giovedì 12 dicembre 2019

229 - LE MUCCHE DI LILLIPUT




Sembra impossibile ma...
Arriva dall'Inghilterra e sta conquistando rapidamente il mondo la moda di trasformare il giardino in una piccola fattoria allevando minimucche da compagnia di razza Dexter.

I bovini in miniatura sono alti non più di 99 centimetri, la mucca adulta non supera i 300 chili di peso, il toro i 450. Non sono una novità, visto che la razza selezionata nelle campagne irlandesi già prima dell'ottocento, fu importata in Inghilterra nel 1882 e poi, in piccoli branchi, negli Stati Uniti. Oggi le qualità della Dexter sono state riscoperte, e la minimucca in giardino è un must in molti Paesi. E inizia a diffondersi anche in Italia. Ma quali sono queste qualità? Leggete di seguito, e magari vi viene voglia anche a voi di sostituire il gatto o il cane con una piccola mucca.

Proprio come un cane, la minimucca è facile da allevare, mansueta, tranquilla, ama le persone e adora ricevere attenzioni. Non ha bisogno di particolari cure, è molto pulita e socializza facilmente coi bambini, che a loro volta impazziscono per lei. Il che pone un problema di non facile soluzione; la Dexter infatti è famosa per la qualità eccezionale della carne, molto più buona di quella dei bovini di taglia normale, e gli allevatori domestici inglesi ne ricavano a sufficienza per le loro esigenze e vendono quella in eccesso. Ma come si fa a far finire sulla griglia la migliore amica dei nostri bambini? Risolto il problema etico, dal punto di vista economico le minimucche sono un vero affare: oltre a fornire bistecche mangiano un terzo rispetto a una mucca normale pur producendo metà della sua carne, e sono anche ottime produttrici di latte: ognuna di loro ne fornisce dai 5 ai 10 litri al giorno. C'è anche chi le utilizza come tosaerba per il giardino, e per chi non è vegetariano ma ha a cuore la salute del pianeta, come quantità di gas serra 10 Dexter emettono tanto metano quanto una di dimensioni normali. Avete deciso di acquistarne una? Potete rivolgervi a uno dei link che vi segnalo. Il prezzo va dai 250 ai 2500 euro a seconda della genealogia, non più di un cane di razza.

Il boom delle minimucche ha spinto molti allevatori negli Stati Uniti a produrre in allevamenti selettivi decine di nuove varietà di animali di taglia piccola (le “tea cup non arrivano a 90 centimetri) a partire dalle razze comuni: per loro il futuro è nel bestiame miniaturizzato; poi magari, come nel film “Downsizing”, toccherà a noi. 
Guarda nei video come scegliere, acquistare ed allevare un "Dexter cattle" e segui i link per entrare nel mondo delle minimucche.
 
 
 


 

mercoledì 11 dicembre 2019

228 - SEX AND DRUGS AND ROCK & ROLL




Sembra impossibile ma...
Le Rockbitch erano una band composta prevalentemente da donne che si esibivano nude, inserivano nei loro concerti atti sessuali, e chiudevano coinvolgendo uno spettatore in performance erotiche.

La rockband britannica nasce nel 1984, ma fino alla fine degli anni ottanta si chiama prima Cat Genetica, poi Red Abyss. A creare il gruppo sono la bassista Amanda Smith-Skinner ("the Bitch") e il chitarrista Tony Skinner ("the Beast"). I due fanno parte di una comune “matriarcale, poliamorosa, pagana e femminista” che vive in un grande casolare in Francia: in seguito la band accoglierà altre ragazze che fanno parte della comunità. Dal funk rock passano al punk e metal con l'ingresso nella formazione di Jo Heeley alla batteria, Luci “the Stage Slut" e Kali ed Erzulie, le "Sex Magik Priestesses". I testi delle loro canzoni si rifanno all'affermazione di una sessualità femminile aperta come parte sana della natura umana, rileggendo le tematiche femministe degli anni '70 alla luce dell'idea che nessun movimento femminista è completo senza che la sessualità femminile sia stata riesaminata, ridefinita ed espressa in qualunque forma scelgano le donne. E la musica rock è il mezzo perfetto per farlo, visto che per tanto tempo è stata l'arena per l'espressione della sessualità maschile.

In concreto le Rockbitch, che negli anni novanta al culmine del successo si esibiscono in tutto il Nordamerica, in tutta Europa e anche in Italia, nei loro concerti propongono performance sessuali live sul palco mentre una telecamera cattura primi piani di azione scenica proiettati sul muro dietro la band, insieme a video artistici su argomenti relativi alle canzoni, che includono mutilazioni genitali femminili, disturbi alimentari, dismorfia corporea e tabù delle mestruazioni. Il clou dello spettacolo è però il “Golden Condom”, un profilattico che le ragazze lanciano in un momento qualunque del concerto, e chi lo prende (maschio e femmina che sia) viene fatto salire sul palco e al termine portato a fare sesso con uno (o più) membri della band. Nonostante l'ostilità da parte delle autorità di vari Paesi, e le continue “attenzioni” da parte dell'Interpol, la band, sempre attenta a non infrangere le leggi dei vari Stati, sceglie di chiudere con le esibizioni dal vivo solo nel 2002, (alcune componenti però si esibiscono ancora oggi come soliste), mentre in studio realizzerà un solo album, “Motor Driven Bimbo”, rifiutando le continue censure imposte dalle case discografiche.

martedì 10 dicembre 2019

227 - IL GRANDE INVERNO




Sembra impossibile ma...
Il 536 d.C è stato in assoluto l’anno peggiore a memoria d'uomo per il pianeta Terra. Un anno senza sole, un inverno interminabile che provocò carestie ovunque disegnando scenari da fine del mondo.

Per 18 mesi il sole ha dato la sua luce senza calore: fredda e senza raggi, come la luna o un'eclissi” scrive lo storico bizantino Procopio di Cesarea. “Dal 24 marzo di quest'anno (536) fino al 24 giugno del successivo il sole si è oscurato di giorno, la luna di notte e l'oceano è stato sempre tumultuoso; un inverno severissimo, tanto che per la grande quantità di neve tutti gli uccelli sono morti, mentre gli uomini hanno vissuto nell'angoscia e nella paura delle cose malvage" aggiunge Zaccaria di Mitilene nella sua Cronaca. Europa e Asia furono coperte da una fitta coltre di nebbia secca che oscurò il cielo, le temperature precipitarono drasticamente (poco più su dello zero durante tutta l’estate, polari negli altri mesi), in Cina nevicò in luglio, ovunque i raccolti andarono perduti, carestia, fame ed epidemie falcidiarono la popolazione.

