lunedì 29 giugno 2020

688 - LE PERE DI BUDDHA


 

Sembra impossibile ma…

Arriva dalla Cina l’ultima novità mistico-ortofrutticola: le pere a forma di Buddha. Chi ha qualche annetto si ricorda di quando le pesche erano pesche, le mele mele, e i kiwi un frutto assai esotico di cui si favoleggiava l’esistenza nella lontana Nuova Zelanda. Poi sono arrivate le pesche-noci e i cachi-mela, le tabacchiere e i mandaranci, e una pioggia di ormai comunissimi kiwi. Ora la nuova frontiera più che ai contenuti guarda alle forme, e si apre con l’immagine più iconica della mistica orientale: il Buddha.

L’idea è venuta a Gao Xianzhang, un contadino col pallino delle invenzioni che vive a Hexia, nella Cina settentrionale. Dopo aver selezionato le pere più adatte mediante centinaia di incroci, ha ingabbiato i frutti ancora acerbi in strutture di plastica trasparenti, una sorta di stampi che riproducono le fattezze di un piccolo Buddha sorridente. Ci sono voluti sei anni di esperimenti e decine di tentativi falliti per riuscire a modellare in maniera convincente la forma del frutto, con il contadino cinese impegnato a seguirne la crescita una ad una con pazienza degna di un monaco buddhista, e a correggerne i difetti in modo da renderle più verosimili possibile.

Le prime 10.000 pere-Buddha sono state messe in vendita a 5,7 euro cadauna, e nei mercati orientali sono andate letteralmente a ruba. “La gente – dice Xianzhang - ritiene che portino fortuna e che siano carine e le compra appena staccate dalla pianta”. Il contadino, diventato ormai imprenditore, ha già deciso di incrementare la produzione ed esportare il suo prodotto anche in Europa. Preparatevi, le pere di Buddha sono in arrivo, e questo potrebbe essere solo l’inizio: siete pronti a portare in tavola le prugne di Padre Pio e le arance di Che Guevara?




domenica 28 giugno 2020

687 - JURASSIC PARK




Sembra impossibile ma...
Il parco nazionale di Gunung Mulu nel Borneo oltre ad essere classificato tra i luoghi più spettacolari del pianeta dal World Heritage Area, è considerato dagli studiosi una sorta di Jurassic Park che conserva un ecosistema ricchissimo, superiore a quello dell’intero continente africano. E ancora in gran parte sconosciuto.

Siamo nel Sarawak, a un centinaio di chilometri dal porto di Miri. Il parco, patrimonio Unesco dell'umanità, è coperto da una foresta equatoriale montagnosa, e racchiude un immenso labirinto di caverne, il più suggestivo della Terra. Fra queste c'è il più grande spazio chiuso naturale del pianeta, la Sarawak Chamber, 700 metri per 396 per 115 di altezza: può contenere la basilica di San Pietro, o una quarantina di Boeing 747. Le gallerie sotterranee si estendono per 260 chilometri. In superficie invece la selvaggia vegetazione tropicale di montagna domina il paesaggio, percorso da torrenti di acqua limpida. Nel parco sono state censite 3500 specie di piante (1500 da fiore) comprese 170 diverse orchidee; 8000 tipi di fungo e 20.000 specie animali (perlopiù insetti), di cui 67 di mammiferi, 262 di uccelli, 47 di pesci e 281 di farfalle.

Il parco è aperto dal 1985, e ci si arriva da Miri in mezzora con piccoli aerei, o in una giornata in barca. Fra le caverne visitabili, ci sono la Deer Cave, con migliaia di impronte di zoccolo di cervo fossilizzate, il meraviglioso e lussureggiante Garden of Eden, la Bat Cave dove vivono 5 milioni di pipistrelli che al crepuscolo escono volteggiando in spettacolari scie alla ricerca di cibo e ricoprono di guano (5 tonnellate al giorno) l'enorme tunnel di accesso. Dalla selva di stalagmiti della Lang’s Cave si passa in barca sulle acque limpide della Clearwater Cave; ci sono percorsi per tutti, dai più semplici ai più avventurosi, prima di tornare all'aria aperta per scoprire la Rainforest Canopy Walkway, lunga passerella in legno e corda che permette di passeggiare sulla foresta sospesi a 35 metri d’altezza, o i Pinnacles, un centinaio di guglie di calcare affilate come lame e alte oltre 40 metri.

Graffiti e cimiteri sotterranei, scoperti di recente e ancora in attesa di datazione, testimoniano la presenza umana, mentre intrappolata nelle stalagmiti è stata trovata acqua piovana risalente a 60 mila anni fa e batteri antichissimi ancora vivi che risalgono al giurassico. Come i depositi calcarei, che sono un archivio della storia del pianeta, le cui tracce chimiche danno informazioni accurate sul clima di 300.000 anni fa, e quelle di polline mostrano quali piante crescevano qui.






686 - IL CASTELLO MALEDETTO




Sembra impossibile ma...
C'è un castello incastonato in un'enorme roccia che da duemila anni domina un paesaggio desertico, e da più di mille è considerato un luogo maledetto, infestato da spiriti maligni, evitato dai musulmani e da sempre escluso dalle rotte dei pellegrinaggi.

Si chiama Qasr al-Farid, o ”castello solitario”, e in realtà è un'antica tomba ricavata in una singola roccia alta come un palazzo di 5 piani nel bel mezzo del deserto, 1.400 chilometri a nord di Riyad, la capitale dell’Arabia Saudita. La struttura è incompiuta, risale al primo secolo dopo Cristo, ed è la più conosciuta del sito Madāʾin Ṣāliḥ: 131 tombe monumentali, 94 delle quali decorate, lungo una fascia arida lunga oltre 13 chilometri. Quest'area per 4 secoli è stata
l'avamposto meridionale del territorio dei Nabatei, popolo nomade che dominò le rotte commerciali del Medio Oriente. La loro capitale, Petra in Giordania, mostra ancora oggi a milioni di visitatori il grado di sviluppo e di ricchezza raggiunti da questa civiltà. E l'abilità degli artigiani nell'intagliare la roccia con la stessa tecnica utilizzata anche per la facciata mozzafiato di Qasr al-Farid, scavata in una rupe di arenaria e perfettamente conservata grazie al clima arido.

Il “castello solitario, che deve il suo nome al fatto di essere completamente isolato dalle altre tombe, è da secoli ignorato dalle popolazioni islamiche, come l'intera Madāʾin Ṣāliḥ, considerata un luogo maledetto in quanto citata nella sūra XV del Corano. I versetti in questione raccontano che i Thamudios, che abitarono questi luoghi dai tempi di Noè a quelli di Mosè, furono puniti da Allah in quanto adoratori di idoli, e sterminati con terremoti e fulmini. Così, il sito si è guadagnato la reputazione di luogo maledetto, frequentato di notte dalle anime dei dannati. Solo di recente, da quando nel 2008 l’Unesco ha proclamato Madāʾin Ṣāliḥ patrimonio dell’umanità, il governo cerca di incoraggiare il turismo. Per visitare l'area serve un visto, che di solito è rilasciato a gruppi organizzati. Meglio se non hanno paura dei fantasmi.




