giovedì 24 ottobre 2019
79 - L’ULTIMA CENA DI GÖDEL
78 - PETRUS E CATHERINE, LA STORIA DIVENTA FAVOLA
77 - LA PIU' BELLA DEL REAME
76 - IL SELFIE DEL RICERCATO
75 - LA FATA CHE GUIDA IL TAXI
Questa è una storia vera. Estate 2001, Caterina Bellandi lavora in una grande azienda di Prato, un’impiegata come tante con una vita normale, come tante. Non sa che il destino le sta per portare via Stefano, l’uomo della sua vita. Stefano è un taxista, e la sua lotta contro il tumore che lo devasta si chiude con una richiesta che è anche un dono: «Da domani sarai tu — le dice — Milano 25, il mio taxi». Domani arriva subito, e fa rima con dolore. Ma anche con la voglia di non arrendersi, di ripartire da quel gesto d’amore trovato a due passi dalla morte.
Caterina diventa tassista e per diversi mesi taglia Firenze in lungo e in largo. Serviranno ancora gli occhi di una bambina salita sul suo taxi, triste per aver perso il fratellino, a trasformarla in una fata, in un personaggio di fantasia. Per qualcuno in una santa. Milano 25 diventa un cartone animato, fra colori, pupazzi, fiori e giocattoli, e lei è Zia Caterina, col suo grande cappello fiorito, le vesti variopinte, ninnoli e bracciali che pendono dappertutto: la sorridente amica di tutti i bambini.
Soprattutto di quelli malati, quelli che devono andare a curarsi in ospedale, al Meyer. Per loro e per i loro genitori le corse sono gratuite, sempre. E la cosa non finisce lì: Zia Caterina resta accanto a loro, li va a trovare, allieta i suoi piccoli amici, ne condivide i momenti brutti. E a volte, purtroppo, gli ultimi. Con loro vive fantastiche avventure. Già, perché a Zia Caterina i bimbi raccontano i loro sogni, e lei fa di tutto per renderli reali. Così col suo taxi tocca Eurodisney, o Londra, o l’Albania, o la Sicilia per riportare a casa un bambino o soddisfare il desiderio di un altro. Un giorno poi viaggia fino a Mosca, seimila chilometri per incontrare Patch Adams, sì, quello del film, che l’ha voluta con lui.
La leggenda della fata che realizza i desideri cresce, fra voli in mongolfiera e traversate in nave. E a Firenze il suo taxi diventa un’istituzione. Dopo quasi 20 anni di servizio la conoscono un po' tutti, anche perché spesso lei resta in contatto con i suoi clienti o con i loro familiari. "Tutte le famiglie che perdono un figlio restano nel mio cuore - dice - continuiamo a frequentarci, a sentirci. E non tutte le storie finiscono male. Ci sono tanti ragazzi che grazie al cielo si curano, guariscono. Ogni tre mesi vengono a Firenze per i controlli. Sono i miei figli sparsi per il mondo. Tanta gente che la conosce, dice che lei li ha spiazzati con l'amore. "E' la verità che spiazza: tutti parlano della crisi, dei soldi che non hanno, ma perché non parlano dell’amore che non hanno? Nel dolore scopri che l’amore, la vita sono l’unica risposta".
mercoledì 23 ottobre 2019
74 - DISCESA FINALE
martedì 22 ottobre 2019
73 - LO STRANO CASO DELLE DUE MADELEINE
Poi incontri questa persona che sta vivendo la tua vita e lei non solo non si giustifica, ma afferma che sei tu l'impostore. E' quanto è accaduto alle due Madeleine Morès.
Anno 2004, Madeleine Morès, 80 anni, francese di Vittel, torna in patria dopo molti anni in Algeria. Fa domanda per una nuova carta d'identità e per la pensione che le spetta. La risposta è negativa: la carta d'identità risulta già emessa, ce l'ha in tasca una donna di Saint Etienne che riscuote da 20 anni la sua pensione.