Ma come si era formato quel denso manto di nebbia? Gli studiosi dapprima hanno cercato le prove del 536 “annus horribilis”. E le hanno trovate sugli anelli degli alberi e nei ghiacci artici e antartici. Che hanno anche fornito l'identikit del colpevole: una violentissima eruzione vulcanica avvenuta tra la fine del 535 e l’inizio del 536. Una traccia indelebile rimasta incisa nel legno degli alberi in Irlanda Svezia, e Finlandia, nella Sierra Nevada della California e nei cipressi Fitzroya in Cile. I cilindri di ghiaccio estratti in Groenlandia e nell'Antartide mostrano poi depositi di solfati sostanziali, prova di un ampio velo di polvere acida. Negli anni gli scienziati hanno puntato l'indice su diversi vulcani; l'ipotesi più recente è del 2018, basata su particelle ritrovate nei ghiacciai con una composizione chimica simile alle rocce vulcaniche dell'Islanda: il grande freddo del 536 sarebbe dovuto all’eruzione di un vulcano islandese.

Tutti d'accordo invece sul “day after”: siccità, carestia, epidemie e disordini civili, conseguenze dirette del cambiamento del clima, hanno indotto eventi epocali in tutto il pianeta, come la peste di Giustiniano che causò la morte di 100 milioni di persone (un terzo della popolazione), le sorti della guerra gotica, il declino degli Avari, la migrazione a ovest delle tribù mongole, la fine dell'Impero Sassanide, il crollo dell'Impero Gupta, la caduta di Teotihuacán. 
 

 
 
 

 
 

lunedì 9 dicembre 2019

226 - RESURREZIONE




Sembra impossibile ma...
Questa è una storia vera. Luglio 1928, ad Amsterdam si disputano i giochi olimpici. Per la prima volta le donne vengono ammesse a disputare le gare di atletica leggera. Il programma si apre con i 100 metri. Vince la statunitense Betty Robinson, appena diciassettenne, con il tempo di 12”2. Alle spalle ha una carriera agonistica tanto breve quanto inconsueta: appena un anno prima il suo insegnante di biologia la nota mentre corre per prendere un treno, la sottopone a un test cronometrico nel corridoio della scuola, poi la iscrive alla prima gara ufficiale. Mancano poche settimane alle olimpiadi, e lei al debutto stabilisce il record mondiale sui 100 metri con il tempo di 12”, primato che sarà battuto solo nel 1932. La vittoriosa prova olimpica è appena la quarta gara della sua vita. Nella stessa edizione si aggiudica anche l'argento con la staffetta 4×100. Al ritorno da Amsterdam, Betty viene accolta in patria con tutti gli onori, per lei vengono organizzate parate a Broadway e a Chicago, e i suoi concittadini a Riverdale fanno una colletta e le regalano un orologio con diamanti. Fin qui tutto “normale”, ora viene l'incredibile.

Nel 1931 la ragazza sta volando sui cieli di Chicago sul biposto di suo cugino. L'aereo cade, arrivano i soccorritori: per lei non c'è più niente da fare. La trasportano all'obitorio. Dove resta qualche ora, finché un flebile lamento segnala che no, non è morta, ma in coma profondo, in gravissime condizioni. Le speranze che sopravviva sono poche, visto anche il livello della medicina dell’epoca: ha una commozione cerebrale, un braccio schiacciato, una gamba spezzata e le articolazioni del ginocchio compromesse. Invece dopo 7 settimane di coma si risveglia; seguono due anni su una sedia a rotelle, e un lungo percorso di riabilitazione per riprendere a camminare. Ma Betty vuole tornare a correre.

Però non può più flettere il ginocchio, quindi non può piegarsi ai blocchi di partenza. Addio alle gare di velocità? Macché, c'è la staffetta, lì la partenza avviene in piedi. Così nel 1936 la convocano per le olimpiadi di Berlino. Le tedesche sono favoritissime ma hai visto mai? E Betty trascina la sua squadra, la staffetta 4x100 è medaglia d'oro. Poi si ritira dalle competizioni, e diventa giudice di gara. Nel 1939 si sposa e ha due figli. Muore a Denver nel 1999. Ha quasi 88 anni, ne sono passati 68 dalla sua prima morte.

225 - I LAGHI ASSASSINI




Sembra impossibile ma...
Questa è una storia vera. La notte del 15 agosto 1984 un camion con 12 passeggeri percorre la tortuosa strada che costeggia il lago Monoun nel Camerun Occidentale. I passeggeri sentono una specie di tuono sordo, poi dal lago sale una nebbiolina. Il veicolo all'improvviso si blocca, il motore si ferma. Scendono in 10 per capire cosa succede, pochi istanti dopo si accasciano a terra morti. Come loro muoiono 27 persone nelle capanne di un villaggio vicino, e molte decine di capi di bestiame. La diagnosi per tutti è asfissia. Nei giorni successivi le indagini non portano a niente; si pensa anche a un atto terroristico, ma gli indizi raccolti non sono coerenti con nessuna arma conosciuta, e neanche con un disastro naturale.

Il mistero sarà svelato solo 2 anni più tardi, e a caro prezzo. Il 21 agosto 1986 sulle sponde di un altro lago del Camerun, il Nyos, 250 chilometri a nord del Monoun, avviene l'apocalisse. Nei villaggi chi si sveglia nel cuore della notte si ritrova in uno stato di torpore, privo di forze, non riesce a parlare, e avverte un odore tremendo. Tutti gli altri muoiono nel sonno. Il mattino dopo si contano 1746 cadaveri, per terra ci sono le carcasse di 3.500 capi di bestiame. I 4000 abitanti che riescono a fuggire denunciano seri problemi respiratori, lesioni e paralisi. Questa volta arrivano scienziati da tutto il mondo per capire cosa è successo. Risultato: la causa del disastro è un qualcosa di mai osservato prima. La chiamano eruzione limnica, il fenomeno dei laghi esplosivi. In fondo al Nyos, a 200 metri di profondità, qualcosa ha smosso un'enorme sacca di anidride carbonica che si era creata nei secoli; l'improvviso rilascio di 300.000 tonnellate di CO2 ha creato una nuvola di gas che dopo esser salita dal lago a 100 chilometri l'ora, è calata sui villaggi vicini soffocando persone e bestiame nel raggio di 25 chilometri, mentre una sorta di tsunami di acqua e anidride carbonica spazzava con un'onda alta 25 metri la riva del lago. Non a caso le popolazioni indigene consideravano il lago un luogo abitato da spiriti assassini.

Fra il 2001 e il 2011 il governo ha installato sul lago un sistema di degasazione per ridurre la concentrazione di CO₂ nelle acque profonde; basterà? No. Una nuova eruzione potrebbe verificarsi in entrambi i laghi, in qualsiasi momento, senza preavviso. Non solo, dallo studio di altri laghi africani è emerso che il Kivu, fra Congo e Rwanda, 2000 volte più grande del Nyos, ha le stesse caratteristiche. Si stima che un'eruzione limnica qui ucciderebbe 2 milioni di persone.
 

 
 

 

224 - LE MUMMIE VIVENTI




Sembra impossibile ma...
La tomografia computerizzata di una statua del Buddha di mille anni fa ha svelato a un gruppo di ricercatori olandesi la presenza di uno scheletro umano all'interno. Ulteriori esami hanno accertato che era il risultato di un'antica straziante pratica di automummificazione.