685 - IL FRISBEE DI GHIACCIO




Sembra impossibile ma...
Nelle acque di un piccolo fiume degli Stati Uniti è apparso all'improvviso un gigantesco disco di ghiaccio perfettamente rotondo, una piattaforma dai bordi regolari che ruota lentamente con una velocità costante in senso antiorario. L'oggetto ha un diametro di diverse decine di metri, e a un osservatore esterno sembra saldamente centrato sul suo asse, un effetto che lo fa apparire "meccanizzato".Gli alieni? Macché.

E' stato Robert Mitchell, un impiegato che lavora in un ufficio sulla sponda del fiume, a scorgere per prima il grande “frisbee” bianco, nelle prime ore del mattino di lunedì 14 gennaio. “In un primo momento – ha detto – sono rimasto colpito dalla forma, un cerchio perfetto, ma dopo poco mi sono reso conto che stava ruotando; ho avvertito subito le autorità”. In queste ore il disco è ancora lì, a Westbrook nel Maine, nel bel mezzo del fiume Presumpscot, un'attrazione che sta attirando numerosi curiosi nella piccola città. Un nutrito gruppo di studiosi sta studiando il fenomeno e ha già dato le prime risposte sulla sua natura. Il disco è stato fotografato, ripreso da droni, e analizzato dagli esperti. In breve è arrivata la conferma che, per quanto sembri fatto dall'uomo, non lo è, ma è frutto di un rarissimo fenomeno naturale.

In passato eventi simili erano stati segnalati sul fiume Dee in Scozia, in una palude dei monti Adirondacks nello stato di New York, ma anche nel Baltico e nelle acque Antartiche. Secondo gli studiosi i dischi sono il risultato della combinazione di flussi d'acqua di un certo tipo con forti variazioni della temperatura; in sostanza la combinazione di flussi orizzontali e verticali d'acqua forma una sorta di vortice che induce la rotazione di lastre di ghiaccio fluttuanti; quando iniziano a sciogliersi, si fondono in una piattaforma, e lo sfregamento per rotazione dei bordi esterni ne determina la forma circolare. Nelle ultime ore diverse anatre hanno mostrato di gradire la novità, sono salite a bordo e il piatto rotante si è trasformato in una giostra. Date un'occhiata all'”ice frisbee”, prima che si sciolga.




684 - HOTEL DEL SALTO




Sembra impossibile ma...
Un prestigioso albergo costruito su una roccia dalla quale si ammira uno dei panorami più belli del mondo è andato in rovina prima per il gran numero di suicidi e morti violente di cui è stato teatro, poi per i fantasmi di anime senza pace che lo avrebbero infestato.

A portarci in Colombia, a una ventina di chilometri da Bogotà, è la segnalazione di Simonluca Cavallini, che ringrazio. Eccoci all‘Hotel del Salto, nel comune di San Antonio Tequendama. La struttura è davvero singolare, ed effettivamente anche un po' inquietante, arroccata com'è su una roccia che sporge sulle (un tempo) splendide Cascate di Tequendama, alte 157 metri. "The Mansion of Tequendama Falls" viene costruita durante la presidenza di Pedro Ospina, nel 1924, così come la ferrovia che consentiva di raggiungerla in treno da Bogotá. L'edificio, ideato dall'architetto Carlos Arturo Tapias, viene inaugurato nel 1928: un luogo di villeggiatura lussuoso ed esclusivo per l'élite internazionale.

Ma la Colombia degli anni Quaranta è un far west: ai clienti benestanti si mescolano bari, truffatori e avventurieri che vengono qui per spendere soldi guadagnati chissà come; rum e gin vanno via a fiumi, e risse furibonde scoppiano di continuo. Così diversi avventori muoiono cadendo giù dal precipizio. Tanti altri invece scelgono il “fai-da-te” perché fin dall'apertura l’hotel è un must per i suicidi, che arrivano qui da tutto il mondo e si lanciano nel baratro dalla finestra di camera o dall'ampia terrazza. Non a caso il nome Tequendama significa nell'antica lingua Chibcha "colui che precipitò verso il basso". Così iniziano a circolare voci sui fantasmi delle vittime dell'Hotel del Salto, come si chiama ora: i racconti sono i soliti di tutte le case infestate: rumori notturni, strane apparizioni, ospiti che fuggono prima dell'alba.

Nel 1990 l'hotel chiude. Per i fantasmi? Anche, ma soprattutto per l'inquinamento del Rio Bogotà, le cui acque smosse dalle cascate ormai mandano effluvi da fogna di Calcutta. L'edificio abbandonato cade in rovina, per 20 anni è visitato solo da ghost hunters in caccia di emozioni. Finché nel 2012 la Fundación Ecológica “El Porvenir” avvia il recupero di tutta l'area naturale, restaura l'albergo e lo trasforma nella Casa Museo del Salto. Oggi i turisti tornano a visitare le antiche stanze, il Rio Bogotà sta meglio, e i fantasmi... beh, di giorno non se ne vedono. Di notte? Mica ci dorme nessuno.




683 - LA CHIESA NELLA ROCCIA




Sembra impossibile ma…
Fra i luoghi meravigliosi e praticamente sconosciuti del bel paese c’è una chiesa che sembra una di quelle immaginette per turisti incastonate in una pietra che un tempo si conservavano sul comò, in mezzo alla gondola con le lucine e alla palla di vetro con la neve. E’ il tempio di Valadier, e probabilmente non avrei mai saputo neanche che esiste se la sua immagine non mi fosse apparsa come un miraggio sfogliando le foto più belle del National Geographic.

La rivista americana spiega che la chiesa è opera del genio dell’architettura neoclassica Giuseppe Valadier, l’uomo che ha ridisegnato il cuore della Roma papalina. Siamo nelle Marche, a metà strada fra il paese di Genga e le famose Grotte di Frasassi. Il tempio sorge in un’ampia cavità all’ingresso di una grotta. Le linee nette e precise della sua pianta ottagonale contrastano suggestivamente con le forme frastagliate della cavità naturale. Sulla soglia un’iscrizione recita “Refugium peccatorum”; fu infatti Papa Leone XII, originario di Genga, a farlo costruire nel 1828 con l’idea di offrire un rifugio dove i peccatori potessero espiare le loro colpe. La scelta del luogo non fu casuale, perché da tempi remotissimi la popolazione si rifugiava nella grotta, per nascondersi dai saccheggi delle orde degli invasori. Durante la costruzione della chiesa sono state ritrovate infatti ossa umane, forni per il pane, magazzini per il grano e monete dell'Età del bronzo e del ferro.