Madeleine (chiamiamola A) inoltra una denuncia per furto di identità. La polizia rintraccia Madeleine B. L'ipotesi è che un confronto diretto nella stessa stanza risolverà la questione.
Ed eccole: entrambe 80 anni, vestite in modo simile, si somigliano anche un po'. Tutte e due producono certificati di nascita, passaporti, carte d'identità, buste paga identiche: nate nel 1924 a Meurthe-et-Moselle da Albert e Anna Morès, abbandonate quando erano bambine, date in affidamento a altre famiglie.
L'interrogatorio va avanti, diventa stringente: prima o poi una delle due, sotto pressione, confesserà. Niente. Si va avanti, si convocano i parenti. Il fratello di Madeleine A presenta una vecchia fotografia che ingarbuglia ancora di più la matassa.
La foto è stata scattata negli anni '40 e mostra due giovani donne sedute in un prato: non c'è dubbio, sono le due Madeleine. Che sembrano le più stupite. Ammettono di essere loro, ma negano di essersi mai incontrate, e di aver fatto quella foto.
Non resta che l'esame del Dna. Il sangue delle due donne viene confrontato con quello del fratello di Madeleine A, sicuramente membro della famiglia Morès. Il test stabilisce che Madeleine A è la "vera" Madeleine Morès. Il che non scioglie l'enigma: chi è allora Madeleine B?
Ulteriori indagini appurano che è davvero nata e cresciuta col suo nome a Meurthe-et-Moselle e presa in carico da una famiglia affidataria, che ha condotto una vita onesta, e lavorato maturando il diritto alla pensione: quindi perché rubarla a qualcun altro, visto anche che si parla di 600 euro al mese? Una truffa sofisticata e di così lunga durata per una cifra simile? E poi c'è quella foto insieme...
Il mistero ancora oggi non è stato risolto, e probabilmente non lo sarà mai. La spiegazione più plausibile rimanda a una grave anomalia nei registri di stato civile, probabilmente dovuta a un errore di trascrizione di atto di nascita.
È possibile che due nuclei familiari differenti abbiano avuto registrazioni quasi identiche per motivi burocratici, soprattutto se i genitori erano indicati nello stesso modo, e questo avrebbe generato un’enorme confusione amministrativa decenni dopo. Ma questa è solo un ipotesi.
Quello che accade dopo il test del Dna del 2007 è che Madeleine A viene definitivamente riconosciuta come la figlia biologica di Albert e Anna Morès, e a lei va la pensione. Morirà il 27 aprile 2012 a Vittel
Madeleine B Invece, fino alla morte avvenuta l’8 dicembre 2014 a Saint-Étienne, vivrà in una sorta di limbo, senza identità, senza pensione e senza alcun aiuto del governo. Come se non fosse mai esistita.
lunedì 21 ottobre 2019
72 - PICCOLE POESIE
Sembra impossibile ma...
Questa è una storia vera. Me la segnala l'amico Giovanni Pelosini che ringrazio. Anno 1954, il 25 ottobre una pioggia torrenziale devasta Salerno. E' un cataclisma: le vittime nella sola città campana saranno 318. La radio, la neonata tv e i giornali non parlano di altro, e lanciano una sottoscrizione per aiutare le popolazioni colpite dall'alluvione: ogni famiglia manda ciò che può.
A Roma Raffaella La Crociera segue la vicenda dal letto in cui giace da un anno per una malattia incurabile. Ha 13 anni, e non ha niente da mandare ai bimbi di Salerno. Niente meno una di quelle piccole poesie che lei sa scrivere tanto bene. Così alla sede Rai di Roma arriva questo messaggio: "Cara Rai, sono molto malata. I miei genitori hanno speso tutto quello che avevano per guarirmi. E io non ho nulla da offrire per i bambini di Salerno, se non questa mia poesia: Er zinale (in romanesco grembiule).