Gli studiosi del Meander Medical Centre di Amersfoort hanno poi
scoperto che il corpo contenuto come in uno scrigno nella scultura del XII secolo era privo di organi interni; nella cavità toracica vuota
c'era un rotolo di carta in decomposizione. Il testo in lingua cinese ha rivelato che l'uomo si chiamava Liuquan, un monaco cinese che all'inizio del 1100 si sottopose al Sokushinbutsu (“Buddha nel suo stesso corpo") un allucinante percorso di automummificazione.

Mettiamoci negli scomodi panni di Liuquan, che un giorno dopo anni di meditazione sceglie la via del Sokushinbutsu per diventare un Buddha; inizia così il rituale per predisporre l'organismo al processo di automummificazione. Nella prima fase, che dura mille giorni, medita, si sottopone a un duro esercizio fisico, mangia solo noci e semi che trova nei boschi e beve acqua; così elimina il grasso corporeo. Nella seconda fase per altri mille giorni si nutre solo di piccole quantità di corteccia, aghi e radici di pino, sempre mantenendo in piena attività il corpo e la mente: oltre a un'ulteriore drastica perdita di peso, induce così uno squilibrio nel bilancio idrico del corpo. Verso la fine di questa fase assume un tè a base di urushi, una pianta tossica che provoca forte nausea, sudorazione e diuresi. Così perde ancora liquidi corporei, e i suoi tessuti assorbono la tossina che respingerà, una volta cadavere, larve e insetti. 

Nella terza fase il monaco viene collocato in una tomba di pietra appena più grande del suo corpo; per respirare ha una cannula di bambù, e con sé porta una campanella che suona ogni giorno per far sapere che è ancora vivo. Senza cibo né acqua, sono le sue ultime ore; quando la campana smette di suonare la tomba viene sigillata. Verrà riaperta dopo mille giorni. Se il corpo è mummificato, sarà venerato nei templi come un Buddha. Il Giappone ha vietato questa pratica nel 1877; l'ultimo monaco che l'ha intrapresa è morto nel 1903. In più di mille anni centinaia di monaci si sono sottoposti a questo calvario. Di loro solo 24 si sono mummificati. I loro resti sono visibili in alcuni templi giapponesi: per i buddhisti non sono morti, ma in stato di profonda meditazione.
 
 

 
 

 

223 - UNA VOCE DAL PASSATO




Sembra impossibile ma...
Un collezionista americano ha trovato in un mercatino delle pulci un disco del 1927 intitolato “L'ultima canzone del veterano”. Il cantante, che all'epoca dell'incisione aveva 85 anni, ha combattuto con i nordisti nella Guerra di secessione americana dal 1861 al 1865.

Ogni volta che ascolto questo disco – racconta il collezionista (MusicBoxBoy è il suo nickname) - sono totalmente affascinato. È uno dei pochi dischi della mia collezione a catturare tutta la mia attenzione mentre ascolto con sincero rispetto. Sull'etichetta Electra del 1927 si legge il titolo della registrazione, "Veteran's Last Song". Il cantante è Lauren Higbie che all'epoca aveva 85 anni; la canzone è un tributo ai suoi compagni caduti nella Guerra Civile. Ho trovato questo disco molti anni fa in un mercatino delle pulci e da quel giorno l'ho considerato la perla della mia collezione. Lo riproduco solo sul migliore dei miei fonografi in legno Victor III”. Quella che emerge dai solchi del vinile è la voce di un uomo che ha combattuto una guerra di un secolo e mezzo fa: una voce dal passato. L'incisione contiene un'unico brano “L’ultima canzone del Veterano”, eseguito da un ormai vecchio Lauren Higbie con l’accompagnamento musicale di Mabel L. Higbie (forse la moglie, o più probabilmente la figlia).

Partendo dal nome, è stata rintracciata la tomba nel cimitero di Oakwood in Illinois, dove giace, come è scritto sulla lapide, “Un fiero soldato del Primo Reggimento d’Artiglieria Navale”, nato nel 1842; ulteriori ricerche hanno appurato che Higbie ha combattuto sotto la bandiera dell’Unione, per tutta la Guerra Civile; il brano che interpreta è dedicato ai suoi compagni caduti in guerra “durante la fresca gloria della gioventù”, “angeli che attendono l’adunata mattutina” mentre lui “dalla cima di un lungo secolo, ha tagliato la montagna di sangue e lacrime versate per la salvezza del suo Paese”. A scrivere il testo è stato un suo commilitone, il reverendo John Hogarth Lozier, e lo ha dedicato a un personaggio famoso della storia dell’Illinois: John Alexander Logan, protagonista di numerose battaglie, probabilmente con Higbie e Lozier.
La voce del veterano ha anche ispirato un cortometraggio di successo, intitolato appunto “Lauren Higbie”, nel quale la giovane pronipote del soldato ascoltando il disco attraversa un portale temporale che le fa rivivere le vicende del trisnonno negli anni della Guerra Civile. Se invece volete ascoltare direttamente la voce del veterano, ecco il link.



222 - CAHOKIA, LA METROPOLI DEI PELLEROSSA




Sembra impossibile ma...
Quattro secoli prima che Colombo scoprisse il nuovo continente i nativi americani avevano edificato una città più grande della Londra dell'epoca; e nell'Illinois sono ancora visibili le sue piramidi.

Si chiama Cahokia, e nasce come centro religioso poco prima dell'anno mille a 12 chilometri da St. Louis del Missouri, non lontano dal Mississippi. E Mississippiani è il nome dei nativi che edificano la città al centro della fitta rete commerciale che collega i villaggi nordamericani. Dal 1050 in poi nel momento di massimo splendore la città ha fra i 15.000 e i 40.000 abitanti. Poi il sito viene abbandonato. Il motivo? Un mistero: non c'è traccia di guerre o di epidemie, e il primo europeo, Hernando de Soto, arriverà da queste parti solo nel 1540, due secoli dopo la scomparsa di Cahokia.

Ma facciamo un giro in città intorno al 1100. Il centro è un sito religioso, dove campeggia il Monk’s Mount, una piramide alta più di 30 metri con 300 metri di lato, attorniata da decine di piramidi minori a 4 terrazze circondate da un alto muro di cinta di oltre tre chilometri di circonferenza. Il risultato è un'immensa piazza, la più grande del mondo; non lontano sorge "Woodhenge", un cerchio di pali usato per lo studio di solstizi, equinozi ed altre osservazioni astronomiche. La maggior parte dei Mississippiani vive fuori dalla palizzata, non in villaggi ma in case di legno collegate da strade e cortili con la struttura urbanistica di una città moderna e cosmopolita.

Oggi il sito è oggetto di continue ricerche archeologiche, si scava nelle 120 colline che ricoprono altrettante piramidi; al momento sono stati identificati 109 tumuli di terra (mound), e fra gli altri ritrovamenti si segnalano i resti di un capo sepolto su di un letto costellato da oltre 20.000 conchiglie marine che formano il disegno di un falco, un grande deposito di punte di freccia di diversi stili e materiali, e un tumulo per sepolture di massa che dimostra la pratica di sacrifici umani, con i resti di centinaia di giovani donne; il fatto che non avessero partorito fa pensare che si trattasse di vergini. Dal 1982 il Cahokia Mounds State Historic Site è patrimonio mondiale dell’Unesco, ma i visitatori non sono molti: forse perché la metropoli perduta contrasta con l'immagine classica dei nativi: gente arretrata e primitiva da illuminare col faro della civiltà.
Guarda i video con una ricostruzione al computer dell'antica città e un documentario su Cahokia.
 