La chiesa, dedicata alla Vergine Maria, è ricoperta da un tetto in piombo, mentre le pareti sono di travertino. La Madonna con Bambino della bottega del Canova che la adornava oggi è sostituita da una copia: l’originale è al museo di Genga. A poche decine di metri sorge Santa Maria infra Saxa, antichissimo eremo scavato tra le rocce già noto nel 1029 come monastero di clausura di monache benedettine. Per arrivare, dopo una deviazione a metà strada fra Genga e Frasassi, bisogna fare un chilometro a piedi su una ripida stradina. Una fatica ripagata dal miraggio di una chiesa incastonata nella roccia, sospesa fra un intricato sistema di cavità ed anfratti oscuri e la vista panoramica della vallata verde nel parco naturale.





martedì 23 giugno 2020

682 - UN SALTO NEL FUTURO




Sembra impossibile ma...
C’è un film che se lo vedi oggi è un altro film da quello che uscì nelle sale nel 1991, e non potrà mai più essere lo stesso. “Fino alla fine del mondo” di Wim Wenders è classificato come film di fantascienza. Se lo vedi oggi e non lo hai visto un quarto di secolo fa, ti domandi: “Ma dov’è la fantascienza?”. Semplice. Non c’è più, perché tutto quello che sembrava impossibile nel 1991 e per i 3 o 4 anni successivi, oggi è reale e utilizzato da tutti. Il regista tedesco farcisce la pellicola con una serie di ritrovati tecnologici che al tempo sembravano visioni da un futuro lontano.

Vado a braccio e ricordo il navigatore satellitare, la moto con tre ruote, il videotelefono, il computer interattivo col touchscreen, il localizzatore di persone, l’auto con pilota automatico e i messaggi vocali e altre invenzioni oggi di uso quotidiano. Ora, Wenders non è Giulio Verne, ma, oltre che grande regista, è un figlio di buona donna (chissà se c’è il concetto, in tedesco): sicuramente prima di girare, si è fatto un tour fra le aziende ad alta tecnologia segnandosi i progetti in fase di realizzazione. E mentre noi al cinema pensavamo a come sarebbe migliore il pianeta con tutti quei gadget a facilitarci la vita, il mondo cambiava (in meglio?) grazie a quelle invenzioni. Ricordando un vecchio cartoon di Hanna & Barbera, da Antenati in breve siamo diventati Pronipoti. E non ce ne siamo manco accorti.

E , per restare nel mondo dei cartoons, che dire del manuale delle giovani marmotte? L’infallibile volume forniva ai nipoti di Paperino la risposta giusta a qualsiasi quesito. Che bella invenzione, pensavamo, del resto lo dicono tutti, in America sono 20 anni avanti, e a Paperopoli anche di più. Poi abbiamo smesso di credere alle favole, ma era comunque bello immaginare di sfogliare il manuale per replicare alle “provocazioni” che la prof di matematica chiamava interrogazioni, o per far bella figura con la ragazzina saputella con gli occhiali (il termine nerd non esisteva ancora). Peccato che non esista, peccato che sia irrealizzabile.

Ormai non ci speravamo più, il manuale disneyano era da tempo nel cassetto dei sogni irrealizzabili. Invece ci siamo trovati ad averlo tra le mani, a utilizzarlo ogni giorno, senza rendercene conto. E’ nato nel 2001, si chiama Wikipedia, non è proprio infallibile ma ha una risposta per ogni quesito. A volte capita così, realizzi i tuoi sogni e neanche te ne accorgi. Prossima tappa, la Biblioteca di Babele preconizzata da Borges?




lunedì 22 giugno 2020

681 - TUTTI SULLA STESSA BARCA




Sembra impossibile ma…
Uno spettacolare ventaglio composto da decine di sciatori sull’acqua trainati da un’unica imbarcazione si è aperto sul mare di Tasmania e lo ha “pettinato” per oltre un miglio.

Sono 154 i waterskiers provenienti da tutto il mondo che si sono presentati alle prime luci dell’alba nel porto di Macquarie a Strahan sulla costa occidentale della Tasmania. Obiettivo, battere un precedente record mondiale registrato sul Guinness dei primati, rimanendo in piedi tutti insieme per un intero miglio. Per ottenere questo risultato gli organizzatori hanno modificato il catamarano di 35 metri Eagle Heritage Cruises, attrezzandolo in modo da poter trascinare il piccolo esercito di appassionati d'acqua. I 3.000 cavalli di potenza sono stati affiancati da eliche speciali per fornire l’energia sufficiente a trainare l’insolito rimorchio, mentre un braccio di alluminio lungo quasi 100 metri è stato utilizzato per impedire che le corde degli sciatori si aggrovigliassero.

Alle 7,20 precise di una mattinata perfetta dal punto di vista delle condizioni atmosferiche, con un cielo limpido e acque cristalline, L’Eagle Heritage Cruises si è mosso dal porto di Macquarie con 154 sciatori appesi a un sogno. La più giovane di questi, Alexandria Seaton, aveva solo 12 anni. Nei minuti successivi man mano che la tensione cresceva e i motori iniziavano a rombare, uno dopo l’altro gli sciatori hanno iniziato ad alzarsi sui loro sci. Una volta tutti in piedi, al via dei giudici, è iniziato il conteggio della distanza percorsa. Prima di arrivare al traguardo dei 1852 metri, qualcuno ha mollato, ma la grande maggioranza ha tenuto duro fino alla fine.

Così, anche se 9 sfortunati partecipanti non sono riusciti a completare l’impresa, i 145 rimasti in piedi per oltre un miglio sono stati più che sufficienti a battere il vecchio primato, che era di 114. E le numerose imbarcazioni piccole e grandi che hanno gremito lo specchio d’acqua hanno salutato il record con trombe e sirene.




680 - IL PUB DA UN MILIONE DI DOLLARI




Sembra impossibile ma…
C’è un pub in Florida dove da anni ogni avventore lascia un dollaro di mancia dopo averlo firmato con un pennarello. Tutte le banconote vengono appese al soffitto o fissate alle pareti. Se non avete mai visto un milione di dollari in biglietti da un dollaro, fate un salto al McGuire’s Irish Pub di Pensacola.

Nel 1977 William “McGuire” Martin inaugura un piccolo pub all’interno di un centro commerciale. Lui è il cuoco e il barista; la sera dell’apertura la moglie Molly, che serve ai tavoli, prende il primo dollaro che riceve di mancia e decide che sarà il suo portafortuna, come la “numero uno” di zio Paperone. Invece di intascarlo, lo firma con un pennarello nero e lo attacca in bella vista sulla parete dietro il bancone del bar. Altri clienti seguono il suo esempio, e una parte delle mance si trasforma in banconote firmate appese alle pareti, e successivamente al soffitto. Gli affari vanno bene e nel 1982 il pub si trasferisce nei locali di una vecchia caserma dei pompieri, costruita nel 1927. Ma i proprietari non spendono neanche una delle banconote firmate, anzi, iniziano a tappezzarci pareti e soffitti delle diverse stanze, che trasformano in un ristorante con 600 coperti. Oggi ogni centimetro quadrato del locale è coperto di dollari firmati per un valore che supera il milione.

Il fatto che sia denaro inutilizzato non significa che non ci vadano pagate le tasse, e ogni anno l’esattore viene al pub e ci mette tre giorni per fare il conteggio delle banconote. Che attirano anche l’attenzione dei ladri: un dipendente che qualche tempo si portò via 5.000 dollari è finito dietro le sbarre; per il resto le banconote firmate col pennarello sono troppo riconoscibili per essere spese al pub, ma anche nell’intero quartiere. Chi tenta piccoli furti rischia 60 giorni di carcere, mentre chi è sorpreso a prelevare un souvenir anche di un solo dollaro non potrà mai più mettere piede nel locale.

