giovedì 24 ottobre 2019

79 - L’ULTIMA CENA DI GÖDEL




Sembra impossibile ma…
Questa è una storia vera. Ve la racconto partendo dalla fine. Anno 1977, Kurt Gödel, 71 anni, filosofo e genio della matematica, soffre di una grave ipocondria. Le fobie che si porta dietro da quando a 8 anni rischiò di morire per una febbre reumatica, si sono trasformate in un serio disturbo psichico. A Princeton, dove da 30 anni insegna all’università, vive nel terrore costante di essere avvelenato.

Le sue paure negli anni lo hanno portato a una vera avversione per il cibo, un’attenzione paranoica per la dieta e i ritmi intestinali. Ormai mangia solo quello che gli prepara la moglie Adele, e solo in sua presenza. Lei deve mangiare nello stesso piatto e con lo stesso cucchiaio, e assaggiare per prima. Va avanti così da anni. L’ultima cena insieme è a fine 1977. Poi Adele si ammala ed è costretta a ricoverarsi in ospedale. Gödel, in preda ormai a delirio paranoico, si rifiuta di mangiare. Ai primi di gennaio del 1978 viene ricoverato in ospedale. Quando muore, il 14 gennaio, pesa 29 chilogrammi.

Kurt Friedrich Gödel era nato a Brno, nell’impero Austro-Ungarico, nel 1906 . Famoso per i suoi lavori sull'incompletezza delle teorie matematiche, è considerato con Aristotele uno dei più grandi logici di tutti i tempi. Le sue intuizioni hanno avuto grande influenza sul pensiero matematico, informatico e filosofico dell’ultimo secolo. Nel 1940 dopo una fuga avventurosa dalla Vienna nazista si stabilì a Princeton negli Usa, dove strinse una solida amicizia con Albert Einstein.

Nel 1929 a Vienna in un night club aveva conosciuto Adele Porkert, ballerina professionista di cabaret, divorziata, di 6 anni più vecchia di lui. Dopo lunghi contrasti con la famiglia, la sposerà 9 anni dopo. Resteranno insieme per tutta la vita. «L’ho amato fino alla fine – dirà la donna - con la coscienza che la vita non è una scienza esatta. E che quasi sempre i grandi uomini prendono tutto e danno poco». Lei se ne andrà nel 1981. Il più grande logico dei tempi moderni, morto per denutrizione, e la donna della sua vita sono sepolti uno accanto all’altra nel cimitero di Princeton.

78 - PETRUS E CATHERINE, LA STORIA DIVENTA FAVOLA




Sembra impossibile ma...
Questa è una storia vera. "Mi chiamo Pedro Gonzalez, ho da poco passato gli 80 anni e attendo la fine dei miei giorni qui a Capodimonte, sulle sponde del lago di Bolsena. La vita mi ha dato tanto e se ripenso alla mia storia, mi sembra di aver vissuto una favola. Anche se all’inizio è stato tutto molto difficile. Quasi impossibile.

Sono nato a Tenerife nel 1537, un mio antenato era stato re del mio popolo, i Guanci. Ma la natura non è stata benigna con me. Perché? In due parole: sono peloso. I dottori che mi hanno studiato hanno chiamato la mia malattia “ipertricosi”, i peli mi crescono su tutto il corpo, anche sul volto, e non c’è da farci niente, più li tagli più lunghi ricrescono. Per questo fra i vari soprannomi che mi hanno dato c’è “l’uomo lupo delle Canarie”, Ma anche, e questo mi piace un po’ di più, “Il selvaggio gentiluomo delle Canarie”.

Avevo 10 anni quando fui portato in Francia, alla corte di Enrico II,
come dono. Fui rinchiuso nei sotterranei del palazzo per essere studiato. Potete immaginare come mi sentivo. Per fortuna il re, appena mi vide, restò colpito, non so se dal mio aspetto o dal fatto che sotto la peluria c’era un bimbo a detta di molti anche piuttosto intelligente. Così decise di educarmi alla vita di Corte. Per me fu come realizzare un sogno, e mi dimostrai subito un buon allievo: in breve imparai tre lingue compreso il latino e raggiunsi ottimi risultati in tutte le discipline umanistiche. Avevo 22 anni quando il re morì, e la regina consorte Caterina, fiorentina di nascita, mi tenne con sé a corte. Anzi, mi permise come discendente di un re Guanci di usare l’appellativo “Don” e mi cambiò nome in Petrus Gonsalvus. Insomma, ero a tutti gli effetti un nobile.

Fu ancora Caterina de’ Medici a decidere che mi sarei sposato. Avevo 36 anni e il mio aspetto fisico non mi aiutava certo con il gentil sesso. A corte tutto sommato ero tollerato, ma più come una curiosità che altro, uno strano essere di buon carattere da mostrare ai bambini. Insomma, non ero mai stato accettato come uomo fra gli altri uomini. Come è facile capire, l’idea del matrimonio mi terrorizzava.

Ma la regina aveva deciso. Tutto, anche la donna che avrei portato all’altare. E non so se per gioco o per invidia, aveva scelto la più bella fra le sue damigelle, figlia di un domestico: Catherine. Credo che per la regina fosse poco più di un passatempo, un esperimento: voleva vedere se durante il mio primo atto sessuale la parte bestiale avrebbe preso il sopravvento, se Catherine sarebbe sopravvissuta, se avremmo generato dei figli e se questi sarebbero stati normali o “selvaggi”.

Non mi fu concesso di vedere la mia sposa fino al momento delle nozze, né a lei di vedere me. Inutile dire che all’inizio per lei non fu facile. E che ci crediate o no, neanche per me. Anche se nell’istante stesso in cui la vidi, mi innamorai. Quello che feci, fu di cercare di mostrarle da subito il mio vero animo, di vincere le sue paure, la repulsione per il mio aspetto. Pensavo fosse impossibile e invece lentamente, con dolcezza, avvenne il miracolo. Contro ogni previsione tra me e Catherine scoppiò l’amore, quello con la A maiuscola.

Abbiamo passato tutta la vita insieme, sono stato il più felice dei mariti e il più amorevole dei padri per i nostri 6 figli. Come sono? I primi 2 “normali”, gli altri 4 affetti da ipertricosi. Tutti bellissimi. Dopo 44 anni dal mio arrivo abbiamo lasciato la Francia e siamo approdati in Italia. Per diversi anni abbiamo vissuto alla corte di Margherita di Parma, poi ci siamo trasferiti qui a Capodimonte, sul lago di Bolsena, da dove scrivo queste note. Chissà se in futuro qualcuno ricorderà la storia di Pedro, il selvaggio gentiluomo delle Canarie”.
Don Petrus Gonsalvus – Capodimonte, 1618

Il matrimonio del nobile Petrus Gonsalvus con Catherine ha ispirato la fiaba La Bella e la Bestia. La prima versione edita è quella di Madame Gabrielle-Suzanne Barbot de Villeneuve, del 1740. La favola poi ha avuto innumerevoli trasposizioni. A fine Settecento è diventata un’opera lirica di grande successo composta da Grétry. Nel secolo scorso ha avuto diverse versioni teatrali, mentre il musical omonimo è stato in cartellone per anni a Broadway. Sono innumerevoli le versioni televisive e cinematografiche. Di recente è arrivato sul grande schermo il remake in versione live-action del film d’animazione della Disney.