 
 
 
 

221 - LA TOMBA DI BABBO NATALE





Sembra impossibile ma…
E’ scoppiata la polemica. Su cosa? Sulla tomba di Babbo Natale. Che, sia detto per i bambini da 2 a 100 anni, esiste veramente. La notizia è recente. Riepilogo per i pochi che non ne hanno mai sentito parlare.

Siamo nel quarto secolo dopo Cristo. Babbo Natale nel mondo reale si chiama Nicola, professione santo. Da cui Santa Claus (Niclaus) per i popoli nordeuropei. Che hanno modo di conoscerlo nelle tappe più settentrionali dei suoi tanti lunghissimi viaggi. La sua vita infatti pare un romanzo di avventure, ma a noi interessa un altro aspetto. Quello, riconosciuto a tutte le latitudini, che ne ha decretato la santità: l’immensa generosità e l’assistenza concreta data ai poveri. Tanto da dar vita alla leggenda di Babbo Natale.

Torniamo ai giorni nostri. Nel 2017 un gruppo di archeologi turchi guidato da Cemil Karabayram annuncia di aver trovato la tomba di San Nicola. Siamo a Demre, vicino ad Adalia, in Turchia, il villaggio dove certamente il santo morì. Sofisticate strumentazioni rilevano l’esistenza di un antico tempio nel sottosuolo di una chiesa. All’interno della struttura, secondo gli studiosi, ci sarebbero le sue spoglie. Ma, e qui nasce la polemica, le reliquie non possono essere lì, perché dall’8 maggio del 1087 sono nella cripta della basilica di San Nicola, a Bari. Ci furono portate dopo esser state rubate “con l’aiuto degli angeli” da marinai veneziani proprio nel villaggio turco. E da secoli sono oggetto di culto. A Bari ci tengono al loro patrono, e la reazione alla “scoperta” turca è decisa: giù le mani da San Nicola.

Di contro da Demre sottolineano un dettaglio: nel 1087 l’antico tempio con tanto di santo era già stato sepolto sotto l’attuale chiesa. Le ossa del santo sarebbero rimaste in Turchia: “Abbiamo analizzato tutti i documenti scritti - dicono - e abbiamo ragione di pensare che i veneziani abbiano rubato i resti di un altro prete, mentre quelle del santo si trovano in una cripta più nascosta”. Quella appunto appena ritrovata. Che però non è stata ancora aperta: occorre infatti procedere con cura nella rimozione delle pietre, e fare il possibile per salvare gli affreschi sulle pareti. Si prevedono tempi lunghi. Chi ha ragione? Chi c’è nel tempio turco, e chi nella basilica barese? San Nicola o Babbo Natale?
 

 
 

 

 





220 - BALLA COI MAYA




Sembra impossibile ma...
La storia di Gonzalo Guerrero, che sceglie di vivere con i nativi americani e combatte i conquistadores con i quali era arrivato dalla Spagna, è un libro mai scritto, un film mai girato. L' odissea di un uomo cancellato dai libri di storia per le sue scelte.

Gonzalo Guerrero nasce in Andalusia nel Contado de Niebla intorno al 1480. Soldato (fuciliere) e marinaio, nel 1510 è con gli uomini di Juan di Valdivia in America. Nel 1511 si imbarca da Darien con una spedizione diretta in Giamaica per catturare schiavi, ma la nave affonda a causa di un tifone. Con 20 naufraghi va alla deriva senza acqua né cibo per due settimane; solo 8 di loro approderanno sulla costa dello Yucatan, dopo essersi cibati dei corpi dei compagni morti. Catturati dagli indigeni Cocomes, 4 di loro sono uccisi (e poi mangiati) durante un rito sacrificale Maya; agli altri, rinchiusi in piccole gabbie, è riservata la stessa sorte in una successiva cerimonia. Con la forza della disperazione i quattro riescono a fuggire, ma cadono nelle mani di Taxmar, capo dei Xiues Tutul, nemici dei Cocomes. Condotti nella città-stato di Mani, vivono mesi durissimi in schiavitù; con Gonzalo sopravvive solo uno solo dei naufraghi, Gerónimo de Aguilar.

Le cose cambiano quando Gonzalo, che nel frattempo ha imparato lingua e costumi Maya, riesce a farsi accettare come consigliere militare, e si distingue in vari scontri con le tribù nemiche, vinti grazie alle sue strategie. Taxmar lo nomina generale dei suoi eserciti, e lui insegna agli Xiues Tutul il modo di combattere, mostra loro come costruire forti, trincee e baluardi e a disporsi in formazioni da battaglia. Le vittorie si succedono, e Gonzalo sposa la cultura Maya, si lascia fare mutilazioni e tatuaggi rituali, e prende in moglie la principessa Zazil Há, con la quale ha 3 figli. Nel 1519 sbarca a Cozumel la spedizione di Hernán Cortés. Che apprende dell'esistenza di due bianchi con la barba lunga prigionieri di certi cacicchi. Così invia messaggeri con doni per riscattarli. Pochi giorni dopo vede arrivare solo un uomo: sembra un selvaggio, ma è Aguilar. Guerrero - racconta – ha rifiutato la “liberazione”: “fratello Aguilar – gi ha detto - io sono sposato e ho tre figli, ormai questa è la mia gente. Cosa diranno invece di me gli spagnoli quando mi vedranno?”. E' irremovibile, anche quando Aguilar gli ricorda che è un cristiano e lo ammonisce: “Non perdere l'anima per un’india”.

Cortés non la prende bene, Guerrero è un traditore e un rinnegato. E tale resterà nei resoconti storici. Nei 20 anni successivi Gonzalo Guerrero guida “con strategie indegne” la resistenza dei nativi contro i conquistadores, ritardando la caduta dello Yucatan. Il 13 agosto 1536 muore trapassato da una freccia di balestra sul fiume Ulùa, in Honduras. Gli spagnoli cancellano anche il ricordo del “rinnegato peccatore che ha preso in moglie un'india”; il Messico lo riscopre di recente e innalza una statua al “Padre del Meticciato”.
Guarda i video che ricostruiscono la straordinaria vicenda di Gonzalo Guerrero.






219 - SCUSATE IL RITARDO




Sembra impossibile ma...
Questa è una storia vera. Io vi racconto i fatti, le conclusioni tiratele voi: c'è chi crede nei miracoli, e chi punta sulla scimmia che premendo a caso all'infinito sulla tastiera prima o poi la Divina commedia la scrive. Accomodatevi, qui c'è spazio per tutti.