Milione di dollari a parte, pare che al pub si mangi (e si beva) bene,La carne è ottima e il servizio molto cortese – si legge su Tripadvisor - fanno dei cocktail pazzeschi, super alcolici. Abbiamo preso due bistecche enormi e contorno più pane nero per 75 dollari in due, che qui è un prezzo onesto”. Più un dollaro di mancia.



679 - IL PIU' GRANDE




Sembra impossibile ma…
Il più grande essere vivente della Terra non è, come tutti potremmo immaginare rispondendo a una domanda posta a bruciapelo, una gigantesca balena o una maestosa sequoia: è un fungo.

Si chiama Armillaria Ostoyae, e l’esemplare più grande è stato trovato nella Malheur National Forest dell'Oregon. Raggiunge un’estensione di circa 890 ettari, equivalenti a 8.900.000 metri quadrati: per fare un paragone qualcosa come 1.665 campi di calcio. La sua età è stimata sui 2.400 anni ma potrebbe essere molto più antico. Se per secoli è riuscito a non farsi notare più di tanto, è perché è un po’ comeun iceberg: ciò che vediamo in superficie è una minima parte della struttura del fungo, che si estende sotto terra dove le “radici”, chiamate miceli, formano lunghi filamenti in cui scorrono le sostanze nutritive.

Se siete più avvezzi ai film di fantascienza anni Cinquanta, potete immaginarlo come la gigantesca creatura aliena in agguato nel sottosuolo con i suoi infiniti tentacoli da quando è piovuta sulla terra dentro un meteorite. E di fatto l'Armillaria proprio innocuo non è: per estendersi succhia ogni sostanza vitale agli alberi circostanti e li uccide. Non a caso è conosciuto come "l'incubo del giardiniere". Il nome Armillaria deriva dal latino armilla (braccialetto) per il suo anello; è un fungo molto comune che cresce in autunno su ceppi e radici marcite nei boschi di conifere (il suo albero preferito è l'abete rosso). Tossico da crudo, se cucinato è ottimo, ma va cotto bene; inoltre non vanno mangiati gli esemplari sottoposti a congelamento perché conservano le tossine anche dopo la cottura.

Non è da molto tempo che se ne conoscono le dimensioni sotterranee, anche perché i miceli sbucano dal terreno solo a tratti, ed appaiono come esemplari isolati. Un primo esemplare gigante fu individuato solo nel 1992 sempre negli Stati Uniti, dove oltre che nell’Oregon crescono a dismisura anche nel Michìgan. Ma per vedere il secondo fungo più grande al mondo, che ha almeno 1.000 anni di età, basta andare in Svizzera nel Cantone dei Grigioni.


678 - MILLE VOLTE IL PRIMO APPUNTAMENTO




Sembra impossibile ma…
C’è un uomo che da oltre quattro anni ogni sera esce con una donna diversa. Centinaia di appuntamenti con signore e signorine belle e brutte di ogni età, con un’unica regola: le donne devono cenare con lui e pagare il pasto, oppure cucinare per l'occasione.

Sunder Ramu è un attore di cinema e teatro e fotografo di moda. Indiano di Bangalore, riscuote una certa notorietà grazie a un paio di film di successo. Tutto è iniziato a fine 2015. "Attraversavo un periodo di depressione – dice – e stare da solo mi spaventava. Ho deciso che avrei incontrato più persone possibile, e da lì è nata l’idea di uscire con le donne”. All’inizio dovevano essere 365, una a sera per un anno, ma poi ci sono state serate senza appuntamento, altre con due, e Sunder ci ha preso gusto. “In questi mesi ho vissuto i migliori momenti della mia vita. Perché solo donne? Per far crescere la consapevolezza dei loro diritti in India, e perché gli uomini imparino a rispettare la decisione di una donna e il suo diritto di fare ciò che vuole, di dire sì oppure dire no”.

Sunder lascia che siano le donne a decidere il momento e il luogo dell'incontro. “Se una rifiuta – dice – non me la prendo, e non penso che stia attaccando il mio ego: ha i suoi diritti e può fare le sue scelte. Cosa facciamo? Dipende completamente da loro. Alcune hanno cucinato un bel pasto per me, con una ho condiviso un cocomero sul lato di una strada, con un’altra una cena in un ristorante stellato. L’importante è che la cena la paghi lei”. Già, perché con i soldi risparmiati alla fine di ogni mese Sunder va da una ONG, sponsorizza un pasto e mangia insieme a tutti i residenti. “Per il resto facciamo di tutto: ho cenato con una netturbina vicino a una discarica dove lei mangia di solito, in un parco facendo jogging con una ragazza, un’altra mi ha insegnato a navigare sulla sua barca e una terza a pescare”. Sunder è uscito anche con un paio di attrici famose, e con la moglie di un politico. La più giovane delle sue accompagnatrici aveva 21 anni, la più vecchia 105: “Ho guidato 10 ore – racconta - da e per il suo sperduto villaggio, solo per stare con lei". Ma la domanda che in molti gli fanno è un’altra: Come si concludono gli appuntamenti? “Non sono un Casanova – risponde – e non sto cercando una relazione romantica; questa è una cosa che le donne percepiscono, e penso sia la ragione per cui accettano di uscire con me. Ecco, questo è una delle risposte che do a chi mi chiede consigli sul come uscire con tante donne. L’altra è anche più importante: il rispetto e la cura per l'altra persona".


677 - IL PADRONE IDEALE




Sembra impossibile ma...
Sono già due anni che un’azienda regala ai propri dipendenti un viaggio premio all’estero di una settimana. Cosa c’è di strano? Che l’anno scorso il gruppo vacanze a spese del capo era composto da 6.500 persone, quest’anno da 2.500.

L’esercito dei ragionier Fantozzi e delle signorine Silvani è arrivato dalla Cina ed è sbarcato l’anno scorso in Francia e quest’anno in Spagna. A regalare le vacanze all inclusive è stato Li Jinyuan, imprenditore con un patrimonio di 6 miliardi di dollari, e fondatore e presidente di Tiens Group, multinazionale che opera nel settore farmaceutico. L’idea del viaggio premio gli è venuta anno scorso, in occasione del ventesimo anniversario dell'azienda, e visto che si è rivelata un formidabile veicolo commerciale e promozionale, quest’anno ha deciso di ripeterla. Così i boulevard parigini, le promenade della Costa Azzurra, le plazas di Madrid, le ramblas catalane, sono state invase da un’insolita armata di cinesi, tutti vestiti con magliette e cappellini celesti e tutti armati di smartphone.

