venerdì 7 febbraio 2020

315 - QUANDO LE MISURE CONTANO




Sembra impossibile ma...
La casa d'aste britannica Sworders ha venduto di recente il pene di un capodoglio imbalsamato alla fine del diciannovesimo secolo.

L'insolito pezzo proposto all'asta annuale "Out of the Ordinary" è lungo 167 centimetri e largo 29 nella parte più spessa, e pesa meno di 10 chili, visto che è stato riempito con crine di cavallo. Mark Wilkinson, specialista di Sworders, non ha nascosto l'emozione quando il voluminoso oggetto gli è stato consegnato da un collezionista privato, che lo aveva da 20 anni. Il venditore lo informò che sui velieri in navigazione i marinai erano soliti conservare il tabacco in peni di balena per mantenerlo umido e fresco per tutto il viaggio. Fissare il prezzo del singolare lotto d'asta non è stato facile, visto che non esisteva nessun precedente e che gli unici oggetti simili sono conservati al Museo del fallo di Reykjavik in Islanda, e non sono in vendita. Alla fine, sulla base della richiesta del venditore, il lotto è stato battuto a 4.600 sterline. Durante la stessa asta di oggetti strani è stato venduto anche lo scheletro completo di un orso polare preistorico.

Ora il pene del capodoglio andrà ad arredare la casa del fortunato acquirente, per la gioia di parenti ed amici. L'unica possibilità di vedere qualcosa del genere resta quindi il Museo islandese del fallo, interamente dedicato all'organo sessuale maschile. Fondato nel 1974 da Sigurdur Hjartarson, professore di storia in pensione, raccoglie apparati genitali maschili disseccati o conservati in formaldeide. La collezione è composta da 280 peni di 93 specie animali diverse, alcune delle quali estinte. Nel 2011 entrò a far parte della collezione anche un pene umano, donato da un cittadino islandese alla sua morte. Il fondatore del museo da bambino possedeva il pene di un toro; poi un conoscente gliene regalò altri 4 e i pescatori di balene cominciarono a donargli peni di cetacei. Il più grande fra quelli esposti, lungo 170 centimetri e pesante 70 chili, apparteneva a una balena blu. Ma è solo la punta: intero sarebbe lungo 5 metri e pesante 450 chili. Il più piccolo invece è il pene di un criceto, lungo 2 millimetri. Ecco il link per una visita virtuale del museo.
Guarda il video (di Playboy) sul Museo del pene e segui il link per visitare la pagina della singolare istituzione culturale.
 


314 - IL BATTERISTA ALATO



Sembra impossibile ma...
Un uccello in Australia e nella Nuova Guinea dopo essersi costruito delle bacchette le usa per percuotere tronchi cavi e produrre particolari ritmi: è l'unico animale, a parte l'uomo, in grado di produrre un suono cadenzato con degli strumenti.

Facciamo la conoscenza con il cacatua delle palme: il più grande fra tutti i cacatua vive nelle foreste australi, può raggiungere i 60 anni di età (in cattività anche 90), e fra tutti gli uccelli è quello con la massa cerebrale più sviluppata. Non è molto amato dall'uomo, che lo tiene lontano dalle città perché impara presto a rubare ed è molto abile e rapido, accetta (e cerca) il cibo dagli esseri umani e spesso distrugge i ponti di legno e i pannelli delle case. Maschio e femmina sono legati tra loro e molto fedeli, e passano diverse ore al giorno a lisciarsi a vicenda le penne. Il cacatua canta bene, ma questa per un uccello non è una novità: lui però usa diverse "sillabe" per comunicare; ne sono state identificate più di 30, con le quali forma lunghe e complesse sequenze vocali. Inoltre è un ottimo imitatore sia dei versi di altri uccelli che della voce umana.

Ma veniamo alla specialità della casa: gli individui di questa specie sono soliti creare delle bacchette a partire da rami freschi; poi cingono i bastoncini con la zampa destra, percuotono tronchi cavi in maniera ritmica, e ascoltano attentamente il suono prodotto. Tutte abilità state documentate da uno studio ventennale dei ricercatori dell’Australian National University. Le conclusioni sono strabilianti: i cacatua non producono suoni a caso, ma armonie con struttura definita, esecuzioni regolari di un ritmo con componenti ripetute.

E' quanto di più simile ci possa essere alla musica prodotta dall’uomo – conferma il ricercatore Robert Heinsohn -. E' come se capissero il piacere del ritmo. Le esibizioni dei cacatua sono finalizzate essenzialmente a impressionare gli individui di sesso femminile. E appena un maschio elabora una sequenza di percussioni che ottiene l'approvazione delle femmine gli altri sono rapidi ad apprenderla. Così quel ritmo si diffonde rapidamente tra gli altri individui, proprio come un brano di successo". 
Guarda i video e ascolta il sound del cacatua delle palme.






 

313 - IL VILLAGGIO DI PLASTICA




Sembra impossibile ma...
A Panama sta sorgendo un villaggio interamente realizzato utilizzando bottiglie di plastica usate. E per quanto strano possa sembrare, l'obiettivo principale è la salvaguardia dell'ambiente.

Siamo sull'isola di Colon nell'arcipelago di Bocas del Toro, Mar dei Caraibi. Qui qualche anno fa viene a vivere Robert Bezeau, imprenditore canadese col pallino dell'ecologia; quando si rende conto che sull'isola l'inquinamento da plastica uccide un gran numero di tartarughe, pesci e uccelli decide di ripulire le spiagge e, con l'aiuto di un gruppo di volontari, in un anno recupera oltre un milione di bottiglie. Da lì si accende la scintilla, e nel 2015 nasce un progetto edilizio innovativo. L'idea è semplice: utilizzare le bottiglie di plastica come materiale isolante per costruire i muri delle case.

Le bottiglie pressate vengono inserite in gabbie di acciaio con le quali, come coi mattoncini del Lego, si costruisce la casa; le pareti poi saranno rivestite da una sottile copertura di calcestruzzo. Si realizza così uno strato isolante che mantiene la temperatura interna fino a 17° più bassa di quella esterna e isola dal caldo e dall'umidità; questo consente di fare a meno di impianti di aria condizionata, con un bel risparmio energetico. Le gabbie poi sono incapsulate in modo da impedire il passaggio di eventuali sostanze nocive per gli abitanti. Per il resto le case non hanno niente da invidiare a quelle tradizionali. Anzi, consentono di ridurre i tempi di costruzione, sono molto economiche e sono anche antisismiche.