Il 31 ottobre uno speaker commosso la legge alla radio, lo ascolta mezza Italia. La poesia va all’asta, il ricavato andrà agli alluvionati. Le offerte piovono: dalla Svizzera una contessa invia mezzo milione di franchi (4 milioni di euro di oggi). Primo novembre, Raffaella sorride: le dicono che sono in arrivo regali anche per lei. Va a letto felice. Non si risveglierà. Oggi due scuole, a Roma e a Salerno, sono intitolate a Raffaella La Crociera, poetessa.
venerdì 18 ottobre 2019
71 - SPIAGGE FATTE DI STELLE
giovedì 17 ottobre 2019
70 - UN TRANSGENDER PER IL FUHRER
69 - L'ULTIMO SPETTACOLO
68 - TUTTI I COLORI DEL GRIGIO
67 - LA FORESTA CAPOVOLTA
66 - IL FASCINO DISCRETO DI CYNTHIA
Ogni giorno riceve quintali di posta dai fan. Nel 1939, la fine: Cynthia scivola da una sedia in un salone di bellezza e va in mille pezzi. La notizia della sua morte è su tutti i giornali, Gaba è sconvolto. La ricostruirà nel 1953, e riapparirà in uno spettacolo tv, ma sarà un flop. Gaba “finisce” a insegnare e per anni sarà fra i più importanti accademici di visual merchandising. Muore a Manhattan a 80 anni.
Secondo molti studiosi la sua arte ibrida anticipa Warhol e Liechtenstein, e le performance di Cynthia lo rendono un pioniere dell'arte performativa.
mercoledì 16 ottobre 2019
65 - I CENTO VOLTI DI CENERENTOLA
64 - LO STRANO RECORD DELLA WARRIMOO
63 - IL DRAGO BLU
62 - LE FORESTE CIRCOLARI
61 - L'UOMO CHE VOLA SULLA MANICA
60 - UN SONNO LUNGO 41.000 ANNI
martedì 15 ottobre 2019
59 - L'INCUBO DEI BEVITORI
A poco più di 50 anni Carry è un donnone alto un metro e 83 per oltre 80 chili di peso, si descrive come "un bulldog che corre ai piedi di Gesù abbaiando a ciò che non gli piace" e sostiene di aver avuto un'investitura divina per promuovere la temperanza. Nel 1900 usa per la prima volta un'accetta per distruggere il bar del Carey Hotel di Wichita; arrestata, ma rilasciata poco dopo, diventa famosa per la sua ascia di guerra e per il furore che le vale il soprannome di “saloon smasher”. Seguono una serie di assalti in tutto il Kansas, Carry entra nei locali come una tigre, devasta ogni cosa con la sua ascia, e non si sottrae a furiosi scontri fisici con i clienti più coraggiosi. Nei 7 anni successivi finisce 30 volte in carcere; paga multe e cauzioni vendendo spille a forma di ascia e accette autografate, mentre nei bar di tutti gli States appaiono cartelli col gioco di parole "All Nations welcome but Carrie". Ormai famosa, la donna si impegna in tour in America e anche in Inghilterra: crolla nel 1911 durante un comizio a Eureka Springs e muore dopo aver proclamato "Ho fatto quello che potevo". La sua casa a Medicine Lodge, nel Kansas, oggi è monumento storico nazionale degli Stati Uniti. Dove numerosi bar hanno preso il nome "Carry Nation's".
58 - PARDON, HO SGANCIATO UN'ATOMICA
871 - L'ESPLORATORE DIMENTICATO
Il primo uomo ad arrivare in cima al mondo fu un afroamericano dimenticato dalla Storia. Non quello che si prese la gloria. Non quello ch...
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Sembra impossibile ma... C'è un bosco alle porte della Valtellina dove le galline vivono libere fra gli alberi e ...
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Sembra impossibile ma… Un’antica tavoletta pagata 10 dollari svela un mistero dell’antichità, riscrive una pagina sba...
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Sembra impossibile ma… C’è una grotta incantata decorata con quasi cinque milioni di conchiglie di cui non si sa prat...





