In Francia Jinyuan, che ha sfilato come un generale su una jeep fra due ali di dipendenti plaudenti, ha condotto i suoi alla conquista di Parigi, per poi spostarsi in Costa Azzurra. Sulla promenade di Nizza ha colto anche l’occasione per entrare nel Guinness dei Primati con la scritta formata da persone più lunga del mondo: i 6.500 hanno disegnato in azzurro la frase "Il sogno della Tiens è bello in Costa Azzurra". In Spagna a Madrid dopo una corrida e un salto al Palazzo reale, l’armata ha dato vita ad un epocale picnic a base di paella in un parco sul Manzanarre, prima di spostarsi a Barcellona.

Complessivamente le due vacanze sono costate circa 22 milioni di euro. Per il viaggio Cina-Europa andate e ritorno il magnate si è fatto riservare oltre 70 voli. Ha prenotato 140 hotel a Parigi, tutte le visite guidate e i biglietti in TGV interamente riservati per spostare i suoi dipendenti da Parigi alla Costa Azzurra, 4760 camere in hotel ad almeno 4 stelle a Montecarlo e a Cannes e i 147 autobus necessari per i piccoli spostamenti. In Spagna ha prenotato 1.650 camere d’albergo, tutti i ticket per le varie escursioni e per i treni ad alta velocità da Madrid a Toledo e a Barcellona. Caro Jinyuan, l’anno prossimo ti aspettiamo in Italia: abbiamo tanto bisogno. Di soldi cinesi e di padroni buoni.



domenica 21 giugno 2020

676 - LE MILLE VOCI DELL'UCCELLO LIRA




Sembra impossibile ma…
L’uccello lira è un fantastico imitatore: non solo riproduce alla perfezione i versi delle altre specie di volatili, ma è anche una sorta di juke box vivente di rumori prodotti dall’uomo e dai suoi utensili e macchinari. Ma la cosa più incredibile è una capacità scoperta di recente, che lo rende una vera macchina del tempo sonora.

Gli ornitologi che studiano l’uccello australiano, detto anche menura, sanno che il maschio per attrarre la femmina ha sviluppato un’arte straordinaria: grazie ad un organo canoro (la siringe) estremamente flessibile, riesce ad imitare il verso di decine di specie di uccelli, in modo così fedele da ingannare anche loro. Quella che lascia a bocca aperta però è la capacità di riprodurre ogni suono sentito nella foresta: voci umane, rumore di motoseghe, motori di auto e clacson, sirene d’allarme, trasmissioni radio, spari ed esplosioni.
Straordinario no? Ma il bello deve ancora venire. Siamo a Dorrigo, nel New England National Park, l’anno è il1969. Il ranger Neville Fenton registra un menura che riproduce una melodia suonata da un flauto, e porta il nastro a un ornitologo e a un musicologo. Il primo filtra e depura la traccia sonora, il secondo scopre che si tratta di due vecchissime canzoni: “The keel row” e “Mosquito’s dance”. Ma chi è che le suonava col flauto? Si scoprirà che un menura domestico era vissuto in una fattoria ai confini del parco e che il proprietario suonava abitualmente il flauto. L’incredibile è che tutto questo era avvenuto negli anni Trenta, quando erano in voga i motivi in questione. Una volta liberato, l’uccello aveva conservato la memoria dei brani musicali, e nei 30 anni successivi le melodie erano state tramandate di generazione in generazione, entrando nel “repertorio” dei menura della zona. In seguito si scopriranno uccelli lira che replicano rumori ormai scomparsi da tempo, dai click di vecchie macchine fotografiche agli alberi abbattuti con l’ascia: frammenti sonori dal passato.

Per farvi un’idea delle capacità dell'uccello lira, prendetevi due minuti e date un’occhiata al video: ne vale la pena.



675 - IN BOCCA ALL'IPPOPOTAMO




Sembra impossibile ma...
L’animale più feroce e temuto non è il leone e neanche il coccodrillo o uno dei tanti serpenti velenosi. Il più letale, chiedete a chiunque in Africa, è l'ippopotamo. Non ha rivali né predatori, è territoriale e molto aggressivo, ha una forza tremenda ma può essere molto agile, e sulla terra raggiunge i 50 km/h. Ok, è erbivoro, ma attacca furiosamente tutto ciò che si frappone fra lui e l'acqua. E uccide così più di 500 persone l'anno. Pochissimi sopravvivono al suo attacco e possono raccontarlo. Fra questi Paul Templer. Gli lascio la parola. Se volete sapere cosa si prova ad essere ingoiati da un ippopotamo, continuate a leggere. Altrimenti, ci vediamo domani.

Nel 1996 avevo 27 anni e organizzavo escursioni sul fiume Zambesi, in Zimbabwe. Di ritorno da una gita la nostra canoa fu sbalzata in aria da un grosso ippopotamo. Una delle guide, finì in acqua. Mi avvicinai e tentai di afferrarlo per un braccio, ma mentre stavo per toccare le sue dita fui circondato dall'oscurità. Nessuna sensazione di pericolo, nessun preavviso: era come se all'improvviso fossi diventato sordo e cieco. Sentivo le mie gambe nell’acqua, ma dalla vita in su mi sentivo quasi asciutto, intrappolato in qualcosa di viscido. C’era un odore terribile, sulfureo, come di uova marce. Avvertivo una forte pressione sul petto e le mie braccia erano bloccate; riuscii a liberare una mano e a tastare, toccai le setole ispide del muso dell'ippopotamo. Solo allora capii che ero sott'acqua, ingoiato fino alla vita nella sua bocca spalancata”.

Mi divincolai più forte che potevo: aprì le fauci per un attimo, e riuscii a liberarmi, a fuggire nuotando. Ma lui mi raggiunse, mi gettò in aria e mi riprese, scuotendomi come un cane con una bambola. Sentii il mio corpo che veniva maciullato dai lunghi denti. Poi mi trascinò di nuovo sul fondale, e tutto si fermò. Ricordo di aver intravisto attraverso 4 metri d'acqua e le nuvole del mio sangue che salivano il chiarore della superficie; non ho idea di quanto siamo rimasti sotto - il tempo passa molto lentamente quando sei in bocca a un ippopotamo – poi con un sobbalzo iniziò a risalire, sputandomi mentre tornava su. Una guida riuscì ad afferrarmi, mi riportò a riva”.

Templer aveva ferite profonde ovunque, 40 causate da morsi, un braccio a pezzi, un buco nella schiena. Lo salvarono per miracolo, perse solo il braccio sinistro. Oggi ha 49 anni e continua a guidare escursioni sul fiume. L’ippopotamo che lo assalì doveva essere abbattuto, ma non è stato mai ritrovato. 





 

674 - PIOGGIA DI RAGNI




Sembra impossibile ma…
Diverse specie di ragni sono capaci di spostarsi nell’aria appesi a una sorta di paracadute che loro stessi hanno costruito. Si chiama ballooning, ed è un fenomeno ben noto agli entomologi. In sostanza gli aracnidi secernono la loro ragnatela e vi si appendono, quindi si lasciano trasportare dal vento anche per lunghi tragitti. Secondo uno studio del Journal of Arachnology, i ragni collegano dozzine di filamenti e creano una sorta di paracadute dalla forma triangolare che gli permette di usare il vento per spostarsi in nuove zone.