Il progetto, che si sta realizzando su 33 ettari di terreno nella selva tropicale a ridosso del mare, si svolge in tre fasi: la prima si è conclusa nel 2016 con la costruzione di un primo edificio sperimentale, che ha richiesto 20.000 bottiglie; la seconda, iniziata nel 2017, l'edificazione delle altre 120 abitazioni del Plastic Bottle Village; la terza la realizzazione di ambienti naturali, zone verdi, aree attrezzate, negozi e spazi per la vita comunitaria. A cose fatte le bottiglie eliminate saranno oltre un milione. Si stima che il consumo medio nel mondo sia di 15 o più bevande in bottiglie di plastica al mese: che in 80 anni di vita fanno 14.400 bottiglie, tutti rifiuti altamente inquinanti e non biodegradabili. Per costruire una casa a due piani di 100 metri quadrati come quelle di Colon servono 14.000 bottiglie: quanto basta per pareggiare i conti.

312 - QUESTO NON E' UN GIORNALISTA




Sembra impossibile ma...
In Cina è stato presentato in questi giorni l'Ai Anchors, il presentatore digitale che legge le notizie del telegiornale grazie all'intelligenza artificiale. Ricordate “Questa non è una pipa”, il celebre dipinto di Magritte con l'immagine di una pipa? Ecco, questo non è un giornalista, è l'immagine di un giornalista.

L'agenzia di stampa cinese Xinhua ha sviluppato con la compagnia di motori di ricerca Sogou.com l'anchorman digitale che conduce il telegiornale: un'immagine maschile con voce, espressioni e azioni di una persona reale. "Lui", dicono gli inventori, impara da solo dai video trasmessi in diretta e può leggere i testi con la stessa naturalezza di un'anchorman professionale. Il conduttore anglofono, completo di giacca e cravatta, è modellato su un giornalista reale di Xinhua, Zhang Zhao. "Lavorerò instancabilmente per tenervi informati man mano che i testi verranno digitati nel mio sistema senza interruzioni" dice nel video introduttivo.

Xinhua non ha svelato i dettagli sulla tecnologia usata per creare l'intelligenza artificiale e simulare voce, espressioni facciali e gesti. Si sa solo che la base è umana, per cui cronisti e conduttori tg filmati, sui quali viene sovrapposta un animazione della bocca e del volto per trasformare parole e espressioni. L'intelligenza artificiale sarebbe più rapida nel leggere le notizie rispetto alla tradizionale CGI (immagini generate dal computer). Il reporting automatico è da tempo una realtà: Associated Press ad esempio utilizza sofisticati algoritmi informatici per scrivere migliaia di storie automatizzate all'anno. Programmi software avanzati analizzano le fonti (rapporti su retribuzioni societarie, punteggi del baseball...) e trasformano i dati in frasi comprensibili. Gli AI Anchors però – sottolineano gli ideatori – sono qualcosa di diverso: “possono lavorare 24 ore al giorno sul sito web e su varie piattaforme di social media, riducendo i costi di produzione dei notiziari e migliorando l'efficienza".

La gamma di espressioni facciali per ora è limitata e la voce risulta ancora artificiale, ma la ricerca continua e i miglioramenti sono rapidi: in tempi brevi sarà impossibile distinguere le IA dai giornalisti tv in carne e ossa. Il che, chissà perché, mi fa correre un brivido lungo la schiena. Vuoi vedere che ci troveremo a rimpiangere Bruno Vespa? Intanto, vi mostro il primo tg artificiale della storia.


311 - BALSAMO PER CAPELLI ED ESPLOSIONI NUCLEARI



Sembra impossibile ma…
Una delle cose da evitare in caso di esplosione nucleare è… l’uso di un balsamo per capelli dopo lo shampoo. Lo so, l’idea di fare una doccia con tanto di complementi estetici non è la prima che ti viene in mente nel “day after”, specie se il “day before” hai rischiato di finirlo in un portacenere. Ma quelli dell’United States Department of Homeland Security (Dipartimento della Sicurezza Interna degli Stati Uniti) non la pensano così.

Avete presente Guam, la base navale americana sull’omonima isola nel Pacifico occidentale? Ne abbiamo sentito parlare di recente, quando dalla Corea del Nord è arrivata la minaccia di un attacco missilistico. Il Dipartimento Sicurezza americano si è attivato, e ha incaricato le autorità dell’isola di far conoscere ad ogni abitante le linee guida da seguire prima, durante e dopo un attacco nucleare, dalla sorveglianza alla costruzione di rifugi, dalle scorte di cibi alle norme sanitarie. Ed eccoci al balsamo per capelli e alle creme idratanti. I cui componenti, spiegano gli esperti, a contatto con i capelli, diventano un magnete di radiazioni. Così sapone e shampoo sono raccomandati per lavare via con una doccia accurata i residui nucleari. Ma non il balsamo, che è studiato per rimanere sui capelli a lungo e trattare le anomalie del capello. La sua formula ha l’effetto di legare le particelle di caduta nucleare alla struttura dei capelli, rendendo irreversibile il processo di contaminazione.

Se l’argomento vi interessa, ecco i link a un articolo della National Public Radio, a “Ae you ready?”, un dettagliato manuale col quale il servizio pubblico nazionale dal 2003 prepara il popolo americano ad affrontare disastri naturali ed artificiali inclusi incendi, uragani e alluvioni (senza grandi risultati, pare, per le pandemie), e alla pagina dedicata al pericolo atomico, con tutti i consigli da seguire in caso di esplosione nucleare. Con i tempi che corrono… 

https://www.npr.org/sections/health-shots/2017/08/15/543647878/in-the-event-of-a-nuclear-blast-don-t-condition-your-hair?t=1593855474369 

https://www.fema.gov/pdf/areyouready/areyouready_full.pdf 

https://www.ready.gov/sites/default/files/2020-03/nuclear-explosion-information-sheet.pdf 




 


giovedì 6 febbraio 2020

310 - UN MONDO A PARTE




Sembra impossibile ma...
C'è un'isola che sembra uscita da un vecchio telefilm di Star Trek: sì, quei paesaggi alieni fatti con scenografie dai colori pastellati dove il comandante Kirk e il dottor Spock vengono depositati dal raggio del teletrasporto. Ecco, Socotra è un po' così.

La più grande delle 4 isole dell'arcipelago omonimo è un altopiano roccioso al largo del Corno d’Africa, nell'oceano Indiano; siamo 300 km a est della costa somala e 350 a sud della Repubblica dello Yemen, cui appartiene dal 1990. Il precoce distacco dell’isola dalla terraferma nel terziario ha permesso a specie animali e vegetali di sviluppare una straordinaria biodiversità, un ecosistema unico ed eccezionale con flora e fauna dalle sembianze inconsuete. Tanto che nel 2008 Socotra è stata dichiarata Patrimonio dell'Unesco. Qui e solo qui crescono alcune delle piante più strane del pianeta, come l'albero cetriolo, l’albero bottiglia, diverse piante di aloe utilizzate a scopo medicinale, la Punica protopunica, antenato del melograno coi frutti dal sapore rivoltante, l’albero dell’incenso che trasuda resina commestibile (una sorta di chewing-gum naturale) e l’albero del sangue di drago (Dracaenia cinnabari) della famiglia delle agavi col tronco dritto, la chioma a ombrello rovesciato e i rami corti e carnosi. Incidendo la corteccia si ricava una resina rossastra, il sangue di drago appunto, usato come medicamento per dissenteria e ustioni e come pigmento per colorare. In tutto 825 specie rare di piante il 37% delle quali esclusive del luogo, così come il 90% dei rettili, il 95% dei serpenti e gran parte delle 192 specie aviarie uniche al mondo; l’ambiente marino non è da meno con 235 specie di coralli, 730 di pesci e 300 tra granchi, gamberi e aragoste.