Si contano in miliardi le persone che conoscono la storia d’amore fra la bella e la bestia. E Don Petrus sorride da lassù, con la sua Catherine.

77 - LA PIU' BELLA DEL REAME




Sembra impossibile ma…
Questa è una storia vera. Le immagini della donna nella foto sono molto popolari sul web, e quasi sempre oggetto di derisione e ironia. Diciamocelo, lei è francamente brutta, o almeno non corrisponde ai nostri attuali canoni di avvenenza. Che come insegna Umberto Eco nelle sue Storie della bellezza e della bruttezza, sono molto mutevoli e dipendono dal tempo e dal luogo. Non la pensate così? Ascoltate la storia della principessa Qajar.

Tadj Saltaneh (questo il vero nome, Qajar è la dinastia) nasce a Teheran nel 1883, suo padre è Naser al-Din Shah, re di Persia per quasi 50 anni. La principessa si sposa giovanissima con Amir Hussein Khan con cui ha 4 figli. Non è un matrimonio d’amore: finisce con un divorzio che al tempo farà molto rumore. Ed eccoci alla parte che a noi, assuefatti all’immagine glam e al ritocco col photoshop, appare inverosimile. Le cronache dell’epoca raccontano che Tadj è la donna più desiderata di Persia, davanti alla sua porta c’è la coda dei pretendenti. Solo quelli dell’alta nobiltà alla fine saranno 145. Lei li rispedisce tutti a casa. Dice “tante grazie, era la principessa…”. L’obiezione avrebbe un senso, se non fosse che 13 di loro, disperati per il rifiuto, si suicidano. E’ la musa ispiratrice di Aref Qazvini, il più famoso poeta dei suoi tempi, che per lei scrive “Ey Ta”, struggente poesia d’amore. Insomma, a inizio 900 Tadj è simbolo di perfezione e bellezza, la più amata dai persiani.

Fin qui l’estetica. Ma c’è di più, molto di più. La principessa è ricordata come scrittrice, pittrice e intellettuale, l’animatrice dei salotti letterari della città. E attivista nella lotta per i diritti delle donne: nel 1910 fonda la Società per la libertà delle donne, ed è fra le prime in Persia ad abbandonare lo hijab (tipico copricapo) e ad indossare abiti occidentali. La sua autobiografia “Crowning Anguish: Memorie di una principessa persiana dall'harem alla modernità” oggi è oggetto di studio nelle università. Tadj Saltaneh muore il 25 gennaio 1936 ed è sepolta nel cimitero Zahir od-Dowleh di Tajrish.


76 - IL SELFIE DEL RICERCATO




Sembra impossibile ma…
Questa è una storia vera. Che avrebbe tutte le caratteristiche di una bufala, se la conferma non arrivasse dalla pagina ufficiale del dipartimento di polizia che si è occupato del caso. Questo è il link.


E questo ciò che è accaduto. Siamo a Lima, una cittadina di neanche quarantamila abitanti nel nord dell’Ohio. Donald “Chip” Pugh, 45 anni, è ricercato per atti vandalici, per aver appiccato incendi e per guida in stato di ubriachezza. Sul sito della polizia, sui giornali e affisse in tutta la contea, due sue foto segnaletiche. Ma a Donald, che a certe cose ci tiene, non piacciono.

Così non ci pensa due volte: si fa un selfie dove appare assai meno trasandato, e lo spedisce al dipartimento di polizia. Gli agenti non credono ai propri occhi. E postano subito la foto online: “Questa immagine – scrivono - ci è stata spedita dal ricercato stesso. Lo ringraziamo di cuore per la gentilezza e lo invitiamo a consegnarsi prima possibile per evitare situazioni spiacevoli”.

La notizia, con tanto di selfie, rimbalza in tutti gli States. “Siamo molto contenti – dicono ancora i cops di Lima - del clamore suscitato, più gente legge questa storia, più sarà facile riconoscere il ricercato, individuarlo e ottenere testimonianze sul luogo dove si rifugia”. E in effetti 7 giorni dopo Donald viene riconosciuto dai passanti e arrestato a Century, nella lontana Florida.

Non ne potevo più – dirà lui alla stampa – mi disturbava vedere ovunque quelle foto messe in giro dalla polizia, dove sembravo uno straccione strafatto, un James Brown in fuga. Per questo ho spedito il selfie che ho scattato per l’occasione. Lì almeno ho un aspetto decente”.

75 - LA FATA CHE GUIDA IL TAXI



Sembra impossibile ma… 
Questa è una storia vera. Estate 2001, Caterina Bellandi lavora in una grande azienda di Prato, un’impiegata come tante con una vita normale, come tante. Non sa che il destino le sta per portare via Stefano, l’uomo della sua vita. Stefano è un taxista, e la sua lotta contro il tumore che lo devasta si chiude con una richiesta che è anche un dono: «Da domani sarai tu — le dice — Milano 25, il mio taxi». Domani arriva subito, e fa rima con dolore. Ma anche con la voglia di non arrendersi, di ripartire da quel gesto d’amore trovato a due passi dalla morte.

Caterina diventa tassista e per diversi mesi taglia Firenze in lungo e in largo. Serviranno ancora gli occhi di una bambina salita sul suo taxi, triste per aver perso il fratellino, a trasformarla in una fata, in un personaggio di fantasia. Per qualcuno in una santa. Milano 25 diventa un cartone animato, fra colori, pupazzi, fiori e giocattoli, e lei è Zia Caterina, col suo grande cappello fiorito, le vesti variopinte, ninnoli e bracciali che pendono dappertutto: la sorridente amica di tutti i bambini.

Soprattutto di quelli malati, quelli che devono andare a curarsi in ospedale, al Meyer. Per loro e per i loro genitori le corse sono gratuite, sempre. E la cosa non finisce lì: Zia Caterina resta accanto a loro, li va a trovare, allieta i suoi piccoli amici, ne condivide i momenti brutti. E a volte, purtroppo, gli ultimi. Con loro vive fantastiche avventure. Già, perché a Zia Caterina i bimbi raccontano i loro sogni, e lei fa di tutto per renderli reali. Così col suo taxi tocca Eurodisney, o Londra, o l’Albania, o la Sicilia per riportare a casa un bambino o soddisfare il desiderio di un altro. Un giorno poi viaggia fino a Mosca, seimila chilometri per incontrare Patch Adams, sì, quello del film, che l’ha voluta con lui.

La leggenda della fata che realizza i desideri cresce, fra voli in mongolfiera e traversate in nave. E a Firenze il suo taxi diventa un’istituzione. Dopo quasi 20 anni di servizio la conoscono un po' tutti, anche perché spesso lei resta in contatto con i suoi clienti o con i loro familiari. "Tutte le famiglie che perdono un figlio restano nel mio cuore - dice - continuiamo a frequentarci, a sentirci. E non tutte le storie finiscono male. Ci sono tanti ragazzi che grazie al cielo si curano, guariscono. Ogni tre mesi vengono a Firenze per i controlli. Sono i miei figli sparsi per il mondo. Tanta gente che la conosce, dice che lei li ha spiazzati con l'amore. "E' la verità che spiazza: tutti parlano della crisi, dei soldi che non hanno, ma perché non parlano dell’amore che non hanno? Nel dolore scopri che l’amore, la vita sono l’unica risposta".


mercoledì 23 ottobre 2019

74 - DISCESA FINALE




Sembra impossibile ma...
Un ingegnere lituano ha realizzato il progetto di un sistema di montagne russe sulle quali i passeggeri, aspiranti suicidi o condannati alla pena capitale, muoiono con “eleganza ed euforia”.