Il fenomeno, già segnalato da Charles Darwin nel suo “The voyage of the beagle”, è comune a varie specie di ragni e di acari e avviene normalmente senza che ce ne rendiamo conto. Il più delle volte infatti il volo non viene neanche notato. Ma in particolari situazioni è capitato di assistere a una vera e propria invasione dal cielo, una sorta di incredibile nevicata che copre silenziosamente il paesaggio e fa pensare a un’invasione extraterrestre. Non a caso il fenomeno della bambagia silicea (o "capelli d'angelo") è citato in diversi testi di ufologia come fatto misterioso collegato a presenze aliene.

Di pochi mesi fa l’ultima “invasione” di proporzioni bibliche: gli abitanti di Goulburn, in Australia, al risveglio hanno trovato case, strade e campagne coperte da una fitta coltre di ragnatele, mentre il terreno brulicava di migliaia di piccoli ragni, che continuavano a cadere dal cielo. Lanciato l’allarme anche via internet, sono stati rassicurati dagli studiosi subito intervenuti: si tratta di un fenomeno naturale, hanno detto, raro solo per le dimensioni. Particolari condizioni meteorologiche e correnti ventose hanno radunato nella stessa area un gran numero di ragni. Che peraltro sono ancora troppo giovani per essere in qualche modo pericolosi. Eventi simili sono stati documentati negli ultimi anni anche in Texas, in Brasile e ancora in Australia, vicino alla cittadina di Wagga Wagga. E in Italia nel corso di una memorabile partita di calcio. Ma questa è un’altra storia, e ve la racconterò un’altra volta.



673 - GLI HAMBURGER DEL LAGO VITTORIA




Sembra impossibile ma…
Ogni anno all’inizio della stagione delle piogge le sponde del lago Vittoria fra Uganda, Kenya e Tanzania si trasformano in un gigantesco McDonalds. Con hamburger molto, molto particolari.

Gli abitanti li vedono arrivare di primo mattino. Da lontano sembrano vortici di sabbia nera, poi è come se una fitta nebbia avvolgesse ogni cosa. Miliardi e miliardi di moscerini oscurano il cielo, ricoprono le case, le strade, si posano sulla pelle, sui capelli, entrano in bocca e nel naso: in passato c’è chi è morto soffocato. Arrivano dalle acque del grande lago, sono mosche effimere, si muovono in sciami fittissimi per limitare i danni in una fase in cui sono assai vulnerabili, appena uscite dalle larve e in attesa di accoppiarsi prima di morire.

Chi abita sul lago aspetta l’invasione con timore e cautela; ma prendendo spunto dagli animali predatori della zona, che la vedono come una manna dal cielo, ha fatto di necessità virtù. Così i bambini si divertono da matti a catturare i moscerini: è facile, basta inumidire una pentola o una padella e rotearla in aria per vedere strati di insetti restare appiccicati. Gli adulti poi li raschiano via, li compattano nella forma tipica degli hamburger e li cucinano sul barbecue. Ogni polpetta contiene 500.000 moscerini, e fornisce un apporto di proteine 7 volte maggiore di un normale Big Mac. Il gusto? Pare non sia male, solo un tantino più insipido della Chianina.

Di progetti per bonificare e disinfestare l’area non se ne parla. Al contrario, le invasioni di moscerini negli ultimi anni si vanno facendo sempre più frequenti. L’inquinamento portato dall’uomo bianco ha infatti cancellato alcune specie che mangiavano le larve nelle acque del lago. Cosa che ha attirato anche un’altra specie di mosca: prima infatti qui si riproducevano solo dei Chironomidi, di recente le acque sono state invase dalle larve dei Caoboridi, dette “mosche fantasma” per la trasparenza. Come dire, hamburger di Chianina e di Angus. Buona notizia finale per chi vuol guardare il bicchiere mezzo pieno: nessuna delle due mosche è in grado di pungere.



672 - LA BALENA POLIGLOTTA




Sembra impossibile ma…
Le balene beluga continuano a sorprendere gli studiosi per la loro capacità di imparare e riprodurre linguaggi di specie diverse, dai delfini… all’uomo. L’ultimo studio è recentissimo, lo pubblica la rivista scientifica Animal Cognition. Una balena di 4 anni introdotta nel delfinario di Koktebel in Crimea, ha acquisito alcuni suoni della "lingua" dei delfini e riesce a comunicare con loro. "Due mesi dopo il suo arrivo – spiega la ricercatrice Elena Panaova, dell'Accademia delle scienze di Mosca – il Beluga imitava i fischi dei delfini". I ricercatori hanno registrato più di 90 ore di audio delle comunicazioni fra balena e delfini, e hanno avuto la conferma che ogni giorno il cetaceo apprende ed utilizza nuovi suoni”.

Se questo è l’ultimo caso, il più eclatante è sicuramente quello di Noc, un Beluga studiato per anni dai ricercatori del Marine Mammal Navy di San Diego. Il cetaceo era in grado di emettere suoni simili a quelli del linguaggio umano, appresi spontaneamente. Il professor Sam Ridgway, autore dello studio sottolinea che “I rumori registrati sono molto difficili da produrre per un beluga. Noc ha dovuto modificare i propri meccanismi vocali per riuscire a farlo. Di certo quei suoni sono un esempio di apprendimento vocale”.

Ma come ha fatto la balena a sviluppare la sua capacità, e come è stata scoperta? Per 7 anni ha avuto modo di ascoltare i discorsi degli umani in superficie, ed è stata presente quando i subacquei utilizzavano apparecchiature per comunicare. Finché un giorno un subacqueo emerge dalla vasca chiedendo “Chi è che mi ha detto di uscire dall’acqua?”. Stupore, nessuno aveva parlato. I sospetti cadono su Noc, che da quel giorno è monitorata e registrata dai ricercatori. Che fanno una scoperta: per “parlare” la balena ha dovuto cambiare profondamente il modo di emettere suoni, modificando il tratto nasale in modo innaturale per imitare il lavoro delle corde vocali. Il che lascia ipotizzare una sua precisa volontà di comunicare. Non ci resta che ascoltarla.



sabato 20 giugno 2020

671 - WASABI? CHIAMATE I POMPIERI!



Sembra impossibile ma…
In Giappone è stato realizzato un rilevatore predisposto per attivarsi in caso di fumo e di incendio che funziona a… wasabi.

La temibile pasta verde che abbiamo imparato a conoscere accompagnata a sushi e sashimi (e a temere da quando, aumentando un minimo la dose, ci siamo ritrovati con uno tsunami nelle cavità nasali) ha trovato un’applicazione utile. Il professor Makoto Imai dell’Università di Shiga, in collaborazione con la compagnia di profumi Seems ha realizzato un innovativo sistema di rilevazione di fumo ideato per i non udenti, che non possono essere allertati dai tradizionali impianti acustici. In sostanza l’apparato reagisce al fumo e al fuoco rilasciando una nuvola di wasabi nebulizzato il cui odore pungente garantisce un risveglio immediato. Può sembrare un’invenzione dal campo di azione limitato, ma in realtà i ricercatori hanno appurato che l’alta percentuale di anziani tra le vittime di incendi (circa il 50%) è dovuta in gran parte alla difficoltà nell’udire l’allarme, che ritarda la reazione e diminuisce le possibilità di fuga.