In passato le leggende dei marinai parlavano di stregoni capaci di rendere l'isola invisibile. In effetti per sei mesi l'anno le tempeste monsoniche “cancellano” l'arcipelago, e anche negli altri mesi gli scarsi approdi lo rendono difficilmente raggiungibile. Sull'isola oggi vivono più di 50.000 persone, la prima e unica strada asfaltata è stata costruita nel 2008, i servizi sono spartani (hotel e ristoranti si contano sulle dita di una mano) e i pochi viaggiatori che arrivavano fino a qualche tempo fa preferivano piantare la tenda sulla spiaggia. Grazie a tutto questo, la natura qui è davvero incontaminata.

Ah, dimenticavo. Non durerà. Socotra sta già cambiando: in Yemen c'è la guerra e le conseguenze si fanno sentire. Se pensate di visitarla di questi tempi, scordatevelo. Gli Emirati Arabi hanno sostanzialmente occupato l'arcipelago costruendo caserme e organizzando un sistema di milizie e di sicurezza. E precludendo di fatto l'accesso ai turisti: pare abbiano in cantiere resort di lusso e parchi di divertimento per ospitarli degnamente a guerra finita.
 
 

 

 

 

309 - IL TRAFORO DI COLOMBANO




Sembra impossibile ma...
Un uomo solo scavando per 7 anni la roccia a colpi di martello e scalpello ha realizzato il Gran Pertus, un acquedotto nei monti della Val di Susa che dopo 5 secoli è ancora funzionante.

Colombano Romean nasce a Le Ramats in Piemonte nella seconda metà del Quattrocento, lavora nelle miniere della Provenza dove apprende le tecniche minerarie di scavo; quindi torna a casa. Il paese di Chiomonte lotta da sempre con la carenza d'acqua; serve un acquedotto che lo colleghi con l'assai meno arido versante della conca di Touilles. In passato sono stati fatti tentativi di aprire un varco, ma la perforazione della cresta rocciosa non è riuscita. Nel 1504 Exilles autorizza Chiomonte a scavare il tunnel nel proprio territorio. Passano più di 20 anni prima che le comunità trovino un accordo (in Val di Susa evidentemente i trafori non sono mai piaciuti...). Il 14 ottobre 1526 i lavori di scavo vengono affidati a Colombano, che ormai ha tra i 50 e i 55 anni; i committenti si impegnano a versargli 2 emine (46 litri) di buon vino (che pare gli piaccia parecchio) e un'emina di segala ogni mese di lavoro, più 8 emine di legumi l'anno. Il compenso è stabilito in 5 fiorini per ogni tesa (1,7 metri) di galleria eseguita. Al minatore devono essere forniti anche gli attrezzi necessari, una baracca, una botte e l'olio necessario per l'illuminazione della galleria. Il cibo verrà fornito dagli abitanti della Ramats: sarà il cane di Colombano a far la spola col villaggio e a portargli ogni giorno da mangiare. Il minatore ha a disposizione martello, mazza, piccone, cunei in ferro, e lampade a olio per illuminare la galleria. Il problema dell'aerazione lo risolve immettendo a forza l'aria con tubi di tela collegati a un mantice. Colombano lavora per 7 anni da aprile a ottobre avanzando con un ritmo di fra i 40 e i 60 centimetri al giorno.

Nel 1533 il Pertus è terminato: una galleria lunga 433 metri, larga fra 80 e 120 centimetri e alta da 1 a 2,5 metri, a un'altitudine tra i 2020 e i 2050. L’opera è tutt’oggi utilizzata per l'irrigazione dei campi, è in buon stato di conservazione, e sulla volta e lungo le pareti sono ancora visibili i segni delle lavorazioni. Sulla sorte di Colombano esistono due leggende: secondo una è stato avvelenato a fine lavori dai buoni abitanti di Chiomonte per evitare l’esborso della grossa somma dovuta; l'altra lo vede morire dopo una solenne sbornia. Ci piace pensare che sia vera la seconda.
 
 

 
 

 
 

 

308 - L'UOMO CHE REGALO' STONEHENGE ALLA MOGLIE




Sembra impossibile ma...
Cecil Chubb poco più di un secolo fa comprò all'asta Stonehenge e la regalò alla moglie. Evitando così che un milionario americano la smontasse pezzo per pezzo e la portasse oltreoceano.

Stonehenge è uno dei monumenti preistorici più famosi del mondo Oggi è sotto la tutela dell'English Heritage, ma in 5000 anni di storia è passato per molte mani: dopo esser stato annesso a un'abbazia durante il regno di Enrico VIII, ha avuto una serie di proprietari privati, fino alla famiglia Antrobus ai primi del 1800. Inizia la prima guerra mondiale e in pochi mesi ben tre eredi della dinastia Antrobus vengono uccisi in Belgio. Il giovanissimo fratello rimasto mette in vendita la maggior parte dei beni di famiglia, compresa la grande tenuta nel Wiltshire. Uno dei lotti è Stonehenge, con 30 acri di terreno adiacente. Il 21 settembre 1915 il New Theatre di Salisbury ospita un'asta; nel catalogo Stonehenge è il lotto 15, ed è descritto come "luogo sacro dedicato all'osservazione e adorazione del sole". Le offerte partono da 5000 sterline e salgono rapidamente fino a 6600. A questa cifra (613.000 euro) il lotto va a Cecil Chubb.

Chubb è nato nel 1876 a Shrewton, a 4 miglia da Stonehenge. Suo padre, il sellaio del villaggio, riesce a farlo studiare, lui diventa un brillante avvocato e nel 1902 sposa la facoltosa Mary Bella Alice Finch. E' lei a mandarlo al New Theatre di Salisbury quel 21 settembre per acquistare un lotto di sedie che le piace tanto. Su quello che succede all'asta ci sono varie versioni. Di certo lui dimentica le sedie, compra Stonehenge e la regala alla moglie per il compleanno. Lei non gradisce, non le piacciono quei quattro costosissimi ruderi. Lui si difende dicendo di averlo fatto anche per ragioni patriottiche: il suo concorrente all'asta era un ricchissimo americano che puntava ad acquistare antichità in tutto il mondo, smontarle e spedirle negli States. Sia come sia, il 26 ottobre 1918 Chubb dona Stonehenge alla proprietà pubblica. Con tre condizioni da rispettare: che non siano edificate costruzioni nei dintorni; che gli abitanti del posto abbiano per sempre accesso gratuito al sito; che tutti gli altri paghino non più di uno scellino per la visita. Oggi i residenti entrano ancora gratis, ma gli altri pagano 17.50 sterline. Nel 1919 il re convoca Chubb, che diventa Sir Cecil Herbert Edward Chubb, primo baronetto di Stonehenge.