Julijonas Urbonas concepisce “Euthanasia Coaster” a Londra nel 2010. Un po' ingegnere, un po' artista, studia ogni minimo dettaglio di un'opera di natura ambigua: provocazione artistica sì, ma pronta all'uso se solo qualcuno decidesse di realizzarla. L'ispirazione gliel'ha data il presidente di una celebre azienda costruttrice di grandi attrazioni da luna park: “La montagna russa definitiva? - diceva - Invii 24 persone e tutti tornano morti. E questo potrebbe essere fatto, lo sai". Così nel 2011 il concept viene presentato con successo alla Science Gallery di Dublino nella mostra Human+ che illustra il futuro dell'umanità e della tecnologia in relazione ai problemi creati dal continuo aumento dell'aspettativa di vita, e in seguito viene esposta in mezza Europa.

Ma mettiamoci nei panni del passeggero che decide di fare un ultimo giro di giostra. Le più grandi montagne russe mai viste (il punto più alto è a oltre 500 metri) si scorgono da molto lontano, e per motivi di privacy le hanno realizzate in un luogo isolato. All'arrivo, espletate le pratiche burocratiche, sali sul tuo vagoncino, allacci la cintura e le apparecchiature per il monitoraggio cerebrale. Il vagone inizia a salire lento, ci mette due minuti a fare il mezzo chilometro in verticale. Hai tutto il tempo per ripensare alla tua decisione, e alla vita passata. Anche in cima non ti metteranno fretta, puoi cambiare idea fino all'ultimo; del resto sei te che schiacci il pulsante di partenza. A meno che tu non sia un condannato a morte: allora no. Un clic, e vai giù in picchiata: 360 chilometri orari in pochi secondi, vertigini, vista appannata, confusione e un inatteso senso di euforia; seguono 7 giri della morte (è il caso di dirlo) con un'accelerazione di 10·g: il sangue va verso le estremità del corpo, il cervello resta senza ossigeno. Nessun dolore fisico, l'ipossia cerebrale ti uccide con dolcezza. E assai prima del settimo giro non ci sei più, come conferma il sistema di monitoraggio. Al termine del rettilineo finale sul carrello c'è solo un corpo senza vita. Per fortuna l'Euthanasia coaster non è mai stata realizzata. Finora.


martedì 22 ottobre 2019

73 - LO STRANO CASO DELLE DUE MADELEINE



 
 Immagina di scoprire che qualcuno ha il tuo stesso nome e cognome, è nato nello stesso luogo nel medesimo giorno, e i dati sui suoi genitori corrispondono ai tuoi.

Poi incontri questa persona che sta vivendo la tua vita e lei non solo non si giustifica, ma afferma che sei tu l'impostore. E' quanto è accaduto alle due Madeleine Morès.

Anno 2004, Madeleine Morès, 80 anni, francese di Vittel, torna in patria dopo molti anni in Algeria. Fa domanda per una nuova carta d'identità e per la pensione che le spetta. La risposta è negativa: la carta d'identità risulta già emessa, ce l'ha in tasca una donna di Saint Etienne che riscuote da 20 anni la sua pensione.

Madeleine (chiamiamola A) inoltra una denuncia per furto di identità. La polizia rintraccia Madeleine B. L'ipotesi è che un confronto diretto nella stessa stanza risolverà la questione.

Ed eccole: entrambe 80 anni, vestite in modo simile, si somigliano anche un po'. Tutte e due producono certificati di nascita, passaporti, carte d'identità, buste paga identiche: nate nel 1924 a Meurthe-et-Moselle da Albert e Anna Morès, abbandonate quando erano bambine, date in affidamento a altre famiglie.

L'interrogatorio va avanti, diventa stringente: prima o poi una delle due, sotto pressione, confesserà. Niente. Si va avanti, si convocano i parenti. Il fratello di Madeleine A presenta una vecchia fotografia che ingarbuglia ancora di più la matassa.

La foto è stata scattata negli anni '40 e mostra due giovani donne sedute in un prato: non c'è dubbio, sono le due Madeleine. Che sembrano le più stupite. Ammettono di essere loro, ma negano di essersi mai incontrate, e di aver fatto quella foto.

Non resta che l'esame del Dna. Il sangue delle due donne viene confrontato con quello del fratello di Madeleine A, sicuramente membro della famiglia Morès. Il test stabilisce che Madeleine A è la "vera" Madeleine Morès. Il che non scioglie l'enigma: chi è allora Madeleine B?

Ulteriori indagini appurano che è davvero nata e cresciuta col suo nome a Meurthe-et-Moselle e presa in carico da una famiglia affidataria, che ha condotto una vita onesta, e lavorato maturando il diritto alla pensione: quindi perché rubarla a qualcun altro, visto anche che si parla di 600 euro al mese? Una truffa sofisticata e di così lunga durata per una cifra simile? E poi c'è quella foto insieme...

Il mistero ancora oggi non è stato risolto, e probabilmente non lo sarà mai. La spiegazione più plausibile rimanda a una grave anomalia nei registri di stato civile, probabilmente dovuta a un errore di trascrizione di atto di nascita.

È possibile che due nuclei familiari differenti abbiano avuto registrazioni quasi identiche per motivi burocratici, soprattutto se i genitori erano indicati nello stesso modo, e questo avrebbe generato un’enorme confusione amministrativa decenni dopo. Ma questa è solo un ipotesi.

Quello che accade dopo il test del Dna del 2007 è che Madeleine A viene definitivamente riconosciuta come la figlia biologica di Albert e Anna Morès, e a lei va la pensione. Morirà il 27 aprile 2012 a Vittel

Madeleine B Invece, fino alla morte avvenuta l’8 dicembre 2014 a Saint-Étienne, vivrà in una sorta di limbo, senza identità, senza pensione e senza alcun aiuto del governo. Come se non fosse mai esistita.


lunedì 21 ottobre 2019

72 - PICCOLE POESIE




Sembra impossibile ma...
Questa è una storia vera. Me la segnala l'amico Giovanni Pelosini che ringrazio. Anno 1954, il 25 ottobre una pioggia torrenziale devasta Salerno. E' un cataclisma: le vittime nella sola città campana saranno 318. La radio, la neonata tv e i giornali non parlano di altro, e lanciano una sottoscrizione per aiutare le popolazioni colpite dall'alluvione: ogni famiglia manda ciò che può.

A Roma Raffaella La Crociera segue la vicenda dal letto in cui giace da un anno per una malattia incurabile. Ha 13 anni, e non ha niente da mandare ai bimbi di Salerno. Niente meno una di quelle piccole poesie che lei sa scrivere tanto bene. Così alla sede Rai di Roma arriva questo messaggio: "Cara Rai, sono molto malata. I miei genitori hanno speso tutto quello che avevano per guarirmi. E io non ho nulla da offrire per i bambini di Salerno, se non questa mia poesia: Er zinale (in romanesco grembiule).