Primo marzo del 1950, siamo a Beatrice, nel Nebraska, tipica cittadina del midwest che sembra uscita da un film sull'America bianca, bigotta e razzista degli anni del maccartismo. Il reverendo Walter Klempel, pastore della West Baptist Church, alle 16 è in chiesa con sua moglie per accendere la caldaia e scaldare l’ambiente. Alle 19,30 iniziano le prove del coro, e il reverendo ci tiene molto alla puntualità: l'ordine è di arrivare al più tardi alle 19,15, e i coristi lo rispettano fedelmente. Per questo dalla casa di Marilyn Paul, la pianista, alle 19,10 si levano alte grida: lei si è svegliata in ritardo da un sonno profondo, e la madre, direttrice del coro, le urla di sbrigarsi, che non sono mai state così in ritardo.

Nello stesso momento in una casa vicina Herbert Kipf, operaio tornitore, una delle tre voci maschili del coro, è bloccato alla scrivania da una lettera urgente di lavoro che deve spedire subito e non riesce a concludere. La signora Schuster e sua figlia Susan arrivano sempre in anticipo alle prove, e sono le più critiche verso i rari ritardatari; ma oggi sono andate dalla nonna per prepararsi ad un incontro missionario, e ora si rendono conto con sgomento che a far tardi saranno loro. Harvey Ahl invece esce di casa già in ritardo: sua moglie non è in città, e lui ha dovuto preparare i bambini, che anche in strada gli stanno facendo perdere un sacco di tempo. Ladona Vandergrift sta finendo un tremendo compito di geometria quando suona il telefono: sono le sorelle Rowena e Sadie Estes, amiche e vicine di casa. “Come? Non vi parte la macchina? Certo che passo a prendervi, fra l'altro sono un po' in ritardo anch'io...”.

Lucille Jones e Dorothy Wood prima di uscire di casa ascoltano un programma alla radio; oggi è la puntata clou, “Dai, seguiamola fino alla fine, per un volta...”. Joyce Black vive vicino alla chiesa; non guarda mai l'orologio prima di andare alle prove: il segnale per lei sono le auto degli altri coristi che arrivano. Oggi non le ha sentite. E' tranquilla, non è passata neanche quella del reverendo. Già, lui è ancora a casa, molto arrabbiato con la sua bimba di 18 mesi: si è sporcata il vestitino, e con la moglie ha appena finito di cambiarla. Guardano l'orologio: le 19,25. Tardissimo. In quel momento una forte esplosione fa tremare la casa. I due escono: in lontananza, una colonna di fumo nero. La chiesa è in fiamme.

Una fuga di gas, e la caldaia è esplosa. In qualsiasi altro giorno il reverendo, la moglie e i 13 membri del coro sarebbero morti. Ma oggi, primo marzo del 1950, sono tutti in ritardo, tutti salvi.

218 - LA TIMIDEZZA DEL GENIO




Sembra impossibile ma...
Henry Cavendish, una delle menti più brillanti della storia della scienza, era così timido e misantropo che alcune sue grandi invenzioni, mai divulgate, sono state in seguito accreditate ad altri.

Cavendish, di famiglia aristocratica scozzese, nasce a Nizza nel 1731. Genio della chimica e della fisica, conduce da solo le sue ricerche nell'enorme laboratorio del "Palazzo della scienza" che si è fatto costruire a Londra appena ereditata l'enorme fortuna di famiglia. Solitario e taciturno, vive in isolamento e con frugalità, considerato da tutti un eccentrico. E in effetti parecchio strano lo è: parla pochissimo (ha una voce molto acuta, quasi uno squittio), solo con una persona alla volta, e solo se la persona è conosciuta e di sesso maschile. Per le donne ha una vera fobia, comunica con le sue domestiche solo tramite bigliettini, fa costruire soppalchi e scale per evitare di incontrarle, e quando una cameriera entra per errore nella sua stanza, rimane così sconvolto da licenziarla all'istante.

Di lui ci resta un unico ritratto dal vero, realizzato di nascosto. Esce di casa solo due volte la settimana, per andare al Royal Society Club, dove gli ospiti sono avvertiti che non possono neanche guardare quello strano signore vestito con abiti del secolo precedente. Per tentare di conversare (solo di scienza) con lui, i colleghi sanno che devono vagare nelle sue vicinanze come per caso e parlare fra se e se dell'argomento. Se le osservazioni sono degne di nota, Cavendish borbotta una breve risposta, ma il più delle volte si alza con uno squittio irritato e fugge dalla stanza.

Il suo comportamento asociale lo porta a pubblicare solo una piccola parte del suo lavoro, e delle sue scoperte (fra l'altro è lui che identifica l’idrogeno, descrive la composizione dell’acqua e misura la densità della Terra) non parla a nessuno. Molti anni dopo la sua morte, avvenuta nel 1810, i suoi documenti furono esaminati per la prima volta, e furono trovate numerose scoperte attribuite ad altri: la legge di Richter delle proporzioni reciproche, la legge di Ohm, la legge delle pressioni parziali di Dalton, i principi di conduttività elettrica (compresa la legge di Coulomb) e la legge dei gas di Charles, mentre il manoscritto "Calore", analizzato solo all'inizio del XXI secolo, prefigura i principi della termodinamica.
 
 

 
 

 
 
 

217 - LA PRINCIPESSA CARABOO



Sembra impossibile ma…
Per tre mesi una bella ragazza di umili origini è riuscita a spacciarsi per una principessa orientale diventando una vera star, popolare in tutta l’Inghilterra. Smascherata, secondo diverse fonti in seguito avrebbe fatto perdere la testa a Napoleone nell’ esilio di Sant’Elena.

Mary Baker nasce a Witheridge nel Devonshire nel 1792. Il 3 aprile del 1817 ad Almondsbury un viandante trova per strada una ragazza che parla un linguaggio incomprensibile, disorientata e vestita di abiti esotici. La porta dal magistrato Samuel Worrall, che con la moglie Elizabeth cerca inutilmente di comunicare con lei. Dopo le prime cure i Worrall la portano a Bristol dove la giovane in attesa di un’identificazione viene trattenuta come mendicante. Così passa la notte in una cella con un marinaio portoghese. Che al mattino dice al magistrato di comprendere la misteriosa lingua parlata dalla ragazza: si tratta della Principessa Caraboo dell'isola di Javasu nell'Oceano Indiano. Catturata dai pirati, dopo un lungo viaggio si è tuffata nelle acque della Manica e ha nuotato fino a riva.
 
I coniugi Worralls si scambiano un’occhiata, riportano la giovane a casa loro e avvisano i giornali. La storia e il ritratto della Principessa Caraboo finiscono sulle prime pagine, e lei diventa una celebrità. A casa Worrals c’è la fila per vedere l’esotica fanciulla, che inscena una sorta di spettacolo: prega il suo dio "Alla Tallah", si arrampica sugli alberi, usa alla perfezione arco e frecce e nuota seminuda. In breve diventa la beniamina dei salotti aristocratici. E l’illustre professor Wilkinson, dopo lunghi studi, sostiene di aver identificato il suo linguaggio. Per tre mesi la ragazza fa una vita da sogno, coccolata e vezzeggiata dalle più nobili e ricche famiglie del regno.