Così il rivelatore di fumo è stato testato su un gruppo di volontari, affetti da sordità e non, nella loro fase di sonno profondo. Nel giro di due minuti e mezzo si sono svegliati tutti a causa dell’odore estremamente penetrante del wasabi, dovuto all’isotiocianato di allile, sostanza presente in alcune piante con cui vengono prodotte salse come la senape e, appunto, il wasabi . I ricercatori hanno sperimentato diversi odori alternativi (uova marce, banana, latte di cocco, menta) ma tutti hanno dato risultati assai peggiori. Il dispositivo è già in commercio, ed è utilizzato in prevalenza da strutture sanitarie e case di riposo. Attualmente costa 560 dollari, ma li produttori stanno realizzando una nuova versione che sarà commercializzata a 225 dollari. 

https://web-japan.org/trends/11_sci-tech/sci120315.html 

https://www.theguardian.com/science/2011/sep/30/wasabi-fire-alarm-ig-nobel-prize 

670 - LA CANZONE SALVAVITA



Sembra impossibile ma…
Un brano portato al successo dai Bee Gees negli anni settanta, Staying Alive, è di grande aiuto per praticare la rianimazione cardiopolmonare, tecnica di primo soccorso utilizzata nei casi di arresto cardiaco. Del resto se lo traduci in italiano è “Restiamo vivi”.

Da uno studio condotto dall'Università dell'Illinois emerge che la hit del 1977 che accompagna le evoluzioni di John Travolta in “La febbre del sabato sera” favorisce la rianimazione perché è in forte sintonia col battito cardiaco. Il professor David Matlock del Dipartimento di medicina dell'Università di Peoria, ha fatto ascoltare vari brani a 15 medici mentre effettuavano su un manichino una manovra di rianimazione cardiopolmonare. La ricerca ha dimostrato che la canzone giusta può fornire un forte aiuto all'equilibrio dei battiti del cuore. Nella manovra salvavita infatti è necessario tenere un ritmo specifico, intorno alle cento compressioni al minuto. Utilizzando la giusta frequenza di pressioni sullo sterno si riesce a dare al massaggio la cadenza più corretta per intervenire con efficacia. E il ritmo migliore è risultato quello di “Staying alive”.

I medici che hanno imparato ad eseguire il massaggio a tempo di musica sono stati capaci non solo di farlo più efficacemente degli altri, ma di ricordare meglio la tecnica a 5 settimane di distanza, anche senza riascoltare il brano ma solo canticchiandolo: dopo 5 settimane il numero delle compressioni, senza la musica è stato di 109 al minuto; con le note di sottofondo 113, in perfetta armonia col ciclo di movimento e pausa del cuore. Il supporto musicale fra l’altro può essere prezioso per insegnare ad operatori e volontari di pronto soccorso come eseguire una rianimazione. Su queste basi al New York Presbyterian Hospital è già stata realizzata una playlist di 40 canzoni che comincia con “Staying Alive” e continua con classici del rock ("Sweet Home Alabama" dei Lynyrd Skynyrd, “MMMBop” degli Hanson, “Another One Bites the Dust” dei Queen..). Per i bambini poi, dove il massaggio deve essere più veloce perché il loro battito è più veloce, servono brani diversi. Ci penserà Cristina D’Avena?



669 - L'ALBA DEL PIANETA DELLE SCIMMIE




Sembra impossibile ma…
Questa è una storia vera. Ai confini della scienza, dell’etica, della realtà, ma vera. Il'ja Ivanov nasce nel 1870 a Kursk, nella Russia degli zar. Si laurea in biologia a Kharkov e nel 1907 diventa professore ordinario. Dopo la rivoluzione lavora come ricercatore per l'Istituto veterinario sperimentale di stato e per l'Istituto superiore di zootecnica di Mosca. Studia e perfeziona le tecniche di inseminazione artificiale per la riproduzione dei cavalli. Poi allarga il campo delle sue ricerche, e negli anni riesce ad ottenere diversi ibridi fra specie diverse. E’ il primo ad ottenere risultati tra il topo e il ratto, il topo e la cavia di Guinea, il coniglio e la lepre, la zebra e l'asino, la mucca e il bisonte, la mucca e l'antilope. Avete già capito dove porta questa strada: già nel 1910 a Graz Ivanov espone al Congresso mondiale degli zoologi le sue teorie sull’ibridazione fra l’uomo e la scimmia con tecniche di inseminazione artificiale.

In Unione Sovietica ha estimatori ma anche oppositori, così nel 1924 a Parigi ottiene il sostegno e il finanziamento dell'Istituto Pasteur con il permesso di compiere esperimenti a Kindia, nella Guinea Francese. L’anno dopo l’interesse suscitato in Francia convince anche l'Accademia delle Scienze Sovietica a finanziare gli studi di Ivanov, che nel 1926 sbarca a Kindia. Dove però non ci sono scimpanzé sessualmente maturi. Tornato in Francia, si accorda per proseguire la sperimentazione nell'orto botanico di Conakry. Qui Ivanov e suo figlio guidano la cattura di decine di scimmie. E nel febbraio del 1927 lo scienziato inietta sperma umano (non suo né del figlio) in tre femmine di scimpanzé. Seguono mesi in cui il primo uomo-scimmia sembra vicino ad essere una realtà, poi gli esami dicono che l’esperimento è fallito.
Le tre scimmie muoiono.

Gli Ivanov tornano in Francia con una decina di animali. I test proseguono nella stazione primatologica creata a Sukhumi in Georgia. E inizia una nuova fase: il tentativo di inseminare donne con sperma di scimmia. Estate 1929: lo scienziato cerca 5 volontarie. Se ne presenta una, ma arriva tardi: il giorno prima l’unico maschio di scimmia superstite, un orango, è morto. Non ne potranno arrivare altri prima dell’estate successiva. Ma nella primavera del 1930 gli oppositori di Ivanov hanno la meglio: lui perde il posto e in dicembre viene arrestato: “complice della borghesia capitalista e colpevole di attività antisovietiche” viene esiliato ad Alma Ata in Kazakistan. Dove muore per un colpo apoplettico nel 1932. Lo “scimpanzuomo” per ora non nascerà.

Una decina d’anni dopo il famigerato dottor Josef Mengele mostrerà alcune foto di scimpanzé molto simili a maschi umani, dicendo che erano frutto di esperimenti eugenetici fatti con lo sperma di internati nei campi di sterminio. Il sonno della ragione genera mostri (Goya).



668 - BLACK MIRROR




Sembra impossibile ma…
La fiction non riesce a stare al passo con la realtà. Conoscete Black mirror? E’ un’inquietante serie tv che disegna gli scenari di un futuro molto vicino nel quale nuove realistiche tecnologie destabilizzano la società e soprattutto i sentimenti umani. Questa è la fiction, estrema e angosciante. E ora vi racconto Field, la realtà.