Giranno distratta pe casa - tra tanta robba sfusa - ha trovato - ah! come er tempo vola - er zinale de scola. - Nero, sguarcito, - un pò vecchio e rattoppato, - è rimasto l’amico der tempo passato. - Lo guarda e come se gnente fusse a quell’occhioni - spunteno li lucciconi, - e se rivede studente allegra e sbarazzina - tanto grande, ma bambina.- Lo guarda e come un’eco risente - quelle voci sommesse: Presente! - Li singhiozzi, li pianti, - li mormorii fra li banchi, - e senti, senti, pure li suggerimenti. - Tutto rivede e fra quer che resta, - c’è la cara sora maestra. - Sospira l’ècchese studente, perché sa - che a scola sua non ce potrà riannà. - Lei cià artri professori, poverina. - Lei cià li professori de medicina".


 Il 31 ottobre uno speaker commosso la legge alla radio, lo ascolta mezza Italia. La poesia va all’asta, il ricavato andrà agli alluvionati. Le offerte piovono: dalla Svizzera una contessa invia mezzo milione di franchi (4 milioni di euro di oggi). Primo novembre, Raffaella sorride: le dicono che sono in arrivo regali anche per lei. Va a letto felice. Non si risveglierà. Oggi due scuole, a Roma e a Salerno, sono intitolate a Raffaella La Crociera, poetessa.



venerdì 18 ottobre 2019

71 - SPIAGGE FATTE DI STELLE




Sembra impossibile ma...
In Giappone esistono due spiagge che sembrano paesaggi di un altro pianeta: una in certe notti si illumina come un magico firmamento, l'altra letteralmente fatta di piccolissime stelle.

La prima, sulla costa occidentale, è la spiaggia di Toyama Bay, 350 chilometri a nord ovest di Tokyo ma raggiungibile in pochi minuti grazie al collegamente tramite Shinkansen, il treno superveloce che attraversa tutto il Paese. Qui fra marzo e giugno va in scena uno dei fenomeni più incredibili della natura: nel mare appaiono lunghe scie luminose che fanno brillare l'acqua e danno alla baia un suggestivo color azzurro neon: sembra che le onde trasportino fiumi di stelle. In realtà l'effetto scintillante è creato da migliaia di piccoli calamari che si avvicinano alla riva; si tratta di cefalopodi bioluminescenti, proprio come le lucciole, che accendono l'intero litorale su un fronte di 14 chilometri. I calamari emergono solo la sera per deporre le uova, e l'incredibile luce blu è dovuta alle particelle fosforiche che emettono. I calamari arrivano a Toyama Bay per concludere il loro ciclo vitale: dopo aver deposto le uova brillano per qualche istante più intensamente, poi si spengono e muoiono. Nella vicina Namerikawa è stato creato un museo che illustra nel dettaglio le vita dei calamari lucciola.

Spostiamoci di qualche centinaio di chilometri a sud per un altro sorprendente fenomeno. I giapponesi lo chiamano Hoshizuna no Hama, "la sabbia fatta di stelle"; da anni è la principale attrazione turistica dell’isola di Iriomote nella Prefettura di Okinawa. La spiaggia a prima vista sembra normale, ma provate a prendere una manciata di sabbia e guardate i granelli da vicino: sono milioni di piccole stelle, i gusci di microscopici organismi marini, o per meglio dire gli esoscheletri ormai vuoti di piccolissimi organismi unicellulari, i foraminiferi. In particolare la spiaggia di Iriomote (ma anche delle vicine isole di Hatoma e Takemoti) è composta dai rivestimenti della Baculogypsina sphaerulata, una specie grande circa un millimetro che usa le punte del guscio per ancorarsi alle alghe. Quando i foraminiferi muoiono, gli scheletri simili a piccole stelle vengono riportati a riva e vanno a creare la spiaggia stellata.

giovedì 17 ottobre 2019

70 - UN TRANSGENDER PER IL FUHRER




Sembra impossibile ma...
Dora Ratjen, campionessa di salto in alto nella Germania nazista, dopo anni di successi a livello mondiale si rivelò essere un uomo.

Dora nasce ad Ericshof, vicino a Brema, nel 1918. L’ostetrica è la prima ad essere perplessa: è maschio? Sì, ma... I genitori la registrano all’anagrafe come femmina e la allevano come una bambina, con le tre sorelle maggiori. A 10 inizia a capire di non essere femmina, e decide di nascondere i suoi caratteri maschili (si depila ogni due giorni, non si mette in costume, non va neanche a ballare). Solitaria e taciturna, Dora nel 1934 scopre lo sport; in breve diventa una saltatrice fortissima, ed entra nella squadra olimpica tedesca. Più forte di lei c'è solo la compagna di stanza, Gretel Bergmann. Che però è di origine ebrea: estromessa dalla squadra tedesca, viene richiamata per le Olimpiadi del 1936 su direttiva del Comitato Olimpico Internazionale; alla vigilia della gara olimpica però viene esclusa con una scusa. La sostituisce Dora, che arriverà quarta. Da allora i successi si susseguiranno, fino al titolo mondiale vinto a Vienna nel 1938. Ma il destino è in agguato.

Di ritorno in Germania dal successo austriaco (con tanto di record mondiale), forse dimentica di farsi la barba, e in treno due donne la notano e chiamano il controllore. Imbarazzata, Dora a Magdeburgo viene accompagnata alla stazione di polizia. Dove confessa. Un medico la visita, e conferma che è un maschio, seppur con qualche anomalia anatomica. I nazisti, a quanto pare, non ne sapevano niente. La stessa Bergmann dirà di non aver mai avuto sospetti, anche se erano compagne di stanza. Da Berlino arriva l'ordine di processare l'atleta per frode sportiva. Tutte le sue medaglie vengono confiscate e riassegnate alle seconde classificate, i record cancellati e lei squalificata a vita. Dora si ritira a Ericshof, diventa Heinrich Ratjen, eredita il bar dei genitori e lo gestisce fino al 2008, anno della morte. Condurrà sempre una vita molto riservata rifiutando ogni contatto coi giornalisti. Solo una volta, nel 1957, dichiarerà di aver partecipato alle olimpiadi in vesti femminili su richiesta della Gioventù hitleriana. Secondo un articolo di Time Magazine il partito nazista sarebbe stato a conoscenza fin dall'inizio della situazione di Ratjen, e l'avrebbe costretto a fare la donna per avere chance di vittoria alle Olimpiadi anche senza la Bergmann.

69 - L'ULTIMO SPETTACOLO




Sembra impossibile ma...
Sono centinaia gli artisti famosi morti in palcoscenico, e con molti di questi il destino ha voluto giocare. Fino all'ultima battuta.

La vittima più illustre di questi straordinari “final curtains” è il grande Molière: sofferente di tubercolosi, nel 1673 muore in scena dopo un violento attacco di tosse. Cosa interpretava? Argante, il Malato immaginario. Nel 1817 al Leeds Theatre di Hunslet, Mr. Cummins, attore inglese, pronuncia le ultime parole di “The Tragedy of Jane Shore”, "Cosa mi capiterà nella mia ultima ora …", è stramazza al suolo senza vita. Nel 1888 al Princess Theatre di Melbourne un infarto fatale coglie il baritono Federico Federici, in scena come Mefistofele nel Faust di Gounod, mentre scompare in una botola al termine della sua parte; naturalmente il suo fantasma infesta ancora oggi il teatro. Nel 1912 gli 8 musicisti della band del Titanic affondano con la nave; alcuni superstiti raccontano di averli visti suonare fino agli ultimi istanti, per tranquillizzare i passeggeri.