307 - LA NUOVA ZELANDA? NON ESISTE




Sembra impossibile ma...
Una ragazza è stata arrestata all'aeroporto di Almaty in Kazakistan per aver presentato un passaporto ritenuto falso: secondo le guardie era di uno Stato inesistente: la Nuova Zelanda.

Chloe Phillips, giornalista di 28 anni, atterra ad Almaty con l'ultimo volo della notte. Non sta andando in vacanza: ha in programma sei mesi di studio e lavoro, ed è in possesso di un regolare visto. “Arrivo allo stand per l'immigrazione – racconta – e quando mostro il passaporto, gli agenti si guardano e si mettono a ridere. Mi dicono che non ha nessuna validità, e che non posso entrare senza un passaporto australiano". Chloe stupita sottolinea di essere neozelandese, non australiana. “Già, ma la Nuova Zelanda è una regione dell’Australia” replicano convinti. E la invitano a seguirli.

Inutili le proteste, la portano in una stanzetta dove inizia un lungo interrogatorio dai toni surreali. A un certo punto i funzionari dell'immigrazione le mostrano una carta geografica del mondo, e le chiedono di indicare il suo Paese d’origine. Lei allunga il dito... ma la Nuova Zelanda non c'è: è una di quelle mappe economiche che non riportano le terre all'estremo sud e all'estremo nord. “Visto? La smetta di prenderci in giro, la Nuova Zelanda è chiaramente parte dell'Australia, e lei è in arresto”. La rinchiudono in una stanza vuota con un letto, senza cibo né acqua. “Dopo molte ore due guardie che sembravano dispiaciute mi hanno mostrato una bottiglia di Seven Up, uno di loro ne ha bevuta un po' per mostrare che non era drogata, e me l'hanno offerta”. Dopo un certo tempo, tornano i funzionari con un provvedimento di espulsione dal Paese, e la caricano su un aereo diretto in Cina. Per fortuna le concedono di fare una telefonata: “Conoscevo un amico che poteva darmi una mano. In quei Paesi dipende tutto da chi conosci. Mi ha detto che avrei dovuto dare subito una bustarella, ma ormai era tardi: il caso aveva coinvolto agenti, immigrazione, sicurezza aeroportuale. Comunque grazie al suo intervento mi hanno fatto scendere dall'aereo. Mi hanno liberata dopo un giorno e mezzo, e mi hanno fatto entrare con un nuovo visto, americano. Probabilmente il mio amico ha pagato le persone giuste”.

Chloe ha poi trascorso i suoi sei mesi in Kazakistan senza altri problemi, ed è tornata in Nuova Zelanda, che sì, era sempre al suo posto. Il caso è finito sui giornali, ma non ci sono state scuse ufficiali, anzi, il servizio di frontiera del Kazakistan ha reso noto che l'ingresso le era stato negato per irregolarità nel visto. "Il caso è stato comunque risolto felicemente" ha concluso il portavoce.
 
 

 
 
 
 

 




306 - I TEMPLARI COL JOLLY ROGER




Sembra impossibile ma...
La bandiera nera dei pirati, con teschio e tibie incrociate, fu ideata dai cavalieri templari. E quando invece della nera veniva issata la rossa, sulle navi che la avvistavano la paura diventava terrore.

Le bandiere a bordo delle navi da sempre sono utilizzate oltre che per identificarsi, per inviare messaggi. I pirati del diciassettesimo e diciottesimo secolo erano soliti avvicinarsi alle navi da attaccare battendo una normale bandiera, per poi issare all'improvviso il loro vessillo. Che all'inizio era nero senza alcun disegno, e comunicava un messaggio ben chiaro: chi la avvistava aveva la possibilità di resa senza combattere. In tutti gli altri scontri sul mare se le cose andavano male, potevi arrenderti. Coi pirati se non pensavi di poter vincere lo dovevi fare subito, altrimenti la bandiera nera calava e si alzava la rossa, ad indicare un attacco immediato all'ultimo sangue, senza pietà per nessuno. Una guerra psicologica molto efficace: i pirati attaccavano raramente se non erano in una buona posizione per vincere, e in fondo l'obiettivo era catturare la nave intatta col suo carico. Nel 1720 Bartolomeo Roberts salpò da Terranova con la bandiera nera: gli equipaggi delle 22 navi in porto presi dal panico si gettarono in acqua e fuggirono senza combattere.

Sul perché l'emblema con teschio e tibie si chiami "Jolly Roger" ci sono 3 ipostesi: uno dei nomignoli dato al diavolo dai marinai inglesi era "Old Roger"; i francesi quando avvistavano la bandiera rossa la indicavano come "jolie rouge"; i pirati asiatici chiamavano i loro capitani "Ali Raja", o "Re del mare". L'origine dell'emblema poi è sorprendente: di certo lo utilizzava la flotta dei Cavalieri Templari, la più grande del del 13° secolo; e anche i Cavalieri di Malta, nei quali molti templari confluirono dopo che si dissolse il loro ordine. Sia i primi che i secondi, anche se la storiografia occidentale sorvola sul fatto, erano ben noti per i loro atti pirateschi sul mare. Varie leggende ne spiegano poi il significato. Due le principali: una racconta di tre templari sopravvissuti che, giunti nel luogo dove il loro Maestro Jacques de Molay venne bruciato, ne ritrovarono pochi resti: il teschio e le tibie. Un'altra che nel 1307 18 galee di Templari in fuga da Parigi sulla Senna raggiunsero La Rochelle; le vele erano annerite per nascondersi nella notte, e come emblema scelsero il vecchio segnale di pericolo: teschio e tibie incrociate. 
 
 

 
 

 
 
 
 

 

305 - L'ANTRO DELLA PAURA




Sembra impossibile ma...
La contea di Nottingham rischia di diventare famosa, oltre che per Robin Hood, per le streghe: dovevano essercene davvero tante, a giudicare dalle centinaia di graffiti di protezione da malefici scoperti pochi giorni fa in una grotta. Grazie a Tracy Wise per l'informazione.

La scoperta è stata fatta da Hayley Clark e Ed Waters di Subterranea Britannica durante un tour in una grotta delle Midlands orientali vicino a Creswell Crags. O meglio, sono stati loro a rendersi conto dell'enorme quantità di segni tracciati sulle pareti di roccia, e del fatto che non si trattava di graffiti di epoca vittoriana, come si pensava, ma di veri e propri "segni di streghe" risalenti al diciassettesimo secolo: “Sono dappertutto – raccontano – ne abbiamo contati più di mille. Ma quanto erano spaventati quelli che li hanno tracciati? E soprattutto, da cosa?".