Finché una certa signora Neale vede il ritratto della principessa sul Bristol Journal e riconosce Mary Baker, sua ex domestica e figlia di un ciabattino. La ragazza, smascherata, rischia la prigione, e il 28 giugno 1817 si imbarca per le Americhe. Tre mesi dopo da Sant’Elena arriva la notizia che Mary, sbarcata per caso sull’isola e ricevuta da Napoleone, ha conquistato il cuore dell’ex imperatore, che ha chiesto al Papa la dispensa per sposarla. Richiesta inutile, perché dopo un cortese rifiuto lei è ripartita per Filadelfia. Dove resterà 7 anni prima di tornare in Inghilterra, sposarsi e avere una figlia. Ridotta in povertà, farà la venditrice di sanguisughe per gli ospedali, fino alla morte avvenuta a Bristol nel 1864. Dalla storia di Princess Caraboo sono nati diversi romanzi, un film del 1994 con Phoebe Cates e un recente musical di successo a Londra.
 
 

 




216 - IL CANNIBALE IMPUNITO




Sembra impossibile ma...
Uno studente giapponese ha prima ucciso, poi violentato, quindi divorato una compagna di studi. Dopo la cattura ha confessato, ma il suo crimine è rimasto impunito. E lui è diventato una celebrità.

Issei Sagawa nasce a Kōbe nel 1949. A 2 anni contrae l’encefalite, che lo debilita e lo conduce a un passo dalla morte. Guarisce, ma resta molto debole. La madre, una donna dura e severa, lo costringe a mangiare per rinforzare il fisico debilitato. E' in quel periodo che sviluppa fantasie cannibali, e sogna più volte di mangiare una persona. Con l'adolescenza le tensioni si acuiscono; Issei non ha amici ed evita soprattutto le ragazze. Lo attraggono le donne occidentali; una notte entra in camera di una studentessa tedesca da una finestra indossando una maschera di Frankenstein, la ragazza si sveglia, urla, lo immobilizza e chiama la polizia. Lo accusano di tentato stupro e lui, tranquillo, nega: “Avevo solo un desiderio irrefrenabile di mangiarle le natiche”. Il padre di Issei è un miliardario; paga alla ragazza una forte somma, e lei ritira la denuncia. Il caso viene insabbiato e per calmare le acque il ragazzo viene mandato a studiare letteratura a Parigi. Dove le cose non cambiano: lui rifiuta ogni contatto sociale. Renée Hartevelt, una studentessa olandese, è l'unica che cerca di fare amicizia con lui.

Innamorarsi e cominciare ad avere fantasie cannibali su di lei, per Issei è tutt'uno. Nel giugno del 1981 con una scusa la invita a casa sua. Mentre Renée è seduta alla scrivania, le spara un colpo alla schiena con un fucile e la uccide. Subito dopo le asporta un pezzo di natica e lo mangia, crudo. Poi fa sesso con il cadavere e lo smembra, asporta 7 chili di carne e li mette in frigorifero. Il resto del cadavere lo mette in due valige, chiama un taxi e si fa portare in un parco dove le abbandona. Pochi giorni dopo la polizia le ritrova e parte la caccia all'uomo. Il taxista li porta a casa di Issei, che confessa subito. E' tranquillo, per niente dispiaciuto. Ha registrato in un audio il momento della morte di Renée, e ha fotografato il cadavere a pezzi e i piatti da lui cucinati nei giorni seguenti: in uno si vede un seno al centro contornato di piselli e patate. I vicini raccontano che la notte dell'omicidio dall'appartamento si udivano urla di felicità da parte del giapponese. Che, dichiarato infermo di mente, finisce in un istituto psichiatrico. Per pochi giorni però. Il padre paga il migliore avvocato francese, che lo fa estradare in Giappone. Qui lo trattengono 15 mesi in una casa di cura, poi lo rilasciano.

Ora vive libero, sotto falso nome. Rilascia interviste nelle quali racconta con distacco e freddezza i dettagli più raccapriccianti del suo crimine e scrive per un quotidiano. E' autore di bestseller nei quali racconta la sua storia, e partecipa a film (fra cui un porno) e spot pubblicitari dove “gioca” col suo ruolo di cannibale. 
 
 




domenica 8 dicembre 2019

215 - L'ARCA DEI MILIONARI




Sembra impossibile ma...
Se prendi un aperitivo al tramonto sul lungomare di Miami Beach ti può capitare di veder passare, surreale come un quadro di Magritte, una moderna villa che solca le acque lenta e maestosa.

E' l'Arkup, l'anello di congiunzione fra lo yacht di lusso e la residenza signorile, una piattaforma galleggiante di 400 metri quadrati lunga 25 metri e larga 11, spinta da 2 potenti e silenziosissimi motori elettrici, progettata e costruita a Miami da Nicolas Derouin e Arnaud Luguet, due ingegneri francesi. Ecco cosa vi direbbe l'agente immobiliare (anche se proprio immobile non è) per convincervi ad acquistarla: la villa si sviluppa su 2 piani con ascensore (anche per calarsi in mare), a differenza degli yacht gli ambienti sono molto grandi, grazie ai soffitti alti più di 3 metri non si deve mai abbassare la testa, e non si sente alcun dondolio. Al piano superiore ci sono 3 camere da letto con 3 ampi bagni e 2 balconi, al piano inferiore soggiorno, cucina, zona pranzo, 2 bagni e un ufficio; un ponte esterno scorrevole aggiunge 200 metri quadrati di superficie quando è esteso, e la piattaforma di poppa può essere abbassata nell'acqua per creare una mini piscina.

Non sono solo i motori elettrici a farne un sistema verde: il tetto coperto con pannelli solari lo rende completamente autosufficiente in termini di elettricità, il sistema di purificazione dell'acqua piovana rifornisce un serbatoio di acqua dolce da 15.000 litri, grazie alle finestre resistenti agli urti può resistere ai venti di un uragano di categoria 4. In pratica con adeguate scorte di cibo si può vivere in completa autonomia; certo, non si attraversano gli oceani con una velocità massima di 7 nodi e un'autonomia di 20 miglia nautiche (prolungabile con generatori di riserva), ma è pur sempre più una villa che una barca. Lo dimostrano anche i 4 grandi pilastri idraulici che in caso di mareggiate o di alta marea le consentono di sollevarsi sopra le onde per più di 10 metri ancorandosi al fondale come una palafitta e ritrovando una perfetta stabilità. Il prezzo? Il modello illustrato costa 5 milioni e mezzo di dollari, ma è già possibile ordinare Arkup personalizzati a partire da 2.267.000 dollari. E il progetto, visto anche l'innalzamento dei mari, è quello di costruire case-yacht per tutte le tasche.
Guarda il video, sali a bordo dell'Arkup e naviga lungo il litorale di Miami.

 

venerdì 6 dicembre 2019

214 - IL GRANDE FETORE




Sembra impossibile ma...
Questa è una storia vera. L'anno 1858 a Londra è ricordato per uno degli eventi che più hanno segnato la storia della città: è l'estate del Grande fetore (Great stink), un insopportabile odore di fogna che ammorba per oltre un mese l'intera capitale.