Nel 1958 Gareth Jones muore di infarto in una commedia dal vivo
nella serie tv britannica Armchair Theatre, mentre interpreta un personaggio che muore d'infarto. Nel 1960 al Metropolitan Opera di New York un attacco cardiaco mortale colpisce il baritono Leonard Warren mentre intona “Morir, tremenda cosa” in “La forza del destino”. 36 anni dopo nello stesso teatro il tenore Richard Lee Versalle muore interpretando “The Makropulos Case” subito dopo aver cantato la frase “Nulla dura in eterno”. Nel 1968 a Monaco il direttore d'orchestra Joseph Keilberth è vittima di una caduta mortale mentre dirige “Tristano e Isotta”; esattamente nello stesso punto nel 1911 era caduto e morto Felix Mottl dirigendo – indovinate un po'? - il Tristano. Nel 1971 Jerome Rodale, esperto di longevità, muore in Tv al Dick Cavett Show mentre esclama “A 72 anni mi sento ancora un ragazzino, ho deciso di vivere fino a 100". Nel 1984 il mago comico Tommy Cooper muore in diretta durante uno show tv: il pubblico in sala e a casa ride pensando a una sua gag. Nel 1986 a Baltimora l'attrice Edith Webster recita la scena della sua morte in "L'ubriacone": canta "Please do not talk about me when i'm gone" e si accascia sul palco senza vita. Sipario!

68 - TUTTI I COLORI DEL GRIGIO




Sembra impossibile ma...
Questa non è un'immagine realizzata al computer, ma la foto di un ambiente allestito e dipinto per ottenere uno straordinario effetto. E' una delle opere dell'artista francese Georges Rousse.

Dal letame può nascere un fiore” cantava De André, un verso che deve aver ispirato Rousse che trova il bello dove il bello non c'è. La sua tela sono le architetture urbane abbandonate, luoghi grigi e degradati che lui reinventa e colora creando prospettive impossibiliche mettono in discussione la concezione stessa della realtà. I suoi interventi sono un mix fra fotografia, pittura e architettura, dove è difficile capire i confini tra le diverse discipline. Il percorso di Rousse, parigino del 1947, inizia a Nizza, dove frequenta medicina ma studia contemporaneamente disegno, fotografia e tecniche di ripresa professionali. La sua prima mostra è alla Galerie de France di Parigi nel 1981, seguono una serie di esposizioni in tutta Europa, in Asia, negli Stati Uniti e in Sudamerica, e la partecipazione alle più importanti Biennali, da Parigi a Venezia a Sidney.

Le sue opere nascono da un lungo lavoro di preparazione: Rousse trova edifici in rovina, fabbriche dismesse, capannoni in via di demolizione e dopo un giro di ricognizione con cavalletto e matite disegna su carta il modo in cui immagina lo spazio. Quindi armato di attrezzi, pennelli e vernici dai colori vivaci posiziona scale, gradini, forme geometriche realizzando nuovi spazi e nuovi piani prospettici. Solo alla fine piazza la sua macchina fotografica con grandangolare e scatta. Poi, per consentire agli spettatori di condividere la sua esperienza di spazio, realizza le immagini finali su stampe molto grandi. I risultati li potete vedere nella galleria delle sue opere che vi apparirà cliccando il link.

67 - LA FORESTA CAPOVOLTA




Sembra impossibile ma...
In Kazakistan c'è una foresta di abeti rossi dove gli alberi crescono al contrario, con i tronchi che emergono dalla superficie di un lago e le chiome che sopravvivono sott'acqua.

Il lago Kaindy è uno dei più suggestivi specchi d'acqua del mondo, sicuramente il più insolito. Siamo a 129 chilometri dalla città di Almaty nel Parco nazionale dei laghi di Kolsai, in una valletta a 1700 metri di altitudine in mezzo ai monti Tian Shan. All'arrivo si resta colpiti dalla straordinaria bellezza della natura: acque cristalline e vegetazione rigogliosa. A prima vista neanche si nota l'incredibile peculiarità del lago, e i tronchi che escono dall'acqua sembrano più vecchi pali che alberi ancora vivi. Bisogna andare sottacqua per scoprire i rami e le fronde: una vera foresta di abeti rossi asiatici perfettamente conservati che crescono al contrario.

Lo straordinario fenomeno naturale si è formato nel 1911 in seguito a un forte terremoto (7.7 della scala Richter) che provocò una frana di materiali calcarei creando una diga naturale; le gelide acque piovane inghiottirono gli abeti caduti a terra durante il sisma, e questi continuarono a vivere semisommersi crescendo al contrario.
Non è ancora del tutto chiaro come gli alberi abbiano sviluppato questo tipo di adattamento. Di certo se dozzine di alberi continuano ancora oggi a resistere sottacqua il merito è dell’acqua freddissima.
Il lago infatti misura 400 metri di lunghezza ed è profondo fino a 30 metri, la temperatura delle sue acque in inverno scende a meno tre gradi, e nei giorni più caldi dell'estate non arriva a 6 gradi. In sostanza la foresta è rimasta congelata quel giorno del 1911, una sorta di ibernazione che ha preservato i rami, le foglie e i tronchi dal normale decadimento organico. Il risultato è uno spettacolo fantastico che attira da qualche anno i subacquei di tutto il mondo.
Se vi venisse voglia di farci un salto, meglio andare dalla tarda primavera all’inizio dell’autunno; tra aprile e settembre fra l'altro è permesso ai turisti di fermarsi con la tenda sulle rive del lago.

66 - IL FASCINO DISCRETO DI CYNTHIA




Sembra impossibile ma...
Per diversi anni Cynthia è stata uno dei personaggi più famosi, amati e ammirati del jetset americano, seguita ovunque da giornalisti e fotografi come una grande star. Eppure non era un'attrice, né una scrittrice o una cantante. Era un manichino.

Ringrazio Luigi Garlaschelli per la segnalazione e vi racconto la storia di Cynthia. E del suo creatore, lo scultore e designer Lester Gaba. Che nasce a Hannibal, Missouri, nel 1907. Frequenta la scuola d'arte a Chicago; le sue “figurine” di sapone gli danno di che vivere e una certa notorietà negli ambienti artistici e del design. Nel 1932 si trasferisce a New York, e nello stesso anno crea per la Saks Quinta Avenue la sua opera più famosa: Cynthia. Il manichino raffigura una modella, e Gaba la vuole quanto più umana possibile. Decide di renderla più realistica con piccole imperfezioni, dalle lentiggini ai piedi di dimensioni diverse. Inizia poi a farsi vedere con Cynthia in giro per New York, e Life Magazine gli dedica un servizio fotografico per mostrare quanto sono diventati realistici i manichini.