Una risposta, seppure parziale, la dà Alison Fearn della Leicester University, studiosa di segni protettivi: "Non ci sono parole per dire quanto sia importante questo corpus di simboli apotropaici, il maggior numero di marchi protettivi mai trovati, ovunque e in qualsiasi contesto." Normalmente questi segni si trovano nelle chiese e nelle case medievali, vicino ai punti di ingresso, in particolare porte, finestre e caminetti. Servono a tener lontani gli spiriti maligni provenienti dagli inferi, ma è molto più che una semplice superstizione. Lettere, simboli e disegni sono stati scolpiti, in un'epoca in cui la credenza nella stregoneria era diffusa e assai concreta. In questo caso, qualsiasi cosa di cui la gente avesse paura arrivava da laggiù, dalla profonda fenditura oscura che si apre in fondo alla grotta: una perfetta porta per per gli inferi usata da demoni e streghe per entrare nel nostro mondo. E allora ecco che le pareti di accesso vengono rivestite di segni contro il maligno: la doppia V di Virgin of Virgins, il PM di Peace Mary, l'Is di Iesus su croci di strane forme, e le mille linee diagonali, figure geometriche e labirinti per fermare e intrappolare il male.

 

 


 





304 - MESSAGGI DI PIETRA




Sembra impossibile ma...
Su un'altura in mezzo al nulla si innalzano cinque grandi pietre sulle quali sono stati incisi messaggi misteriosi. Non si sa chi le ha fatte costruire né perché, e sul loro significato esistono varie teorie.

Se percorri la Highway 77 a Elbert, in Georgia, 145 chilometri a est di Atlanta, le gigantesche lastre di granito ti appaiono come un miraggio nel bel mezzo della piana; le hanno erette a 220 metri dall'autostrada, nel punto più elevato della contea. La storia delle Guidestones, o Pietre-guida, è singolare. Nel 1979 un distinto personaggio contatta Joe Fendley, presidente della Elberton Granite Finishing Company; si presenta con uno pseudonimo, Robert C. Christian, e dice di agire per conto di un uomo d'affari che non vuol farsi conoscere. Christian chiede il preventivo per una megastruttura in granito: 6 monoliti, dei quali 4 formano una sorta di X e un quinto è posto al centro, tutti sormontati da una lastra di copertura. Il sistema deve essere alto 6 metri, pesare 107 tonnellate e deve poter resistere agli eventi più catastrofici. Il costo? Non è un problema. Christian convoca il presidente della banca locale, e gli dà ampio mandato: solo a lui, dietro assoluto obbligo di segretezza, rivela la sua identità, con la clausola che, a progetto concluso, ogni documento sarà distrutto. Così è stato. Christian consegna il modello per realizzare l'opera, e sparisce nel nulla.

Il monumento viene inaugurato in gran segreto nel marzo 1980, alla presenza di 100 persone. I primi curiosi scoprono le Guidestones, e iniziano le polemiche: c'è chi apprezza la filosofia new-age che traspare e chi le ritiene espressione di un culto satanico, chi parla del complotto per un Nuovo ordine mondiale e che di una base di atterraggio per gli alieni. Di certo, la struttura è allineata astronomicamente, sui 4 monoliti esterni, sono incisi 10 “consigli” per un mondo migliore in 8 lingue moderne, sulla pietra di copertura il messaggio “Lascia che queste pietre-guida conducano a un’Era della Ragione” scritto in 4 lingue morte. Un'altra scritta fa riferimento a una capsula del tempo sepolta sotto la struttura. Secondo gli studiosi più affidabili il misterioso R.C. Christian potrebbe rimandare a Christian Rosenkreuz, creatore nel 15° secolo dell’Ordine esoterico dei Rosacroce, e le pietre potrebbero descrivere le basi su cui fondare la ricostruzione di una civiltà devastata: insomma una guida per gli eventuali sopravvissuti al disastro che distruggerà la razza umana.

303 - IL RITORNO DEL TITANIC





IL RITORNO DEL TITANIC

Sembra impossibile ma...
Il Titanic tornerà a solcare gli oceani. O almeno, toccando ferro, c'è qualche probabilità di veder navigare la copia fedele del celebre transatlantico, affondato nell’Atlantico il 12 aprile 1912 portando con se oltre 1500 persone. Il miliardario australiano Clive Palmer tre anni fa ha annunciato che la nave salperà per la prima crociera nel 2022, appena la Blue Star Line avrà completato la costruzione.

Il Titanic di Palmer dovrebbe ricalcare i dettagli estetici dell’originale, inclusi gli interni sfarzosi, e trasportare più o meno lo stesso numero di passeggeri (2.400) ed equipaggio (900) dell'originale. Questi i programmi annunciati da Palmer: dopo il varo a Dubai la nave raggiungerà in 2 settimane Southampton, quindi da lì ripartirà con destinazione New York ripercorrendo la stessa rotta del Titanic al viaggio inaugurale. In seguito sarà utilizzata per tour di lusso e giri del mondo in crociera. Il vecchio Titanic costò 7,5 milioni di dollari (pari a 170 milioni odierni) e il biglietto di sola andata in suite di prima classe per New York costava 3.100 dollari (44.000 di oggi). La nuova versione dovrebbe costare circa 500 milioni di dollari, impiegati anche per garantire standard di sicurezza elevatissimi, con tecnologie all’avanguardia e – a quanto trapela - una scialuppa di salvataggio ogni passeggero. Gli interni riprodurranno esattamente gli ambienti più lussuosi dell'originale, e anche esternamente l'aspetto sarà molto simile, visto che i cambiamenti previsti sono tutti al di sotto della linea di galleggiamento, quindi non visibili: un bulbo di prua, il timone allargato, un'elica di prua, stabilizzatori orizzontali e propulsione elettrodiesel che rende inutili i 4 grandi camini, che saranno quindi finti, a scopo ornamentale. Gli spazi delle 159 fornaci a carbone e delle 29 caldaie saranno invece utilizzati per trattamento rifiuti, depurazione acqua e impianti di aria condizionata.

Nel 2000 un precedente progetto per ricostruire il Titanic, sempre australiano, si concluse con un rovinoso fallimento; anche il piano attuale, avviato nel 2012, fu accantonato da Palmer nel 2015 per problemi finanziari, ed è ripreso dopo mesi di stallo solo nel settembre 2018. Da dicembre 2019 però non se ne è saputo più niente, sul sito della Blue Star Line è tutto fermo e le ultime ottimistiche dichiarazioni di Palmer sono del gennaio 2020. Fra l'altro anche in Cina, nel Sichuan, era stata avviata la costruzione di un'altra replica esatta del Titanic da utilizzare non per navigare ma come hotel galleggiante e attrazione di un parco a tema sul fiume Qi; sembra che anche quella si sia arenata in fase molto avanzata. Qualche tempo fa Milvina Dean, l'ultima sopravvissuta al naufragio, si disse contraria alla ricostruzione della nave. Che avesse ragione lei?