Creata da un paio d'anni, Field ha sede a New York. Propone ai suoi clienti sessioni di neuro-miglioramento: full immersion di 7 giorni per ottenere i massimi livelli di benessere e migliorare ogni prestazione. Incrociando neurotecnologie all’avanguardia e tecniche di design comportamentale Field si propone di “coltivare menti d'élite". Una sorta di palestra per il cervello in grado – dicono – di ottimizzarne le prestazioni per mezzo della neuromodulazione. “E questo – dicono gli ideatori – è solo l’inizio: da qui in poi l’unico limite è il cielo. Si può intervenire per migliorare il QI o la creatività, la capacità di comunicare o di decidere, si può agevolare il relax, ridurre lo stress, accelerare l'apprendimento, accrescere velocità e chiarezza di pensiero, concentrazione, autostima e grinta, alzare la soglia del dolore e in sintesi rendere la vita facile e divertente”.

L’esperienza inizia con la raccolta di tutti i dati possibili sul cliente, sanitari e non solo. Segue una minuziosa raccolta di mappe cerebrali tramite elettroencefalogramma (EEG), in modo da individuare le aree dove intervenire. Quindi viene deciso il trattamento ideale per ottenere i risultati richiesti. Il cliente-paziente viene portato poi in una grande villa sul litorale della Costarica, isolata e lussuosa, dove lo attende un servizio a 5 stelle. E inizia il trattamento. Che alterna sessioni di yoga, massoterapia, discipline olistiche di altissimo livello e stage teorici, ai trattamenti di neuromodulazione. I principali sono la stimolazione magnetica transcranica, che utilizza campi magnetici per stimolare le cellule nervose nel cervello; il neurofeedback, che consente l’autocontrollo di alcune funzioni del sistema nervoso centrale: qui una serie di EEG “sorvegliati” dal computer induce il paziente a orientarsi verso i processi “buoni” tramite segnali (ad esempio un suono) che con l’esercizio creano reazioni automatiche; la stimolazione transcranica in corrente continua, che stimola parti specifiche del cervello con correnti elettriche dirette a bassa intensità; e altre pratiche seguite da esperti tramite la continua raccolta di mappe cerebrali. Quello che esce da Field, garantiscono i creatori, è un uomo capace di accedere a stati mentali e fisici fino ad oggi impensabili: l’uomo nuovo. Se vuoi essere fra questi, ecco il link.


667 - LA FATTORIA GALLEGGIANTE




Sembra impossibile ma…
A Rotterdam è stata varata la prima fattoria galleggiante al mondo. A bordo ospiterà un allevamento hi-tech con 40 mucche. Il progetto è stato realizzato dalla società immobiliare Beladon. Nei mesi scorsi una gigantesca piattaforma di cemento di 900 tonnellate è stata trascinata da una chiatta a Merwehaven, nel porto della città olandese. L’impianto comprende una “casa” multi-livello per 40 bovini della pregiata razza Meuse Rhine Issel. L’ambiente della fattoria offshore è stato studiato per garantire i più alti standard di benessere delle mucche che saranno munte automaticamente da robot e produrranno 800 litri di latte al giorno. Vediamo cosa prevede il progetto.

Gli animali passano gran parte del loro tempo nel giardino al più alto dei tre piani della struttura, dove alberi, cespugli ed edera riproducono l’ambiente naturale e offrono ombra, mentre il pavimento erboso permette alle deiezioni di penetrare mitigando fra l’altro le emissioni di ammoniaca. Oltre che della mungitura, una squadra di robot si occupa dei prodotti caseari, raccogliendo il latte che viene quindi lavorato al piano inferiore e venduto localmente. Le mucche per pascolare sulla piattaforma hanno a disposizione un’area di 120 metriquadrati; quando si stancano di guardare le onde poi possono scendere una rampa e accedere a un pascolo coperto più piccolo e con terreno solido.

il vero obiettivo di questo progetto è la sostenibilità alimentare. In un mondo con popolazione e urbanizzazione in rapida crescita sono sempre più rari e preziosi spazio, cibo fresco e spazio per coltivare il cibo fresco. Nei centri urbani questo spazio non c’è, va inventato. Logico che i primi a guardare verso il mare siano stati gli olandesi, che al mare da sempre contendono spazio vitale. La fattoria (ma si possono ipotizzare strutture di ogni tipo) galleggiante è una soluzione che fra l’altro, dicono gli ideatori, può essere interessante anche in aree sensibili a uragani e alluvioni: un po’ di mal di mare, poi mucche, robot ed umani possono tornare al loro trantran quotidiano come se niente fosse successo.
Guarda il video e visita la fattoria galleggiante di Rotterdam. 


666 - VIA COL VENTO




Sembra impossibile ma…
C’è un Paese dove tutti i treni viaggiano spinti dal vento. Indovinate un po’? Esatto: l’Olanda. La solita Olanda di cui abbiamo parlato più volte, sempre per scelte invidiabili sul piano della civiltà e della qualità della vita (lo so, non è tutto oro, anche loro hanno problemi e scheletri dentro e fuori l’armadio etc. etc. ma intanto…).

Esperti da sempre di mulini a vento (e non quelli di Don Chisciotte) gli olandesi già da un anno, e con un anno di anticipo rispetto al piano di sostenibilità programmato, viaggiano su treni spinti dall’energia eolica. Tutti i treni: il 100% dei locomotori della rete ferroviaria NS (Nederlandse Spoorwegen) trasporta ogni giorno oltre 600.000 passeggeri utilizzando esclusivamente l'elettricità prodotta dal vento: 1,2 miliardi di kWh l'anno. E l’azienda si propone di ridurre l’energia verde necessaria di un 35% entro il 2020. Un risultato ottenuto con l’aumento delle centrali e la creazione di nuovi parchi eolici sul territorio: una singola pala eolica infatti produce l’energia necessaria ad alimentare un treno per 200 chilometri.

In tutto il mondo sono tante le reti ferroviarie che puntano sulle fonti rinnovabili. L’India ad esempio ha avviato un progetto per installare impianti per produrre 1.000 MW di energia solare entro il 2020, e la sperimentazione sul fotovoltaico è già in corso sui treni di una città da quasi un milione di abitanti come Jodhpur. In Germania già da un anno è in funzione la prima locomotiva ad idrogeno della Alstom, mentre in Inghilterra l’Imperial College di Londra sta testando un sistema che collega direttamente moduli di fotovoltaico alle linee elettriche che alimentano le ferrovie.

Tornando al vento, oggi nel mondo è la terza fonte di energia elettrica dopo il carbone e l’idroelettrica; in Europa i maggiori produttori sono nell’ordine Danimarca (che installò le prime pale già 40 anni fa) Portogallo, Spagna e Irlanda. E in Scozia il 97% dell’energia elettrica delle case è alimentata dall’eolico. Risultati concreti, e non discorsi. Che quelli, si sa, li porta via il vento.






872 - IL CAPPELLO SULLE VENTITRE'

    Un uomo cammina per strada, il cielo è arrossato dal sole che inizia a tramontare. Che ore sono? Le 23,30. Siamo in Italia, non...