E' il successo: Cartier e Tiffany le inviano i loro gioielli da sfoggiare,
Lilly Daché progetta cappelli per lei, gi stilisti le fanno indossare le ultime creazioni, le pelliccerie la coprono di visoni. Cynthia ormai è famosa, paga i conti con una sua carta di credito, è titolare di un abbonamento alla Metropolitan Opera House, tiene una rubrica su un giornale e un programma radio di successo. Arriva anche la copertina di Life Magazine, Alfred Eisenstaedt la fotografa e nel 1937 è invitata al matrimonio reale di Edoardo VIII e Wallis Simpson; l'anno dopo gira un film a Hollywood, “Artists and Models Abroad” con Jack Benny.

Ogni giorno riceve quintali di posta dai fan. Nel 1939, la fine: Cynthia scivola da una sedia in un salone di bellezza e va in mille pezzi. La notizia della sua morte è su tutti i giornali, Gaba è sconvolto. La ricostruirà nel 1953, e riapparirà in uno spettacolo tv, ma sarà un flop. Gaba “finisce” a insegnare e per anni sarà fra i più importanti accademici di visual merchandising. Muore a Manhattan a 80 anni. 

Secondo molti studiosi la sua arte ibrida anticipa Warhol e Liechtenstein, e le performance di Cynthia lo rendono un pioniere dell'arte performativa.
Guarda i video con la storia di Cynthia e il brano del gruppo inglese post-punk Joy Division dedicato al manichino di Lester Gaba.
 

 



mercoledì 16 ottobre 2019

65 - I CENTO VOLTI DI CENERENTOLA




Sembra impossibile ma...
Cenerentola è tutto fuorché la romantica fiaba che ci ha “regalato” Disney: è una cruenta storia di origini antichissime che somiglia più a un film horror, e come molte fiabe, attraverso un percorso iniziatico fatto di atmosfere e vicende macabre e splatter, vuol educare i bambini ad affrontare le asprezze e la brutalità della vita.

La versione più antica risale al 2600 aC. E' la storia di Rodopi (riportata anche da Esopo) schiava del Faraone Ahmose II, che fra l'altro storicamente sposò davvero una Rodopi di umili origini. Posteriore di qualche secolo la storia cinese di Yeh-Shen raccontata da Tuan Ch'ing-Shih; qui l'elemento portante è quello dei piedi piccoli della ragazza, "i più piccoli del regno" (tanto apprezzati che la terribile pratica del loto d’oro fino a pochi anni fa vedeva le ragazze nobili fasciarsi i piedi fino alla mutilazione per mantenerli piccoli); la favola è simile a quella che conosciamo, solo che la matrigna e le figlie muoiono in una grotta sotto una frana provocata dalla loro stessa ira. Fra l'altro nelle versioni occidentali non si capisce l'attrazione per il piedino, né perché il principe sia certo di trovare la sua amata una volta trovata chi calza la scarpetta.

La più antica versione europea è quella di Giambattista Basile, La gatta Cenerentola del 1634. Qui Zezolla, la protagonista, si macchia anche di un omicidio: guidata da una delle due “pretendenti” alla mano del padre, uccide l'altra. Solo dopo il matrimonio la matrigna non solo porta in casa ben sei figlie tenute nascoste, ma si rivela un'aguzzina, e il padre non le è da meno. A salvarla ci penseranno le fate. Mezzo secolo dopo Perrault addolcirà di molto i toni, raccontandoci la Cenerentola che più conosciamo, ma nel 1812 i fratelli Grimm con Aschenputtel toccheranno vertici da grand guignol: Cenerentola è torturata da matrigna, sorelle e padre, gli aiutanti magici sono un albero di nocciolo dove si è reincarnata la madre morta, e due colombi; le sorellastre si mutilano i piedi (una si taglia le dita, l'altra il tallone) per farli entrare nella scarpetta e solo il sangue che esce le tradirà, e i due colombi alla fine le accecano.

Cenerentola compare in oltre 300 varianti in decine di tradizioni popolari di tutto il mondo, dalla Zolushka russa alla Natiki africana. Il motivo della diffusione planetaria? E' un mito, un archetipo psicoanalitico, come sottolinea Bruno Bettelheim, che ne decifra i significati nascosti nel suo bellissimo “Il mondo incantato”.
Guarda i video con la storia della favola di Cenerentola e le origini dark di 10 fiabe celebri.
 

 


64 - LO STRANO RECORD DELLA WARRIMOO




Sembra impossibile ma...
Grazie all'intuizione del comandante John Phillips la SS Warrimoo, una nave passeggeri australiana, stabilì un ineguagliabile primato. Ringrazio l'amico Wolf Waldbauer per la segnalazione.

Sabato 30 dicembre 1899 la Warrimoo, partita da Vancouver e diretta in Australia, è in navigazione nel Pacifico centrale. Il capitano Phillips rileva la posizione: 0 gradi e 31 minuti nord, 179 gradi e 30 minuti ovest. Come dire, molto vicini all'Equatore e molto vicini alla Linea internazionale del cambio di data. Il comandante si rende conto che modificando di poco la rotta può fare qualcosa di straordinario e, almeno per 100 anni, irripetibile. Fa aggiustare la rotta e la velocità, il mare calmo e la notte serena lavorano a suo favore. E a mezzanotte precisa la nave è immobile sull'Equatore nel punto esatto in cui attraversa la Linea di data internazionale.

Le conseguenze di questa posizione sono molte: la prua della nave si trova nell'emisfero australe, quindi nel bel mezzo dell'estate. La poppa invece è nell'emisfero boreale, quindi nel cuore dell'inverno. Ma per la metà posteriore della nave e per i relativi passeggeri che non hanno passato la Linea di data, fino alla mezzanotte è sabato 30 dicembre 1899, mentre l'alta metà si trova un giorno avanti, e i passeggeri un istante dopo si ritrovano a lunedì primo gennaio 1900. La Warrimoo per un'istante è stato contemporaneamente in due giorni diversi, due mesi diversi, due anni diversi, due stagioni diverse e due emisferi diversi, ma anche in due secoli diversi.

Ma che fine ha fatto il 31 dicembre 1899? La nave sta viaggiando verso ovest, e ogni volta che passi la Linea di data internazionale andando verso ovest, ti sposti automaticamente in avanti di 24 ore. Quindi, se sono le 9 di lunedì quando attraversi la linea di data internazionale, il momento successivo saranno le 9 di martedì. La Warrimoo però attraversa la linea a mezzanotte, quando inizia un nuovo giorno. Quindi quando l'orologio avrebbe dovuto segnare 0 ore, 0 minuti e 1 secondo di domenica 31 dicembre 1899, la nave si sposta in un nuovo fuso orario, con un salto di 24 ore nel futuro: 0 ore 0 minuti e 1 secondo di lunedì primo gennaio 1900. Una frazione di secondo, e per i passeggeri il 31 dicembre è sparito.
Guarda il video ed entra nel dettaglio dell'insolito primato stabilito dalla Warrimoo.
 


63 - IL DRAGO BLU




Sembra impossibile ma...
Il drago blu è uno degli animali più strani del pianeta: pare un alieno, o un pokemon coloratissimo, e anche se vive lungo le spiagge di mezzo mondo, incontrarlo è difficilissimo.