 
 

 
 
 



302 - PROFESSIONE REPORTER




Sembra impossibile ma...
In Liberia, dove in pochi possono permettersi un pc o uno smartphone, e dove perfino l'acquisto di un quotidiano è un lusso, le notizie scritte a mano ogni giorno da un giornalista sulle lavagne esposte davanti alla sua edicola sono le più lette della capitale.

Il New York Times conferma che oggi "il report più letto di Monrovia è The Daily Talk”, notiziario in lingua inglese pubblicato quotidianamente su una lavagna nel centralissimo Tubman Boulevard da Alfred J. Sirleaf. Direttore, caporedattore e unico giornalista della testata da lui fondata nel 2000. “Qui – dice - le connessioni web sono poche e costose, televisori e radio sono rari e la maggior parte della popolazione è analfabeta; chi non lo è comunque non spenderebbe i suoi pochi soldi per leggere notizie. Io sono invece da profondamente convinto che l'accesso alle informazioni sia la chiave per la pace e la rinascita della Liberia”.

Tutto inizia nel 2000 in piena guerra civile liberiana durante la presidenza di Charles Taylor. Sirleaf costruisce la sua edicola di legno nella via principale di Monrovia, e la gente inizia a fermarsi e a leggere le notizie scritte col gessetto bianco sulle lavagne. La cosa non piace al regime, e dopo le prime critiche al governo di Taylor i soldati distruggono la baracca. Il giornalista finisce anche per qualche giorno in carcere, ma quando esce, con l'aiuto di un gruppo di ragazzi la ricostruisce, giusto una settimana prima dell'elezione della presidentessa Ellen Johnson Sirleaf (omonima ma non parente), nel 2005.

Da allora ogni mattina di buon ora Sirleaf va in cerca di notizie: giornali stranieri, corrispondenti volontari e anche inchieste sul campo, spesso scomode, sono le sue fonti, e ultimamente per quelle internazionali va negli internet cafè e accede a siti come la BBC. Poi va nella sua piccola redazione, all'interno dell'edicola, fa un'accurata rassegna stampa e scrive ordinatamente sulla lavagna le notizie selezionate. I lettori, che sono centinaia, hanno a disposizione anche una scatola per i suggerimenti. Il Daily Talk è gratuito, ed è finanziato da regali occasionali di amici e simpatizzanti. Se volete saperne di più date un'occhiata a questo breve documentario su Sirleaf e il suo Daily Talk.
 
 

 





301 - SESSO, BUGIE E CORNFLAKES




Sembra impossibile ma...
I corn flakes sono stati inventati per combattere la masturbazione.

Il merito è di John Harvey Kellogg, che nasce a Tyrone, comunità rurale del Michigan, nel 1852. La sua è una famiglia di agricoltori che quando lui ha un anno si unisce al movimento Avventista del Settimo Giorno e si trasferisce a Battle Creek, roccaforte del movimento. Le indubbie capacità del ragazzino colpiscono il leader religioso James Springer White e sua moglie Ellen, profetessa riconosciuta della Chiesa, che seguono la sua formazione e gli pagano gli studi fino alla laurea in medicina e all'ingresso nel Battle Creek Sanitarium, dove eserciterà la professione per tutta la vita. Il tutto ovviamente all'ombra di un'inossidabile fede religiosa. Nel 1879 Kellogg sposa Ella Eaton, ma siccome negli anni ha maturato un'avversione per il sesso (crede che porti malattie, soprattutto negli uomini), marito e moglie dormono in camere separate e non consumano il matrimonio. Di figli ne avranno 42, tutti adottivi.

C'è solo una cosa che il medico disprezza più del sesso: la masturbazione. La sua è una crociata, e nel libro "Plain Facts about sexual life” (che venderà oltre un milione e mezzo di copie) descrive i 39 sintomi che affliggono chi la pratica, dall'acne all'epilessia fino alle peggiori infermità. Ma come combattere la masturbazione? Nei casi più gravi prescrive alle ragazze acido fenico da applicare sul clitoride per "bruciarlo" e ai ragazzi un filo d'argento da infilare nel prepuzio per prevenire le erezioni. Ma il problema è più vasto. Si risolve, dice lui, partendo dalla dieta; carne e cibi piccanti o saporiti, ad esempio, aumentano il desiderio sessuale. E la colazione con uova e prosciutto è una vera invenzione del demonio. Serve un cibo più povero e più insipido, dall'effetto anti-afrodisiaco.

Nel 1897 nascono così i Granola, antenati dei corn flakes: cereali, avena e granturco cotti insieme e sbriciolati. “Sono sani e puliti – sostiene – e purificano il corpo e lo spirito”. E' il primo passo; negli anni elabora una dieta fatta solo di cereali, legumi e frutta, e inventa l'idroterapia: un clistere al giorno e una pinta di yogurt, metà per via orale e metà... no, per tenere l'intestino pulito e libero da malattie. Intanto ci pensa suo fratello William a produrre a livello industriale i Granola, che rinomina Kellogg's. John Harvey Kellogg muore a Battle Creek nel 1943. Oggi la Kellogg's, che ha ancora il quartier generale a Battle Creek, ha 29mila dipendenti in tutto il mondo e un fatturato annuale di oltre 14 miliardi di dollari.

300 - IL BUON SOVRANO




Sembra impossibile ma...
Leopoldo II, re del Belgio dal 1865 al 1909, autore del genocidio di un popolo e di crimini fra i più infamanti della storia, riuscì in vita a passare per un filantropo, e a cancellare gran parte delle prove dei suoi misfatti. Così sui libri di storia non appare come un Attila o un Hitler, anche se ha causato la morte di 10 milioni di persone.

Nel 1876 Leopoldo regna già da 11 anni, quando fonda la Società internazionale per l'esplorazione e la civilizzazione del Congo, una compagnia privata con finti scopi scientifici e filantropici, e ingaggia il famoso esploratore Henry Stanley per creare una colonia nel bacino idrografico del fiume Congo, un'area 76 volte più grande del Belgio; che nel 1885 diventa lo Stato Libero del Congo. Il re però non lo annette al suo Paese, ma lo controlla come un dominio personale nel nome della diffusione della civiltà e del progresso. Che per lui ha soprattutto un nome: caucciù. La resina raccolta nelle foreste è all'epoca una materia prima strategica, ma i costi per la raccolta sono alti. E lui risolve il problema: tutti gli africani (che ironicamente chiama “cittadini”) sono obbligati a raccogliere il caucciù senza alcun compenso. Per chi si rifiuta, o consegna quantità minori di quelle richieste, c'è la mutilazione: gli viene tagliata una mano o un piede; alle donne, le mammelle. Omicidi, spedizioni punitive e distruzioni di interi villaggi sono all'ordine del giorno. A fare il lavoro sporco ci pensano 2.000 agenti bianchi, tutti delinquenti di ogni tipo reclutati in patria; ognuno comanda un piccolo esercito di mercenari (16.000 in tutto) e di nativi armati.