Da sempre i londinesi gettano le deiezioni solide e liquide e i rifiuti di ogni tipo nel Tamigi, o in pozzi neri che vi finiscono comunque. Già nel 1290 i Carmelitani protestano per i miasmi provenienti dal fiume, “così intensi da coprire l'odore dell'incenso più acre”; nel 1427 si insedia la commissione per le fogne cittadine, che sarà ricordata come simbolo di inefficienza e corruzione. E comunque non è facile cambiare le abitudini dei londinesi, se lo scrittore Samuel Pepys ai primi del 700 annota che la moglie “si è fermata in una via affollata per fare i suoi bisogni, come d'altronde fanno tutti”. Il fiume non solo è il collettore fognario della città, ma anche la fonte di approvvigionamento idrico, e questo causa continue epidemie, in particolare di tifo e di colera. Serve un sistema fognario, e nel 1848 nasce la Metropolitan Commission of Sewers, che inizia a liberare la capitale dai 200.000 pozzi neri.

L'estate del 1858 è insolitamente calda. E già da giugno il volume d'acqua del Tamigi è molto ridotto. Il 2 luglio il fiume non contiene praticamente più acqua, trasporta lentamente solo escrementi in mezzo ai quali galleggiano cadaveri e viscere di animali provenienti dai macelli, scarti industriali e rifiuti di ogni tipo. Chi abita vicino scappa, chi passa lo fa coprendosi il volto coi fazzoletti. Il caldo favorisce la proliferazione dei batteri, la puzza è così intensa da sconvolgere le attività degli organi dello Stato: alla Camera dei Comuni si montano tende imbevute di cloruro di calcio, il Palazzo di Giustizia si sposta a Oxford. Il Tamigi visto dal cancelliere dello Scacchiere Benjamin Disraeli è unapuzzolente pozza stigiana di ineffabile ed insopportabile orrore”.

La crisi si risolve solo quando una forte pioggia spazza via la calura. Ma non tutti i mali vengono per nuocere: nel 1859 Henry Moule inventa il "gabinetto a terra asciutta" adottato in case private, ospedali e campi militari. Il Grande fetore accelera poi i lavori per le fognature: solo 6 anni dopo gli elementi principali entrano in funzione. Nascono anche una serie di insoliti lavori: i Toshers (estirpatori) scavano nelle fogne in cerca di cose di valore, i Mudlarks (allodole del fango) sono bambini che recuperano oggetti nel letame e li vendono per piccole somme, i Nightsoils rimuovono rifiuti umani ed animali per usarli come concime, i Flushermen (dilavatori) sono incaricati di "lavare via" i rifiuti dal nuovo sistema fognario e i Rat-catchers (acchiapparatti) sono assunti per catturare i topi nelle fogne e prevenire la diffusione di malattie: un'insolita task force all'opera per tutto l'800. E il Grande fetore finisce nei libri di storia. 
 
 

 
 

 

giovedì 5 dicembre 2019

213 - IL CINEMA ALLA FINE DEL MONDO




Sembra impossibile ma...
Questa è una storia vera. Vale la pena di raccontarla perché è la storia di un bel sogno, e tanto basta: non importa se finisce male.

Il sogno di Diynn Eadel, imprenditore francese con alle spalle studi di recitazione e piccoli ruoli in teatro e al cinema, ricorda il giardino di arance nel Sahara di Marrakech Express, o se preferite il Fitzcarraldo di Herzog: aprire un grande cinema sotto le stelle nel bel mezzo del deserto, all'estremità della penisola egiziana del Sinai. L'idea nasce a fine anni novanta quando Eadel scopre un anfiteatro naturale ai piedi di una catena montuosa non troppo lontano dalla turistica Sharm El Sheikh. La cornice perfetta per "dimostrare che il turismo può non essere un elemento distruttivo e che il Grande Teatro della Natura può riconciliarci con gli elementi, proiettando grande cinema sotto un cielo pieno di stelle” scrive nella presentazione del progetto. In breve ottiene tutti i permessi necessari (non senza intoppi burocratici e problemi con i funzionari locali) e, tornato a Parigi, trova gli investitori. Progetta uno speciale schermo gigante, poi al Cairo compra un generatore, un proiettore e le 700 poltroncine in legno di un vecchio cinema.

L'inaugurazione del "The Seventh Art Cinema", come lo chiama, è fissata per il 6 ottobre del 2000: una grande festa alla presenza del governatore del Sud Sinai. Dopo il buffet, un narratore arrivato dal Cairo introduce la proiezione, ma all'improvviso salta la luce. Qualcuno ha sabotato il generatore elettrico. Nessun film verrà proiettato quella notte, né qualsiasi altra notte. Nei giorni seguenti la gente del posto diventa ostile, e le autorità cambiano atteggiamento e vietano le proiezioni. Il motivo? Sembra che un potente uomo d'affari di Sharm, preoccupato per l'apertura, abbia pagato la gente prima per rovinare la serata, poi per boicottare il progetto.

Passano 14 anni prima che Kaupo Kikkas, famoso fotografo estone, scopra un'incredibile cinema all'aperto abbandonato nel bel mezzo del nulla del Sinai. Le sue foto surreali fanno il giro del mondo. Si risale a Eadel, che però sceglie la via del silenzio. Oggi il cinema non esiste più: di recente qualcuno, forse proprio per l'attenzione mediatica, ha distrutto tutto lasciando solo una triste distesa di detriti e frantumi di legno. E ai giornali arriva una lettera.

Cari amici in tutto il mondo: ho fatto un sogno incredibile, e ho fatto di tutto per realizzarlo lottando con passione per anni. Ho lavorato con un gruppo di amici e insieme abbiamo osato sognare, abbiamo osato distinguerci e uscire dai sentieri battuti. Ringrazio tutti dal profondo del mio cuore”. Segue la firma: “Diynn Eadel, proprietario e orgoglioso creatore del cosiddetto Cinema alla fine del mondo".

mercoledì 4 dicembre 2019

212 - SOTTO LE STELLE DEL ROCK




Sembra impossibile ma...
La missione New Horizons della Nasa ha portato nel 2015 una sonda a due passi dal lontanissimo Plutone. Alla presentazione dei risultati della missione, il responsabile scientifico Alan Stern ha esordito così: "Prima di entrare nel dettaglio dei dati raccolti, desidero presentarvi uno dei collaboratori del nostro team. Arriva dall'Europa, ha lavorato con noi al progetto, e qualcuno di voi potrebbe conoscerlo". Nel salone pieno di giornalisti è entrato Brian May, chitarrista dei Queen. E astrofisico di livello internazionale.

May nasce a Twickenham nel 1947. Inizia da bambino a suonare il piano, poi passa alla chitarra. Nel 1965 si trasferisce a Londra dove frequenta la facoltà di Fisica e Astronomia all’Imperial College e si laurea con lode in Fisica nel 1968. Intanto suona con una band di ragazzi, gli Smile, che presto cambiano nome; nascono i Queen, con lui ci sono Freddie Mercury e Roger Taylor. E hanno subito successo. Per Brian è il momento delle scelte: “Non ero poi così bravo in Fisica – dirà la rockstar – ma sapevo che sarei potuto essere abbastanza bravo nella musica”. Così lascia la sua tesi di dottorato in Astronomia dell’Infrarosso, e spicca il volo con i Queen. Ma non dimentica l'altra passione: negli anni settanta pubblica due importanti ricerche, e in seguito due libri, “Bang! The Complete History of the Universe” e “The Cosmic Tourist”.