Anno 1777, Johann Foster padre e figlio, due scienziati appena scesi dalla Resolution sulla quale hanno seguito il capitano Cook nel suo secondo viaggio nel Pacifico, pubblicano un libro illustrato da Sydney Parkinson, anche lui a bordo, nel quale descrivono la specie appena scoperta nei mari australi. Se non fossero serissimi studiosi, nessuno crederebbe che l'animale disegnato esiste davvero, e la descrizione finirebbe fra i mille racconti di marinai su mostri con tre teste e giganteschi serpenti marini. Invece è reale, e viene subito ribattezzato Blue dragon.

Il nome scientifico è “Glaucus atlanticus”. Paura? Tranquilli: al massimo è lungo 3 centimetri. Comunque proprio innocuo non è. Nonostante le ridotte dimensioni è uno dei pochi esseri viventi privi di predatori, in parte grazie proprio alla vivacissima colorazione della sua pelle, in parte perché si nutre della pericolosa “caravella portoghese”, ma è immune al suo veleno, e anzi lo immagazzina in cima ai suoi tentacoli, lo rielabora e lo concentra rendendolo anche più letale e lo usa contro eventuali attacchi. Comunque anche se non è un alieno, il piccolo mollusco è strano assai: passa la vita a testa in giù (la parte blu è il ventre, la superficie opposta è grigio-argento), si lascia trasportare dalle correnti marine sorretto da una bolla d’aria, è ermafrodita e produce lunghi nastri di uova. La sua colorazione è un esempio di controilluminazione, un tipo di mimetizzazione con la quale produce luce per eguagliare uno sfondo illuminato come la superficie dell’oceano o il cielo. Il drago blu vive in zone temperate e tropicali: nell'est e nel sud dell'Africa, nell'est dell'Australia, e sì, è possibile incontrarlo anche nel Mediterraneo. E' assai raro trovarne uno in spiaggia, ma nel caso proteggetevi le mani dalla sua puntura e... in bocca al drago blu.
Guarda i video con la vita del Drago blu e un Glaucus atlanticus che attacca e mangia una medusa "Blue bottle".
 

 



62 - LE FORESTE CIRCOLARI





Sembra impossibile ma...
In mezzo al verde delle colline che circondano Miyazaki, nel sud del Giappone, crescono due incredibili foreste perfettamente circolari.

Sono tanti gli utenti di Google Maps che “sorvolano” questa zona e restano a bocca aperta di fronte alle due geometriche figure, e molti di loro vanno col pensiero ai misteriosi cerchi nel grano che qualche anno fa attirarono l'interesse degli ufologi di mezzo mondo. Ma dietro ai boschi di Miyazaki non c'è niente di misterioso, né tantomeno di alieno (come del resto dietro ai buoni vecchi cerchi nel grano). Basta scavare un po' infatti per scoprire che le due foreste sono il frutto di una sperimentazione avviata nel 1973 dal Ministero dell'Agricoltura giapponese per comprendere come la disposizione dei fusti possa influenzare la crescita delle piante. I ricercatori piantarono gli alberi con incrementi radiali di 10 gradi formando 10 cerchi concentrici. Il risultato è spettacolare: gli alberi sono cresciuti con forma convessa e in modo assai più ordinato rispetto agli organismi limitrofi. Il bello è che le due foreste circolari di “sugi” (cedro giapponese) secondo i piani del progetto iniziale, sarebbero dovute esser disboscate entro la fine del 2020, ma l'interesse mostrato online (e l'arrivo di un bel po' di turisti), ha portato a ripensare l'intero piano: insomma, le foreste circolari sono state graziate, e gli alberi saranno salvati. Che in tempi di deforestazione selvaggia, è una gran bella cosa. Aprendo fra l'altro la strada a modalità alternative di concepire la natura.

Nella nuova Milano dei grattacieli green e dei boschi verticali ad esempio nel quartiere di Porta Nuova è stata realizzata la Biblioteca degli alberi, con 22 boschi circolari. L'idea è quella di radunare nei 10 ettari del parco singole specie in "stanze vegetali", le 22 miniforeste circolari appunto. Per realizzare le nuove aree verdi sono stati piantati circa 500 alberi e 135.000 piante appartenenti a 100 differenti specie. Una gran bella idea, che fra l'altro dovrebbe contribuire a migliorare la qualità dell’aria nel capoluogo lombardo: sarà stato il modello Miyazaki ad ispirare la paesaggista olandese Petra Blaisse che ha curato il progetto?
Guarda i video con i boschi circolari di Miyazaki e la Biblioteca degli alberi di Milano. 





61 - L'UOMO CHE VOLA SULLA MANICA




Sembra impossibile ma...
Franky Zapata ha inventato il Flyboard, una tavola a turboreazione, l'ha perfezionata e ha attraversato la Manica volando (quasi) come Superman.

Zapata nasce a Marsiglia nel 1978. Inizia con lo sci d'acqua all'età di 16 anni, poi passa al jet-ski: nel 1999 vince il primo titolo europeo, nel 2007 il primo mondiale. Dopo il 2011 tutti i suoi sforzi si concentrano sullo sviluppo e la produzione della sua invenzione: il Flyboard, un dispositivo alimentato da 5 motori a microgetto in grado di trasportare il pilota per voli di diversi minuti in piedi su una piattaforma. In equilibrio come su uno snowboard Zapata manovra la tavola con un joystick, con i minuscoli turboreattori che la spingono fino a 190 chilometri l'ora; unico problema, l'autonomia limitata del serbatoio, che il pilota porta sulle spalle. All'inizio le autorità vietano più volte i voli con “quel trabiccolo”, ma dopo varie prove di affidabilità Franky ottiene l'ok. E decide di tentare la traversata della Manica 110 anni esatti dopo l’exploit di Blériot, primo aviatore a volare in Inghilterra.

Il 25 luglio del 2019 a Sangatte nel Pas de Calais, da dove partì Bleriot, Zapata spicca il volo; pochi minuti dopo scende su una piattaforma per fare rifornimento, ma atterra male e finisce rovinosamente in acqua; non si fa niente ed è assai deluso. Ma ancora più deciso: “riproverò presto”. E il 4 agosto alle 8,16 è di nuovo a Sangatte. Questa volta la fermata di rifornimento non crea grossi problemi; poi “ad un certo punto - racconta Zapata – mi bruciavano le gambe, ma quando ho visto avvicinarsi la costa inglese non ho più pensato al dolore”. Così il Flyboard atterra alle 8,38 a St Margaret's Bay dopo aver percorso 35 chilometri in 22 minuti a una velocità di crociera di 160 chilometri orari e a un'altitudine media di 20 metri (con un picco di 70). Neanche il tempo di festeggiare che il trasvolatore annuncia la prossima sfida: volare sopra le nuvole, a 2000 metri.



60 - UN SONNO LUNGO 41.000 ANNI




Sembra impossibile ma...
L'ibernazione può davvero avere un futuro. Lo dice la recente scoperta di un team di scienziati dell'Università del Tennessee: un gruppo di vermi che si è risvegliato da un sonno lungo 41.000 anni.

Non è fantascienza. Già da tempo i ricercatori stanno scoprendo organismi congelati da millenni e presunti morti che riportati a temperature meno estreme tornano in vita, ma questi zombi dell'era glaciale sono semplici batteri, o muschi, o animali monocellulari. Quello che hanno visto gli studiosi americani guidati dalla dottoressa Tatiana Vishnivetskaya al ritorno da una spedizione per mappare la rete di organismi monocellulari contenuti nel permafrost siberiano è roba da lasciare a bocca aperta qualunque ricercatore.