Nel Libero Stato del Congo è il terrore. In 23 anni muore quasi metà della popolazione, 10 milioni su 25. Vittime dirette della violenza o della fame per la distruzione punitiva dei raccolti e dei villaggi. Ai primi del novecento un pugno di eroici giornalisti, esploratori e missionari scopre come stanno le cose. Le immagini dell'orrore arrivano in Europa e nel 1906 Leopoldo è costretto a inviare una commissione d'inchiesta. Che torna sconvolta dalle atrocità scoperte. Nel 1908 il re, prima di cedere la sua colonia personale al governo del Belgio, fa bruciare i suoi archivi. Ci vogliono 8 giorni. “Regalerò ai belgi il mio Congo – dice - ma non hanno diritto di sapere ciò che vi ho fatto». Misteriosamente scompaiono anche i testimoni scomodi. Leopoldo II morirà l'anno dopo. Il Kaiser Guglielmo II di Germania, che pure non era Gandhi, di lui ebbe a dire: "Era un uomo completamente cattivo".

mercoledì 5 febbraio 2020

299 - L'UOMO CHE GIOCA A SCACCHI CON LA MORTE




Sembra impossibile ma...
Il croato Frane Selak è l'uomo più fortunato del mondo. Anzi, no, è il più sfortunato. Facciamo così, vi racconto la sua storia (ringrazio Serena Collaveri per la segnalazione) e decidete voi. Tutti i fatti, per quanto incredibili, sono realmente avvenuti e documentati.

Selak, insegnante di musica oggi in pensione nasce nel 1929. Nel gennaio del 1962 è in viaggio in treno da Sarajevo a Dubrovnik, la giornata è freddissima, piove a dirotto; nel bel mezzo di un canyon il convoglio deraglia, i vagoni finiscono in un lago ghiacciato. Una tragedia che fa 17 vittime; lui finisce nell'acqua gelida, nuota per un po' poi sviene, qualcuno lo porta in salvo. Se la cava con un braccio rotto e un principio di congelamento. Basta treno, meglio l'aereo: nel 1963 vi sale per la prima e l'ultima volta. Il volo da Zagabria a Fiume precipita, le vittime stavolta sono 19. Frane viene catapultato fuori da un portello malfunzionante durante la caduta, finisce su un pagliaio privo di conoscenza; si sveglia in ospedale praticamente illeso. Anno 1966, ancora in viaggio, stavolta a bordo di un bus. Che esce di strada e precipita in un fiume. Muoiono 4 passeggeri, Selak raggiunge la riva coperto di tagli e contusioni ma senza gravi danni. Nel 1970 prova con l'auto, ma non gli va meglio: la vettura prende fuoco mentre lui sta guidando in autostrada, lui si ferma, esce di corsa giusto in tempo prima che il serbatoio esploda. Nel 1973 è su un'altra auto che prende fuoco: stavolta è ferma a un distributore di benzina, il carburante finisce per sbaglio sul motore caldo e il fuoco attraverso le prese d'aria invade l'abitacolo. Le fiamme gli bruciano capelli e barba, poi vengono spente. 18 anni dopo, quando pensa che il peggio sia passato, un autobus cittadino lo investe in pieno centro a Zagabria e lo manda all'ospedale: robetta, per lui. Ma il top è nel 1996: un camion delle Nazioni Unite invade la sua corsia su una strada di montagna e la sua Skoda vola giù per 90 metri in un burrone ed esplode; l'uomo, che non ha la cintura di sicurezza (che se ne fa?), viene espulso fuori dall'auto e resta miracolosamente aggrappato ad un albero, e viene salvato.

Infine, il risarcimento: nel 2003 dopo tante disgrazie Frane Selak è il fortunato vincitore della lotteria croata: porta a casa 800.000 euro, si risposa (per la quinta volta), compra due barche e una casa di lusso. Poi nel 2010 cambia vita, rivende tutto e dona i soldi agli amici (“Quelli che mi sono rimasti – spiega – i più hanno smesso di vedermi dicendo che ho un cattivo karma"). Da allora conduce una vita umile: “Tutto ciò di cui ho bisogno - spiega - è la mia Katarina. Il denaro non cambia niente nella vita, e io ho capito che la mia, così com'è, è incantata e benedetta". 
 
 

 
 

 

martedì 4 febbraio 2020

298 - LA STREGA ENORMISSIMA




Sembra impossibile ma...
Questa è una storia vera. La storia di due donne nella Bologna del 1400, quasi 500 come direbbe Benigni. Due amiche belle, intelligenti, sposate con uomini ricchi e potenti. Una bella storia? Macché, lo sarebbe (forse) oggi, ma nella Bologna del 1400, quasi 500 essere donne brillanti, curiose, anticonformiste è un dramma.

Gentile Budrioli cresce nel Torresotto di Portanova, la sua è una famiglia benestante e il padre le offre anche la rara possibilità di studiare, prima di darla in moglie con tanto di ricca dote (500 ducati d'oro) al notaio Antonio Cimieri. Dopo il matrimonio lei vuole proseguire gli studi, ma non è facile: alimenta la sua passione per l'astrologia a lezione dal professor Scipione Manfredi, poi impara dal vecchio frate Silvestro al convento dei Francescani i segreti delle erbe curative e diventa una sorta di guaritrice che in molti ritengono migliore dei migliori medici. Non è una donna che passa inosservata, così si attira invidie e maldicenze che non lasciano indifferente il marito. Ginevra Sforza è la donna più potente di Bologna, figlia illegittima del Signore di Pesaro che a 14 anni la dà in moglie al vecchio Sante Bentivoglio. Pochi anni dopo rimane vedova e si risposa col cugino del marito, Giovanni II, Primo cittadino di Bologna, di cui pare fosse già amante, e con lui ha 16 figli. Diventa anche la sua principale consigliera, e questo a una donna non viene perdonato. Anche Ginevra è appassionata di astrologia e di erboristeria, e conosciuta la fama di Gentile, la prende come dama di compagnia. In breve diventano amiche inseparabili, passano le giornate studiando e conversando. Quando uno dei figli di Ginevra si ammala gravemente, lei lo affida alle cure dell'amica, ma il bambino muore. Del fatto approfittano i Malvezzi, un'altra potente famiglia che vuol prendere il potere a Bologna: accusano Gentile di aver “guastato” il bambino con un maleficio, con l'obiettivo di screditare anche Ginevra e l'intera famiglia.