Seguono 30 anni nei quali è impegnato a scrivere la storia del rock coi suoi Queen, diventando uno dei più grandi chitarristi del mondo (il 26º di tutti i tempi secondo la rivista Rolling Stone); poi nel 2006 si riavvicina agli studi, torna nella sua vecchia università e poco più di un anno dopo ottiene il dottorato in astrofisica con una tesi sui "Movimenti della polvere interstellare". La sua fama come ricercatore raggiunge la Nasa, che lo ingaggia nel team che sta seguendo il lungo viaggio di New Horizons. E qui le due anime di Brian May si fondono: mentre il Fisico collabora nell'analisi dei dati che arrivano dallo spazio profondo, il musicista scrive il singolo “New Horizons”, diffuso per la prima volta dal Control Center della Nasa in Maryland nel momento preciso in cui la sonda raggiunge Ultima Thule, il corpo celeste più distante mai esplorato da un oggetto inviato dall'uomo, a 6,4 miliardi di chilometri dalla Terra.

211 - LA LEGGENDA DI EL TRINCHE





Sembra impossibile ma…
Questa è una storia vera. Parla di un calciatore più bravo di Maradona che poteva essere Maradona e ha scelto di non esserlo. Il suo nome sugli almanacchi non lo trovate, ma in tutta l’Argentina si continua a raccontare la leggenda di El Trinche.

Tomas Felipe Carlovich detto El Trinche nasce a Rosario, Argentina, nel 1949. Ultimo di 7 fratelli, figlio di un immigrato slavo, gioca a calcio da sempre. E’ un po’ lento, ma talento e tecnica ne ha da vendere, accarezza la palla. Centrocampista, a fine anni 60 inizia a giocare nel Rosario Central. In 16 anni di carriera cambia 3 squadre, vince 2 campionati ma non tocca mai la massima serie.

Eppure le sue giocate diventano proverbiali. Si inventa il “doppio tunnel” muovendo la palla avanti e poi indietro, e lo esegue a richiesta dei tifosi, che impazziscono per lui. Se la difesa avversaria è troppo chiusa, capita più volte che lui si fermi. Si siede sul pallone, studia una soluzione e riprende a giocare. Una volta, palla al piede, scarta un’intera squadra, 10 giocatori 10, e va in gol.

Ma l’aneddoto clou è quello dell’aprile 1974. L’Argentina gioca l’ultima amichevole premondiale con un team di giocatori nati a Rosario. Dovrebbe essere una sgambata, per i biancazzurri diventa un incubo. El Trinche non gli fa vedere palla: dribbling, tunnel e doppi tunnel, lanci perfetti. A fine primo tempo la nazionale perde per 3-0. Il ct Cap chiede al collega di Rosario di sostituire quell’iradiddio di Carlovich. Così la ripresa la vede dalla panchina.

E allora perché El Trinche non diventa Maradona? Di certo c’entra il carattere orgoglioso, i molti “no” detti e i compromessi mai accettati. Non cerca la gloria né i soldi: gioca per divertirsi e rifiuta fior di ingaggi. Ascoltate le sue parole: “Sono state dette molte cose su di me, tante sono state ingigantite. Dicono che non sono arrivato, ma cosa significa arrivare? Ho fatto ciò che mi piaceva: giocare a pallone, stare con le persone che amo, giocare a carte con gli amici, pescare". Le cose che ha continuato a fare fino a pochi giorni fa. Sabato 8 maggio Tomas è morto in un ospedale della sua Rosario; era lì da un paio di giorni dopo che un gruppo di balordi lo aveva picchiato per rubargli la bicicletta, il suo mezzo di trasporto preferito. Aveva compiuto 74 anni da pochi giorni.

Nel 1993 quando Diego Armando Maradona, in chiusura di carriera arrivò al Newell’s Old Boys di Rosario, rispose ai tifosi che lo accoglievano come il più grande del mondo: "Il migliore non sono io, è un altro che ha già giocato a Rosario. Il suo nome è Tomas Carlovich".






210 - IL DESTINO IN UNA FILASTROCCA SUI GATTI




Sembra impossibile ma...
Il destino può cambiare anche con un gesto insignificante come acquistare un libretto di poesie. Andrew Lloyd Webber ha 25 anni e un brillante passato da talento emergente già alle spalle quando al bookshop dell’aeroporto Kennedy di New York compra “The Old Possum' s Book of Practical Cats” di Thomas Stearns Eliot. Il giovane compositore sta tornando a Londra. Ha appena presentato il suo Jesus Christ Superstar al pubblico degli Stati Uniti, che lo ha accolto senza eccessivo calore.

Se qualcuno gli avesse detto che il suo futuro sarebbe stato deciso in buona parte da quel libretto di filastrocche sui gatti che aveva sfogliato per tutto il volo, gli avrebbe dato del pazzo. Eppure l’idea gli venne proprio lassù, a 10.000 metri di altezza sull’Atlantico, fra un tè offerto dalla hostess e un invito ad allacciarsi la cintura di sicurezza. All’arrivo la decisione era presa: le poesiole e i calembour di Eliot, che raccontano storie bislacche di un mondo di gatti, sarebbero diventate un musical.

Prima che quell’intuizione si trasformi in Cats, uno tra i più grandi successi di tutti i tempi nel mondo dello spettacolo, rappresentato per anni e anni e applaudito da centinaia di migliaia di spettatori nei cinque continenti, dovranno passare altri 8 anni. In mezzo ci sono un successo come Evita, e un fiasco totale come Jeeves, spettacolo costruito sul personaggio del maggiordomo dei romanzi di Wodehouse: chiuderà dopo solo tre settimane. Il flop guasta anche i rapporti con Tim Rice, l’amico con cui ha sempre lavorato. Lloyd Webber, come chi cade da cavallo, vuole risalire subito in groppa, e comporre qualcosa che abbia più successo di quanto mai neanche sognato in passato. Rice vuole prendere tempo, ha paura di sbagliare ancora, chiede un progetto che lo convinca pienamente.

Lloyd Webber ripesca la sua vecchia idea e punta tutto su Cats. Rice non ci sta, si tira indietro. E lui va avanti da solo, crede tanto in quel sogno nato sopra le nuvole, a metà strada fra New York e Londra da rischiarci tutto: per produrre il nuovo musical ipoteca perfino la sua splendida residenza e vende la sua collezione di dipinti.

Il resto è storia dello spettacolo. Cats sarà il musical della svolta, Andrew Looyd Webber diventerà il numero uno, per molti anni avrà almeno tre suoi spettacoli a Broadway e altrettanti nel West End. Qualche anno dopo sarà nominato baronetto, con i suoi show vincerà tutti i più importanti premi di teatro, cinema, musica e televisione, e metterà insieme un patrimonio di oltre un miliardo di euro.
 

 
 

 
 

 

871 - L'ESPLORATORE DIMENTICATO

  Il primo uomo ad arrivare in cima al mondo fu un afroamericano dimenticato dalla Storia. Non quello che si prese la gloria. Non quello ch...