nato il suo stesso giorno alla stessa ora, ha una moglie che si chiama Margherita come la sua e un figlio di nome Vittorio. Infine il ristoratore ha iniziato la sua attività proprio il giorno in cui il re è salito al trono.

Umberto è assai colpito. Saluta il “gemello” con una promessa: “Ripasserò molto presto, e parleremo con più calma”. Promessa che non potrà essere mantenuta. Il ristoratore muore il giorno successivo. Stava pulendo un’arma e gli parte un colpo. E’ il 29 luglio del 1900. Un colpo di arma da fuoco poche ore dopo attende anche Umberto mentre attraversa Monza su una carrozza aperta. A spararlo è l’anarchico Gaetano Bresci.

Incredibile, no? Ai più scettici basterà cercare un po’, online e non solo, per avere la conferma che, anche volendo far la tara su qualche dettaglio, nelle sue linee essenziali la storia è basata su fatti realmente accaduti. A voler cercare spiegazioni, si può ipotizzare che l’oste fosse davvero un gemello del re, il cui padre Vittorio Emanuele II aveva fama di “tombeur de femme” con pochi scrupoli e parecchi figli illegittimi nei luoghi da lui frequentati (e Monza era fra questi).

Sui dettagli poi, c’è da considerare che il re non conosceva l’oste, ma l’oste conosceva il re. Infine la morte del ristoratore: un gemello del re poteva essere un elemento scomodo, e dietro l’”incidente” si potrebbe ipotizzare l’ombra dei servizi segreti dell’epoca. E le due morti così ravvicinate? Un caso, certo. Ma se vi piacciono i gialli, beh, andatevi a leggere le ricostruzioni più dettagliate dell’assassinio di Umberto I. Gli elementi misteriosi, confermano gli storici, non mancano. Ma questa è un’altra storia…

194 - IL FIUME PSICHEDELICO




Sembra impossibile ma...
C'è un fiume in sudamerica che sembra la tavolozza di un pittore. Non sempre però: per 9 mesi l'anno è un normale corso d'acqua, ma da settembre a novembre si trasforma in un arcobaleno.

Siamo nel Parco nazionale Serranía de La Macarena in Colombia, a 170 chilometri dalla capitale Bogotà. Non immaginate però un parco con tutti i servizi e i comfort per i turisti: l'area è isolata, non ci sono strade, e qui ancora oggi arrivano pochi viaggiatori atterrati nel piccolo aeroporto della città più vicina, La Macarena. Fino a pochi anni questo territorio era in mano ai guerriglieri delle Farc, quindi praticamente inaccessibile, e solo di recente il presidente colombiano Juan Manuel Santos ha firmato un accordo di pace col movimento di guerriglia, e sono iniziati ad arrivare i primi visitatori.

Il fiume delle meraviglie è il Caño Cristales, ma la gente del posto lo chiama da sempre "Fiume dei cinque colori" o “Arcobaleno liquido”. E' un corso d'acqua veloce, con molte rapide che si dipanano per quasi 100 chilometri tra contrafforti rocciosi e pendii scoscesi. Una meraviglia anche nei mesi in cui non è “in technicolor”, con tante cascate e grandi fosse circolari, le marmitte dei giganti, create dal vorticoso scorrere dell'acqua. Ma il vero spettacolo si accende nel periodo che va dalle stagioni umide a quelle secche: nella stagione delle piogge infatti l'acqua scorre troppo velocemente e diventa troppo profonda, oscurando il fondale; nella stagione secca non c'è abbastanza acqua. Ma da settembre a novembre la scena è tutta della Macarenia clavigera, la particolare alga che cresce solo nel letto del Caño Cristales che tinge il fondale di un rosso brillante; il colore poi si mischia con la sabbia gialla e verde, l'acqua blu e tutte le sfumature nel mezzo creando l'effetto arcobaleno.

Se temete che l'attesa (dagli abitanti del posto) invasione dei turisti possa rovinare lo spettacolo, tranquilli, perché il fiume è minacciato da un nemico più pericoloso: l’industria del petrolio. Nelle vicinanze sono stati infatti trovati giacimenti, e si parla di perforazioni che potrebbero compromettere l'ecosistema. La compagnia petrolifera statunitense Hupecol ha ottenuto la licenza per lo sfruttamento dell'area, poi cittadini e ambientalisti hanno protestato e il presidente Santos ha ritirato il permesso. Per ora.



871 - L'ESPLORATORE DIMENTICATO

  Il primo uomo ad arrivare in cima al mondo fu un afroamericano dimenticato dalla Storia. Non quello che si prese la gloria. Non quello ch...