Gentile viene arrestata con l'accusa di stregoneria; nella sua casa trovano le “prove” seminate ad arte. Ginevra è disperata, ma non può far niente: rischia di subire la stessa sorte. E l'Inquisizione non perdona. Dopo giorni di terribili torture, al processo i testimoni che giurano di aver subito malefici sono parecchi, fra questi il marito e una serva che dice di averla vista parlare con il diavolo. Quando lei, stremata, confessa, le voci sui suoi terribili poteri si moltiplicano, viene definita “Strega Enormissima”, e come tale condannata al rogo. Il 14 luglio 1498 Gentile Budrioli viene giustiziata in Piazza San Domenico; il boia lancia polvere da sparo nel fuoco causando fiammate ed esplosioni, la gente intorno al rogo scappa giurando che il diavolo è venuto a prenderla. Le cronache raccontano che nello stesso momento a poche centinaia di metri nel Torresotto di Portanova, dove viveva l'amica, Ginevra piange disperata.
Guarda i video sull'Inquisizione e la caccia alle streghe.
 

 




lunedì 3 febbraio 2020

297 - GLI ALTRI TRECENTO




Sembra impossibile ma...
300 è un numero che fa pensare subito agli indomiti spartani di Leonida che fermarono l'enorme esercito di Serse alle Termopili. Ma nella storia dell'antica Grecia ci sono altri 300 guerrieri le cui gesta sono altrettanto straordinarie: il Battaglione sacro di Tebe. Composto solo da coppie di amanti omosessuali.

Fu il tebano Gorgida, compagno del comandante Pelopida, a fondare intorno al 378 a.C. il corpo speciale: 150 coppie unite da un legame affettivo e sessuale e consacrate al dio Eros, nella convinzione che soldati legati da un sentimento forte combattano meglio, si proteggano a vicenda e non abbandonino il compagno in pericolo; non sbagliavano, perché dopo aver vinto la battaglia di Tegira nel 375 e quella assai più importante di Leuttra nel 371 contro gli “invincibili” spartani, per 30 anni il Battaglione sacro rimase imbattuto. A Tegira, al battesimo del fuoco, erano in 300 contro oltre mille, e Plutarco riferisce che un soldato tebano vista la disparità di forze disse a Pelopida “Siamo caduti nelle mani dei nostri nemici”, e lui: “E perché non loro nelle nostre?”.

Il legame affettivo fra soldati era considerato un vantaggio non solo a Tebe. Nella biografia di Pelopida Plutarco scrive: “Un gruppo che si è consolidato con l’amicizia radicata nell’amore non si scioglie mai ed è invincibile, poiché gli amanti, per paura di apparire meschini agli occhi dei propri amati, e gli amati per lo stesso motivo, affronteranno volentieri il pericolo per soccorrersi a vicenda“. Platone nel Simposio, scritto pochi anni prima, asseriva che “Un esercito di amanti e di amati messi a combattere gli uni accanto agli altri, pur con pochi soldati vincerebbe tutti gli uomini. Un uomo che ama, all’essere visto dall'amato abbandonare le schiere o gettare le armi preferirebbe molte volte la morte“.

Il Battaglione sacro venne distrutto dall’esercito di Filippo II di Macedonia, che nella battaglia di Cheronea nel 338 lo accerchiò dopo aver messo in fuga l’armata tebana. Dopo una strenua resistenza furono uccisi tutti. Secondo Plutarco Filippo II li fece seppellire in una fossa comune sulla quale fece erigere un leone in pietra alto 7 metri, ed esclamò piangendo: “Possan di mala morte morire quelli, i quali han sospetto che facessero o patisser questi alcuna disonestà“. La realtà storica del Battaglione sacro nel tempo è stata più volte messa in dubbio. Nel 1818 l'architetto George Ledwell Taylor, durante una visita a Cheronea scoprì in modo casuale i resti del leone in pietra. In seguito gli scavi nell'area riportarono alla luce una sepoltura comune con gli scheletri di 254 guerrieri allineati su 7 file: il Battaglione sacro di Tebe.



domenica 2 febbraio 2020

296 - LA STAZIONE FUORI DAL MONDO




Sembra impossibile ma...
Nel sud del Giappone, lungo il fiume Nishiki, è stata inaugurata di recente una nuova stazione ferroviaria. Ringrazio Antonella Freschi per la segnalazione, e vi faccio scendere alla fermata Seiryu Miharashi Eki (che significa più o meno “piattaforma con vista del fiume”) della linea Nishikigawa Seiryū. La stazione non ha ingresso né uscita, non ha la sala d'aspetto e neanche una biglietteria. Non ci sono panchine né le onnipresenti macchinette distributrici di bevande e snack. I treni fermano al fianco di una stretta banchina arroccata su una sorta di scogliera che va giù a picco fino al fiume. Chi lo desidera scende dal treno, ma non può andare da nessuna parte, non ci sono strade, paesi o città nelle vicinanze, il luogo è completamente disabitato. Ci sono solo boschi e montagne, e in basso il fiume, ma senza neanche un sentiero per raggiungerlo. L'unico modo per lasciare la stazione è salire sul treno successivo.

Siamo nella prefettura di Yamaguchi; la ferrovia Nishikigawa è conosciuta per i treni coloratissimi e i molti tragitti “a tema” (tipo “viaggio con degustazione di sake”) che si affiancano ai convogli di linea. I binari corrono alla base di una montagna affiancando per 33 chilometri il letto del fiume Nishiki. Ma perché costruire una stazione nel bel mezzo del nulla, e senza alcuna apparente funzione? Lo scopo in realtà c'è, anche se inusuale: aiutare i viaggiatori a riscoprire l’importanza del fermarsi. Una sosta dal punto di vista fisico ma ancor più mentale. Chi decide di scendere a Seiryu Miharashi Eki lo fa per ammirare il panorama, per contemplare la natura o per fare una semplice pausa. 

Scendi dal treno e non devi fare altro che osservare il paesaggio, una diapositiva nel verde col fiume che scorre lento in mezzo agli alberi, aspetti che il treno riparta e riscopri l'importanza del silenzio rotto solo dai rumori della natura, puoi rilassarti, lasciar volare i pensieri o semplicemente non fare niente finché in lontananza senti il rumore del prossimo treno che arriva. In una società stressata e frenetica come quella giapponese, dove i suicidi causati dall'eccesso di lavoro sono all'ordine del giorno, può essere una boccata d'aria pura. Ma “contro il logorio della vita moderna” come recitava una vecchia pubblicità, anche dalle nostre parti non sarebbe male avere una stazioncina dove poter gridare “Fermate il mondo, voglio scendere”.


871 - L'ESPLORATORE DIMENTICATO

  Il primo uomo ad arrivare in cima al mondo fu un afroamericano dimenticato dalla Storia. Non quello che si prese la gloria. Non quello ch...