Mentre osservavano la reazione allo scongelamento di batteri e amebe, hanno visto enormi (al confronto) nematodi, vermi della grandezza di mezzo millimetro presenti all'interno del blocco di permafrost che, contro ogni probabilità scientifica, si risvegliavano. Ulteriori ricerche hanno confermato che i nematodi, organismi complessi con tanto di testa a un'estremità e ano all'altra, erano riusciti a sopravvivere nell'antichissimo blocco di ghiaccio per 41.000 anni. Insomma, quei vermi che stavano osservando erano gli stessi che strisciavano nel terreno sotto i piedi degli uomini di Neanderthal. "Naturalmente siamo rimasti sorpresi e molto emozionati – ha detto Vishnivetskaya – perché quelle erano le creature più complesse che noi o chiunque altro avessero mai rianimato, e anche di gran lunga il più antico animale vivente mai scoperto”. Una sopravvivenza così prolungata lascia pensare che se congelati in maniera stabile potrebbero in teoria sopravvivere indefinitamente: "Possono durare un numero qualsiasi di anni se le loro cellule rimangono intatte – conclude la ricercatrice - se sono sopravvissuti 41.000 anni non ho idea di quale sia il limite superiore". Una scoperta che fra l'altro apre nuovi orizzonti sulla possibilità di forme di vita in condizioni estreme su altri pianeti.
Guarda nei video la notizia del ritrovamento, una spedizione della dottoressa Tatiana Vishnivetskayaper analizzare campioni di permafrost siberiano e altre 14 straordinari ritrovamenti nel permafrost.
 

 
 

 
 
 



martedì 15 ottobre 2019

59 - L'INCUBO DEI BEVITORI




Sembra impossibile ma...
Carry Nation ha passato la vita a combattere l'alcol. I suoi metodi non erano esattamente improntati al confronto democratico: armata di un ascia entrava nei bar e nelle taverne, salutava educatamente “Buongiorno corruttori di anime!” e fracassava tutto.

Carrie Amelia Moore nasce nel 1846 nel Kentucky; il padre di origini irlandesi ha una grande fattoria con molti schiavi, ma con la guerra civile perde gran parte dei beni e si trasferisce con la famiglia nel Missouri. Qui a 21 anni Carry sposa contro la volontà dei genitori Charles Gloyd, giovane medico arrivato coi soldati dell'Unione, ma le cose vanno male perché lui è pesantemente alcolizzato. Dopo essere rimasta incinta, la ragazza torna dai genitori; Gloyd muore pochi mesi dopo la nascita della figlia Charlien. Carry è brava a rifarsi una vita, si laurea in storia, diventa insegnante e si risposa con un avvocato di nome David Nation. Col passare degli anni diventa sempre più religiosa, e quando si trasferisce nel Kansas, organizza l'Unione delle donne per la temperanza cristiana. E avvia la sua prima crociata contro l'alcol, e anche contro altre fonti di "impurità" sociale come il fumo e la promiscuità sessuale.

A poco più di 50 anni Carry è un donnone alto un metro e 83 per oltre 80 chili di peso, si descrive come "un bulldog che corre ai piedi di Gesù abbaiando a ciò che non gli piace" e sostiene di aver avuto un'investitura divina per promuovere la temperanza. Nel 1900 usa per la prima volta un'accetta per distruggere il bar del Carey Hotel di Wichita; arrestata, ma rilasciata poco dopo, diventa famosa per la sua ascia di guerra e per il furore che le vale il soprannome di “saloon smasher”. Seguono una serie di assalti in tutto il Kansas, Carry entra nei locali come una tigre, devasta ogni cosa con la sua ascia, e non si sottrae a furiosi scontri fisici con i clienti più coraggiosi. Nei 7 anni successivi finisce 30 volte in carcere; paga multe e cauzioni vendendo spille a forma di ascia e accette autografate, mentre nei bar di tutti gli States appaiono cartelli col gioco di parole "All Nations welcome but Carrie". Ormai famosa, la donna si impegna in tour in America e anche in Inghilterra: crolla nel 1911 durante un comizio a Eureka Springs e muore dopo aver proclamato "Ho fatto quello che potevo". La sua casa a Medicine Lodge, nel Kansas, oggi è monumento storico nazionale degli Stati Uniti. Dove numerosi bar hanno preso il nome "Carry Nation's".
Guarda i video con la storia di Carry Nation e una minifiction che ricostruisce il personaggio.
 




58 - PARDON, HO SGANCIATO UN'ATOMICA




Sembra impossibile ma...
I Paesi che hanno un arsenale nucleare non perdono occasione per rassicurarci su sicurezza e affidabilità. Eppure dal 1945 si sono verificati con certezza almeno 50 incidenti con ordigni atomici senza contare i casi tenuti nascosti, che potrebbero essere molti di più.

11 marzo 1958. Nell'ambito di un addestramento segreto un Boeing B47 trasporta armamenti nucleari. Il capitano Bruce Kulka nota una spia accesa, ispeziona in volo il vano bombe e innesca per sbaglio il rilascio manuale. La bomba atomica cade da 5.000 metri e atterra nel giardino di una casa a Mars Bluff nel South Carolina. L'impatto fa detonare solo l'esplosivo convenzionale e non la testata atomica che avrebbe cancellato mezzo Stato: bilancio, 9 feriti e un cratere largo 30 metri che esiste ancora oggi. 23 gennaio 1961. Un B-52 precipita per un guasto in North Carolina; l'ordigno che trasporta è innescato, la capsula atomica è attiva. Quando sprofonda per 10 metri nel fango di una palude vicina al villaggio di Goldsboro, 3 dei 4 dispositivi di sicurezza si scollegano. Solo il quarto, un interruttore a basso voltaggio, resiste, e la bomba, che ha una potenza 260 volte superiore a quella di Hiroshima, non esplode. Sarebbe stato un olocausto nucleare in un'area densamente popolata come quella fra Filadelfia, Baltimora e Washington

21 gennaio 1968, a Thule in Groenlandia. Un B52 precipita sui ghiacci. Le 4 bombe all'idrogeno che trasporta finiscono nelle acque della baia. Se anche una sola fosse esplosa, nessuno in Groenlandia sarebbe sopravvissuto; l'incidente provoca “solo” la contaminazione da plutonio su una vasta aerea. 30 agosto 2007, North Dakota, panico nella base di Minot: sono scomparsi 6 missili con testate termonucleari. Confusi con armi di addestramento, erano stati montati su un B-52. Sarà un ufficiale a scoprirlo in volo poco prima di lanciarli, dopo aver notato che i missili dell'ala destra erano diversi da quelli della sinistra. Ecco, questa è solo la punta dell'iceberg, i casi più eclatanti fra quelli confermati. E solo dagli Stati Uniti. Poi c'è la Russia, la Cina, Israele, la Francia...
Guarda i video con i più pericolosi incidenti con ordigni atomici.
 

 
 
 
 

 

871 - L'ESPLORATORE DIMENTICATO

  Il primo uomo ad arrivare in cima al mondo fu un afroamericano dimenticato dalla Storia. Non quello che si prese la gloria. Non quello ch...